The Stand, Nick Andros e la caccia alle streghe

Il 18 dicembre scorso ha finalmente debuttato la serie tv The Stand, tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King conosciuto in Italia come L’Ombra dello Scorpione. Dire che c’era dell’aspettativa era riduttivo, dal momento che si tratta di uno dei più monumentali e amati lavori del Re; io, personalmente, non sono mai stato un fan del romanzo, a cui preferisco moltissimi altri libri di King, ma ero comunque molto interessato e guardavo all’uscita della serie con trepidazione. I trailer avevano fatto parzialmente vacillare la fiducia che si riponeva nella serie, ma i primi episodi hanno dissipato qualsiasi polemica: per quello che si è visto finora, si tratta di un prodotto validissimo, che ti consiglio di recuperare – con tutti i trigger warning del caso, ma a questo arriviamo tra un attimo.

Metto le mani avanti: questa non sarà una recensione di The Stand, che non è ancora finita; quella la scriverò una volta terminata la serie. In questa sede voglio affrontare a muso duro una polemica che è scoppiata in occasione della messa in onda del primo episodio. Se però ti interessa un commento molto approfondito su ogni episodio della serie ti rimando al blog CineFatti, che settimanalmente pubblica un diario in cui analizza la serie episodio per episodio; magari lo conosci già, ma se così non fosse ti consiglio di dargli un’occhiata.

Watch 'ONLINE' — The Stand 1x01 (2020) The End [ Fu1l'Episode ] CBS All  Acces | by Elizabeth Little | The End — THE STAND (2020) 1x01 | Dec, 2020 |  Medium

Bene, torniamo a The Stand; di che parla? Un incidente in una base militare dove si stava studiando una nuova arma batteriologica rilascia nell’atmosfera un virus micidiale, mutato da quello del comune raffreddore, che nel giro di poche settimane stermina il 99% della popolazione. Ed è a questo che facevo riferimento parlando di trigger warning: è innegabile che il tempismo della serie sia particolarmente grottesco, uscendo in un periodo di pandemia globale causata da un virus che colpisce le vie respiratorie, e gli autori non ti risparmiano nulla. Già nel primo episodio vediamo montagne di cadaveri, persone agonizzare incapaci di respirare e intasati dal loro stesso muco che deforma loro il volto: non è un bello spettacolo e rischia di essere ancora più disturbante per chi è stato colpito molto da vicino dal Covid-19, per cui mi sento di avvisarti e prepararti, nel caso non conoscessi la storia e non sapessi a cosa vai incontro.

Tra i superstiti ovviamente ci sono i nostri protagonisti, un cast ampio e variegato che si trova attirato da sogni profetici verso due poli: da una parte c’è Mother Abagail (Whoopy Goldberg), emissaria di Dio, dall’altra Randall Flagg (Alexander Skarsgard), l’Uomo in Nero, personificazione del diavolo e villain ricorrente nelle opere di Stephen King. Entrambi catalizzano, come i poli di una calamita, la scarsa popolazione negli Stati Uniti rimasta, e dallo scontro tra queste due fazioni dipenderà il futuro della rinascita dell’umanità. Questo riassunto è molto semplicistico, ma non è questo il punto, dal momento che voglio soffermarmi su un personaggio in particolare e sul volto che si è scelto di dargli.

The Stand - Serie TV (2020)

Come accennavo il cast è enorme, e uno dei personaggi principali è Nick Andros. Nick è un ragazzo sordomuto dalla nascita che vivacchia di lavoretti saltuari fino allo scoppio della pandemia, dopo la quale andrà ad affiliarsi tra le schiere di Mother Abagail. Nella serie, Nick ottiene un background etnico diverso dal romanzo, essendo di origine ispanica, ed è interpretato da Henry Zaga, che potresti aver visto recentemente in New Mutants (e se non l’hai visto, tranquillo, va bene così, non hai perso nulla). Quando ho saputo il nome dell’attore devo dire che ho storto il naso: nelle foto su internet e, successivamente, in New Mutants, Zaga mostrava un fisico atletico molto diverso da quello che immaginavo per Nick, che visualizzavo, non so quanto influenzato dal romanzo, con un aspetto quasi macilento. Nella serie finita, comunque, Nick appare esattamente così, allampanato e magro, quasi esile, una rappresentazione che mi ha convinto davvero molto e si allinea con quello che mi ero immaginato leggendo.

