Sailor Moon – Stagione 1

In questo periodo stanno uscendo un sacco di cose nuove che non vedo l’ora di vedere e di cui, soprattutto, non vedo l’ora di scrivere, per cui sembra quasi una perdita di tempo mettersi a chiacchierare di Sailor Moon, un prodotto decisamente vintage, ormai, nonostante il recente revival che l’ha fatto leggermente tornare di moda. Il fatto è che quest’anno si è festeggiato il trentesimo anniversario del debutto dell’anime storico, e mi sembrava il caso di dedicargli un pensiero dal momento che, oltre ad aver caratterizzato l’infanzia di tutti coloro che sono stati bambini negli anni Novanta,  si tratta di un prodotto che ha segnato la storia dell’animazione televisiva giapponese rifondando quasi un intero genere, il majokko, con la costruzione del primo team di guerriere completamente al femminile; da quel momento il modello sarebbe stato replicato moltissime volte, ma il lavoro di Naoko Takeuchi sarebbe rimasto come un momento cardine nella storia del genere, a segnare quando le cose hanno iniziato a cambiare. Una nota prima di iniziare: in questo post userò i nomi italiani dei personaggi, per quanto a volte discutibili (perché che razza di nome è Marzio? Cosa è venuto in mente agli adattatori? Vabbè). Altro disclaimer, sebbene questa serie sia uscita trent’anni fa: ti spoilero tutto, per cui occhio se non l’hai vista. 

La protagonista è Bunny, una giovane ragazza che sembra la negazione totale di ciò che la protagonista di un anime dovrebbe essere: è paurosa, pigra, lamentosa, piagnucolona, insomma, ha tutti i difetti del mondo compensati però da un cuore enorme. Un giorno incontra la gatta Luna, che le consegna una spilla con cui trasformarsi in una guerriera dagli enormi poteri, da usare per proteggere la Terra contro il malvagio Regno delle Tenebre. Sailor Moon viene subito buttata sul campo di battaglia da Luna senza troppe spiegazioni, che arriveranno piano piano: la sua missione è riunire il gruppo di guerriere sue alleate e, insieme a loro, rintracciare una misteriosa principessa da proteggere a tutti i costi. Nel frattempo Periglia, regina del Regno delle Tenebre, sguinzaglia i suoi generali alla ricerca dell’altrettanto misterioso Cristallo d’Argento, una gemma dai poteri magici sensazionali necessaria per rivitalizzare Metallia, l’oscura sovrana intenzionata a distruggere la Terra. 

Rivedere Sailor Moon dopo così tanti anni è stato davvero una sorpresa, un po’ perché lo ricordavo molto poco al di là di alcuni punti fondamentali della trama e un po’ perché, anche dopo tutti questi anni, l’ho trovato ancora piuttosto piacevole e divertente da guardare. Nonostante tutti i difetti che innegabilmente ha, infatti, si tratta di una serie molto vivace, con una serie di gag piuttosto serrata e una leggerezza di fondo che la rende veramente rilassante e simpatica; non so se si tratta di caratteristiche universalmente riconosciute come dei pregi, dal momento che allontanano enormemente l’anime dal manga, che si prende incredibilmente più sul serio, ma a me hanno sorpreso molto in positivo e mi hanno portato a chiudere un occhio proprio sui difetti a cui accennavo prima, alcuni veramente macroscopici. 

Si tratta infatti di una serie che si fonda pesantemente sul meccanismo del “mostro della settimana”, e diluisce la propria trama orizzontale con una tale quantità di filler che metà degli episodi, almeno, potrebbe essere saltata senza perdere granché. Gran parte degli episodi hanno una struttura molto simile che si ripete tale e quale di settimana in settimana con variazioni minime, se non proprio insignificanti, alla propria formula; si potrebbe dire che visto uno li hai visti un po’ tutti, eppure ogni tanto la serie è capace di sorprenderti con alcuni episodi che rimescolano le carte in tavola e scherzano con la natura formulaica della serie, come quando in 1X06 – Musica e amore il piano del mostro viene sventato prima ancora di iniziare e il punto diventa rimanere un passo davanti a lui per impedirgli di realizzarlo, o in 01×20 – Il fantasma, in cui la minaccia non è costituita dal Regno delle Tenebre ma dai poteri ESP fuori controllo di una bambina repressa dal padre. La formula rischia di diventare stantia molto velocemente, ed effettivamente la serie inizia a decollare davvero solo quando il cast principale comincia ad allargarsi e, in particolare, con l’ingresso di Rea in 1×10 – Il mistero dell’autobus scomparso

