Chest of Spooks 6: Berserk

In tutti i post che compongono questa miniserie dedicata all’horror pensata per celebrare Halloween sono riuscito a parlarti sempre di argomenti verso cui nutro un particolare affetto, e questo articolo non fa eccezione, visto che Berserk è stato il primo manga che abbia mai letto. Berserk è praticamente una leggenda nel mondo del fumetto nipponico, sia per la crudeltà e la violenza della sua storia sia per i tempi biblici che occorrono all’autore, Kentaro Miura, per realizzare ogni singolo capitolo del suo capolavoro, in corso di pubblicazione da quasi trent’anni e, pare, ancora lontano dall’essere completato.

La storia del manga è ambientata in un medioevo immaginario di chiara ispirazione europea, e segue le vicende di Gatsu, un giovane mercenario dalla forza prodigiosa che, per una serie di vicissitudini, si trova a militare nella Squadra dei Falchi, guidata dal carismatico Griffith. Nel corso del tempo, Gatsu instaura una profondissima amicizia con Griffith e una tormentata storia d’amore con Caska, luogotenente dei Falchi, relazioni però oscurate da crudeli profezie. Man mano che la storia procede, infatti, si fanno sempre più frequenti i fenomeni soprannaturali come l’apparizione di mostri e demoni, i quali mettono in guardia Gatsu: quando verrà il momento, Griffith tradirà i suoi amici per realizzare il suo sogno di potere. Questo puntualmente avviene in quello che è, a tutt’oggi, il principale climax della serie: durante una lugubre eclissi solare, Griffith evoca quattro misteriosi demoni, la Mano di Dio, i quali gli propongono di diventare pari a loro sacrificando la Squadra dei Falchi; Griffith accetta, e, mentre i suoi amici vengono sbranati da un’orda di mostri, ascende al rango di demone. Unici sopravvissuti al massacro sono Gatsu, orrendamente mutilato, e Caska, che per l’orrore e le violenze subite ha perso la ragione. Da questo momento, la missione di Gatsu sarà quella di dare la caccia ai membi della Mano di Dio per uccidere Griffith e vendicare quanti hanno perso la vita per saziare la sua ambizione.

Sebbene la trama di Berserk faccia ampio ricorso a tutte le sue possibilità per scioccare il lettore e metta in scena un ampio assortimento di violenze fisiche e psicologiche, sarebbe errato voler ridurre il manga soltanto a questo. I momenti più brutali della storia non sono mai gratuiti, ma servono necessariamente per far progredire la vicenda o approfondire un aspetto della narrazione. Inoltre, il rischio di apparire come una mera opera di exploitation è evitato da una sceneggiatura che si cimenta in momenti di assoluto lirismo, in cui le battute dei dialoghi e delle didascalie diventano paragonabili a poesie.

Come spesso accade, sono proprio i testi a decretare la qualità dell’opera, e quelli di Berserk sono eccezionali. Oltre al lirismo cui si accennava prima, e che nobilita una storia altrimenti banale, Miura dimostra di saper scrivere dei personaggi spaventosamente umani e verosimili, che lentamente, quasi con pudore, si rivelano al lettore. Ognuno di loro ha una storia incredibilmente dettagliata e ricca di eventi che li porta in maniera molto credibile a diventare quello che sono nel momento in cui li incontriamo, spesso spezzati, tormentati e in cerca di redenzione. Le evoluzioni che intraprendono, poi, sono sempre in linea con la loro caratterizzazione, facendoli cambiare mentre, allo stesso tempo, rimangono perfettamente riconoscibili, rendendo ancora più apprezzabile il raffinato lavoro di scrittura dell’autore.

