Doctor Strange nel Multiverso della Follia

Tra le moltissime cose uscite nelle settimane e nei mesi passati di cui sto piano piano parlando c’è anche l’ultimo, in senso cronologico, lungometraggio del Marvel Cinematic Universe, un universo supereroistico ormai talmente tentacolare da non sapere più bene dove sia la testa – e quel che è peggio, secondo me, non lo sa più nemmeno lui. Doctor Strange nel Multiverso della Follia era un film molto atteso, quantomeno da me, e le aspettative erano comprensibilmente alte: Stephen Strange è uno dei pochi personaggi che ha potuto contare su un film che, a fronte di una trama piuttosto formulaica, aveva un’estetica talmente personale da renderlo davvero memorabile, e c’era la curiosità di scoprire come questa visionarietà sarebbe stata declinata una seconda volta. A questo si sommava l’interesse per Wanda post-Westview, la speranza che finalmente il concetto del multiverso iniziasse a essere esplorato in maniera sistematica e, non ultimo, il grande nome di richiamo: Sam Raimi, regista del film dopo una lunga e fortunata carriera che qui viene particolarmente celebrata. C’è stato lungo e greve riflettere su Doctor Strange nel Multiverso della Follia nelle settimane passate tra quando ho visto il film e ho aperto questo documento (ieri), e se è vero che gran parte del mio entusiasmo iniziale si è raffreddato, è altresì vero che, come il primo capitolo, rimane un film interessantissimo per il suo aspetto visivo e con alcune trovate tra le più originali dell’intero MCU.

Strange (Benedict Cumberbatch) ha gli incubi, dove sogna di essere ucciso da un demone mentre cerca di proteggere una ragazza, America Chavez (Xochitl Gomez) in grado di aprire varchi nel multiverso. Sogno e realtà si fondo, però, quando Strange incontra effettivamente America ed è costretto a salvarla da un mostro gigantesco spuntato, si suppone, da un universo parallelo. In cerca di spiegazioni e aiuto Strange contatta Wanda (Elizabeth Olsen), che si rivela tuttavia vittima dell’influenza oscura del Darkhold, il libro di magia nera che aveva sottratto ad Agatha; Wanda, che ormai si identifica completamente nell’identità di Scarlet Witch, dà da tempo la caccia ad America per appropriarsi del suo potere e poter controllare il multiverso, in modo da poter recuperare Billy e Tommy, i figli perduti, e tenerli al sicuro da qualsiasi eventuale minaccia da questo universo e da tutti gli altri. Strange è deciso a impedire a Wanda di realizzare il suo scopo: let’s fight!

Sono uscito dalla sala, dopo la visione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, galvanizzato: già in quel momento ero consapevole che la trama del film fosse probabilmente la più esile mai raccontata in un film del MCU, che già raramente brilla per profondità e complessità, e che gran parte degli avvenimenti che accadono non reggerebbero a un’analisi logica approfondita, eppure avevo scelto di lasciarmi conquistare e divertire da un film che, a essere onesti, l’ha fatto. Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un film di grande intrattenimento, ma, in definitiva, è come un’abbuffata di junk food: ti riempie, ti soddisfa, ma non ti nutre e non ti fa bene. Per usare un’altra metafora che adotto spesso, è come il classico pacco regalo coloratissimo che tuttavia, una volta aperto, si rivela vuoto: è un film che ti stordisce con un sacco di azione, con un ritmo indiavolato dalla prima all’ultima scena, con un sacco di colori, un sacco di rumori, un delirio di effetti speciali ma che, in definitiva, non porta i personaggi più avanti di dove fossero in precedenza. E questo è un difetto davvero capitale.

La breve sinossi che ho scritto del film è, in realtà, tutto quello che effettivamente accade nel corso delle sue due ore di durata, e dove quel “let’s fight” riassume completamente il secondo e il terzo atto: Doctor Strange nel Multiverso della Follia è il racconto di una lunghissima battaglia contro Wanda, il racconto di due personaggi OP che se le danno di santa ragione utilizzando tutte le armi a propria disposizioni finché uno vince perché l’altro si arrende. Il resto, il concetto del multiverso, la magia, i cameo e così via, sono tutti accidenti, elementi posizionati per mettere un minimo di ciccia sulle nude ossa di una storia che avrebbe potuto girarsi anche senza una sceneggiatura; è un picchiaduro, un lungo match di Tekken in cui la trama è soltanto un contorno superfluo che aggiunge un velo di lore a quello che interessa davvero, ossia divertirsi nel picchiare il proprio avversario – in questo caso vedere i due avversari che si picchiano, per quanto faccia sempre male, quantomeno a me, vedere due ex-alleati che si scontrano. Anche Spider-Man: No Way Home aveva una trama molto semplice, ma lì l’attenzione era tutta su Peter, la sua evoluzione come persona e come supereroe e il completamento del viaggio di formazione iniziato in Spider-Man: Homecoming con il suo ingresso definitivo nell’età adulta; qui non si può nemmeno contare sull’approfondimento dei personaggi, dal momento che perfino Wanda, che rappresenta il vero fulcro emotivo del film, alla fine di Doctor Strange nel Multiverso della Follia si ritrova esattamente nello stesso punto in cui si trovava alla fine di WandaVision.

