Binge Listening #3: The Kingcast / SuonA Tipo Bene

Riemergo finalmente dalla palude della mia vita, e mentre finalmente tiro un sospiro di sollievo per aver esaurito tutti gli impegni più importanti e incontrato le scadenze che, in un modo o nell’altro, mi sono ammassate tutte tra fine Maggio e inizio Giugno, ritorno festante ad aggiornare il blog e scrivere le mie opinioni non richieste su cose. L’estate ormai è arrivata, se non per il calendario sicuramente per le temperature, e se da un lato vedo avvicinarsi con angoscia il momento in cui fra tre settimane sarò disoccupato, dall’altro mi sto godendo la fine della scuola proprio come i ragazzi che, una settimana fa, sono scappati fuori urlando; quest’anno mi toccano gli esami dei miei marmocchi, ma devo seguire solo una decina di orali per cui si tratta di un impegno abbastanza blando. 

Restando in tema esami, finalmente posso chiudere definitivamente libri e dispense e lasciarmi alle spalle il concorso che ha perseguitato i miei incubi negli ultimi due anni. Il 31 ho sostenuto e superato la prova orale, con anche un buon voto, mentre lunedì mi sono sottoposto alla massacrante maratona della prova pratica: otto ore di prova in una stanza senza aria condizionata e senza poterci alzare, appiccicati a un monitor per distinguere se quel mezzo secondo di movimento di camera fosse una carrellata o una panoramica sapendo che da questo dipendeva il nostro futuro. La settimana prossima, ha giurato l’esaminatore, ci faranno sapere il risultato, e per il momento cerco di non pensare ad altro che prendere un po’ di sole sulla mia faccia ancora diafana. 

Ma venendo a noi, ci sono un sacco di cose di cui devo parlare, e se moltissime sono a tema serie tv ho deciso di iniziare dai podcast, di cui ho accumulato un sacco di titoli; in definitiva la strada da fare in macchina ogni giorno è sempre tanta, e il guidatore solitario anela un po’ di compagnia. Siccome mi piace quando la coppia di podcast di cui parlo segue un tema preciso ho selezionato due show che trattano di cinema, anche se in maniera un po’ settoriale: il primo si addentra negli orrori dei B-Movie e dei cult dell’horror tratti dalle opere di Stephen King, mentre il secondo mi sta insegnando un sacco di cose sul mondo delle colonne sonore, un argomento sul quale sono veramente ignorante. 

The Kingcast

Se sei un fan di Stephen King, The Kingcast è un prodotto che non può assolutamente mancarti: come recita lo slogan del podcast, si tratta di uno show realizzato per gli ossessionati da Stephen Kind da ossessionati da Stephen King. Eric Vespe e Scott Wampler, fan dell’horror e giornalisti cinematografici, hanno deciso di sfogare la loro passione per il Re eviscerando completamente non solo la sua sterminata produzione, ma anche la ancora più elefantiaca mole di adattamenti che dalle sue storie sono stati tratti nel corso del tempo: in ogni episodio la coppia di presentatori è affiancata da un ospite, che può essere uno scrittore, un attore, un regista o altro, che sceglie un’opera di Stephen King qualsiasi, romanzo o racconto, di cui discutere. 

Metto le mani avanti: The Kingcast non è il podcast che stai cercando se speri di trovare informazioni su Stephen King o le sue opere. Chiaramente nel corso degli episodi e delle discussioni emergono anche moltissime note biografiche sullo scrittore e aneddoti sulla stesura e pubblicazione dei suoi libri, ma non è questo lo scopo dei conduttori che, al contrario, danno queste informazioni per scontate. Il pubblico ideale di The Kingcast conosce già molto bene l’opera del Re, idealmente l’ha già letta tutta, e può quindi seguire tranquillamente una discussione sui titoli più disparati senza che gli siano necessariamente riassunte tutte le informazioni. Come conseguenza, Vespe e Wampler non si fanno remore nello spoilerare selvaggiamente la trama e i colpi di scena dei libri e dei film che ne sono stati tratti, per cui ti sconsiglio di ascoltare un episodio su una storia che non hai letto e non conosci: io l’ho provato sulla mia pelle ascoltando l’episodio su Cycle of the Werewolf senza aver letto la novella, e mi hanno rivelato tutto e di più della trama. 

Anche per questo motivo, The Kingcast è secondo me uno show che non deve essere necessariamente ascoltato rigorosamente in fila: puoi saltare avanti e indietro, scegliere un episodio qua e uno là cercando i tuoi titoli preferiti o lasciandoti incuriosire dagli ospiti che intervengono nel programma. Io lo sto ascoltando in ordine, ma saltando tutti gli episodi incentrati su storie che non conosco e che mi tengo da parte per un futuro in cui avrò colmato tutte le mie lacune nella produzione di Stephen King; il fatto di seguire l’ordine di uscita degli episodi, tuttavia, sta facendo sì che a tutt’oggi non abbia ancora ascoltato nulla su It, che come sai è non solo il mio libro di Stephen King preferito ma anche il mio romanzo preferito in assoluto, e questa mancanza inizia a diventare intollerabile. Se però, al contrario di me, non sei così ossessivo compulsivo da dover andare per forza in fila puoi veramente scegliere di ascoltare quello che vuoi quando vuoi. 

