Strappare Lungo i Bordi

Sapevo che sarebbe arrivato Strappare Lungo i Bordi, ma per qualche motivo non ne ero in attesa spasmodica come invece avrei dovuto; mi sono vissuto l’attesa molto passivamente, in un certo senso, e con lo stesso atteggiamento ho fatto partire il primo episodio su Netflix salvo poi, nel giro di qualche minuto, restarne completamente conquistato. Zerocalcare fa parte di quegli autori di cui ho letto molto poco ma che sento di ammirare e apprezzare moltissimo: penso abbia una voce molto limpida e onesta nel raccontare le idiosincrasie e le nevrosi dei trentenni di oggi senza che questo diventi mai uno sterile esercizio di navel-gazing grazie a uno sguardo sempre puntato sull’attualità globale. Penso veramente che Zerocalcare sia uno dei migliori scrittori italiani in circolazione, e Strappare Lungo i Bordi non fa che confermare questa idea dal momento che, secondo me, è uno dei migliori contenuti italiani sulla piattaforma. 

Con "Strappare lungo i bordi" Zerocalcare colpisce duro tra le risa -  ilGiornale.it

La serie, che peraltro è molto breve, si guarda completamente nel tempo di un film, mi sembra segua un po’ il canovaccio di La Profezia dell’Armadillo, sebbene stavolta il punto della storia non sia rivelato se non piuttosto avanti nel racconto – si tratta comunque di un segreto di Pulcinella, lo capisci molto in fretta quale sarà la destinazione di Calcare, Sarah e Secco. Il punto, però, non è tanto la destinazione, quanto le infinite tangenti che Zerocalcare prende raccontando sé stesso, il mondo in cui vive e le persone con cui lo condivide, con uno sguardo disincantato e cinico ma, al tempo stesso, pieno di poesia e affetto verso tutte quelle persone un po’ storte e un po’ rotte che gli (e ci) capita di incontrare nella vita di tutti i giorni; nel finale, quando tutti questi fili si congiungono, il messaggio che arriva è quanto di più commovente avrai mai sentito. 

Guardare Strappare Lungo i Bordi è esattamente come leggere un libro di Zerocalcare. L’autore ha saputo tradurre perfettamente il suo stile e la sua poetica nel linguaggio televisivo seriale, senza che il passaggio da un medium all’altro snaturasse troppo la sua voce, che anzi appare perfettamente riconoscibile. Zerocalcare vince quindi finalmente la scommessa che nel 2018 era invece stata persa con il mediocre adattamento cinematografico de La Profezia dell’Armadillo, quello sì una sbiadita imitazione del suo lavoro, portando su schermo tutte le sfaccettature della sua scrittura, il surreale e il drammatico, il comico e il tragico, il goliardico e il lirico. La scrittura di Strappare Lungo i Bordi segue l’andamento pieno di divagazioni che caratterizza anche le storie a fumetti di Zerocalcare, dove la vicenda principale è continuamente interrotta da osservazioni, racconti estemporanei, sprazzi di quotidianità ad arricchire continuamente un mondo e dei personaggi nei quali non puoi non rispecchiarti e identificarti; se nei fumetti questo avviene grazie alla divisione in capitoli, che rende ben chiaro il passaggio da un argomento all’altro, nella serie è un piccolo miracolo come questa struttura narrativa così frammentata non risulti mai dispersiva o confusionaria ma, al contrario, sempre più ricca man mano che la storia procede e, soprattutto, non annoi mai lo spettatore: se in un fumetto il lettore può saltare le pagine per leggere subito quello che gli interessa, ed eventualmente gustarsi i capitoli autonomi a parte, nella serie il tempo del racconto è completamente in mano a Zerocalcare, che dimostra di saperlo gestire in maniera eccezionale. 

Strappare lungo i bordi, Recensione della Serie di Zerocalcare su Netflix

Strappare Lungo i Bordi è proprio una serie dalla scrittura eccezionale, e lo è in virtù di quanto risulti personale e sincera in ogni momento. Non c’è traccia di retorica, nella sceneggiatura della serie, non c’è ipocrisia, ma soltanto il desiderio, da parte dell’autore, di raccontarsi, di condividere le sue riflessioni con un pubblico che si trova a rispecchiarsi nelle parole di Zerocalcare, sia nel bene che nel male. Ci ritroviamo nelle sue tante, piccole ossessioni, nello sguardo ironico e nel tono sarcastico con cui affronta i piccoli e grandi contrattempi e affanni della vita quotidiana, ma anche nello sguardo introspettivo con cui affronta i propri ricordi e nel modo senza falso pudore con cui si mette a nudo di fronte a noi. A buon diritto voce della sua generazione, attraverso il personaggio di Zerocalcare noi trentenni di oggi abbiamo la possibilità di mettere finalmente a parole tanti pensieri che fino a questo momento galleggiavano nella nostra coscienza senza prendere una vera e propria forma, un nodo di ansia, risentimento, nostalgia e senso di colpa che ora, grazie alle parole dell’autore, riusciamo finalmente a districare e osservare con chiarezza, sebbene, come per tutti i viaggi dentro di noi, quello che si scopre non sia sempre piacevole da vedere o ascoltare. 

