Coraline, di Neil Gaiman

Anche quest’anno, nell’approssimarsi di giugno, mi si è presentato lo stesso problema dell’anno scorso: cosa dare da leggere ai ragazzi durante le vacanze estive? Se l’anno scorso me l’ero cavata tutto sommato a buon mercato con i vari Harry Potter e Roald Dahl, stavolta avevo intenzione di puntare decisamente più in alto visto il loro passaggio verso le scuole medie, e ho cercato dei titoli che potessero apparire, se non proprio una sfida, quantomeno un minimo più complessi e profondi. Avevo intenzione anche di spaziare con i generi, così che tutti potessero trovare qualcosa che rispondesse ai propri gusti, e nel momento in cui sono arrivato all’horror non avevo alcun dubbio su cosa scegliere: Neil Gaiman è una certezza per le fiabe nere e l’horror per ragazzi, e Coraline è senza dubbio uno dei suoi capolavori. Per la cronaca, sempre di Gaiman ho consigliato anche Il Figlio del Cimitero, ma questa è un’altra storia.

d3c6840445537d739c35028747f1981aLa trama del libro è molto semplice. Coraline è una bambina che vive insieme ai genitori in un piccolo condominio popolato da bizzarri abitanti. Mamma e papà non sono genitori cattivi, quanto distratti e troppo presi dai rispettivi lavori per occuparsi della figlia come lei vorrebbe. Un giorno, Coraline scopre una porta, in salotto, che non va da nessuna parte se non su un muro di mattoni; di notte, però, dalla porta si forma un corridoio che conduce in un appartamento identico al suo e abitato da due copie identiche dei suoi genitori. L’altra madre e l’altro padre sono molto più gentili e affettuosi dei veri genitori di Coraline, ma non sono del tutto umani, come testimoniano i grandi bottoni neri che hanno cuciti sugli occhi. Inizialmente deliziata dalle attenzioni e dalle premure che riceve, Coraline scopre molto in fretta di essere caduta in una trappola, e dovrà usare tutta la sua astuzia per sfuggire all’altra madre e tornare a casa.

Coraline è un romanzo molto agile e snello, un libro che si legge tranquillamente in un pomeriggio ma ha un modo speciale di restare con te per molto tempo anche dopo averlo terminato, principalmente per le atmosfere che riesce a creare. È sicuramente un romanzo per ragazzi, senza però essere limitato in alcun modo da questa etichetta, come d’altronde tutte le opere di Neil Gaiman: per quanto giovane possa essere il suo pubblico, Gaiman non si dimostra mai timido e non esita a spostare sempre più in alto il livello del racconto, sfidando la mente dei suoi lettori ma premiandoli una volta giunti alla fine con una storia straordinaria. Coraline è un libro molto sinistro e inquietante, soprattutto nella seconda parte, ha dei momenti genuinamente disturbanti, come l’ultimo incontro della protagonista con l’altro padre, ed è sempre perfettamente tangibile il senso di pericolo e di urgenza che caratterizza la sfida tra Coraline e l’altra madre, un’avversaria che, ci si rende subito conto, ha intenzione di giocare sporco ed è pertanto imprevedibile.

Se da un lato questo fa sì che si tratti di un romanzo da consigliare con cautela, secondod44c8c97c085a1d89e5d10a11d1a8872 me, e a lettori non troppo piccoli, è altrettanto vero che proprio la sua natura spaventosa lo rende così speciale e divertente. Non ci sono molti libri come Coraline, storie in cui si ritiene non solo appropriato spaventare i bambini ma, in un certo senso, consigliabile, perfino, come accadeva nelle vecchie fiabe quando il lupo si preparava a saltare addosso a Cappuccetto Rosso. Coraline recupera non solo il fascino e la magia della fiaba, ma anche i suoi aspetti più tetri intesi a mettere in guardia i suoi giovani lettori e fornirgli gli strumenti per combattere e superare tutti gli avversari che potranno trovarsi di fronte lungo il cammino; una funzione fondamentale che la narrativa per l’infanzia ha ormai perso in modo quasi irrimediabile a favore di storie innocue e rassicuranti, ma, per questo, in ultima analisi inutili. Sempre a questo proposito è interessante riportare un aneddoto raccontato da Neil Gaiman stesso, il quale, durante le letture pubbliche del libro, notava come gli adulti fossero mediamente più spaventati dei bambini, i quali invece seguivano eccitati il racconto fiduciosi del fatto che sarebbe finito bene.