Lo show è veramente interessantissimo, non tanto per le nozioni che trasmette, come già detto molto scarne, quanto per tutte le interpretazioni che vengono date delle storie di King e i dietro le quinte che registi e attori rivelano sulla lavorazione degli adattamenti. Bryan Fuller, che conosco e amo per aver creato serie tv stupende come Hannibal e Pushing Daises (e altre meno riuscite come American Gods ma lasciamo perdere) in particolare offre sempre delle interpretazioni in chiave LGBTQ+ che a me non sarebbero mai venute in mente: nel dettaglio ha affrontato, per quello che ho sentito, Le Notti di Salem e Christine, il primo in un’ottica queer mentre il secondo come una metafora della transessualità, e oltre a essere un ottimo oratore è stato davvero illuminante scoprire cosa una storia possa comunicare a persone dai vissuti completamente diversi tra loro, portando anche a discorsi e letture a cui, probabilmente, l’autore non aveva nemmeno immaginato. Cujo è uno dei titoli che, sorprendentemente, salta fuori più spesso, e in un paio di episodi sono stati raccontati dei retroscena dalla produzione del film veramente pazzeschi, così come molto gettonati sono i classici intramontabili del Re, da Shining a Carrie, da Misery a The Stand; è inevitabile che i titoli, a un certo punto si ripetano, ma dal momento che l’elemento davvero distintivo è l’interpretazione che l’ospite ne fa raramente si corre il rischio di sentir ripetere le stesse cose, visto che ognuno, in una storia, legge spesso qualcosa di diverso. 

L’episodio che più mi ha colpito è probabilmente quello dedicato alla saga de La Torre Nera e, in particolare, sull’adattamento di Amazon Prime Video che mai ha visto la luce; io non sono un fan de La Torre Nera, è una storia che non mi ha appassionato e che, nonostante gli infiniti rimandi agli altri libri dell’autore, non riesco a considerare il suo capolavoro come tanti altri Fedeli Lettori fanno. Eppure, sentire lo showrunner descrivere i suoi progetti per la serie, spiegare come ha elaborato la saga nelle varie stagioni, le scelte che ha fatto e i dettagli del pilot (che esiste, ma che, in maniera criminale, nessuno vedrà mai) mi ha lasciato con il rammarico di scoprire un progetto potenzialmente validissimo scartato perché, probabilmente, troppo costoso, e con il desiderio destinato a restare inappagato di vederlo sul serio; se penso che abbiamo dovuto rinunciare a questo per quella poracciata di Wheel of Time mi vien male. 

The Kingcast è quindi interessantissimo e molto divertente, fa l’effetto di una chiacchierata tra amici, cosa che in effetti è, su un argomento che appassiona tutte le persone coinvolte. Il linguaggio potenzialmente potrebbe costituire un problema, perché non essendo scritto in precedenza ci sono un sacco di titubanze, incertezze, false partenze e tutte le imperfezioni di una lingua parlata improvvisando; è necessario, secondo me, avere un buon livello di inglese per seguirlo, ma in definitiva la cosa migliore è provare un episodio e vedere quanto riesci a seguire. Ad oggi sono uscite qualcosa come 130 puntate, tutte da almeno un’ora, per cui non ce n’è poco da recuperare; chiaramente è un consiglio rivolto solo ai fan di Stephen King, perché non so quanto possano divertirsi o appassionarsi persone che non lo hanno mai letto o non lo amano. 

SuonA Tipo Bene

Torniamo da questa parte dell’Atlantico con uno show Made in Italy ma che condivide alcuni aspetti con The Kingcast, come il format basato sull’invitare un ospite esterno alla discussione. SuonA Tipo Bene è scritto e presentato da Fabio Antonelli, compositore di musica per il cinema, la tv e i videogiochi, e si propone di raccontare proprio il cinema, la tv e i videogiochi attraverso la colonna sonora: in ogni episodio, il presentatore sceglie un prodotto audiovisivo e ne racconta approfonditamente la colonna sonora, le riflessioni che l’hanno generata, le ispirazioni dei compositori e i brani irrinunciabili da scoprire per decodificare un linguaggio, quello musicale, che per me è quanto di più oscuro possa esistere. 

