Marathon Day: Koda, Fratello Orso (2003)

E’ martedì, inizia il weekend! Non proprio, ma per lo meno ritorniamo con il nostro appuntamento settimanale per ripercorrere la storia dei Classici Disney dopo la pausa natalizia, inaugurando questa ultima tappa che dovrebbe portarci, finalmente, al giorno d’oggi; ci restano ancora una quindicina di appuntamenti prima della conclusione, che credo accoglierò con un misto di dispiacere e sollievo in egual misura. Intanto, però, cerchiamo di riprendere il filo dove lo abbiamo lasciato: siamo nel 2003, e come abbiamo visto la Disney non naviga in buone acque. Al volgere del millennio, la dirigenza ha deciso di abbandonare la fortunata formula musical che aveva caratterizzato il Rinascimento, dando il via a una fase sperimentale che ha raccolto altalenanti consensi, tra fiaschi clamorosi e modesti successi, un risultato causato anche da una deleteria politica di sfruttamento delle opere che si è concretizzata principalmente nella realizzazione di quelli che sono stati chiamati, in maniera denigratoria, cheapquel. 

Brother Bear 2-Kenai Koda Tug by GiuseppeDiRosso on DeviantArt

Ben lungi dal fare mea culpa, Micheal Eisner, CEO della Disney, decide che la responsabilità è del pubblico, che non apprezza più il tipo di animazione che la Disney proponeva loro. Un punto di vista simile a quello che aveva già più volte espresso Walt Disney stesso nel corso della sua vita, ma se il fondatore dello Studio aveva ragione nel riconoscere il mutamento nel gusto del pubblico come causa dei flop, quello di Eisner appare più come una vuota polemica e il rifiuto di ammettere i danni della sua visione imprenditoriale. Se il pubblico non è più interessato ai film animati a mano, decide Eisner, tocca passare al digitale, ed è esattamente quello che accade: lo Studio completa in fretta e furia gli ultimi due progetti in corso per passare finalmente ad altro e rivoluzionare ancora una volta lo Studio. È in questo clima schizofrenico e imprevedibile che esce al cinema Koda, Fratello Orso

Fratello uomo, fratello orso. 

La turbolenza della realtà nello Studio si ripercuote inevitabilmente anche nel film, provocando imperfezioni e goffaggini che in passato sarebbero state corrette in un attimo semplicemente lavorando un po’ più a lungo sul progetto; la fretta di portare a termine il lavoro, invece, non concede questa possibilità agli animatori, consegnando alla memoria un buon film che avrebbe però potuto avere tutte le carte in regola per essere ottimo. Ispirato dal successo de Il Re Leone, la cui celebrità continuava a riverberare nello Studio come un miracolo o una maledizione, Micheal Eisner decide di volerne replicare la formula con una nuova storia di animali ambientata nella natura selvaggia, suggerendo per l’occasione il suggestivo e indomabile Nord America ancora inviolato dall’uomo.

Vista l’ambientazione, per replicare l’idea di “re della natura”, la scelta dell’animale protagonista è quasi obbligata e si concentra immediatamente sull’orso bruno. Le prime bozze di sceneggiatura presentano, come spesso accade, una versione della storia molto diversa da quella che abbiamo visto sullo schermo, presentandosi come una sorta di adattamenti disneyano del Re Lear shakespeariano: un orso cieco attraversa la foresta guidato dalle sue tre figlie. La trama inizia tuttavia ben presto a evolvere, portando al centro nuovamente un rapporto padre-figlio dove quest’ultimo è trasformato in orso, forma che mantiene alla conclusione della vicenda; il nuovo trattamento è accolto con incredibile calore dalla dirigenza, che lo considera “l’idea del secolo” e incoraggia gli autori a svilupparla ulteriormente. Nonostante l’entusiasmo, però, la storia fatica a lasciarsi domare, e viene trova la chiave di volta solo nel momento in cui i due protagonisti vengono resi fratelli, un meccanismo che ritroveremo nuovamente in seguito; con questo semplice cambiamento gli autori riescono a terminare la sceneggiatura a spron battuto, incalzati sempre di più da una dirigenza che intendeva chiudere al più presto la lavorazione del film. 

