Bianco Letale, di Robert Galbraith

Scusa per questa mia prolungata assenza dal blog; le due maratone, dedicate agli Oscar e ai David mi avevano esaurito, e sebbene avessi avuto il tempo di scrivere, proprio non ne avevo la forza. Ora, però, mi sono ricaricato le batterie e sono pronto a ricominciare, e inauguro il mese di Aprile parlando di un romanzo che mi ha tenuto occupato negli ultimi mesi, un po’ per la scarsità di tempo da dedicare alla lettura, e un po’ per la sua mole non proprio agile (è un bel mattoncino di quasi 800 pagine). Bianco Letale è il quarto romanzo della saga di Cormoran Strike, il detective creato dalla penna di J.K. Rowling nella sua seconda vita da giallista sotto pseudonimo; sebbene sia ormai noto a tutti che dietro il nome di Robert Galbraith ci sia lei, la scrittrice ha deciso di proseguire la saga firmandosi con il suo pseudonimo, come se le sue due saghe appartenessero a due anime diverse della stessa persona.

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La storia riprende esattamente dove si era interrotto il libro precedente, La Via del Male, ossia dal disastroso matrimonio tra Robin e Matthew; non si tratta di una scelta di poco conto, perché la linea narrativa dedicata alla coppia è probabilmente la più importante (e, per quanto mi riguarda, la più interessante) del romanzo. Ma si tratta comunque di un thriller, per cui mentre Robin si dibatte in un matrimonio senza amore e Cormoran cerca sollievo in una relazione altrettanto priva di sentimento, nell’ufficio in Denmark Street fa irruzione un ragazzo con problemi mentali farneticando di un omicidio avvenuto anni prima, e che dovrebbe coinvolgere alti esponenti del governo britannico. La denuncia del giovane Billy, che nessuno, tranne Cormoran, prende sul serio, è solo il tappo del Vaso di Pandora che viene aperto, rivelando una fitta rete di ricatti, sotterfugi e segreti che fanno capo a Jasper Chiswell, il ministro della cultura.

Se dal riassunto non si capisce bene quale sia il punto del romanzo, tranquillo, è normale, perché anche leggendo ogni tanto mi chiedevo dove si volesse andare a parare e quale fosse effettivamente il caso su cui si stesse indagando. Bianco Letale è un romanzo estremamente ambizioso, che lega insieme moltissime storyline diverse intrecciandole così strettamente da non riuscire più a distinguere dove finisca una e dove inizi l’altra. Sebbene non sia mai confusionario, e alla fine la Rowling dimostri chiaramente di avere sempre avuto ben chiaro in mente quale fosse la direzione da seguire, spesso la narrazione rischia di perdere per strada un lettore meno che attento, per via dei moltissimi personaggi secondari in scena e delle fittissime relazioni che li legano. E’ sicuramente un libro che ti chiede molto, in termini di tempo e concentrazione, ma che in cambio ti restituisce tutto quello che gli viene offerto: Bianco Letale non è mai noioso, è appassionante e scritto in modo eccellente, con un ottimo ritmo e dei protagonisti sempre in evoluzione che ormai, giunti al quarto romanzo, ti sembra di conoscere come uno di famiglia.

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Proprio Cormoran e Robin sono, ancora una volta, l’elemento più riuscito e interessante della vicenda; soprattutto Robin, in questo caso, è al centro dell’attenzione, con una luce puntata addosso tutto il tempo che ne mette in risalto i punti di forza e le fragilità, e, dettaglio che ho adorato, i punti di forza che nascono dalle sue fragilità. La storia del suo matrimonio fallimentare è l’occasione che la Rowling coglie per trattare l’argomento dell’abuso domestico: Robin e Matthew sono legati da una relazione velenosa e malsana, un rapporto tossico che si era già mostrato, in parte, nei romanzi precedenti ma che qui esplode in tutta la sua violenza. Una violenza sottile, però, perché non ha nulla di fisico, e pertanto non è mai oggettivamente percepibile. Matthew sminuisce e svilisce continuamente Robin, criticando ogni suo comportamento e desiderio, arrivando perfino a rinfacciarle l’evento più traumatico della sua vita, lo stupro di cui era stata vittima da giovane e che ci era stato raccontato in La Via del Male. Un continuo, incessante e logorante abuso psicologico, che Robin si rende conto di subire ma dal quale non trova mai la forza di scappare, legata al marito proprio dal senso di colpa nei suoi confronti e dall’inadeguatezza che proprio lui continua ad alimentare. Mi è dispiaciuto, in questo, che Robin trovi la forza di lasciare il marito solo dopo aver avuto le prove del suo ovvio tradimento, come se l’unica scintilla capace di far scattare la sua ribellione finale potessero essere solo le corna che lui le mette; avrei preferito che la stessa cosa avvenisse come risposta all’ennesimo insulto, o all’ennesimo commento velenoso, senza doverle fare giocare la parte della mogliettina risentita perché il marito è andato a letto con un’altra donna.