Purtroppo, però, non sono stato l’unico ad avere delle perplessità su Zaga, dal momento che l’attore è stato al centro di violente proteste e polemiche nel momento della messa in onda del primo episodio in quando persona udente. Tutto è partito, come spesso accade in queste cose, da Twitter, dove Jade Bryan, regista e sceneggiatore sordo, ha pubblicato un focoso post in cui denunciava l’accaduto criticando Hollywood per ostracizzare attori disabili e mantenere la deprecabile pratica di assegnare ruoli di personaggi disabili ad attori che non lo sono. Il comunicato, che invita al boicottaggio della serie ed è arricchito da tanto di hashtag a tema, è stato firmato da un gran numero di personalità del mondo del cinema e della televisione con deficit uditivo, e recita (la traduzione è mia, scusami se ci sono errori o imprecisioni):

[…] La scelta di un attore udente per interpretare Nick Andros in The Stand non è accettabile. Il personaggio, Nick Andros, è sordo e usa il linguaggio dei segni. Nessun attore professionista sordo è stato chiamato in audizione per il ruolo. La decisione è stata presa senza alcun rispetto per i professionisti sordi. Non è stato dato alcun riconoscimento alla psiche di un personaggio sordo; essere sordi significa più di non sentire. […]

Immagine

A Bryan è subito andato dietro Robert Rossi, manager di attori non udenti, che ha rincarato la dose e ha aggiunto:

[…] Un attore nativo non udente avrebbe interpretato il ruolo in modo autentico. […]

Lasciando perdere quest’ultima affermazione, che da sola incarna la folle convinzione che un attore possa e debba intepretare solo sé stesso per essere credibile, andando contro tutto ciò che il lavoro dell’attore è e dovrebbe essere, le presa di posizione di Bryan e Rossi, peraltro legittima in altri casi, ha trovato risposta dalla serie stessa: nel terzo episodio, andando in onda il 31 dicembre scorso, infatti Nick parla. Come sa chiunque abbia letto il romanzo, Nick e gli altri protagonisti sono spesso coinvolti in scene oniriche o visionarie, in cui i limiti della loro fisicità possono essere superati dal momento che si trovano in una dimensione spirituale; nell’ultimo episodio, ad esempio, Mother Abagail incontra Nick in sogno, dove il ragazzo comunica con lei verbalmente, e lo stesso Nick farà verso la fine del romanzo apparendo in visione a Tom Cullen.

Per il ruolo di Nick Andros, quindi non è stato scelto un attore sordomuto perché era necessario un attore in grado di recitare delle battute di copione, per quanto poche esse siano. La scelta di Henry Zaga, peraltro lodevole nel tentativo, da parte degli autori, di portare nella storia una diversità etnica che nel romanzo originale manca, non è stata dettata quindi da superficialità, cinismo o intenti discriminatori: non è stato scelto un attore non udente semplicemente perché non incontrava le necessità della storia, non era la scelta adatta, e per saperlo sarebbe stato sufficiente una ricerca su internet riguardo il personaggio – o meglio ancora leggere il libro, ma mi rendo conto che oggi suggerire di leggere un mattone di più di 1500 pagine sia semplicemente folle.

Watch The Stand Season 1 Episode 3: Blank Page - Full show on CBS All Access

Si dice spesso che, nell’era di internet, l’ignoranza è una scelta, e ignoranza hanno dimostrato Bryan e gli altri firmatari della protesta, macchiandosi di quella stessa superficialità di cui accusavano la produzione di The Stand. La tendenza paranoica a trasformare tutto in una crociata, l’ossessione per il politicamente corretto e la mania della rappresentatività, ormai metro di giudizio fondamentale per giudicare un’opera a discapito del suo autentico valore artistico, hanno generato un nuovo estremismo pronto ad essere aizzato dalla sola ipotesi di una discriminazione, un estremismo che, in quanto tale, non si prende il tempo necessario per riflettere se la causa in cui si imbarca è legittima oppure no, non si ferma a indagare o studiare la materia per conoscere esattamente per cosa si sta battendo: l’importante è battersi, accendere le torce e affilare i coltelli, cercando possibilmente di far cadere qualche testa nel frattempo. E’ gravissimo, in questo senso, l’invito al boicottaggio della serie, dal momento che si pianifica, di pancia, di decretare il fallimento di un’opera proprio in un momento storico difficilissimo per le maestranze artistiche, che hanno vissuto un 2020 ancora più difficile del nostro, per usare un eufemismo: invece di sostenere il lavoro di autori, produttori, registi, tecnici e attori, si invita a ignorarlo e auspicarne il fallimento per una pura presa di posizione ideologica che non trova nemmeno il sostegno dei fatti.

Cercando su internet non ho trovato ritrattazioni o scuse, nemmeno verso il povero e innocente Henry Zaga, colpevole solo di aver accettato un ruolo in una serie tv – ovvero di aver svolto il proprio lavoro; nemmeno mi aspetto di trovarne, d’altronde. Spero però che questo capitombolo possa far aprire qualche occhio, e che possa spingere a usare più cautela nel dichiarare guerra a film o serie tv, soprattutto quando, evidentemente, non si sa di cosa si sta parlando. Una speranza ben fioca, lo ammetto, e al limite dell’idiozia, dopo un anno in cui è stato più volte dimostrato che le mezze misure, il confronto e il dialogo sono ormai armi superate e giudicate inutili nel risolvere una questione.