Oltre a essere dello spessore della carta velina, ma forse coerentemente con questo fatto, la trama del film è anche piena di inconsistenze; d’altronde non si può pretendere che qualcosa di esile sia anche robusto, sarebbe un ossimoro. All’inizio del film siamo inseguiti da un demone che ci dà la caccia e che sembra essere la peggior minaccia per America: di questo demone ci dimentichiamo e non ne parleremo mai più. Il Libro del Vishanti, che appare fin dal prologo insieme al demone di cui ho appena parlato, sembra l’oggetto magico definitivo, quello da recuperare a tutti i costi per contrastare il Darkhold; ed è così, almeno finché il Vishanti non viene distrutto da Wanda dopodiché basta, ma sì, era importante ma tutto sommato ci sono altri modi. Wanda si fissa che deve a tutti i costi possedere i poteri di America, quando, se avesse semplicemente chiesto aiuto, tutti si sarebbero probabilmente fatti in quattro per aiutarla. Si fissa anche (abbiamo capito che Wanda è una donna particolarmente ossessiva) con una coppia particolare di Billy e Tommy, quando, data la definizione di multiverso, ce ne sono infinite e tutte dalla storia leggermente diversa; il pensiero che cercare una coppia di gemelli orfani e dare loro una casa non la sfiora nemmeno, così come è del tutto dimenticato Visione, su cui non si spende una sola parola per tutto il film (giustamente, un’ossessione alla volta: prima ha sollevato un casino per riavere Visione, adesso uno ancora più grande per riavere i figli; meno male che non era particolarmente affezionata a Sparky, il cane che ha avuto brevemente in WandaVision, altrimenti sarebbe partita per la tangente per riavere anche lui).

La lista potrebbe andare avanti, ma quello che conta sottolineare è che si tratta di un film che ti chiede di non soffermarti a interrogarti troppo a lungo su quello che succede, o al quale, comunque, non interessano le questioni che potresti sollevare; in questo è un’opera molto rilassante, dal momento che esige che tu spenga il cervello, ma dall’altro rischia di diventare frustrante se applichi un minimo di analisi a ciò che passa davanti ai tuoi occhi. A questo si aggiunge l’uso criminale che è stato fatto degli Illuminati, presentati come il non plus ultra dei supereroi multiversali e tutti massacrati con estrema facilità da Wanda (Wanda ammazza un sacco di gente, Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un film violentissimo e molto brutale per gli standard family-friendly del MCU), e del multiverso, di cui, tutto sommato, non si è visto granché. Approcciando il film mi aspettavo che il multiverso fosse un modo per portare effettivamente in scena Billy e Tommy in pianta stabile, magari in una loro versione più grande da aggiungere, eventualmente, agli altri, molti, superadolescenti che abbiamo visto introdurre negli ultimi due anni; e invece nulla, si è girato un po’ intorno alle stesse questioni di WandaVision per risultare, in definitiva, in un nulla di fatto.

Però, a questo punto, potresti dirmi: ammazza, Daniele, stai spalando fango su questo film da quasi due pagine, come hai fatto a uscire eccitato dal cinema? Perché da un punto di vista dell’inventiva, delle idee, delle trovate visionarie, spicca sopra la maggior parte dei film del MCU, e grazie a queste caratteristiche ha un’identità talmente precisa a caratterizzarlo che è impossibile confonderlo con altri, come invece potrebbe accadere con la maggior parte dei lungometraggi Marvel. La mano di Sam Raimi si sente moltissimo alla regia, così come il suo agio nel navigare l’horror e il grottesco senza paura di risultare spaventoso o ridicolo, ma ricercando virtuosisticamente quei due risultati fino a farli diventare una cifra estetica propria del film. I combattimenti sono i più brutali che si siano mai visti nel MCU sfiorando talvolta lo splatter, c’è sangue dappertutto, teste che esplodono, persone tagliate a metà, occhi che saltano, corpi decomposti: Sam Raimi non ha paura di niente, e inietta nel MCU una dose forse necessaria di personalità per rinvigorire un universo narrativo che rimane sempre troppo simile a sé stesso per potersi davvero rinnovare e far diventare memorabili i suoi film al di là dei grandi archi narrativi che scrive. Allo stesso modo trovate come la versione zombi di Strange strizzano l’occhio, con il loro umorismo macabro, ai momenti più ispirati di Evil Dead 2 e Army of Darkness, in cui l’orrore e la commedia si fondono in un prodotto che è maggiore della somma delle sue parti e in cui i diversi sapori si esaltano a vicenda. Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un film che non ha paura, non ha paura di apparire spaventoso, non ha paura di apparire sciocco, e soprattutto non ha paura di osare, di tentare nuove soluzioni: la battaglia tra i due Strange giocata a colpi di musica potrebbe essere la singola cosa più originale e ricca di inventiva che si sia vista nel MCU da un sacco di tempo a questa parte. Alla lunga, comunque, diventa tutto semplicemente troppo, come nella metafora sul junk food che ho citato all’inizio, e alla lunga diventa evidente come si tratti di un trucco per distrarti e non farti notare come, in realtà, non ti stia dicendo nulla.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia è quindi un film divertente, certo, ricco di carisma e di personalità, cosa che molti suoi colleghi non hanno, ma è un film semplicistico e superficiale, che introduce grandi argomenti per non affrontarne nessuno. Con questo non voglio dire che un film non possa essere semplice intrattenimento, tutto il Marvel Cinematic Universe lo è, ma non mi è mai sembrato così tanto che, oltre all’intrattenimento, non ci fosse davvero altro; oltre a una mano coraggiosa alla regia sarebbe servita una penna altrettanto spinta alla sceneggiatura, scritta da Michael Waldron che ci ha offerto la prima stagione di Loki (che non mi aveva conquistato) e uno degli episodi, per me, meno memorabili di Rick & Morty. Proprio come in Loki, oltretutto, si assiste qui a un ennesimo set-up del multiverso che tuttavia ancora non ci si decide a utilizzare per davvero: è un concetto che ormai è già stato introdotto diverse volte, ma non è ancora chiaro cosa se ne voglia fare, quale trama finalmente lo coinvolgerà o se sarà soltanto un espediente per introdurre nuovi personaggi e linee narrative (perché già sono pochi…) come i Fantastici 4 e gli X-Men. La Fase 4, per come sta procedendo, è tutto un introdurre un sacco di gente nuova e stuzzicarti con una storyline potenzialmente interessante ma che non ci si decide a far partire; è un gioco pericoloso perché alla lunga rischia di scoppiare in mano agli autori, per cui mi auguro che si inizi effettivamente a mettere un po’ di carne su un fuoco che, a questo punto, è acceso già da un anno.

