La Bussola d’Oro, di Philip Pullman

Magari la prossima volta non aspetto qualcosa come quindici anni per leggere un libro che mi viene consigliato! La prima volta che ho sentito parlare de La Bussola d’Oro si era ancora agli albori del nuovo millennio, in piena Pottermania: si aspettava con trepidazione l’uscita di ogni nuovo libro e film, ingannando l’attesa con altro fantasy che potesse colmare il vuoto di potere lasciato temporaneamente dal maghetto. La Bussola d’Oro era uno di quelli che andava per la maggiore, anche grazie a un film che io non ho visto, ma per qualche motivo non avevo mai ceduto, prima di adesso, al canto di questa specifica sirena; come al solito, avevo torto. La Bussola d’Oro è un libro bellissimo, un fantasy molto poco convenzionale sia nella scrittura sia nei meccanismi del mondo che mette in scena.

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Il romanzo è ambientato in una realtà parallela, un mondo in parte simile alla nostra Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento ma condizionato da regole molto diverse. L’elemento più vistoso sono i daimon, spiriti animali che vivono in simbiosi con un essere umano, rappresentandone a tutti gli effetti l’anima. La nostra protagonista si chiama Lyra, una giovane orfana accolta, insieme al suo daimon Pantalaimon, in un prestigioso college di Oxford dove è stata allevata. Origliando una conversazione, Lyra si infila, più o meno consapevolmente, in una trama molto più grande di lei: per scoprire la natura di una misteriosa Polvere, particelle subatomiche dalla natura ancora sconosciuta, un’organizzazione segreta sta rapendo dei bambini per portarli nell’estremo Nord e condurre su di loro dei terribili esperimenti. Nel momento in cui un suo amico viene rapito e scopre che suo zio si trova imprigionato sempre al Nord, Lyra decide di unirsi a una spedizione per salvare i bambini; al suo fianco, oltre a Pantalaimon, la bambina ha l’aletiometro, una sorta di bussola dorata in grado di rispondere a qualsiasi domanda gli venga posta.

La Bussola d’Oro è esattamente quel tipo di fantasy che non ti aspetti, probabilmente dovuto al fatto di essere stato scritto prima dell’uscita di Harry Potter, un libro che, nella sua fama, ha condizionato per molti anni il modo di scrivere il fantasy dando vita a una serie infinita di storie e personaggi tutti sospettosamente simili tra loro. Philip Pullman, al contrario, dimostra di avere un’idea molto ben chiara e personale del mondo fantastico che intende mettere in scena, un mondo molto simile al nostro e per questo capace di parlarci molto più in profondità. La cosa che più salta all’occhio è la quasi totale assenza di magia: il fantasy de La Bussola d’Oro è improntato più al misticismo e al concetto di sacro più che alla stregoneria e all’occulto, al punto che perfino le streghe appaiono più come forze spirituali che esseri magici. C’è una grandissima attenzione al worldbuilding, una costruzione che spesso viene suggerita piuttosto che raccontata, lasciando intendere che il mondo della trilogia sia molto più vasto di quello che ci è stato concesso di vedere finora: ad esempio, si è già parlato molto della Chiesa, ma non l’abbiamo ancora effettivamente vista in azione né i suoi piani sono del tutto chiari.

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Una Chiesa che, comunque, appare già come uno degli elementi più importanti della trilogia. Il mondo de La Bussola d’Oro sembra controllato da una specie di teocrazia, in cui il potere della Chiesa è ancora molto forte e in grado di condizionare le sorti di intere nazioni. È proprio la Chiesa a dare inizio alla vicenda indicando la Polvere come simbolo del peccato originale e cercando in tutti i modi un modo per impedirle di condizionare la vita degli uomini. Si tratta sicuramente di una denuncia dell’oscurantismo religioso, del fanatismo capace di trovare il male in ciò che ancora non si conosce, per ignoranza o paura. La Polvere, sebbene si veda attribuiti forti connotati religiosi, è un elemento fisico a tutti gli effetti, che può essere studiato e indagato attraverso la scienza, cosa a cui invece la Chiesa si oppone; Pullman rimette quindi in scena l’atavico scontro tra scienza e religione, tra conoscenza e fede, senza cedere a facili qualunquismi: è vero, la Chiesa cerca di nascondere la natura della Polvere, ma la scienza si propone anche come suo braccio armato e si macchia di crimini atroci per studiare la natura della misteriosa sostanza e la sua provenienza.