Il caso, come già detto, è veramente intricato, ma costruito alla perfezione così che ogni pezzo vada al suo posto nel finale quando Cromoran fornisce un ultimo, fondamentale, dettaglio che ha dedotto. Si tratta di un meccanismo già collaudato all’interno della serie, che mi lascia sempre perplesso: il fatto che l’unica informazione fondamentale sia rivelata solo alla fine è ovviamente necessario per tenerti incollato alle pagine e invogliarti a sapere come finisce, ma significa anche che difficilmente potrai arrivare a trovare la soluzione da solo, dal momento che l’autrice non ti fornisce tutti i pezzi del puzzle. D’altro canto, si tratta sempre di elementi perfettamente coerenti con la trama, capaci di giustificare veramente tutto il mistero che si è generato intorno a loro, e proprio per questo, teoricamente, prevedibili con una buona dose di pensiero laterale; si potrebbe dire, quindi, che sta all’intelligenza e all’acume del lettore decidere di battere in astuzia Cormoran (e la Rowling) o lasciarsi trascinare dalla corrente della narrazione fino alla naturale risoluzione della vicenda. Io, sebbene col senno di poi fosse piuttosto prevedibile, non ci sono arrivato, ma credo stia anche in questo il suo fascino.

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Sebbene lo stile della Rowling sia sempre molto ben riconoscibile, mi è sembrato che in Bianco Letale fosse ancora più appariscente, a dispetto del nome stampato sulla copertina. Mi è sembrato che le descrizioni, la costruzione di alcuni personaggi e il fluire di particolari episodi nel libro fossero molto più simili a quanto già letto in Harry Potter di quanto lo fossero i primi tre libri di questa nuova saga. Mi è sembrato che scrivesse con maggiore naturalezza, come se finalmente avesse smesso di sforzarsi a cammuffare il suo stile per mantenere in piedi la storia dello pseudonimo; se così fosse sarei davvero felicissimo, perché mi piace molto lo stile in cui scrive. Quello che mi piace meno, e anche questo l’ho già ripetuto molte volte, però, è proprio lei, la Rowling. Non nutro particolare affetto o simpatia nei suoi confronti, e mi sembra sempre di sentire una nota di supponente arroganza nella sua voce, che la senta in video o sulle pagine che scrive. In questo caso, in particolare, ho trovato insopportabile l’assolutezza con cui giudica, a priori, alcuni dei personaggi, con espressioni tipo: “è un Tory, quindi pensa questo, o il suo obiettivo è quello, o i suoi valori sono quest’altri”. E’ un atteggiamento che mi manda sempre in bestia, e mi è dispiaciuto vedere queste considerazioni messe in bocca a personaggi che ormai amo molto.

Al di là di questo difetto (a cui si aggiunge la lunghezza: Bianco Letale avrebbe avuto bisogno di un editor spietato che aiutasse la Rowling a snellire la vicenda e renderla più scorrevole), Bianco Letale è un ottimo romanzo, molto ben scritto e appassionante. La saga di Cormoran Strike è ancora nella sua parabola ascendente, perché mi sembra che ogni nuovo capitolo sia sempre migliore del precedente, superandosi o nella costruzione della trama o nell’attenzione speciale che dedica ad approfondire, ogni volta, i suoi protagonisti. A questo punto ricomincia la parte più snervante, ossia l’attesa per il prossimo capitolo, che spero riesca ancora una volta a superare le mie aspettative.

7 pensieri riguardo “Bianco Letale, di Robert Galbraith

  1. Bentornato Daniele!

    Non sapevo di questo pseudonimo della Rowling… gli Harry Potter me li sono letti tutti e li ho adorati, questi libri invece non li conosco e cominciare una saga di mattoncini mi sa che non è fattibile per me al momento! Nel breve periodo mi accontenterei di finire il libro di Terry Pratchett che ho cominciato due settimane fa, Monstruous regiment! :–)

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    1. Di Terry Pratchett volevo rileggere Buona apocalisse a tutti, prima che iniziasse la serie su Amazon Prime. Tra l’altro ho colto l’occasione per acquistarlo cartaceo, dopo averlo letto, la prima volta, scaricato illegalmente da internet, ma mi indispone tantissimo il fatto che la copertina vecchia sia stata sostituita dalla locandina della serie.

      Pratchett è un autore che mi piacerebbe molto conoscere meglio, ma le dimensioni di Mondo Disco sono qualcosa di fronte a cui il cor si spaura!

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      1. Good omens! Che capolavoro immenso!!!

        Io dopo aver letto libri sparsi del Discworld qualche anno fa ho cominciato a leggerli in ordine rigoroso e adesso con Monstrous regiment sono al 31esimo libro… sono pure un po’ triste perché so che ce ne sono altri 10 e poi è finita. Terry Pratchett se ne è andato troppo presto! :–(

        Si capisce che ti consiglio senza dubbio di leggere tutto ciò che quell’uomo abbia scritto? :–)

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      2. Allora…

        La saga va più o meno per grandi temi. Ci sono i libri della Watch, quelli delle Witches, quelli dei maghi (di solito con Rincewind protagonista), e quelli di Death. Poi ci sono vari libri che non rientrano in nessuna di queste categorie, e alcuni che usano contemporaneamente personaggi dei vari gruppi.

        L’ordine cronologico comincia con due libri di Rincewind (The colour of magic e The light fantastic), poi un libro delle Witches (Equal rites) ma senza le usuali protagoniste di quel gruppo di storie, poi un libro di Death (Mort), poi di nuovo Rincewind (Sourcery)…

        Quindi se ti piacciono di più le storie con Rincewind, l’ordine cronologico è perfetto. Io adoro le storie della Watch e non mi sono pentito di aver cominciato con Guards! Guards!, che è l’ottavo libro della serie. Poi mi sono innamorato anche della saga delle Witches, e alcuni libri dei Wizard sono splendidi! I libri che mi piacciono meno sono quelli di Death, che comunque è un personaggio strepitoso e appare in quasi tutti i libri almeno per un cameo.

        Ehm… ti ho confuso le idee o ti ho aiutato? :–)

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