L’ho già detto diverse volte, io sono di un’ignoranza caprina quando si tratta di musica: è un linguaggio che non comprendo, che non riesco a leggere, e che, soprattutto, non trattengo dal momento che molto difficilmente un brano ascoltato una volta sola mi rimane in testa. Non conosco la storia della musica se non in maniera superficiale, a fatica distinguo gli strumenti tra di loro, la mia esperienza di ascolto ha delle lacune titaniche e faccio perfino fatica a tenere il tempo di una canzone che sto ascoltando; eppure, ma forse proprio per questo, in realtà, è un argomento che mi affascina moltissimo, di cui vorrei conoscere tutto ma che continua imperterrito a sfuggirmi. 

Fabio Antonelli, al contrario di me, ha una conoscenza straordinaria dell’argomento, e una capacità di esposizione davvero eccezionale dal momento che riesce a rendere comprensibile e accattivante lo studio della musica perfino a me! Il lavoro di ricerca alle spalle di ogni episodio di SuonA Tipo Bene è spaventoso, per vastità e approfondimento, e ti fa toccare con mano quanto complessa possa essere la scrittura musicale anche di blockbiuster che, apparentemente, ben poco hanno di raffinato o autoriale: il primo episodio, ad esempio, è dedicato ad Avengers: Endgame, un film che a me è piaciuto molto ma di cui ho sempre trascurato una colonna sonora che invece, mi ha insegnato Fabio Antonelli, aggiunge livelli su livelli al discorso esplicitamente veicolato dalle immagini raccontando la medesima storia su un livello completamente uditivo; il momento in cui, poi, descrive Portals con le notte in sottofondo mi ha fatto venire la pelle d’oca solo al ricordo della scena del film! 

Il cinema è l’argomento privilegiato dal podcast, che parla di pochi videogiochi e ancora meno serie tv, probabilmente per la difficoltà di analizzare una colonna sonora spalmata su decine e decine di ore come accade in televisione. Si passa con disinvoltura dal cinema più commerciale e mainstream a quello più d’autore, con un occhio di riguardo ai successi più recenti usati come esempi per illustrare abitudini, trucchi e ispirazioni dei compositori musicali; Lin Manuel Miranda è uno dei nomi più gettonati all’interno del podcast, presentato come una delle migliori speranze per il musical contemporaneo, mentre molta meno stima sembra nutrire per Hans Zimmer, comunque protagonista dell’episodio sulla colonna sonora di Dune uscito ad Aprile. I momenti migliori sono probabilmente quelli in cui si seziona una colonna sonora per mostrarne i tasselli costitutivi, i singoli organi, e raccontare da dove vengono e come sono evoluti nel corso degli anni o dei secoli; mi ha fatto esplodere il cervello, ad esempio, la rivelazione che il motivo del Dies Irae ricorra in una marea di film, perfettamente riconoscibile, ad annunciare pericolo o presagi di sventura, una manciata di note che io stesso ho sentito in moltissimi film ma che non avevi mai ricollegato tra di loro. 

È questo quello che mi affascina e diverte di SuonA Tipo Bene, vedere smontare una musica e analizzarla nel dettaglio come io potrei fare con una parola tratta da una pagina di testo. Sapendo molto poco, quasi niente, di linguaggio musicale trovo tutto molto interessante, tutto mi sorprende e tutto mi affascina, ma mi piacerebbe avere l’opinione di qualcuno che, al contrario, è addetto ai lavori o almeno conosce la musica abbastanza approfonditamente da sapere se quello che Antonelli dice è corretto e affidabile; nel dubbio, io mi fido di lui. Sebbene il lavoro di ricerca sia immenso il tono dello show è sempre molto informale e leggero, Antonelli e i suoi ospiti si lasciano spesso andare a battute e gag ricorrenti che spezzano l’esposizione della teoria musicale e rendono l’episodio più leggero e fruibile da tutti. Purtroppo, proprio a causa dell’enorme lavoro che sta dietro a ogni puntata, Antonelli ha dovuto ridurre molto la quantità di show in favore della qualità: il risultato è che le puntate escono a cadenza quasi mensile, motivo per cui, con soli 25 episodi all’attivo, è un podcast piuttosto facile di cui riprendere il segno. Sebbene ogni puntata affronti un prodotto diverso ti sconsiglio, in questo caso, di saltare avanti e indietro, visto che procedendo con gli episodi si danno per scontate alcune cose esposte in precedenza e che, con un ascolto disordinato, rischieresti di mancare. Al contrario di The Kingcast questo lo consiglio veramente a tutti, perché credo che possa davvero essere interessare quasi chiunque anche in modi diversi: che tu sia un fan del cinema, della musica, un esperto, un profano e così via, troverai comunque qualcosa di apprezzabile nel lavoro di Fabio Antonelli e ti ritroverai ad ascoltarlo fino a esaurire la scorta e dover attendere mestamente che passi un mese per averne finalmente di nuovo. 

___

Altre cose che ascolto:

3 pensieri riguardo “Binge Listening #3: The Kingcast / SuonA Tipo Bene

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...