Rea porta una ventata d’aria fresca in una serie che, in soli nove episodi, iniziava già ad arrancare: con la sua fortissima personalità e il rapporto conflittuale con Bunny, Rea permette agli autori di scrivere siparietti davvero divertenti tra le protagoniste movimentando finalmente i rapporti tra di loro e riuscendo, contemporaneamente a iniziare ad approfondire i vari personaggi. È un livello di scrittura inaspettatamente sottile quello che dà forma al rapporto tra Bunny e Rea, un’amicizia solidissima che tuttavia non viene mai esplicitata a parole e che si concretizza in bisticci e scaramucce continue; eppure, nonostante a parole non si sopportino, è evidente fin da subito come le due si cerchino in continuazione, come siano l’una la confidente principale dell’altra e, rispettivamente, la persona di cui l’altra si fida maggiormente. È un rapporto apparentemente conflittuale che anche le altre protagoniste non riescono davvero a leggere fino in fondo, tanto che in 1×43 – Litigio fasullo accusano Sailor Mars di voler abbandonare Sailor Moon nelle mani del nemico senza sapere che la loro leader, in realtà, ha tale fiducia nell’amica da consegnare proprio a lei il Cristallo d’Argento affinché lo custodisca durante la sua pericolosissima missione. Sailor Mars è un personaggio talmente carismatico e talmente importante, nel suo rappresentare un ottimo mezzo di contrasto per approfondire la protagonista, da rischiare di mettere in ombra anche Sailor Jupiter e Sailor Venus quando queste arrivano a completare la squadra. Nonostante i loro enormi poteri e le loro personalità frizzanti, né Morea né Marta offrono quello stesso livello di complessità che aveva portato Rea alla serie, e complice il fatto che con il loro ingresso la trama orizzontale subisce un’impennata improvvisa non hanno nemmeno il tempo di godersi le luci del palcoscenico: perché tutto ad un tratto c’è da correre

La prima stagione di Sailor Moon ha infatti uno sviluppo narrativo molto diseguale, con una prima metà incredibilmente lenta e composta quasi esclusivamente da filler e una seconda metà, al contrario, fittissima di avvenimenti: è nella seconda parte che avvengono tutte le rivelazioni importanti e i colpi di scena decisivi, come l’identità della principessa Serenity (spoilerata senza pietà nella sigla fin dal primo episodio), il condizionamento di Milord, la backstory delle guerriere sulla Luna e, infine, la battaglia contro Periglia e Metallia. Se, da un lato, i piani dei nemici (che comunque sono sempre stati bravissimi ad autosabotarsi) diventato sempre più improbabili, dall’altro la posta in gioco si alza all’improvviso e anche la storia, che già prima aveva tracce di malinconia a stemperare la spensieratezza del tono, si fa progressivamente più drammatica con la rivelazione del tragico amore tra Serenity ed Endymion e una serie di battaglie che si fanno progressivamente più dure e violente. Parlando dei villain, mi ha sorpreso positivamente constatare quanto i mostri della settimana fossero effettivamente spaventosi e sinistri, creature prive di quella comicità che caratterizzerà i nemici nelle stagioni a venire e capaci di generare qualche brivido nel momento in cui appaiono in scena. Allo stesso modo mi ha preso in contropiede notare come siano sempre i cattivi a far procedere la trama: sono i generali del Regno delle Tenebre infatti a cercare attivamente il Cristallo d’Argento, di cui Luna ignora totalmente l’esistenza fino a metà stagione, e sono sempre loro, inconsapevolmente, a innescare la trasformazione di Sailor Moon in Serenity sbloccando i ricordi della sua vita precedente. Un po’ ti viene da fare il tifo per loro a vedere quanto si impegnano e come a raccogliere i frutti del loro lavoro siano le guerriere Sailor che, tutto sommato, non fanno altro che reagire meccanicamente alle azioni dei generali. 