Proprio la scienza è al centro di tutto, anche degli elementi inspiegabili e misteriosi come l’aletiometro che ispira il titolo al romanzo. È evidente che la magia, nel mondo de La Bussola d’Oro, è sostituita dalla scienza e da una tecnologia quasi steampunk, animata da forze ancora misteriose ma comunque scientificamente rilevabili e misurabili. L’aletiometro di Lyra, ad esempio, l’apparecchio che, se adeguatamente interpretato, rivela la verità in risposta a qualsiasi domanda, è animato dalla Polvere, e così sembra anche il misterioso oggetto che Lyra ricorda di aver visto durante una funzione religiosa. Si aprono così prospettive ampissime di un mondo in cui attraverso meccaniche fisiche si riesce a raggiungere capacità quasi sovrumane: al posto di bacchette magiche e sfere di cristallo abbiamo stavolta oggetti del tutto umani, magari rari e difficili da comprendere o usare, ma che aggiungono verosimiglianza e credibilità al mondo messo in scena.

Punto di forza del libro è comunque la sua protagonista. Lyra non è un personaggio sempre simpatico, anzi, spesso è arrogante e saccente, sovvertendo molti luoghi comuni sui personaggi femminili in romanzi young-adult. Però è anche una bambina estremamente intelligente, capace di cavarsela in tutte le situazioni grazie a una serie di abilità che ci vengono mostrate fin dall’inizio: Pullman costruisce un personaggio che guadagna conoscenze e capacità, e possiede una serie di skills che rendono credibile il modo in cui riesce a sopravvivere una volta iniziata l’avventura. Lyra non se la cava perché il suo autore decide che deve farlo, ma perché è stata costruita in modo tale da permetterle di farlo, grazie alla sua forza d’animo, alla mente pronta e alla sua natura selvaggia e spregiudicata che le torna spesso utile nel corso della narrazione. Lyra è decisamente una boccata d’aria fresca in un panorama di personaggi fantasy spesso scritti in modo approssimativi e generico, presentandosi come una protagonista con validi punti di forza e potenziali di crescita enormi che iniziano già in questo primo volume a realizzarsi.

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La scrittura è eccezionale, è ricca, saporita, densa, ti impedisce di correre lungo le pagine perché il fluire delle parole è molto lento. Il lessico è spesso molto ricercato, e non potrebbe essere altrimenti visto che molti dei personaggi hanno livelli di istruzione molto elevati, le battute di dialogo sono molto lunghe, e ogni personaggio parla in modo molto personale e riconoscibile; ad esempio, Lyra, da bambina dalla cultura molto approssimativa, parla in modo molto sgrammaticato e con un ricorso snervante al polisindeto, così che le sue battute spicchino nell’eleganza generale della prosa. Sembra di leggere un romanzo di un’altra epoca per la cura con cui le parole sono scelte e la corposità dei paragrafi, uno stile così lontano dalla frenesia contemporanea che obbliga anche la narrativa a tempi quasi da sceneggiatura.

Insomma, La Bussola d’Oro è un romanzo bellissimo. È un fantasy, certo, ma che tratta temi importanti come l’ingombranza delle organizzazioni religiose (da non confondere mai con la Fede) o la natura del peccato, e argomenti scientifici come la meccanica quantistica e le speculazioni della fisica teorica. Pullman prende ispirazione da grandi opere del passato come il Paradiso Perduto per mettere in scena un racconto che affonda le sue radici in un passato leggendario per crearne uno a sua volta, una mitologia complessa e stratificata che arriva a riscrivere le origini dell’uomo dando vita a un nuovo mito fondativo per una nuova civiltà. Se non l’hai letto, ti consiglio assolutamente di recuperarlo al più presto.

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4 pensieri riguardo “La Bussola d’Oro, di Philip Pullman

  1. La bussola d’oro (e in generale la trilogia di Queste oscure materie) è una vera e propria perla, un libro coraggioso che parla di scienza e di libero pensiero e che attacca senza nasconderlo la Chiesa e i suoi dogmi. È un’opera davvero strabiliante e matura e sicuramente nessuno si aspettava l’evoluzione che poi ha avuto in seguito, arrivando a un terzo libro incredibile dove fantasy, fantascienza e scienza vanno a braccetto. Un’opera eccezionale che apprezzo tantissimo.

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    1. Anche io, sebbene l’abbia appena scoperta. Devo ancora leggere il terzo libro, ma già il secondo l’ho adorato: il modo in cui la Polvere collega fisica quantistica e religione, le particelle subatomiche e gli angeli secondo me è davvero brillante.
      Come ho scritto anche nella recensione de La Lama Sottile, il mio unico problema è la rappresentazione di una divinità malevola nei confronti degli uomini, che è una cosa totalmente distante da ciò in cui credo (mentre non ho alcun problema nella critica alla Chiesa in quanto istituzione, anzi); ma mi rendo conto che sia, appunto, solo un problema mio.

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      1. Il mio concetto di divinità in realtà è qualcosa di molto più neutro: diciamo una sorta di natura matrigna tipi Leopardi. Vorrei dirti alcune cose riguardo alla divinità di questa trilogia ma è meglio se sto zitto. Sarà molto interessante.

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