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Dopo Mulan e Lilo & Stitch ci troviamo per la terza volta negli studi in Florida, alla loro ultima esperienza prima di essere smantellati in previsione del passaggio al digitale, considerato più redditizio e al passo con i tempi. Un canto del cigno a suo modo, quindi, per lo studio che ci ha già regalato due ottimi film e ci lascia con un ultimo esempio di grande animazione: Koda, Fratello Orso è infatti un film dalle tematiche assai mature e dai conflitti estremamente drammatici e complessi, valorizzati da un’animazione perfettamente realizzata. Se il tema del viaggio di formazione appare come un archetipo narrativo vecchio come il mondo e già molte volte utilizzato nei Classici Disney, è però l’inedita scala di grigi che caratterizza i personaggi a farsi apprezzare, con ognuno dei protagonisti caratterizzato da un proprio doloroso percorso di evoluzione che ne segna il percorso. Kenai, il protagonista, subisce una metamorfosi in un orso, lo stesso animale che ha ucciso per rabbia con lo scopo di vendicare Sitka, il fratello maggiore appena morto, e tramite questa trasfigurazione impara a mettersi nei panni di un altro e osservare il mondo e gli esseri viventi intorno a lui con occhi e cuore nuovi; Koda, il cucciolo di orso rimasto orfano a causa di Kenai, ha forse il viaggio più duro, dal momento che deve elaborare il lutto della madre, mentre Denahi, accecato dall’odio, impara il perdono e scende a patti con la morte del fratello maggiore. 

Tematiche importanti e delicate, che rendono Koda, Fratello Orso un film molto più complesso della media, almeno per il periodo in cui è uscito. Sebbene il tono sia generalmente piuttosto leggero non mancano momenti di grande intensità, come la drammatica scena in cui Kenai deve confessare a Koda di essere l’assassino di sua madre, o gli scontri con Denahi. Proprio Denahi regala un personaggio perfettamente tridimensionale, costretto a ricoprire formalmente il ruolo di villain della vicenda pur non essendo cattivo: Denahi diventa una macchina omicida guidato dal dolore e dalla rabbia, la vittima di un lutto atroce che reagisce lasciandosi divorare dall’odio e dalla sete di sangue. Ecco allora che il perdono finale, la catarsi generale con cui culmina il climax del film ha il sapore di un’autentica epifania che dimostra come anche dal dolore più lancinante, dalla morte, possano scaturire il perdono, l’amore e un sentimento fraterno inedito capace di unire le persone al di là dell’effettivo legame di sangue, in grado di unire uomini e animali sotto la benedizione di un mondo spirituale benevolo e, di nuovo, pieno di un amore capace di legare tra loro tutti gli esseri viventi. 

Brother Bear - Denahi confronts Kenai on the mountain HD – Видео Dailymotion

L’ambiziosità del progetto finisce paradossalmente per essere sia il punto di forza del film che la sua croce principale, dal momento che una storia così articolata e complessa avrebbe avuto bisogno di maggior tempo per respirare e compiere tutto il suo potenziale. La fretta nella realizzazione, purtroppo si ritrova in uno svolgimento non sempre all’altezza e in un ritmo molto diseguale, caratterizzato da una parte centrale, il viaggio di Kenai e Koda, fin troppo lunga, con ovvie conseguenze sul finale: il climax appare infatti innaturalmente sbrigativo, fin troppo veloce nella risoluzione di un conflitto che avrebbe invece meritato molto più approfondimento vista la complessità dei sentimenti in gioco. Spiccano per mediocrità anche le spalle comiche, gli alci Fiocco e Rocco, che offrono una linea comica decisamente sottotono e poco ispirata, oltre a essere personaggi del tutto superflui all’azione. 

Verso il raduno dei salmoni.

Sembra quasi naturale che, essendo uno degli ultimi film in animazione tradizionale, Koda, Fratello Orso esibisca il meglio che la tecnica, sempre più affinata nel corso dei decenni, sia in grado di offrire. Koda, Fratello Orso è infatti un film sontuoso, caratterizzato soprattutto da eccezionali e suggestivi fondali, ispirati ai paesaggi dell’Alaska e tra i più curati e rifiniti che si siano mai visti, trattati con una tecnica pittorica capace di valorizzare ogni pennellata di colore che brilla, eccezionalmente saturo, a illuminare la scena in cui si muovono i personaggi. Raramente si era mai visto un paesaggio naturale e selvaggio così ricco e lussureggiante, valorizzata anche dal cambiamento di formato del film, che passa dal 16:9 iniziale al formato panoramico nel momento in cui Kenai si trasforma in un orso: una scelta narrativa, certo, che simboleggia la sua nuova e più ampia consapevolezza, ma in grado anche di offrire l’occasione giusta agli artisti Disney per dimostrare tutto il meglio del proprio repertorio di immagini. 