L’ultimo arco narrativo, da 1×43 – Litigio fasullo a 1×46 – La vittoria delle guerriere Sailor, è l’unico momento in cui le protagoniste prendano effettivamente in mano la trama e agiscano per prime sferrando un attacco al Regno delle Tenebre. È il momento in cui la serie, prima vivace e spensierata, si fa improvvisamente cupa prima con il racconto della distruzione del Regno Argentato (in 1×44 – Viaggio nel tempo) e poi con la morte di Sailor Mercury, Sailor Mars, Sailor Jupiter e Sailor Venus in 1×45 – La resa dei conti: è un episodio veramente shockante nella sua improvvisa brutalità e nello stillicidio con cui sei costretto a vedere morire tutti quei personaggi a cui ti sei affezionato nei quaranta e passa episodi precedenti. A conferma di quanto detto prima, l’ultima a rimanere in piedi insieme a Sailor Moon è Sailor Mars, che dà la vita per difendere l’amica e darle la possibilità di affrontare Periglia. Lo scontro finale è un climax ascendente veramente ottimo, che mantiene ancora il suo impatto grazie alla quantità di piccole battaglie che lo compongono, prima contro Endymion, quindi contro Periglia e infine contro Metallia; è una parabola ascendente di intensità che culmina con l’evocazione dello spirito delle guerriere, la materializzazione di quella speranza che Sailor Moon contrappone al nichilismo e alla disperazione di Periglia e Metallia, e che contribuiscono a sprigionare il pieno potere del Cristallo d’Argento, un potere al tempo stesso distruttivo, dal momento che uccide la regina del Regno delle Tenebre, e salvifico, visto che riporta in vita le protagoniste e sanifica tutto ciò che era stato corrotto dalla presenza di Metallia. 

Nel suo racconto, Sailor Moon recupera gli elementi archetipici del mito e della leggenda, costruendo una fiaba moderna con principi, principesse, streghe malvagie e animali parlanti arricchita dalle influenze della mitologia greca e della cultura giapponese. Ecco allora che il personaggio di Endymion deriva dal suo omonimo ellenico, amante della dea lunare Selene, mentre i poteri delle guerriere rispecchiano la tradizione nipponica legata ai pianeti del Sistema Solare, dove, ad esempio, Mercurio è il pianeta dell’acqua, Venere dell’oro, Marte del fuoco e così via; la stessa natura della Luna come dimora trascendente delle divinità deriva dalle leggende giapponesi, ispirazione che sarà rielaborata anche da Isao Takahata per Storia della Principessa Splendente, mentre il nome originale di Bunny, Usagi, recupera la popolare leggenda di un coniglio sulla luna in un gioco di parole mantenuto da un adattamento italiano, per una volta, decisamente ben fatto. Sailor Moon diventa in questo modo non solo una storia con una mitologia interna molto ricca, ma anche un anime dal panorama culturale incredibilmente vasto capace, allo stesso tempo, di presentarsi con il fascino universale della fiaba, capace di raggiungere e parlare a tutti grazie agli elementi universali che incorpora e rielabora nella sua trama.

Lo stile grafico della serie deve molto all’estetica tipica degli anni Ottanta e Novanta, tradendo, invece, qualsiasi fedeltà al manga originale: se l’opera di Naoko Takeuchi si caratterizzava per disegni eterei e impalpabili e uno stile essenziale al limite dello scarno, la serie adotta un design molto più concreto con forme tridimensionali e volumi solidi per i suoi personaggi. Il character design, soprattutto all’inizio è piuttosto approssimativo, con proporzioni abbozzate e personaggi dai lineamenti praticamente uguali l’uno all’altro, ma man mano che la serie procede il tratto si fa più raffinato, le forme più eleganti e anche l’animazione più elaborata; certo permangono per tutta la durata della stagione i trucchi di animazione riciclata per risparmiare tempo e risorse, come le sequenze di trasformazione e attacco o le scene che coinvolgono Periglia seduta sul suo trono, ma ai momenti emotivamente più coinvolgenti viene resa giustizia da un’animazione piuttosto buona, così come i combattimenti degli ultimi episodi godono di un’attenzione tutta particolare. L’estetica eterea del manga si ritrova però, nell’anime, nei fondali, che soprattutto durante le sequenze di combattimento contro i mostri e nei momenti cruciali del racconto si fanno quasi astratti, macchie di colore come ad acquerello in cui solo pochi tratti grafici danno l’idea del luogo in cui ci si trova; gli sfondi così onirici rendono le sequenze degli episodi molto più suggestive, un effetto alimentato anche da una colonna sonora capace di alternare brani emozionanti, come i temi dei vari combattimenti, ad altri più drammatici, come lo struggente tema di Serenity che accompagna i momenti più drammatici della storia. 

