Cloude – Il Portale: intervista a Giovanni Di Rosa

E’ la prima volta che mi trovo a consigliare e pubblicizzare il lavoro di un autore che conosco e la cosa mi stranisce un po’. Ormai avrai già letto in giro di Cloude – Il Portale, il romanzo di esordio di Giovanni Di Rosa, di cui si è parlato, oltre che sul suo blog Serial Escape, anche su Il Lettore Curioso e Imlestar; tuttavia non mi sembra mai a sproposito spendere due parole sul lavoro di un giovane scrittore che cerca di farsi strada in quel labirinto spesso senza uscita che l’editoria italiana, e che sceglie di farlo prendendo la strada più difficile, quella del self publishing.

Proprio questo aspetto volevo approfondire, per cui, visto che del contenuto del libro si è già parlato molto, ho deciso di proporre a Giovanni alcune domande riguardo alle sue abitudini da scrittore e al percorso che ha portato il libro dall’essere una scintilla nella sua fantasia a un volume di carta e inchiostro (o bit, nel caso l’avessi comprato in e-book).

Le risposte sono lunghe e molto interessanti, per cui direi che è il caso che la smetta di blaterare e lasci la parola direttamente a lui, all’Autore!

[Entra Giovanni, che si accomoda sulla poltrona visibilmente emozionato. Applausi di incoraggiamento dal gentile pubblico]

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Quanto è stata lunga la gestazione del libro, dalla prima ispirazione al momento in cui hai terminato?

Sono stati nove mesi di gestazione. Sinceramente non passa mai molto tra il momento dell’ispirazione e il momento in cui inizio a scrivere. Una volta che ho un’idea, desidero fortemente iniziare a buttare giù qualcosa. Mi accorgo se è spazzatura o se è un progetto valido solo quando posso leggere qualche riga e capire come “suona” e se è credibile.

Come hai capito che il libro era finito? Che non aveva più bisogno di ulteriore lavoro?

Ho riletto il libro tre volte. E’ stata una faticaccia, e comunque spesso non basta a rimuovere i piccoli difetti. Ho cercato, ugualmente, di fare un lavoro professionale, che non avesse nulla da invidiare ai progetti passati per una Casa Editrice. Ho corretto e modificato per avere un prodotto quanto più corretto. Ho capito che non c’era più bisogno di lavoro al termine di questo periodo di rilettura. Per quanto riguarda il momento finale di scrittura, invece, è stato più semplice. Sapevo bene dove dovevo arrivare e, una volta scritto tutto, sapevo che non avrei dovuto continuare ad aggiungere. Anzi, a volte è meglio togliere che arricchire. Altrimenti, rischi di appesantire il lavoro, di renderlo meno piacevole per i lettori.

Cloude è uno young adult; hai mai avuto dei dubbi sul linguaggio e lo stile da adottare visto il target giovanile?

Lo definisco uno young adult per i contenuti più che per lo stile. Io penso che, a prescindere dal pubblico, bisogni scrivere in modo chiaro, efficace, con un linguaggio preciso ma non complesso o troppo ricercato. La letterarietà si deve ricercare in uno stile scorrevole, in descrizioni precise e in dialoghi molto “diretti” e naturali. Nulla deve sembrare innaturale, tutto deve essere curato e piacevole. Non ho strafatto con termini particolarmente “alti”, ma non lo farei nemmeno con un altro tipo di pubblico. Penso, comunque, che i libri debbano insegnare qualcosa, quindi bisogna scrivere al meglio sia per un target giovanile (anzi, soprattutto) sia per un target più adulto.

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Consiglieresti ad altri autori debuttanti la strada del self publishing?

Non lo so. Se sono in grado di creare una cerchia fatta anche di fruitori e non solo di “colleghi”, sì. E’ comunque difficile pubblicarsi ed è impossibile guadagnare, se non si è già conosciuti.

