His Dark Materials – Stagione 2

Qualche mese fa ti ho parlato dell’entusiasmo che mi aveva suscitato la lettura de La Lama Sottile, il secondo romanzo della trilogia Queste Oscure Materie di Philip Pullman; penso che sia un ottimo romanzo, forse ancora migliore del primo libro nonostante alcuni difetti che potrebbero intaccarne il valore, come il progressivo mettersi in ombra di Lyra rispetto alla new entry Will. Anche la prima stagione della serie tratta dai romanzi mi aveva letteralmente esaltato: His Dark Materials era riuscito ad adattare perfettamente il romanzo de La Bussola d’Oro, centrando in pieno la costruzione del mondo e la caratterizzazione dei personaggi, scegliendo anche degli ottimi attori per interpretarli. Tutto questo ha fatto sì che attendessi la seconda stagione della serie con aspettative enormi, forse sproporzionate, e credo sia questo il motivo, in fondo, per cui non mi ha entusiasmato quanto pensavo. 

His Dark Materials: la seconda stagione in Italia a dicembre | BadTaste.it

La storia segue piuttosto fedelmente quella del libro. Entrata nello strappo nel cielo per inseguire Lord Asriel, Lyra si trova nella città di Cittagazze, in quello che sembra essere un mondo di passaggio per raggiungerne altri; lì fa la conoscenza di Will, un ragazzo che fugge dalla sua Oxford in cerca del padre misteriosamente scomparso quando ancora era in fasce. L’aletiometro, lo strumento che, se adeguatamente interrogato, rivela sempre la verità, dice a Lyra di fidarsi del ragazzo e aiutarlo nella sua impresa: questa alleanza porta i ragazzi ai piedi di una torre in cui si cela un prezioso tesoro, un coltello in grado di tagliare la realtà e collegare tra loro mondi diversi. 

Adattare La Lama Sottile deve aver presentato una sfida molto diversa dall’adattare La Bussola d’Oro, dal momento che sono due libri profondamente diversi. Il primo volume della saga è infatti un’avventura rocambolesca, si succedono molteplici location e i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, soprattutto dove meno te li aspetti; La Lama Sottile, al contrario, non ha un lato action così marcato, se non in alcune parti, e gioca meno sui colpi di scena improvvisi quanto sulle rivelazioni che aprono sempre nuovi scenari ampliando ogni volta il mondo del racconto. In quanto volume centrale di una trilogia, La Lama Sottile è un ponte, metafora quantomai azzeccata in questo caso, che collega due volumi ben più poderosi e imponenti, e la seconda stagione della serie svolge esattamente lo stesso compito: anche in questo caso è evidente che ci si trova di fronte a un racconto che non può reggersi senza quello che lo precede e lo segue, sebbene, trattandosi di una stagione televisiva, risulta quasi scontato che sia così, e in sé non racconta molto se non, appunto, il passaggio dei vari protagonisti da ciò che erano a ciò che devono diventare

His Dark Materials season 2 trailer cuts open new worlds with Subtle Knife  | EW.com

Come anche nel libro, il centro dell’attenzione si sposta inevitabilmente su Will, già introdotto nella serie durante la prima stagione, ma al contrario di quanto avviene nel romanzo non riesce a rubare del tutto la scena a Lyra. Merito di una scrittura forse più equilibrata e capace di bilanciare meglio lo spazio da assegnare a ognuno dei personaggi, certo, ma colpa anche di una certa immaturità attoriale del giovane Amir Wilson, che, seppur bravo, non è in grado di reggere sempre il confronto con Dafne Keen; se la trama spinge Will sotto i riflettori, quindi, si può dire che il talento dell’attrice riesce a non far mai scomparire Lyra dalla scena, anzi. Nonostante questo, Lyra ha meno possibilità di brillare nel corso della stagione, e la sua stella appare talvolta appannata, priva di quella personalità dirompente che l’aveva caratterizzata nella prima stagione e che può essere giustificato con il tradimento di Asriel e la morte di Roger: Lyra si è sentita tradita da tutti coloro di cui si fidava, compreso l’aletiometro, e la sua risposta è ritirarsi in sé stessa lasciando decidere gli altri, in questo caso Will. I semi del suo cambiamento sono però già stati lanciati, dal momento che iniziano le discussioni, tra lei e Pan, sul momento in cui il daimon si fisserà in una forma definitiva, segnando il momento di passaggio alla maturità della ragazza che sicuramente vedremo accadere nel terzo volume della storia (che non ho ancora letto, per cui niente spoiler per favore).

