“There’ll be peace when you are done”, ovvero: il finale di Supernatural

È finito Supernatural. In un mondo in cui le serie televisive finiscono molto spesso sotto l’affilata lama degli ascolti che ne decretano la prematura dipartita è straordinario come Supernatural invece sia riuscita ad andare avanti imperterrita per ben 15 anni, che lo abbia meritato o meno; frutto sicuramente di un format semplice ma che ha saputo rendersi accattivanti e di una coppia di protagonisti che ormai conosci e ami come persone di famiglia, certo, ma anche e soprattutto di una fanbase agguerrita che ha supportato e apprezzato lo show perfino in quei momenti in cui, oggettivamente, c’è stato ben poco da salvare.

*Attenzione: SPOILER!*

Per molti anno sono stato anche io parte di quella fanbase. Ho incontrato Supernatural in occasione della prima trasmissione italiana della prima stagione, nel 2007, sebbene non sia stato esattamente amore a prima vista. Mia madre aveva visto l’episodio pilota in televisione, e me l’ha raccontato il giorno dopo come qualcosa che avrebbe potuto piacermi; ho quindi visto il secondo la settimana successiva – lo streaming non era ancora così capillare come oggi e se perdevi qualcosa in tv era fatta – ma Wendigo è secondo me uno degli episodi meno riusciti della prima stagione e mi ha lasciato molto freddo. Ho visto ancora qualche episodio sparso – ricordo di aver visto quello sui mutaforma, ad esempio, che mi era piaciuto decisamente di più – ma non ho approfondito molto la questione. Ho recuperato l’intera prima stagione un paio d’anni dopo, d’estate, su Megavideo (te lo ricordi Megavideo? Che dopo 70 minuti si bloccava e ti diceva di uscire a farti una vita? Sono vecchio…), ma anche quella volta non era scattata la scintilla.

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Il momento in cui mi sono davvero innamorato della serie è stato un po’ più avanti. Una sera l’ho beccato in televisione, e in mancanza d’altro ho deciso di guardarlo; era la quarta stagione, e la folgore mi ha colpito in pieno! Era brillante, emozionante, divertente, con delle storie davvero interessanti e alcuni elementi di trama orizzontale che ovviamente non potevo capire ma che mi avevano incuriosito. Sono corso subito su Megavideo per cominciare la seconda stagione e riprendere il filo, e la parabola ascendente che secondo me inizia proprio dalla seconda stagione è qualcosa di esorbitante; da quel momento in avanti il nostro rapporto è stato solido e duraturo, nonostante gli alti e i notevoli bassi che Supernatural mi ha imposto di tollerare. Sebbene dopo la quinta stagione, che nel progetto iniziale avrebbe dovuto chiudere la serie, la qualità dello show sia calata in maniera inesorabile, Supernatural è sempre stato una presenza costante nelle mie settimane in quello che è stato un matrimonio molto complesso e che ha richiesto un grande lavoro da parte di entrambi (ma principalmente da parte mia) per continuare a funzionare. E adesso non c’è più.

Non che mi dispiaccia, sia chiaro: negli ultimi anni si è più volte sfiorato il ridicolo, e talvolta non solo sfiorato, con trame sempre più vaghe, colpi di scena sempre più improbabili e personaggi sempre più fiacchi. Giunti ormai così avanti non c’era più molto che si potesse spremere da questa serie, per cui l’idea di chiudere baracca e burattini è stata accolta da me con sollievo più che con malinconia. L’ultima stagione ha visto i Winchester lottare contro nientemeno che Dio, rappresentato nella serie come un narratore egocentrico che interviene nella vita degli esseri umani per il suo divertimento personale, e abbastanza infantile da distruggere tutto una volta che il giocattolo si è rotto e non lo sollazza più. Questa è stata la trama molto generica della quindicesima stagione, sulla quale si sono innestati una sequela di episodi che sono andati dall’insignificante al brutto e dei risvolti narrativi privi di alcun senso logico: quasi tutti i personaggi visti nelle passate stagioni tornano a fare un cameo con i pretesti più assurdi, una passerella di personaggi che ha il sapore dell’operazione nostalgia sfuggita di mano e che ti lascia ormai passivo di fronte alla televisione a subire quello che accade; se non c’è un senso un quello che vedi non vale nemmeno la pena investirci emotivamente, e la quindicesima stagione di Supernatural un senso non ce l’ha.