100867.jpg 1,920×1,080 pixels | Brother bear, Anime, Disney

Koda, Fratello Orso si ricorda anche per aver recuperato, in contraddizione con il nuovo corso, la tradizione del musical animato: per la prima volta dopo Tarzan, se si escludono alcune rare eccezioni, la Disney torna a realizzare un film musicale a tutti gli effetti, richiamando per l’occasione Phil Collins alla sua seconda collaborazione con lo Studio. Il lavoro di Collin non raggiunge, ovviamente, il livello di Tarzan, ma è in grado comunque di offrire una serie di buoni brani, a partire dalla potente ouverture e proseguendo con una canzone capace di accompagnare i momenti più delicati della pellicola nella migliore tradizione Disney. Una parentesi in un’epoca diffidente nei confronti del musical, comunque, dal momento che bisognerà attendere il 2010 e l’avvento di una nuova principessa, Rapunzel, per il ritorno in grande stile del musical animato. 

Trasformazioni.

Progettato per essere l’ultimo film in tecnica tradizionale a essere distribuito, così da mantenere l’alternanza tra un film frivolo e uno più impegnativo, Koda, Fratello Orso supera invece Mucche alla Riscossa durante la produzione e finisce per essere distribuito prima, nel 2003; davvero un peccato, se consideriamo che il film successivo rappresenterà un ben mediocre commiato alla tecnica che aveva caratterizzato tutta la storia dell’animazione disneyana. Uscito in una congiuntura storica decisamente sfavorevole, con l’animazione Disney a uno dei suoi minimi storici di popolarità, Koda, Fratello Orso è accolto con una generale freddezza dalla critica, che, nonostante le lodi alla componente artistica del film, ne criticò aspramente la trama, definendola piacevole ma fin troppo generica. Al contrario, è il pubblico a dimostrare grande calore e affetto alla storia di Kenai e dei suoi fratelli umani e plantigradi, facendo ottenere al film un guadagno assolutamente soddisfacente pari a quasi cinque volte il budget investito. 

KEANAI (Northern Lights) ~ Brother Bear, 2003, Northern Lights. | Brother  bear, Bear wallpaper, Disney images

Tale successo e interesse non passa chiaramente inosservato alla dirigenza, che si affretta a mettere in cantiere il cheapquel di rito dimostrando, così facendo, di non aver capito assolutamente nulla della situazione in cui versava lo Studio. Spaventati dal calo d’immagine che appannava la loro stella, i dirigenti decidono che la via da seguire è l’avventura animata digitalmente e la imboccano senza ulteriori riflessioni o ripensamenti, senza considerare tutti le altre cause che avevano concorso al declino dello Studio, primo tra tutti, come già più volte detto, la saturazione del mercato con prodotti assolutamente mediocri. Nella scelta di mettere in cantiere l’ennesimo seguito direct-to-video la strategia della dirigenza diventa quindi un cane che si morde la coda, e si assiste nalla resa di una dirigenza che non ha più alcun autentico contatto con il proprio pubblico e si dimostra incapace di tenere il polso del mercato e del gusto delle persone, dimostrando una letale scarsità di lungimiranza di cui, a farne le spese, sarà solo l’animazione stessa

Marathon Day

4 pensieri riguardo “Marathon Day: Koda, Fratello Orso (2003)

  1. mi dispiace di avere dato solo una fugace occhiata all’articolo per via del poco tempo 😦
    ma mi ricordo di essere andato a vedere il film al cinema con mia mamma, non ho grandi ricordi e rispetto ad altri lavori è passato nel futuro in sordina

    Piace a 1 persona

    1. L’articolo è sempre qui, ti aspetta per quando avrai più tempo! 😉 Purtroppo non è diventato famosissimo, in quel momento la Disney era talmente in calo che qualsiasi cosa uscisse era automaticamente snobbata. Peccato, perché questo è veramente bello, secondo me.

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  2. L’articolo è sempre qui, ti aspetta per quando avrai più tempo! 😉
    Purtroppo non è diventato famosissimo, in quel momento la Disney era talmente in calo che qualsiasi cosa uscisse era automaticamente snobbata. Peccato, perché questo è veramente bello, secondo me.

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