Sandman – Libro Primo: Preludi e Notturni, di Neil Gaiman

Finalmente abbiamo una data per il debutto della serie tv tratta da Sandman, il graphic novel e capolavoro, per me, indiscusso di Neil Gaiman; dal momento che è coinvolta Netflix ho paura che la sua riuscita sarà un terno al lotto, ma il trailer e il materiale promozionale rilasciato sembrano buoni per cui ho deciso di mantenere, contro ogni ragionevolezza, alte le aspettative in vista di, eventualmente, scriverne male qua sopra. Per prepararmi all’arrivo della serie, comunque, ho deciso di ripassare il fumetto, che ho letto diversi anni fa in ebook e poi religiosamente acquistato nella riedizione Deluxe uscita qualche anno fa; sono volumi che non avevo ancora letto per intero, per cui ho anche finalmente dato un senso all’acquisto che ho fatto. Avevo qualche timore a riapprocciare Sandman dopo tutto questo tempo, come ogni volta in cui mi avvicino a storie di questa portata, ma mi è bastato leggere qualche pagina del primo volume, Preludi e Notturni, per riscoprire tutta la magia che mi aveva fatto innamorare la prima volta del fumetto – e del suo autore, che ho scoperto proprio con Sandman

La fuga di Sogno alla fine di #1 – Sleep of the Just.

La vicenda inizia nel 1916, quando lo stregone Burgess svolge un pericoloso incantesimo per intrappolare la morte; il rituale non va come previsto, e al suo posto Burgess cattura Sogno che, ancora incosciente, viene spogliato dei suoi oggetti magici e rinchiuso in una prigione dove rimane per settant’anni. Tornato libero per una leggerezza dei suoi carcerieri, Sogno, debilitato dalla lunga prigionia, si mette alla ricerca degli oggetti che gli sono stati rubati, un sacchetto pieno di sabbia, un elmo e un rubino, ognuno dei quali contiene parte dei suoi poteri e della sua essenza stessa; ma nel corso dei decenni questi oggetti sono passati di mano in mano e finiti nei luoghi più improbabili, e proprio quando la missione sembra conclusa il supercriminale John Dee fugge dalla prigione di Arkham per batterlo sul tempo e sfruttare il potere del rubino per conquistare il mondo. 

La congiunzione astrale per cui noi, oggi, abbiamo Sandman è straordinaria, un mix improbabile di fortuna, follia, coraggio e ovviamente talento da parte di Neil Gaiman. Allora autore di fumetti ancora alle prime armi, Gaiman si fa notare negli anni Ottanta per il reboot del personaggio di Black Orchid, resa protagonista di una miniserie da quattro numeri che ne riscrivesse le origini e desse avvio a una nuova collana; la serie vende bene, e questo dà a Gaiman la possibilità di scegliere un altro personaggio, da una rosa di possibilità, di cui realizzare un reboot. Sandman era un personaggio minore della DC Comics nato negli anni Settanta e che mai ha realmente spiccato all’interno del panorama supereroistico; quando Gaiman lo prende in mano, forte della libertà creativa lasciatagli, ha in mente di trasformarlo in qualcosa di completamente diverso, non più un supereroe ma la personificazione del sogno stesso, intorno al quale costruire una mitologia tra le più ampie, complesse e stratificate che abbia mai trovato in un fumetto. Libertà creativa non significa, però, totale carta bianca, e gli editor della DC mettono subito dei paletti: Gaiman può sperimentare quanto vuole con il personaggio, ma solo per una miniserie di otto numeri, durante la quale si deciderà il destino della testata. Il resto, come si dice, è storia: la miniserie di otto numeri costituisce l’arco narrativo di Preludi e Notturni, e dopo quello la serie andrà avanti fino al numero 72 diventando uno dei titoli più influenti e amati nella storia del fumetto contemporaneo. 