Sempre sul pezzo è invece Mrs. Coulter, villain sempre eccezionale e terribilmente inquietante, perennemente accompagnata dal suo scimmiotto dorato; proprio lo scimmiotto è al centro delle principali riflessioni su Mrs. Coulter, riflessioni che originano dal brutale trattamento che la donna riserva al suo daimon. Per prima cosa viene spiegato che la sua capacità di separarsi dalla scimmia senza provare dolore deriva dall’aver appreso questa abilità dalle streghe; onestamente non ricordo se sia così anche nel libro, ma ha senso che Mrs. Coulter abbia cercato un modo per rendersi indipendente dal suo daimon, che dimostra di odiare in tutti i modi. Il daimon rappresenta l’anima di una persona, e nel corso della serie Mrs. Coulter picchia e ferisce la sua scimmia in tutti i modi, ferendo, di conseguenza, sé stessa. È evidente che Mrs. Coulter nutra un disperato disprezzo nei propri confronti, che odi sé stessa e senta la necessità di punirsi in tutti i modi: ferire il proprio daimon rappresenta praticamente un gesto di autolesionismo estremo, dal momento che significa ferire la propria anima, e Mrs. Coulter sembra sfidare costantemente il proprio limite di sopportazione con torture fisiche ed emotive sempre più estreme portate ogni volta al limite della tolleranza. È significativo anche che la scimmia non parli, unico daimon tra quelli principali a non farlo, come a voler indicare che Mrs. Coulter ha represso sé stessa al punto tale da non concedersi nemmeno di ascoltare la propria anima, il proprio inconscio. Mrs. Coulter si conferma il personaggio più complesso della storia, e di conseguenza anche il più affascinante, quello che più di tutti attira l’attenzione perché sempre imprevedibile e interessante in ogni sua azione – oltre al fatto di essere interpretata da un’altra grande attrice, Ruth Wilson. 

His Dark Materials 2: nuovi scontri per Lyra nella guerra contro il  Magisterium | DavideMaggio.it

Molto più spazio è riservato al Magisterium rispetto a quanto avvenga nel libro, in cui viene spesso nominato ed evocato ma mai mostrato nella sua esistenza fisica. La serie riesce quindi a mettere per immagini quel regime intollerante e fanatico che nel libro è soltanto descritto con le parole dei protagonisti, dando vita a un’organizzazione politico-religiosa però piuttosto vaga e superficiale, incapace di spiccare in alcun modo: sebbene tutti i personaggi temano e odino il Magisterium, e difficile, per noi, provare lo stesso e considerare questa setta di preti più pericolosi di Mrs. Coulter o Lord Asriel, che vediamo in azione e conosciamo molto più approfonditamente. Meglio sarebbe stato, forse, lasciare il Magisterium sullo sfondo, come nei libri, suggerirne la presenza tentacolare e opprimente senza mai mostrarla del tutto: suggerire un orrore è sempre più efficace che mostrarlo, e la figura del Magisterium in His Dark Materials ne è un’ulteriore conferma. Oltre a questo, tutto il discorso religioso si arricchisce enormemente, nello stesso modo in cui avviene nel libro: nella serie come nel romanzo, con un ardito ma geniale parallelismo, la Polvere riesce a fare da tramite – da ponte, si può dire di nuovo – tra la religione e la fisica quantistica, tra le particelle subatomiche e gli angeli, tra i misteri della fede e quello della scienza, categorie che, in fondo, non sembrano nemmeno più così diverse o mutuamente esclusive. Di nuovo, però, si apre la questione di un’entità divina malevola e cinica, che personalmente mi mette in difficoltà: se non ho problemi a parlare di organizzazioni religiose corrotte o dispotiche, un Dio malvagio è qualcosa in cui non credo, per cui, sebbene ovviamente lo accetti come invenzione narrativa di Philip Pullman, non riesco a essere del tutto d’accordo con i discorsi che imbastisce nel corso della storia. Come già ho scritto nella recensione del libro, credo che la Fede e la Chiesa siano due cose ben distinte che vadano sempre tenute separate, mentre Pullman ne fa una sintesi che se per lui, ateo, appare sensata, per me non lo è. Ma mi rendo conto che si tratti esclusivamente di un mio problema. 