Al momento sono ancora alle prese con la promozione e devo cercare di capire quali sono i metodi efficaci e se ne esistano. Mi sta sembrando tutto enormemente difficile. Credo ci sia un grande pregiudizio verso chi si auto-pubblica. E la cosa mi dispiace. Se apprezzi i contenuti di un blogger, credo che il minimo sia dare una chance a quello che scrive, quantomeno leggendone degli estratti. Allo stesso tempo, anche chi mi conosce è sembrato molto scettico. Mi sono accorto che mettere un prezzo (e io ho cercato di mantenere dei prezzi bassi, basta guadare i costi di altre auto-pubblicazioni su Amazon che partono da cifre da best-seller) a quello che fai, cambia la prospettiva. Tutti iniziano a pensare: “ma perché pensi di essere bravo abbastanza?”

In realtà il mio intento non è sentirmi bravo. Volevo raccontare un storia. Penso di averlo fatto in modo adeguato. Se la gente vorrà dare una chance a Cloude, non credo se ne pentirà. Almeno le persone che lo hanno letto mi hanno molto rassicurato, evidenziando tutte che l’aspetto migliore del libro fosse lo stile di scrittura, che è la cosa su cui di solito le presone sono più scettiche.

Non hai sentito la mancanza di un editor che ti seguisse durante le revisioni del testo?

Sì, sicuramente sarebbe una figura importante. Ma ci sono pro e contro col self publishing. Di fatto, ho pubblicato una storia senza che nessuno mettesse bocca sulla trama. Ho osato molto con il finale e penso che il romanzo sarebbe stato stravolto da un editor. Invece, io ci tengo molto al fatto di arrivare senza filtri al lettore. Soprattutto perché Cloude è come un viaggio all’interno della mia fantasia, quindi era molto importante per me che l’opera fosse completamente mia, senza modifiche e senza filtri.

Quante stesure del testo sono state necessarie?

Ci sono state tre stesure/correzioni. Mi accorgo che più il tempo passa, meno tempo si impiega per ottenere una pagina accettabile. Bisogna allenarsi sempre. Cloude ha richiesto circa quattro mesi di revisioni. Ma poche cose sono state stravolte o rielaborate. Principalmente ho cercato di eliminare i periodi più ingarbugliati, che inevitabilmente si scrivono quando hai davanti centinaia di pagine da scrivere.

Quali sono le tue “manie” da scrittore? Di cosa non puoi fare a meno quando scrivi?

Dipende. Una mia peculiarità – che non so se è un difetto – è quella di voler scrivere sempre romanzi di genere diverso. Ho un romanzo in concorso a IoScrittore che è distante anni luce da Cloude, e in questi giorni ho iniziato a scrivere un romanzo che è diverso dagli altri due. Ogni romanzo mi porta a delle manie differenti. Principalmente ho bisogno di musica. La musica mi ispira tantissimo, ma deve essere quella giusta per le atmosfere che scrivo. Se scrivo un fantasy, la musica deve avere dei tratti “epici”. Se scrivo qualcosa di più realistico, ricorro a musica italiana, anche perché mi piacerebbe che le mie opere siano “pop”, nel senso positivo del termine. Siano fruibili da tutti e tocchino quello che è comune e universale nella mente di un lettore medio.

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E’ successo, nel libro, qualcosa che inizialmente non avevi previsto?

Credo di sì. Un personaggio è morto, e non lo avevo preventivato. Non ho saputo fino all’ultimo che sarebbe morto quel preciso personaggio. Leggendo la storia, mi sono accorto che era inevitabile, anche se, personalmente, sono un autore che odia “sacrificare” i propri personaggi, siano essi protagonisti o antagonisti (o qualcosa di confinante tra le due categorie).

Quanto dei personaggi è stato progettato e quanto di loro, invece, hai scoperto mentre scrivevi?

Ho scoperto tanto, e mi piacerebbe scoprire anche di più. Sono personaggi totalmente inventati, che non son radicati in persone da me conosciute, quindi scrivere le loro azioni è comunque come scoprirli pian piano. Certamente, bisogna evitare stravolgimenti in corso d’opera (i cambi di personalità sono errori inaccettabili, infatti), ma carpirne, piano piano, i dettagli, i particolari può essere intrigante tanto per il lettore quanto per l’autore. Alcuni personaggi, comunque, meriterebbero un sequel per avere una caratterizzazione più dettagliata.