Il punto di Strappare Lungo i Bordi parte proprio dalla metafora del titolo, quel gesto meccanico di strappare la carta seguendo una linea perforata tracciata in precedenza fino a ottenere una forma prestabilita. È una ben strana e drammatica situazione quella in cui la mia generazione, quella di chi oggi si trova ad avere trent’anni, ha vissuto e vive ancora adesso: siamo cresciuti in un mondo che, sebbene cronologicamente non troppo distante, era molto diverso da quello che vediamo oggi, e siamo stati cresciuti con una serie di consapevolezze e illusioni, perfino, che a un certo punto, all’improvviso, sono scoppiate lasciandoci a terra; di punto in bianco, tutte le certezze con cui fin da bambini avevamo costruito la nostra identità e i nostri progetti non valevano più, e abbiamo dovuto reinventare non solo la nostra vita ma anche una nuova mentalità, una nuova cultura e una nuova consapevolezza nei confronti del mondo. All’improvviso è stato chiaro che non avremmo mai potuto essere tutto quello che avremmo desiderato, fare tutto quello che avremmo voluto, e che in gran parte i nostri desideri sarebbero rimasti tali, vanificando progetti e sogni che da bambini eravamo stati incoraggiati a costruirci: la linea tratteggiata che avevamo fatto non poteva più essere strappata in maniera così ordinata come pensavamo, e il risultato è, alla meglio, una figura storta, un po’ sfilacciata, che segue a grandi linee il disegno di partenza senza però aderirvi perfettamente o, addirittura, prendendo una forma completamente diversa. Zerocalcare racconta una generazione, che è anche la sua, che ha dovuto ricostruire i propri punti di riferimento da zero dopo che questi sono caduti uno per uno, uscendone spesso disillusi, cinici o, nel peggiore dei casi, non uscendone affatto: i protagonisti di Strappare Lungo i Bordi sono tutti un po’ rotti, un po’ incompleti, persi nelle loro insofferenze, nelle loro manie e nelle loro apatie, tutti sintomi di rifiuto nei confronti di un mondo che sembra aver voltato loro le spalle.  

Strappare lungo i bordi', ecco la serie di Zerocalcare - la Repubblica

La tragedia di Alice è tanto più terribile perché non ha nulla di straordinario: è la storia di una ragazza che, incapace di vedere una via d’uscita in un mondo che sembra respingerla come se fatto di gomma, semplicemente decide di smettere di lottare e togliersi la vita. La morte di Alice è una sconfitta per tutti, ed è commovente il modo in cui Zerocalcare sceglie di ricordare non tanto la sua morte quanto la sua vita, gli alti e bassi che hanno caratterizzato le sue esperienze, e il modo in cui, come gesto finale per restituirle quella dignità che cercava così disperatamente, alla fine le restituisca anche la voce laddove in precedenza, nei suoi ricordi, la sua parlata era resa con il suono di un sintetizzatore vocale. La morte di Alice non è incomprensibile, ma è impossibile da accettare, per Zerocalcare, che prima le prova tutte per non pensarci (le divagazioni di cui sopra nascono proprio da qui, dal desiderio di distrarsi ed evitare l’argomento) e poi, quando ignorarlo non è più possibile, scadendo nell’eccesso opposto si addossa la responsabilità di quanto successo. Ci pensa Sarah, la voce della ragione del gruppo, a riportarlo con i piedi per terra ricordandogli di non essere il responsabile di tutte le tragedie del mondo e sgridandolo per l’egocentrismo che dimostra nel volersi addossare la responsabilità di un gesto che, al contrario, è la più disperata affermazione di volontà che una persona possa scegliere di fare. È il momento in cui tante maschere cadono, e in cui la narrazione non è più affidata al solo Zerocalcare, che fino quel momento aveva doppiato tutti i personaggi, ma a un coro di doppiatori che finalmente restituisce a ognuno la propria identità, perché anche il più insignificante filo d’erba ha la sua voce e il diritto di farla sentire. 

Strappare Lungo i Bordi è una serie capace di far ridere di gusto, fragorosamente, e poi, a tradimento, di farti piangere altrettanto; è difficile non commuoversi nel finale, quando l’ultimo lascito di Alice si dimostra essere quella stessa fiaba che Zerocalcare si era appena pentito di aver scritto. È profonda, è sentita, è scritta con quell’attenzione che dimostra come anche un autoproclamato misantropo abbia molto a cuore le persone che ha intorno e molto spesso abbia lo sguardo più acuto nel percepire quello che avviene intorno a lui, sebbene non ne sia consapevole. Ho letto criticassimo l’uso del romanesco per i dialoghi, ma sinceramente non ne ho avvertito il peso: l’inflessione romana è parte integrante del linguaggio di Zerocalcare, ed eliminarlo avrebbe stravolto enormemente il suo personaggio e la serie in generale. Oltretutto, per una serie che parla di così tanti argomenti in modo talmente onesto e diretto, soffermarsi sul dialetto usato è davvero miope, secondo me, ed è sintomo di quell’atteggiamento tutto italiano che cerca sempre di trovare dei pretesti per denigrare anche i prodotti di cui, al contrario, dovremmo tutti andare fieri. 

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11 pensieri riguardo “Strappare Lungo i Bordi

  1. Ho trovato assolutamente incomprensibile la polemica sul dialetto: secondo me, è più probabile che le persone non abituate a sentirlo parlare siano rimaste spiazzate dal fatto che parla velocissimo piuttosto che dal romanesco.

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