Marvel Cinematic Universe: Fase 4

9 pensieri riguardo “Doctor Strange nel Multiverso della Follia

  1. io volevo andarlo a vedere al cinema ma per gli orari del mio nuovo lavoro non c’è l’ho fatta
    volevo perke docstr1 mi era piaciuto molto e un film marvel ‘horror’ mi stuzzicava parecchio come idea

    ma da quello che leggo e sento in giro ho fatto bene a non andare

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  2. Non posso che darti ragione, senza dubbio se solo ti metti a pensare un secondo o ti fai una qualsiasi domanda sulla trama o sulle motivazioni dei personaggi il castello crolla. Eppure, come dici tu, è un film divertente che scivola via, grazie alla mano sapiente di Sam Raimi che sa come fare un film e come dargli un tono divertente e dark al tempo stesso. Alla fine quello che resta in mente sono i camei blasonati e poco altro. Nella battaglia a colpi di musica giuro che ho pensato sarebbe arrivato Topolino con le scope!

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    1. Topolino apprendista stregone sarebbe stato un bel tocco, peccato nessuno ci abbia pensato!
      Esatto, è divertente ma senza alcuna pretesa di qualsiasi altro tipo; è un peccato, perchè se si fossero sforzati di scrivere qualcosa di un po’ più complesso ci troveremmo probabilmente di fronte a uno dei migliori film del MCU; invece, se va bene, ce ne ricorderemo per un po’ e poi finirà inglobato nel mare indistinto insieme a tutti gli altri film.

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    1. Esatto, non hanno nemmeno ancora iniziato a usarlo come si deve e già sta impazzendo come una maionese. Secondo me c’è davvero il rischio di mandare tutto in vacca se non fanno attenzione alle prossime mosse. Ho idea però che, per vederlo effettivamente in azione, dovremo aspettare Ant-Man: Quantumania, a Febbraio.

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      1. Guarda dopo Ant-Man and The Was, Quantumania se lo possono anche tenere per quanto mi riguarda. Mi spiace se qualcuno lo ha amato, ma io proprio no. Il problema secondo me è che ormai la trama di tutti questi film è completamente bucata. E il multiverso mi sembra un goffo tentativo di metterci una pezza.

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  3. Io non vedevo l’ora di vederlo perché Raimi mi mancava troppo. E infatti mi sono molto divertito. Alcuni momenti sono geniali (come il combattimento a suon di note musicali), ma temo che in mano a un altro regista mi avrebbe lasciato del tutto indifferente. Poi non sopporto il fatto che i film si colleghino alle serie tv.

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    1. Sam Raimi è indubbiamente il singolo elemento che fa funzionare il film; per me da solo non basta a salvarlo del tutto ma il suo tocco si sente ed è rinfrescante. Oltre alla battaglia musicale tutta la parte con Strange zombi mi ha fatto impazzire!
      Purtroppo ormai nel MCU tutto è collegato a tutto, è diventato un mostro dalle mille teste e faccio fatica anche io a tenere il filo di tutto. Paradossalmente, secondo me, proprio nel momento di massima popolarità rischia di diventare un prodotto di nicchia, solo per quegli appassionati che non si perdono una puntata. Onestamente, visto in media come stanno uscendo, avrei fatto a meno delle serie tv.

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