Supernatural season 15 episode 20 air date and time: Is it the finale? –  HITC

Il peggio, però, si raggiunge negli ultimi tre episodi, in cui il disastro ormai non è più salvabile in nessun modo. Mi rifiuto di definire Despair, l’episodio 18, controverso; quello che viene raccontato è semplicemente una stronzata senza giustificazioni! La scena incriminata avviene alla fine dell’episodio, in cui per uccidere Billie, la personificazione della Morte, è necessario evocare il Vuoto, che assorbirebbe in sé tutti gli esseri spirituali tra cui Castiel, in quel momento l’unico in grado di evocarlo. Poco prima di essere inglobato dal Vuoto Castiel si lancia in questo monologo appassionato in cui, con sguardo languido, confessa il suo amore per Dean.

Ti lascio un momento per far depositare questa informazione.

Castiel confessa il suo amore per Dean. Così, de botto, senza senso, come si ama dire oggi che Boris è diventato mainstream e all’improvviso tutti lo amano. Castiel e Dean hanno sempre avuto un legame speciale diventato sempre più profondo nel corso degli anni, ma mai, lungo la serie, è stato suggerito che questo affetto forse diverso dall’amore fraterno che lega anche Dean e Sam; Castiel è sempre stato una sorta di terzo fratello Winchester, un fratello acquisito che dimostra come la famiglia non sia necessariamente determinata dal sangue ma dall’amore che lega persone completamente diverse tra loro – o addirittura persone e entità che non sono nemmeno umane, come in questo caso. Era un legame bellissimo, forgiato nelle battaglie, più forte dell’autorità divina stessa che voleva gli angeli come soldati obbedienti e soprattutto coerente con il tema della serie, incentrato sulla famiglia e soprattutto su cosa significhi essere fratelli. E invece adesso tirano fuori dal nulla questa inesistente tensione romantica che avrebbe sempre dilaniato Castiel, senza che alcun indizio sia mai stato offerto in questa direzione; nulla mi toglie dalla testa che si tratti di una squallida mossa per dare un contentino alle schiere di fangirl che nel corso degli anni sono rimaste cieche a forza di slash fiction, sacrificando qualsiasi integrità narrativa sull’altare del fanservice più sordido e misero che abbia mai visto.

SUPERNATURAL Recap: (S15E19) Inherit the Earth

Il penultimo episodio, Inherit the Earth, ormai partiva con aspettative nulle, dopo il disastro del precedente. Dio ha giocato a fare Thanos e ha cancellato tutte le forme di vita sulla Terra tranne i Winchester e Jack – perché lasciare anche Jack? Perché sì, ci serve per la trama e più non dimandare. In questo episodio si risolve la trama orizzontale della stagione, ma è fatto in modo talmente ridicolo, con personaggi tirati fuori a caso dal cilindro e subito ammazzati di nuovo, talmente raffazzonato, talmente incoerente con le premesse dei personaggi (si suppone che Dio sia onniscente eppure cade in una trappola da ragazzini delle medie) che ridicolo è un termine esageratamente riduttivo per descriverlo. Nel finale si cerca di replicare in qualche modo il pathos di Swan Song, il finale della quinta stagione che avrebbe dovuto chiudere la serie, ma invano: ormai l’investimento sia nella trama che nei personaggi è nullo, e la situazione è talmente forzata da risultare difficile a vedersi solo per quanto è patetica. La scena è pietosamente interrotta da Jack, che, in quanto deus-ex-machina, risolve tutto il pasticciaccio brutto di Dio con uno schiocco di dita. Dio è battuto, il mondo è salvo, Jack va a gestire il Paradiso, ci allontaniamo verso il tramonto a bordo dell’Impala con in sottofondo i Kansas. Fine? Ti piacerebbe…

Già, perché è Carry On, il ventesimo episodio, a chiudere la serie schizzando immediatamente tra i finali di serie peggiori che abbia mai visto, lassù insieme a Dexter e Game of Thrones. Dean e Sam sono impegnati nella loro routine, quando un attacco di vampiri attira la loro attenzione: lottando contro il branco, Dean rimane impalato su una sbarra di ferro che spunta da una trave, e muore tra le braccia di Sam. In un montaggio parallelo vediamo Dean guidare per il Paradiso mentre Sam si crea una famiglia, invecchia e muore per ricongiungersi con il fratello nell’aldilà. Fine, e titoli di coda.