8 pensieri riguardo “The Stand, Nick Andros e la caccia alle streghe

  1. In effetti, ci sono casi in cui muovere questa critica ha senso, ma soprattutto non bisogna sempre interpretare se stessi, come dici giustamente. Quello cui bisognerebbe andare oltre è la necessità di limitarsi a “quello che si cerca”. Ho sempre apprezzato il fatto che RJ Mitte fosse stato ingaggiato per il ruolo di Walter Jr. in Breaking Bad senza che nello script fosse scritto che si trattava di un personaggio con delle disabilità. Lo è diventato perché l’attore era perfetto, punto e basta. Potrebbe/dovrebbe accadere sempre.

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    1. Non lo sapevo, anzi ero convinto che avessero cercato apposta un attore disabile per il ruolo; hanno dimostrato grande lungimiranza e intelligenza in questo caso, e hanno dato un’opportunità a un attore che altrimenti temo ne avrebbe – e ne abbia tutt’ora – molto poche. Per questo ho scritto che la loro presa di posizione in generale sarebbe non solo legittima, ma anche sacrosanta; solo che questa volta, secondo me, non avevano idea di cosa stavano parlando.
      L’alternativa, che sembri suggerire, era di eliminare le sue battute e lasciarlo esprimersi con i segni e il taccuino anche nelle sequenze oniriche, ma non so quanto ne sarebbe valso la pena: credo che avrebbe limitato la natura spirituale degli incontri con Mother Abagail e Flagg, con l’unico vantaggio di poter avere una nuova minoranza da aggiungere all’elenco, tipo tacca sulla cintura.

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  2. Penso che questo continuo alzare barricate possa ledere pesantemente al successo delle cause che vengono promosse, non si può trasformare tutto in una guerra per la rappresentazione e vedere un sintomo di intolleranza in ogni singola scelta artistica.
    Più che verso un mondo egualitario, mi sembra che ci stiamo dirigendo verso una continua gara a chi è più puro.

    Nel caso in questione, qualcuno dalle barricate potrebbe dire che avrebbero potuto affiancare un doppiatore all’attore sordomuto, strano che nessuno ci abbia pensato.

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    1. Sono assolutamente d’accordo! Per dire, come accenno nell’articolo il cast della miniserie è etnicamente molto più variegato di quello del libro, e questa è una vittoria: anche a livello narrativo, non è credibile che i sopravvissuti a un’epidemia siano tutti bianchi. Questo è un buono uso della rappresentazione, secondo me, mentre la polemica su Nick è, appunto, una gara a chi è più duro. Purtroppo il mondo si sta estremizzando sempre di più in tutte le posizioni, e quando una questione, generalmente legittima come questa, finisce per fomentare degli estremismi raramente finisce bene.

      Non so se ci abbiano pensato, ad affiancargli un doppiatore, e abbiano scartato l’idea o non l’abbiano nemmeno presa in considerazione, ma avrebbe potuto essere una soluzione sensata.

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  3. mmm
    con questo ragionamento gli attori gay e lesbiche non avrebbero da lavorare visto il 99% dei ruoli 😅😅😅 e poi ok il regista, ma la protesta del manager mi sembrava troppo di parte perke così si assicurava più lavoro e soldi da parte dei suoi assistiti
    fenomeno molto particolare, ma è ancora più sconvolgente vedere una Whoopy Goldberg così invecchiata 😨

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    1. Sul manager ammetto di aver pensato anche io la stessa cosa: si pensa male, ma a volte ci si azzecca!
      Scherzi a parte, sono convinto che lui tenga davvero alla causa che ha abbracciato e cerchi di sostenerla sinceramente, ma questa volta ha dimostrato di non sapere di cosa stava parlando: avrebbe fatto meglio a informarsi più a fondo e poi decidere se era il caso di dare battaglia.

      Esattamente, con questo ragionamento tanti attori omosessuali che hanno interpretato dei personaggi etero non avrebbero dovuto farlo. Purtroppo sono già fin troppi i casi di attori che si sono sentiti in dovere di chiedere scusa per aver interpretato un ruolo diverso da ciò che sono.

      Secondo me Whoopy Goldberg è truccata, perché a 65 non è poi così anziana. O almeno, spero che sia truccata, perché altrimenti se li sta portando proprio male.

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  4. Causa giusta, termini e mezzi sbagliati.
    Potevano utilizzare un approccio diverso…positivo? Tipo, c’è il personaggio in questione che presenta una disabilità e che sta piacendo, cogli la palla al balzo per far conoscere al pubblico film i cui personaggi sordi sono stati interpretati da attori con quella caratteristica. Oppure, pubblicizzare film in cui uno dei personaggi non è sordo ma l’attore che lo interpreta sì così da cambiare la visione che il pubblico ha nei confronti di queste figure professionali.

    Se si agisce in questa maniera, il tutto viene percepito come una lagna infinita e può avere effetti negativi a lungo termine. Mettiamo che un attore sordo venga poi inserito come protagonista in un film/serie TV in cui interpreta una persona udente, ecco che subito spuntano fuori i commenti dell’altra fazione “Ah, che palle, di nuovo con questo politically correct!”
    Mi rendo conto che il mio è un giudizio a spanne, ignoro quali possano essere i limiti che un attore ha nell’interpretazione della sua parte ma ogni volta che esce un film o serie TV escono fuori vespai da una parte e dall’altra.

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