Tutto questo è reso possibile anche dalla creazione di uno dei migliori villain per la letteratura dell’infanzia. L’altra madre è simile a un uomo nero, un boogeyman, che attira una vittima inconsapevole con la lusinga di offrirle quello che desidera solo per poi chiudere le sue fauci su di lei. L’altra madre può essere vista come la perversione dell’ideale di madre, una maternità che si realizza tramite il possesso e il consumo di un essere umano per il soddisfacimento del proprio ego e del proprio narcisismo; nelle sagge parole del gatto, quando Coraline gli chiede cosa voglia da lei l’altra madre, l’animale risponde che probabilmente desidera qualcosa da amare che non sia lei stessa – o forse ha soltanto fame. La reale natura dell’altra madre non è mai spiegata del tutto – d’altronde fa sempre più paura qualcosa che non si conosce piuttosto che qualcosa di noto – e anche questo contribuisce a rafforzare la sua carica metaforica di un rapporto madre-figlia deviato in cui la soddisfazione dei desideri della protagonista è soltanto lo zuccherino che il mostro usa per attirarla nella trappola. Il punto di Coraline, quindi, è non solo battere il mostro, ma anche superare i propri piccoli egoismi, visti come il punto debole che portano la protagonista a cedere alle lusinghe del cattivo.

261f64ec9d0b1b10665e04cacb25fc72Lo stile è quello tipi di Gaiman, con una prosa che riesce ad essere semplice ma infinita allo stesso tempo. Complice anche il target molto giovane, la prosa scorre spedita, così come la storia, che non si perde tanto per strada ma procede velocemente verso il finale senza però apparire mai frettolosa o superficiale: Gaiman ha evidentemente molta fiducia nella sua storia e nella sua protagonista, e non sente il bisogno di appesantire il racconto di sottotrame o personaggi secondari. Le frasi sono piuttosto brevi e concise, ma ognuna di loro è talmente densa da richiedere di essere lasciata a risuonare nella mente e nell’immaginazione, come il rintocco di una campana capace di creare mondi interi a ogni suono. Come sempre, Gaiman ha un modo davvero magico di raccontare, un modo che riesce a rendere anche le frasi più comuni suggestive e fantastiche, come se dietro a ognuna ci fossero moltitudini di realtà da esplorare e delle quali ci viene concesso solo di scorgere uno spiraglio. L’edizione che ho io, degli Oscar Mondadori, è impreziosita dalle illustrazioni di Dave McKean, che se possibile rafforzano ancora il senso di meraviglia delle parole di Gaiman: ogni illustrazione appare simile a un’incisione, e le immagini sembrano sfidare il confine tra reale e onirico, concreto e astratto, esattamente come la prosa dell’autore.

Insomma, Coraline è un libro bellissimo, che mi sento di consigliare a tutti, anche ai bambini, diciamo, dai 9-10 anni. Probabilmente hai visto anche il film tratto dal romanzo, un cartone animato in stop-motion altrettanto bello che però, secondo me, appare troppo diluito rispetto al racconto asciutto e conciso di Neil Gaiman – sebbene, per stessa ammissione del regista, se non avessero ampliato un minimo la storia sarebbe stato impossibile farne un lungometraggio. Anche in queste giornate così soffocanti, Coraline è perfetto per avere un piccolo brivido leggendo un ottimo esempio di letteratura per ragazzi.