SUPERNATURAL Recap: (S15E19) Inherit the Earth

Ora, le cose che ho odiato di questo episodio sono sproporzionate rispetto alla sua durata. Al di là dell’evento in sé, a cui arrivo tra un attimo, cosa significa che i Winchester cacciano ancora? Perché? Va contro tutto quello che è stato detto nel corso della stagione! Il punto dell’intera lotta contro Dio era che, fintanto che lui reggeva le sorti delle persone, il loro destino non sarebbe potuto cambiare, dal momento che Dio stesso voleva così. Battere Dio, allora, rappresentava una ricerca di libertà, la libertà di decidere finalmente del proprio futuro, di poter essere quello che volevano e condurre la vita che preferivano. Se sconfitto Dio continui sulla stressa strada, allora che senso ha avuto sollevare tutto questo polverone? Qual è la differenza, che adesso l’hai deciso tu? Hai la finalmente la possibilità di prendere in mano la tua vita e farne quello che preferisci, e continui invece sullo stesso percorso che qualcun altro ha scelto per te? Sempre in Inherit the Earth, poi, Dean rigetta le accuse di Dio di essere solo una macchina di morte, affermando di poter essere molto di più e qualcosa di molto diverso, ma il finale lo contraddice: alla fine Dean continua a fare quello che ha sempre fatto, uccidere cose, e muore proprio mentre ha un machete in mano e cerca di uccidere cose. Si erano aperti degli spiragli di cambiamento, di poter vedere Dean fare qualcosa di diverso, condurre una vita più serena e felice, tutte prospettive spazzate via da un finale che cerca l’emozione da un tanto al chilo e la trova nella scelta fin troppo facile di uccidere il personaggio più amato della serie: la morte è spesso trattata in modo molto leggero dagli sceneggiatori come la facile risorsa cui attingere per creare dell’emotività, e mi dispiace che anche Supernatural sia caduto in questo meccanismo. È incoerente, è manipolatorio ed è ingiusto: perché Sam può avere una vita normale e Dean no? Perché Sam, dopo tutto quello che ha passato insieme al fratello, deve essere costretto a vivere il resto della sua vita senza di lui nel dolore di aver perso la persona più importante della sua vita? Davvero mi deve essere di conforto vedere i Winchester ricongiungersi in Paradiso? E qual è il messaggio che mi vuoi dare, che l’unica pace che posso trovare è quella della morte? Questo episodio il lavoro di un pazzo! È terribile! È mostruoso! E non cominciamo nemmeno a commentare il trucco di Sam invecchiato, un parrucchino talmente ridicolo e posticcio che nemmeno nelle peggiori fiction Rai si trova qualcosa di simile.

How 'Supernatural' Leaves Its Legacy to the Fans | Fandom

Dopo 15 anni di orrore e combattimenti, il finale avrebbe dovuto essere una festa, dentro e fuori lo show. Avrebbe dovuto essere una celebrazione di quello che Supernatural ha saputo costruire negli anni, della famiglia che si è formata e del senso di appartenenza che lega i personaggi tra di loro e questi con i fan. Invece hanno preferito calpestare tutto e appiccicare questo finale posticcio che in qualche modo chiudesse la storia, un finale talmente slegato dal qualsiasi continuity da poter essere facilmente applicato al termine di qualsiasi altra stagione. A questo punto non so se ti consiglio di recuperare o continuare a vedere Supernatural, nel caso che non fossi in pari con la trasmissione americana: a conti fatti, il tempo che ti chiede di investire non regge il confronto con quello che ti offre. La soluzione che ho scelto di adottare è di considerare solo le prime cinque, eccezionali stagioni e fingere che il resto, semplicemente, non esista. Se qualcosa di positivo rimane, dopo tanto affanno, è la canzone che ufficiosamente è diventata il manifesto della serie, quel Carry On Wayward Son dei Kansas che ha sempre accompagnato i recap ogni inizio e finale di stagione e che mi emoziona, sul serio, stavolta, e in modo genuino, ogni volta che parte su Spotify facendomi tornare in mente i momenti migliori vissuti con Sam e Dean Winchester e l’affetto che per tanti anni ho provato nei loro confronti.

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2 pensieri riguardo ““There’ll be peace when you are done”, ovvero: il finale di Supernatural

  1. Ho dato una scorsa veloce perché è una serie a cui tengo particolarmente e non voglio troppe anticipazioni sul finale.
    Megavideo mi fa sentire un sacco vecchio ahah.
    Io ricordo che aspettavo le undici e mezza per vedere l’episodio su Rai Due d’estate. Le emozioni che mi dava quell’attesa spasmodica degli episodi Netflix e co. non la daranno mai.

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    1. purtroppo il modello Netflix ha tolto un po’ il sapore dell’evento al seguire le serie, quando c’era il rito settimanale del sintonizzarsi sul canale e vedere gli episodi. Ha tolto anche la possibilità di discuterne di settimana in settimana facendo congetture, ipotesi e commenti; ora lo puoi fare tra una stagione e l’altra, certo, ma non ti accompagna più così a lungo.
      In un certo senso, come esperienza, si è impoverita molto.

      Ps. torna a commentare quando l’avrai vista (anche se, come avrai capito anche da facebook, non te la consiglio)

      Piace a 1 persona

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