Gatsu e Farnese sono probabilmente i due personaggi più riusciti, segnati più profondamente degli altri dal proprio passato e perseguitati dai fantasmi più feroci e irriducibili alimentati dai loro sensi di colpa, dai loro dubbi e dalle loro paure. Sebbene profondamente diversi, entrambi lottano per trovare il proprio posto in un mondo dal quale non sembrano in grado farsi accettare, arrivando a cercare un rifugio nel perseguire ideali altrui come un mezzo per non vivere davvero la propria vita; in maniera analoga, entrambi si sono macchiati di crimini orrendi per i quali cercano un perdono che forse non verrà mai, ma che ciononostante li spinge ad andare sempre avanti senza arrendersi alla disperazione sempre in agguato o alla violenza strisciante nei recessi delle loro anime.

Berserk è una storia cupa, violenta e brutale, dove sembrano trovare risalto tutti i lati più negativi dell’essere umano. E’ una storia di ambizione e vendetta, dove il sangue scorre a fiumi e i più deboli vengono inevitabilmente sacrificati alla volontà dei più forti, che spesso coincidono con creature mostruose dall’aspetto bestiale che personificano gli aspetti più abietti dell’uomo. Il Bene sembra aver abbandonato il mondo in cui è ambientata la storia, che appare in procinto di precipitare in un’epoca oscura ammantata dalla luce accecante di un Messia che ha scelto la dannazione prima di farsi nuovamente carne per la perdizione di un’umanità che lo segue ammaliata dallo splendore della sua figura.

Ma Berserk è anche una storia di redenzione, come già accennato, di perdono a lungo ricercato e, forse, meritatamente ottenuto. Nel manga non si nega mai una seconda possibilità a chi dimostra di meritarla, permettendo anche all’anima più tormentata di trovare una scintilla di luce dentro di sé da custodire e alimentare (e chi ha letto il manga saprà che la metafora delle scintille non è scelta a caso). Nonostante la strada sia lunga e lastricata di sangue c’è sempre qualcosa per cui lottare, un’ideale o una speranza, per quanto flebile, per cui combattere o, eventualmente, morire. E sebbene la malvagità sia l’aspetto che più di tutti salta agli occhi, la storia sembra quasi dire, al contrario, che non esiste solitudine troppo profonda da non poter essere cancellata o una disperazione così totale da non poter essere dissipata. Forse il punto sta proprio in questo, nella speranza, l’ultima arma a disposizione dell’uomo contro le mostruose divinità spirituali che si alimentano del peggio che l’animo umano abbia da offrire.

Berserk non sarebbe tale senza il suo superbo stile grafico, iperreale e con una quantità enorme di dettagli. Ogni vignetta, per quanto secondaria all’azione, gode di un’attenzione maniacale durante la fase di disegno e di inchiostratura, con dei disegni realizzati in modo tale da sembrare quasi delle incisioni. Le semplificazioni tipiche dello stile grafico manga vengono rifiutate a favore di un tratto naturalistico dei volti e dei corpi, relegando un tratto più esplicitamente nipponico ai siparietti comici che alleggeriscono la tensione e presentano i personaggi in versione super-deformed.

Il manga ha avuto una lunga serie di adattamenti, più o meno riusciti. Negli anni Novanta ne fu tratta una serie anime che adattò il lungo flashback sul passato di Gatsu in una serie di grande pregio, con un ottimo character design e una sostanziale fedeltà alla trama, ivi compresa la quantità di sangue versato. Purtroppo, e misteriosamente, la serie non venne mai rinnovata per una seconda stagione, concludendosi con il cliffhanger più spietato della storia della tv, nel bel mezzo dell’Eclissi.

Nel 2011, quindi, prese avvio un nuovo progetto, che riadattò il flashback in tre lungometraggi e prosegue, ancora oggi, con la trasposizione televisiva della parte di storia ancora inedita. L’ambiziosità del progetto si scontra purtroppo con una realizzazione non sempre eccellente, penalizzata da un’animazione tristemente piatta e artificiosa che distoglie l’attenzione dai suoi punti di forza, come l’eccellente regia e l’ottima colonna sonora.

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