MerMay #18 : Mad about Men

Ti ho parlato, giorni fa, di quale sorpresa sia stato per me Miranda, un film dal quale non avevo idea di cosa aspettarmi e che ho trovato, con mia grande sorpresa, molto divertente e che mi sono goduto molto. Facendo ricerca priva di scriverne la recensione ho scoperto dell’esistenza di un sequel, Mad about Men, con il ritorno di Glynis Johns e Margareth Rutherford nei ruoli della sirena Miranda e della sua bizzarra infermiera Carey; questa volta, comprensibilmente, le aspettative erano molto più alte, e forse anche per questo motivo non sono arrivato alla fine del film completamente soddisfatto di quello che avevo visto, dal momento che Ralph Thomas ci prova ma non riesce a replicare la brillantezza del film originale.

Caroline Trewella (Glynis Johns) è una maestra, fidanzata con il pedante Ronald (Peter Martyn); in vacanza nella vecchia casa di famiglia, Caroline scopre una lunga scala che conduce in una grotta sotterranea, abitata da due sirene, la svampita Berengaria e la bellissima Miranda. Stupita dalla somiglianza con Miranda, Caroline realizza che debba trattarsi di una lontana parente, e la sirena approfitta del loro aspetto identico per chiederle di cederle il suo posto e permetterle di visitare ancora una volta la superficie; Caroline accetta, e la sirena torna a seminare il caos e spezzare cuori, aggiustando, nel frattempo, la situazione sentimentale di Caroline. 

Se dovessi scegliere un aggettivo per definire Mad about Men, userei “ingenuo”: nessuno si pone domande, nessuno si stupisce di nulla, ti viene chiesto di credere a salti logici talmente arditi da provocare horror vacui e, in generale, nessuno sullo schermo si comporta come un normale essere umano farebbe. Se da un lato è vero che anche Miranda, a suo tempo, era caratterizzato da una certa spensieratezza nella sceneggiatura, che sorvolava elegantemente sul senso di quanto raccontato per concentrarsi sull’aspetto comico della vicenda, Mad about Men estremizza questo atteggiamento puntando tutto sulle battute e i doppi sensi (per la verità molto divertenti) ma dimostrando un totale disprezzo per qualsiasi pretesa di realismo: è uno di quei film che devi guardare senza esercitare la logica con troppa convinzione, lasciandoti trascinare dalla vicenda e dal carisma degli attori senza pretendere che tutto, alla fine, abbia un senso.

Anche in questo caso lo spunto comico deriva dal carattere frivolo e civettuolo di Miranda, ma se nel primo film questa sua caratteristica si inseriva nel suo innocente desiderio di scoprire il mondo degli uomini ora è invece sfruttato come un’arma dalla sirena, che lo usa con l’esplicito desiderio di sedurre un uomo di suo gradimento per Caroline – che mai le ha chiesto di fare nulla del genere! È un ritratto molto più cinico e manipolatorio di Miranda quello che emerge da Mad about Men, sempre attratta dagli uomini e desiderosa di esercitare il suo potere su di loro ma, al tempo stesso, presuntuosa nella sua convinzione di sapere cosa sia meglio per una donna che non conosce e quasi indifferente alle conseguenze che il suo atteggiamento potrà avere. Se Miranda fa ridere perché si tratta, in definitiva, di un gioco dove nessuno si fa davvero del male, in Mad about Men viene sconvolta la vita di una persona senza che lei lo abbia chiesto, senza che lei ne sia consapevole e soprattutto senza mai preoccuparsi se sia quello che lei effettivamente voglia; il finale, dall’inedito retrogusto amaro, ha l’aspetto di una manipolazione psicologica, dal momento che Caroline si sente costretta ad accettare l’uomo che Miranda ha scelto per lei e a modificare la sua personalità e il suo carattere seguendo l’esempio della sirena. 

Una trama molto meno spensierata e più problematica, quindi, trattata però con una superficialità e, come dicevo in apertura, un’ingenuità davvero disarmanti. Nulla viene mai approfondito, dei molti problemi sollevati dal film, nessuna azione di Miranda viene esaminata nelle sue potenziali conseguenze – non ce ne sono mai – e il punto di vista di Caroline, in definitiva, non importa a nessuno: attraverso le azioni di Miranda capiamo che l’atteggiamento misurato e contenuto di Caroline è sbagliato, ma non viene mai elaborato perché dovrebbe essere sbagliato o per chi, né viene mai data l’opportunità a Caroline di esprimersi sulla rivoluzione che la sirena ha operato sulla sua vita. A stemperare la tensione che emerge, quantomeno nella mente dello spettatore se non proprio all’interno del film, è l’umorismo che permea la sceneggiatura, sempre brillante nell’uso del paradosso e del doppio senso per raccontare il punto di vista di una sirena in visita sulla terraferma. Anche in questo caso, tuttavia, non si riesce a replicare il felice equilibrio di Miranda, dal momento che alcune gag appaiono ormai vecchie, come l’abitudine della protagonista di nutrirsi solo di pesce crudo e acqua salata o la sua noncuranza nel nascondere la coda da pesce, e la comicità fracassona di Berengaria diventa, a lungo andare, piuttosto fastidiosa, quasi quanto il suo tono di voce irritante. 

Mad about Men non è quindi un sequel all’altezza, secondo me, ma un film che cerca di lucrare sul successo del suo predecessore per costruire una nuova commedia priva del lustro e della genuinità che aveva caratterizzato il film originale. Glynis Johns è sempre adorabile anche quando le azioni del suo personaggi appaiono discutibili, ma è davvero troppo poco per redimere un film che più volte mi ha fatto sospirare e controllare quanto mancasse prima della fine; se vuoi un consiglio, piuttosto, riguarda Miranda e dimentichiamo che un sequel sia mai esistito. 

MerMay

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