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7 pensieri riguardo “Coraline, di Neil Gaiman

  1. “L’altra madre può essere vista come la perversione dell’ideale di madre, una maternità che si realizza tramite il possesso e il consumo di un essere umano per il soddisfacimento del proprio ego e del proprio narcisismo”. E’ proprio così, amico mio. Molte donne (anzi, direi molti adulti in generale) decidono di fare un figlio soltanto perché arrivati ad una certa età la vedono come una tappa fondamentale per una piena realizzazione personale (e quindi, come hai detto tu, per soddisfare il loro ego). Di conseguenza, una volta raggiunto l’obiettivo di diventare genitori, tenderanno a disinteressarsi di ciò che viene dopo, ovvero la lunga e difficile opera di educazione dei figli. Molti bambini crescono quindi allo stato brado, senza aver mai ricevuto le attenzioni di cui avrebbero avuto bisogno fin dalla più tenera età. E quando qualcuno prova a dargli le attenzioni e l’educazione che gli sono mancate in precedenza (una maestra,, un professore, un allenatore o chiunque altro) spesso è già troppo tardi per raddrizzarli.

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    1. Purtroppo lo so bene, anche se all’inizio mi sembrava impossibile. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente famigliare pieno di amore, per cui rendermi conto che non per tutti era così mi ha lasciato di sasso. Come sai, poi, nell’ultimo anno e mezzo ho iniziato a lavorare nella scuola, e lì le ho davvero viste un po’ tutte: da genitori molto anziani che non sapevano come gestire la figlia, ad altri giovani e volenterosi ma altrettanto spaesati, fino, appunto, ad una madre che trattava il figlio come una scocciatura e gli prestava solo quel minimo di attenzione indispensabile per non essere accusata di negligenza. E’ terribile, e vederlo succedere senza poterci fare niente, o comunque ben poco, è straziante. Tra l’altro è un argomento di cui parleremo ancora, e spero in modo più approfondito, tra qualche mese sempre qui, quando per il Marathon day verrà il turno di Rapunzel.

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      1. Io che nella scuola ci lavoro da più tempo posso dirti che l’ultima categoria di genitori che hai citato (ovvero quelli che vedono i figli come una scocciatura e gli prestano un po’ di attenzione solo quando non possono farne a meno) è di gran lunga la più diffusa. Grazie per la risposta! 🙂

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  2. Purtroppo lo so bene, anche se all’inizio mi sembrava impossibile. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente famigliare pieno di amore, per cui rendermi conto che non per tutti era così mi ha lasciato di sasso.

    Come sai, poi, nell’ultimo anno e mezzo ho iniziato a lavorare nella scuola, e lì le ho davvero viste un po’ tutte: da genitori molto anziani che non sapevano come gestire la figlia, ad altri giovani e volenterosi ma altrettanto spaesati, fino, appunto, ad una madre che trattava il figlio come una scocciatura e gli prestava solo quel minimo di attenzione indispensabile per non essere accusata di negligenza. E’ terribile, e vederlo succedere senza poterci fare niente, o comunque ben poco, è straziante.

    Tra l’altro è un argomento di cui parleremo ancora, e spero in modo più approfondito, tra qualche mese sempre qui, quando per il Marathon day verrà il turno di Rapunzel.

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    1. Devi, assolutamente! In realtà scrive per lo più fantasy, che a volte tendono all’horror. Coraline è un ottimo punto di partenza, secondo me, insieme a Nessun dove, che è un urban fantasy, e Stardust, un fantasy molto più fiabesco; se invece vuoi iniziare ancora più soft puoi cercare una sua raccolta di racconti (ti consiglio Il cimitero senza lapidi e altre storie nere), mentre se te la senti di partire già con qualcosa di impegnativo puoi buttarti su American Gods.

      Ha poi una sterminata produzione di fumetti, dove si colloca anche il suo capolavoro, Sandman (non andare a leggere su Wikipedia, perché spoilera di brutto impunemente).

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