Sailor Moon è quindi ben lontano dall’essere perfetto, e il fan duro e puro del manga probabilmente disprezza questo adattamento: le differenze tra le due versioni sono veramente enormi, e non sto qui a elencarle visto che su internet è pieno di gente che l’ha già fatto. Eppure, per affermare quella che probabilmente è un’unpopular opinion, secondo me l’anime del 1992 è la versione migliore della storia di Sailor Moon, pur con tutti i suoi difetti, i suoi limiti e il suo tono a tratti infantile e sciocco: penso che questo adattamento sia riuscito a valorizzare gli elementi più solidi del manga, ad arricchire enormemente dei personaggi che nella versione cartacea hanno la tridimensionalità del supporto fisico su cui sono disegnati e ad alleggerire un tono melodrammatico e tragico che mi ha sempre reso indigesto prima il manga e poi il remake Crystal. In questa versione, soprattutto, anche i nemici hanno una personalità definita e dei piccoli archi narratici, e se Jack sconta il problema di essere il primo ad apparire sulla scena rimanendo piuttosto abbozzato, già Nevius è protagonista di una linea di trama originale che lo vede innamorarsi di Nina, la migliore amica di Bunny. Insomma, è tutto molto più ampliato e problematizzato, mantenendo però, quando necessario, la drammaticità della vicenda, l’epicità della battaglia e il carattere rivoluzionario di mostrare per la prima volta una squadra composta interamente da eroine salvare il mondo. Penso che andrò sicuramente avanti a rivedere la serie, soprattutto perché ricordo che le stagioni 2 e 3 erano le mie preferite, e spero di averti sbloccato qualche ricordo d’infanzia quando l’unico pensiero cruciale era tornare a casa da scuola in tempo per vedere polverizzato l’ennesimo mostro che ha incrociato la strada delle guerriere che vestono alla marinara. 

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14 pensieri riguardo “Sailor Moon – Stagione 1

  1. Il problema della serie l’ho sempre trovato in una protagonista in cui era impossibile empatizzare. La mia preferita era Sailor Mercury. Comunque il manga e l’anime furono un punto di svolta, da lì in poi sono nate millemila imitazioni e sicuramente è stato importantissimo.

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    1. Effettivamente Bunny può essere una protagonista abbastanza frustrante; non nego che, nella sua situazione, probabilmente non avrei agito in maniera differente, ma dopo qualche episodio può insorgere insofferenza. Anche per questo l’arrivo di Rea è salvifico!
      Sai che Sailor Mercury non l’ho mai considerata più di tanto, però riguardando la serie adesso mi è piaciuta molto: ha un carattere che non ricordavo e anche come skills è una delle più versatili. A me piaceva moltissimo Sailor Jupiter, invece, impazzivo per i suoi poteri con i fulmini e mi piacevano i colori che la identificavano (oggi la chiamerei “la sua color palette”).

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  2. Lo avevo guardato da piccolo e per un periodo ricordo di esserci andato appresso ma devo ammettere che non me lo riguarderei. Quasi cinquanta episodi in una stagione è più di quanto possa sopportare purtroppo. Comunque gli adattamenti dei nomi sono una comica, da Usagi a Bunny…in quale universo una persona con un minimo di senno chiamerebbe il figlio “coniglietto”? Già Marzio ci sta di più anche se più che un belloccio con la maschera ricorda il nome di un salumiere di provincia che ti carica il panino di mortazza ed ha addosso un grembiule talmente unto da poterlo usare come slittino da erba.