Uno di questi demoni possiede l’elmo di Sogno, in #4 – A Hope in Hell

La natura sperimentale che inizialmente ha avuto Sandman è molto evidente in Preludi e Notturni, dal momento che contiene una storia perfettamente autoconclusiva capace di offrire una lettura soddisfacente anche nel malaugurato caso in cui la serie avesse dovuto interrompersi con il #8 – The Sound of her Wings: tutti i nodi narrativi vengono sciolti, l’arco del personaggio di Sogno si compie, e tutti gli spunti che verrano raccolti in futuro per sviluppare ulteriormente l’universo e la trama di Sandman qui funzionano ugualmente come elementi di worldbuilding del tutto autosufficienti. Preludi e Notturni introduce il lettore nell’immerso universo di Sogno e degli Eterni attraverso la formula della quest, della missione che il protagonista deve portare a termine battendo nel frattempo il villain che vuole distruggere il mondo, una formula molto famigliare ai lettori di fantasy e di fumetti e per questo perfetta da usare come scheletro su cui imbastire un universo narrativo, al contrario, rivoluzionario sia dal punto di vista narrativo che artistico. Il tocco di Neil Gaiman è subito evidente fin dal primo numero, #1 – Sleep of the Just, in cui dimostra immediatamente il suo talento nel ricamare storie dentro altre storie in una mise-en-abyme quasi inesauribile: la vicenda principale scatena decine di trame secondarie che Gaiman ci racconta in pochissime vignette, talvolta una soltanto, e queste storie a loro volta ne faranno germogliare altre che, fatalmente, potrebbero un giorno incrociare di nuovo la strada del lettore e di Sogno. Un intreccio narrativo già incredibilmente complesso già nel primo volume, dunque, in cui non esistono fili sciolti e tutto ciò che viene introdotto, presto o tardi, torna a esigere di essere affrontato: nulla è nominato per caso, nessun nome è superfluo e nessuna vicenda può essere rimossa senza compromettere inevitabilmente la storia principale, mantenendo tuttavia sempre l’illusione di un’estrema naturalezza nello storytelling a dimostrazione della totale padronanza che Neil Gaiman ha della sua creatura. 

Lo scontro finale tra Sogno e John Dee, in #7 – Sound and Fury.

A proposito di creature, anche l’introduzione di Sogno, il protagonista della storia, è trattata in maniera molto particolare, dal momento che viene presentato attraverso gli occhi del villain, Burgess. #1 – Sleep of the Just è narrato quasi completamente dal punto di vista dello stregone che cattura Sogno e dei suoi accoliti, lasciando che l’Eterno continui a rimanere un mistero per tutto il tempo della sua prigionia: non sappiamo nulla di lui, non abbiamo un suo punto di vista, conosciamo solo quello che di lui sanno e pensano Burgess prima e suo figlio dopo. La scelta, inusuale per una capitolo che dovrebbe avere come obiettivo presentare il protagonista e portarti a volerne leggere di più su di lui, in realtà contribuisce a mantenere il mistero sulla sua figura e la sua natura più che divina: Sogno è la personificazione del concetto stesso del sogno, è un’idea, un’entità che è sempre esistita da che gli esseri viventi sognano e che esisterà finché l’ultimo essere sarà in grado di sognare, e presentarlo attraverso il punto di vista di un uomo era il modo migliore per mantenere e rafforzare l’aura di divina che lo caratterizza. Allo stesso modo, e sempre in maniera originale, Gaiman sceglie di presentare il suo eroe nel momento in cui è più vulnerabile, in cui il suo potere non solo è minimo, ma non può nemmeno essere usato; questa scelta, che probabilmente va contro qualsiasi aspettativa del lettore-tipo di fumetti, in realtà contribuisce a creare empatia con un personaggio che, altrimenti, sarebbe troppo diverso e troppo distante da un essere umano per potercisi identificare. Invece di conoscere Sogno l’Eterno, in #1 – Sleep of the Just conosciamo Sogno il prigioniero, Sogno l’impotente, una vittima a cui è stato rubato tutto ed è costretto a sopportare giorno dopo giorno i suoi carcerieri senza alcuna possibilità di fuga o di difesa, e questo crea immediatamente, se non un’identificazione con lui, sicuramente un legame emotivo veramente molto solido. 

Gli eventi di #1 – Sleep of the Just, oltre a riverberare per tutta la collana di Sandman, introducono anche il tema principale di Preludi e Notturni e, in seguito, dell’intera serie: il trauma, la sua elaborazione, e come trasforma chi lo subisce. L’essere che esce dalla prigionia di Burgess non è più, intuiamo, il Sogno che era sempre stato, ma una creatura indebolita, in fuga, senza più una casa e con pochissimi alleati a cui chiedere aiuto ma una nutrita schiera di nemici pronti ad approfittarsi di questa sua situazione. Tutto il primo arco narrativo di Sandman è una metafora per l’elaborazione di un trauma terribile, una violenza che nemmeno Sogno, con la sua natura da Eterno, è in grado di ignorare e da cui si sente violato al punto da risultarne profondamente segnato e cambiato per sempre. Ecco allora che la ricerca per ritrovare i suoi oggetti, nei quali ha riversato una parte considerevole dei suoi poteri, diventa una ricerca per ritrovare sé stesso e riappropriarsi di quelle parti di sé di cui la prigionia lo ha derubato; la ricerca lo porta ad affrontare gli abissi dell’orrore e della dannazione, e sebbene alla fine abbia successo si trova scoprire che, in realtà, non è servito a niente. Ci sono traumi troppo profondi per essere superati, e quella di Sogno è una ferita capace di condizionare per sempre la vita di una persona – o della personificazione di un concetto astratto; ed è qui che entra in scena Morte