Hai in programma anche delle presentazioni fisiche del libro o pensi che i social siano ormai il modo migliore per farsi conoscere?

Ho una presentazione in programma il 27 Luglio nella mia città, Catania. Ovviamente, ci sarà esclusivamente gente che conosco – direttamente o indirettamente – di persona. Penso che sia un buon banco di prova per convincere qualcuno, non solo ad acquistare il libro, ma soprattutto che quello che faccio non è un passatempo o una velleità per sentirmi “qualcuno”.

I social sono complessissimi. Paradossalmente, l’unico social che funziona “bene” è Instagram, che è una piattaforma che non amo particolarmente. Per me è meglio esprimermi per contenuti testuali e Instagram vive di immagini. Molti altri scrittori emergenti trovano un modo per “vendere” se stessi come prodotto. Io, sinceramente, fatico molto. Anche se ho aperto un canale youtube, non amo condividere molto di me e delle mie giornate. Eppure, è ormai chiaro che il pubblico potenziale abbia curiosità di sapere tanto del tuo “intimo”. Lo dimostrano tanti casi di persone diventate famose, che adesso vivono la loro vita privata sui social.

Sto lavorando, comunque, per capire cosa funzioni sui social. Di certo, sono arrivato alla conclusione che WordPress è stato “tempo perso”. Mi spiego, su WordPress siamo tutti autori di contenuti e non fruitori. Arrivare a un lettore casuale, che scommette pure su di te, tanto da comprare il libro, è DIFFICILISSIMO. Proverò in altri modi. Come dicevo, volevo promuovere il mio lavoro su Youtube, dove è statisticamente più semplice che un casuale si trovi di fronte un tuo contenuto. Ma ancora sono agli inizi di questo percorso. Devo capire bene se vale la pena continuare a cercare di promuoversi dal soli, specialmente alla luce di quanto ho detto sulla mia riservatezza, che mi frena nel mostrare tutto di me al pubblico.

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Ringrazio Giovanni che ha avuto la pazienza di rispondere a tutte queste domande e mentre la valletta lo accompagna fuori dallo studio saluto il gentile pubblico a casa. Spero che tu abbia trovato questa chiacchierata interessante e illuminante come è successo a me, che mi sono ritrovato con lo sguardo perso nel vuoto a riconsiderare molte cose di quello che faccio, e che avrai voglia di concedere a Cloude una possibilità per stupirti.

Chiudo lasciandoti la sinossi del libro, che trovi su Amazon sia in formato fisico con copertina flessibile che in formato digitale.

Immaginate di trovare un mondo in cui poter fuggire quando realizzate che la vostra vita non ha sbocchi. Cloude è una dimensione parallela, piena di magia e sorprese. Un mondo in cui Susan Woods si imbatte per caso, nel momento in cui si rende conto di non avere le risorse per perseguire i propri sogni. Il contesto in cui vive e l’assenza di prospettive diventano insopportabili per lei, che inizia a desiderare di fuggire da tutto. L’universo senziente di Cloude percepisce il suo richiamo e le permette di evadere dalla realtà che ha sempre conosciuto, per scoprirne una nuova. Nella realtà pacifica di Cloude, tuttavia, le cose sono cambiate e quello che è sempre stato un luogo sicuro e pacifico è, adesso, colmo di insidie, specialmente per gli esuli degli altri mondi. Tre portentosi stregoni, infatti, danno la caccia ai nuovi arrivati su Cloude, convinti di essere gli unici in grado di portare il progresso. Per ogni trasformazione è necessario un sacrificio, ma non mancherà chi sarà disposto a lottare per la pace.

5 pensieri riguardo “Cloude – Il Portale: intervista a Giovanni Di Rosa

  1. Ho letto l’intervista qualche giorno fa ma poi non sono riuscita a lasciare un commento.
    Grazie per avermi linkata nel post.
    Un’intervista davvero interessante, con domande mirate alla scrittura e all’esperienza di Giovanni.
    Bravi a entrambi!

    Piace a 1 persona

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