Fin qui mi rendo conto di aver parlato principalmente bene della seconda stagione di His Dark Materials, ma allora perché il discorso sulle aspettative? Grazie per averlo chiesto: la verità è che questa stagione ha degli evidenti problemi nello storytelling, con una narrazione talvolta goffa e quasi forzata nel susseguirsi di avvenimenti che mette in scena. Non sono nemmeno in grado di puntare il dito su una causa specifica per questo, ma quegli stessi eventi che nel libro parevano accadere con molta naturalezza qui paiono macchinosi, portando a un procedere della trama molto farraginoso e artificioso. Penso, ad esempio, al furto dell’aletiometro: se nel libro avveniva per l’abilità da ladro di lord Boreal, nella serie Lyra semplicemente dimentica la borsa nella macchina e quando la recupera lo strumento è sparito; un atteggiamento del tutto fuori personaggio per lei, dal momento che dall’aletiometro dipende la sua vita! Le scene d’azione mi sono sembrate impacciate e dirette in modo maldestro, tra cui soprattutto il combattimento tra Will e Tullio in cima alla torre, e i momenti drammatici fin troppo veloci per lasciare un autentico segno sullo spettatore, come la morte di Lee Scoresby o la breve riunione tra Will e suo padre. Tutto questo rende la seconda stagione di His Dark Materials narrativamente inferiore alla prima nonostante il superbo materiale di partenza, in grado di costruire una discussione molto interessante e approfondita sui temi della religione, della libertà individuale e della crescita ma del tutto inadeguato per quanto riguarda il puro e semplice livello del racconto. 

HIS DARK MATERIALS "Malice" S2E6 Recap - The Beat

Dispiace sicuramente vedere un progetto regredire in questo modo, ma non tutto è perduto: manca ancora la terza parte, che dovrebbe uscire l’anno prossimo, immagino, Covid permettendo, una conclusione che spero sia epica come il suo inizio e chiuda adeguatamente questa bellissima storia. Nel frattempo leggerò sicuramente il romanzo de Il Cannocchiale d’Ambra, sia per essere pronto alla visione sia perché, per colpa del cliffhanger finale, aspettare un anno intero o più per conoscere il destino dei personaggi è semplicemente impossibile!

4 pensieri riguardo “His Dark Materials – Stagione 2

  1. Ti posso dire che io sono una delle poche persone che ha apprezzato il film tratto dal primo romanzo (quello con Nicole Kidman, per intenderci), giudicato dalla maggior parte dei fan assolutamente insoddisfacente. Per quanto riguarda i romanzi, devo confessare che non ho mai letto “Il cannocchiale d’ambra”; non è che la storia non mi appassionasse, ma a un certo punto boh, non ho più ripreso il libro in mano (possiedo la trilogia in volume unico). La cosa buffa è che mi è successa più o meno la stessa cosa con “Le Cronache di Narnia”, opera che Pullman detesta: mi sono fermata al penultimo episodio della saga 😀

    Parlando della serie “His Dark Materials”, al momento posso dare soltanto un giudizio basato sull’estetica, diciamo così… e non so quanto mi convincano le fattezze di alcuni membri del cast. Boreal, per esempio, mi sembra un po’ troppo aitante, sinceramente mi aspettavo un uomo vecchio e brutto XD Will l’avrei preferito più giovane, come nel libro, anche se posso capire la difficoltà nel trovare un dodicenne/tredicenne che sappia recitare e tenere bene la scena. Lyra non mi dispiace, ma sono troppo affezionata alla fisionomia di Dakota Blue Richards, che ho sempre considerato perfetta per il ruolo… È davvero una sfortuna che non abbia avuto la possibilità di recitare nei sequel della versione cinematografica, visto che purtroppo non sono mai stati realizzati!
    Invece, l’attore scelto per Lord Asriel mi piace molto – esteticamente è quello che mi convince di più! Quanto alla madre di Lyra, non conosco l’attrice, però non è per niente facile rappresentare sullo schermo una bellezza come quella della signora Coulter (da come la descrive Pullman, sembrerebbe quasi essere la donna più bella e sensuale del mondo… ma sappiamo che la bellezza è in parte soggettiva, da qui la difficoltà nella rappresentazione!), per cui direi che, se è convincente nella recitazione, tanto basta 🙂

    Bell’articolo, comunque! Vedrò di recuperare anche quello che hai dedicato al libro^^

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