Sogno e Morte in #8 – The Sound of her Wings

Acclamata fin dalla sua prima apparizione, giustamente, come uno dei personaggi più interessanti e iconici di Sandman, Morte è la sorella maggiore di Sogno e in #8 – The Sound of her Wings debutta dando una scossa a un Sogno più demoralizzato e privo di direzione che mai. Morte è delusa e furiosa per quello che, vede, è diventato suo fratello, e non gli concede di piangersi addosso oltre ma lo spinge ad affrontare ancora una volta il suo trauma; la cosa interessante è che Morte non obbliga Sogno a rimettersi in piedi, ma gli offre una scelta e lui sceglie, dimostrando inconsapevolmente di avere in sé i semi per la propria guarigione, di seguirla nel suo lavoro. Morte raccoglie le anime di tre persone, e nel farlo dimostra subito la sensibilità e l’amore quasi materno con cui svolge il proprio lavoro, la totale empatia con le persone che incontra e l’affetto incondizionato per qualsiasi forma di vita, anche la più riprovevole; Morte ama tutti e si mette al servizio di tutti, ricordando a Sogno quale sia il suo dovere e lo scopo della sua vita, essere al servizio degli uomini e di tutte le creature viventi, assicurarsi che tutti possano continuare a sognare e, in questo, trovare pace e speranza in qualsiasi piano dell’esistenza ci si trovi. Quello che salutiamo alla fine del capitolo 8 non è un Sogno guarito, ma un Sogno sulla via della guarigione che finalmente è riuscito a riconnettersi con sé stesso e ha capito, nuovamente, quale sia la sua ragione d’esistere; chi ha già letto la serie sa quanto, in realtà, il viaggio sia ancora lungo e complicato, ma per il momento #8 – The Sound of her Wings chiude degnamente questo primo arco concludendo il viaggio del protagonista facendolo interagire con Morte, proprio con colei che, inconsapevolmente, aveva dato avvio alla storia. 

Caino e Abele, in #2 – Imperfect Hosts

Proprio le storie, il racconto e l’atto del raccontare, sono tra i protagonisti assoluti di Sandman, la cui trama principale, come già detto, si riflette e moltiplica all’infinito come attraverso un prisma esattamente come il suo protagonista, non a caso chiamato, tra i suoi molti appellativi, Principe delle storie. In Preludi e Notturni la narrazione si ferma spesso per delle tangenti, veri e propri racconti brevi incastonati in una cornice incredibilmente più ampia ma in grado di esaltarsi a vicenda e dipingere un universo che, capiamo in questo modo, è infinitamente più ampio di quanto ci è dato vedere in questo momento. Il #6 – 24 Hours, oltre a essere il mio preferito del volume, è un esempio perfetto di storia breve racchiusa all’interno della mitologia di Sandman, un disturbante racconto horror in cui un gruppo di persone è tenuto prigioniero da John Dee in un diner e torturato fino alla morte dal potere del rubino di Sogno. Eppure, anche all’interno di #6 – 24 Hours si aprono altre storie ancora, come un fiore che sboccia incessantemente da sé stesso, ognuna incentrata un un personaggio diverso che, a sua volta, è protagonista di altri racconti ancora, quelli che Bette scrive nel segreto della propria casa; è un esercizio di stile incredibile, capace di darci un assaggio delle potenzialità narrative della serie e della capacità di narratore di Neil Gaiman, che qui si cimenta anche in un momento di foreshadowing particolarmente inquietante. Ogni personaggio di Sandman non solo ha una storia, ma ha una storia da raccontare  in una forza centrifuga in cui l’unico elemento di controllo è Sogno stesso, elemento unificante di tutto questo materiale e unico personaggio in grado di portare coesione in un materiale potenzialmente dispersivo e confusionario, in mani meno esperte di quelle di Gaiman. 

Le storie ritornano anche nella costruzione della mitologia e dell’universo di Sandman, come dicevo prima uno dei più stratificati e complessi nel panorama fumettistico. Neil Gaiman è un uomo dalla cultura sconfinata, perfettamente a suo agio tra mitologie e leggende, poemi e fumetti, sacro e profano, tutti bacini a cui attinge a piene mani per costruire la sua lore. L’universo di Sandman è l’universo di tutte le storie, è la realtà in cui qualsiasi storia mai raccontata ha avuto luogo e, al tempo stesso, ha contribuito a plasmare dandogli forme diverse a seconda di chi vi si imbatta – esattamente come accade a Sogno. Nel worldbuilding della serie, di cui per ora abbiamo visto solo un piccolo scorcio, Gaiman unisce elementi della Bibbia come Caino e Abele a personaggi dei fumetti DC (moltissimi: dallo stesso John Dee a John Constantine, dalla Justice League al manicomio di Arkham), archetipi mitologici come la trinità divina femminile, di volta in volta identificata con le Grazie, le Furie, le Parche e così via, e influenze letterarie come l’Inferno di Dante Alighieri, dal quale sono tratte ispirazioni come la foresta dei suicidi. Tutto questo materiale è reso perfettamente coerente dalla penna di Gaiman, che al tempo stesso dimostra di non inventare niente: ogni nome, ogni invenzione, è un easter egg, un riferimento alla cultura intellettuale o popolare, trattate entrambe con eguale rispetto da un autore che ha delle storie la più alta considerazione che abbia mai visto. 