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    1. Il numero di episodi è obiettivamente fuori controllo, infatti ora come ora proporrei una visione editata con tutti i filler tagliati; uscirebbe una stagione da una ventina di episodi molto più gestibile.

      Per quanto riguarda il nome di Bunny, in realtà è la traduzione letterale di Usagi: il suo nome completo, Tsukino Usagi, si traduce con “coniglio della luna”, e si riferisce a una leggenda popolare che racconta proprio di un coniglio che vive sulla luna. Per cui sì, è un nome improbabile e inusuale in entrambe le lingue, ma l’adattamento italiano riesce a riprodurre quello che voleva dire l’autrice.

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    1. Anche io avevo pensato di guardarlo in lingua originale senza il macello dell’adattamento italiano, ma poi ho desistito; ho letto il manga e visto anche la versione Crystal, per cui diciamo che ho consapevolezza delle differenze che ci sono e delle modifiche fatte, per cui tenendole in mente mi sono concesso di cedere all’effetto nostalgia.

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  3. Mi hai sbloccato dei ricordi, altro che! Ricordo perfettamente come dopo scuola intimavo a mio nonno di correre nel traffico perchè dovevo arrivare a casa in tempo per Sailor Moon! E di come, visto che i miei genitori non volevano saperne di comprarmi i gadget di “quella roba giapponese violenta” mi facevo con carta e pennarelli gli scettri, le spille e tutto il resto. Avevo una passione smisurata per quel cartone e per Sailor Mars, che come dici tu è la meglio caratterizzata tra le guerriere. Grazie per questo bel tuffo nel passato!

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    1. Sailor Mars era la preferita di mia sorella, mentre a me piaceva moltissimo Sailor Jupiter con i poteri legati ai fulmini e il verde scuro della sua divisa.
      Mi ha fatto sorridere leggere la posizione dei tuoi genitori, perché in realtà anche i miei sono sempre stati piuttosto severi con la televisione supervisionando attentamente quello che potevamo vedere oppure no; Sailor Moon ha passato l’esame, probabilmente perché i combattimenti, in realtà, sono molto brevi e raramente brutali, e il tono generale molto leggero e ironico. Ricordo però delle obiezioni di mia mamma molto più avanti nella serie, nell’episodio drammaticissimo in cui sembra che Sailor Uranus e Sailor Neptune siano morte per ottenere i talismani. Però vediamola così: hanno sviluppato la tua creatività facendoti lavorare con carta e pennarelli!
      Sono sempre a disposizione per dei viaggi lungo il viale dei ricordi, prima o poi mi metterò a guardare la seconda stagione e ripartiamo!

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  4. Vidi Sailor Moon da adolescente e mi piacque un sacco, sempre sospesa tra drammi e demenzialità!
    In particolare modo, nella serie animata classica, mi piace la terza serie, che ho sempre trovato molto lovecraftiana (pur calcolando la tara degli accessori cuoricinosi, le marinarette etc).
    Come guerriere mi piaceva molto Sailor Venus… nella prima serie, poi l’hanno deviata verso l’ochetta svampita e mi è dispiaciuto molto. Solo tanti anni dopo ho scoperto che era il suo reale carattere sin dal fumetto 😅

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    1. Esatto, è proprio quell’equilibrio tra dramma e comicità demenziale che me lo fa preferire molto al manga e alla versione Crystal, che invece sono decisamente più spostati verso la tragedia e il melodramma che alla lunga mi stomaca.
      La terza serie è anche la mia preferita, principalmente per l’ingresso di Sailor Uranus e Sailor Neptune: ho sempre amato il loro modo di combattere e il loro atteggiamento così diverso da quello delle protagoniste, meno zuccherose e più rivolte a portare a termine la missione a qualsiasi costo. Per me sono due dei personaggi migliori della serie.
      Effettivamente Sailor Venus subisce una riscrittura notevole da una stagione all’altra (così come da un arco all’altro del manga): la sua entrata in scena è molto suggestiva e dimostra davvero il carattere che dovrebbe avere da leader delle guerriere, poi invece diventa frivola e infantile ancora più di Bunnny. Peccato, perché i suoi poteri mi sono sempre piaciuti molto, sia quello con la luce sia la catena.

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