Sogno accompagna Morte in #8 – The Sound of her Wings

Insomma, Preludi e Notturni è un inizio sensazionale per la serie, un arco narrativo relativamente breve ma capace di introdurre tutti gli elementi fondamentali di Sandman e dare un assaggio di quale sarà lo stile di Neil Gaiman; da qui il racconto non farà che diventare sempre più vasto e profondo, un viaggio incredibile che tutti dovrebbero fare, almeno una volta. La prosa lirica di Neil Gaiman dà forma a un universo imprevedibile dove la fantasia è sempre al confine tra il sogno e l’incubo, la magia e l’orrore, ma dove la compassione e la speranza, anche in posti come Arkham e l’Inferno, sono sempre valori fondamentali da rispettare ogni volta che si ha il potere di alleviare le sofferenze di qualcuno. L’umanità di Sogno traspira da ogni pagina, da ogni scelta che compie, da ogni parola che dice, ed è questa umanità, in definitiva, ad aver fatto innamorare migliaia di lettori di Sandman e ad aver reso così universale la storia di un’entità cosmica alla disperata ricerca di sé stesso e del significato della propria vita. 

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Altre opere di Neil Gaiman da recuperare:

9 pensieri riguardo “Sandman – Libro Primo: Preludi e Notturni, di Neil Gaiman

    1. In effetti il trailer lascia tutto molto vago, per cui è anche difficile farsi un’idea di cosa ci si troverà davanti.

      Oddio, non ne ho idea! Si è parlato per un sacco di tempo di un film, ma americano e, da quello che ricordo, diretto/interpretato da Joseph Gordon Levitt, non so niente di un progetto di Argento. Ma ci sono molte storie incentrate su un Sandman, magari si sarebbe ispirato a un’altra.

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      1. Sono andato a vedere, è il racconto di un altro autore che con questo ha in comune solo il titolo.

        Non per fare del dissing, ma secondo me Argento non avrebbe mai saputo gestire una storia di questa complessità.

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  1. Grande! Pure io ho in progetto di scrivere di Sandman un volume alla volta, ma devo raccogliere energie e intelletto per farlo, che è un prodotto profondissimo… Te ne hai scritto in modo molto intrigante, complimenti! E sei solo all’inizio!

    Di sicuro hai sottolineato un aspetto cruciale dell’opera, quello di avere storie dentro storie racchiuse in altre storie… Che meraviglia!

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    1. Sarebbe bellissimo se la blogosfera iniziasse tutta a parlare di Sandman, come è successo quest’inverno con Dune: da un lato è evidente l’effetto “moda del momento”, ma dall’altro mi è piaciuto veder diventare improvvisamente così popolare qualcosa che amavo, e lo stesso vorrei accadesse con Sandman. Per cui aspetto anche il tuo articolo, quando arriverà!
      Adesso sto rileggendo Casa di Bambola, e la quantità di elementi introdotti qui che saranno fondamentali per la conclusione della storia è incredibile; avevo dimenticato quanto presto apparissero dei personaggi rispetto al momento in cui serviranno davvero!

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      1. Non sarebbe male se più gente conoscesse questo capolavoro letterario, speriamo che il prodotto TV sia all’altezza, o almeno che non lo svilisca troppo. Gaiman su Twitter lo sta promuovendo come non ci fosse un domani…

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      2. Ho visto, ma delle promozioni fatte dagli scrittori mi fido poco: anche Stephen King spinge tantissimo qualsiasi adattamento dei suoi libri, e Gaiman stesso ha sempre lodato American Gods, che dopo la prima stagione è andato via via in vacca.
        Però il trailer e le foto dai set sono molto molto promettenti, per cui spero che ci diano qualcosa di valido. Riflettevo qualche giorno fa che non si è ancora visto niente di Disperazione, a parte l’annuncio del casting mesi fa, nemmeno un character poster come per Sogno, Morte e Desiderio; a questo punto sono curioso di sapere se sarà come nel fumetto o se sarà reinventata in qualche modo.

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