L’Albero di Halloween, di Ray Bradbury

Qualche giorno fa ho scoperto che nella Feltrinelli in cui mi rifornisco si trovavano, nascosti sul ripiano più remoto dello scaffale più alto, alcuni libri di Ray Bradbury considerati “minori”, lontani da quella fantascienza che lo ha reso universalmente celebre. Siccome l’anno scorso mi ero ripromesso di approfondire la mia conoscenza di questo autore li ho comprati tutti e tre senza pensarci troppo e ne ho già letto uno, un libretto molto breve che si finisce nel giro di una mattina. L’Albero di Halloween è un breve racconto per ragazzi ambientato, indovina, durante la notte di Halloween, unendo il gusto per un’avventura semplice ma coinvolgente a diverse riflessioni molto interessanti sull’origine di questa festa; ammetto di aver pensato più volte di essere troppo fuori target per questa storia, ma mi è piaciuto molto lo stesso.

I protagonisti sono un gruppo di bambini che si ritrovano mascherati la sera di Halloween per andare di casa in casa a chiedere “dolcetto o scherzetto”. Uno di loro, Pipkin, però è in ritardo e non sta bene, e quando li raggiunge presso una magione infestata vicino a un cimitero viene rapito da una misteriosa entità; i suoi amici, allora, partono per un lungo viaggio attraverso lo spazio e il tempo guidati dal misterioso Mr Moundshroud, che mostrerà ai ragazzi le origini della festa di Halloween prima d rivelare loro la sua vera identità e proporre un sinistro accordo.

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Devo dire che, al contrario delle sue storie di fantascienza, ancora molto attuali, le storie per ragazzi di Bradbury non sono invecchiate benissimo. Come anche Il Popolo dell’Autunno, L’Albero di Halloween è intriso di nostalgia verso un’epoca passata che probabilmente l’autore ha vissuto nella sua infanzia e che cerca di riportare in vita nelle pagine del suo libro, creando un’atmosfera quasi sospesa a metà tra un sogno ad occhi aperti e un ricordo trasfigurato dal filtro ovattato della memoria. Ci troviamo in un mondo che chiaramente non esiste più, immerso in un immaginario decisamente superato ma quasi tenero nell’affetto che Bradbury, evidentemente, nutre ancora nei suoi confronti. Proprio per questi motivi, però, non so quanto possa essere appetibile per i ragazzi di oggi; a me è piaciuto molto, ma perfino io, che ragazzino non lo sono più, a tratti l’ho trovato vecchio. Affascinante, certo, ma ormai superato, come un volume finemente decorato e rilegato ma polveroso.

La trama è estremamente semplice e lineare, priva di grandi colpi di scena; anche le rivelazioni finali su cosa sia successo a Pipkin e l’identità di Mr Moundshroud si vedono arrivare molto da lontano. Questo, tuttavia, non è esattamente un difetto, quanto un elemento costitutivo di un romanzo per ragazzini: un intreccio molto semplice, molte avventure, un buon ritmo e qualche mostro, che non guasta mai. Io l’ho trovato fin troppo semplice, in alcune scene, ma sicuramente dipende dal fatto che ho abbondantemente superato la data di scadenza per questo libro. Tuttavia, in questo caso non è tanto la storia ad essere il punto, quanto le riflessioni che vengono suggerite nel corso della lettura.

L’Albero di Halloween infatti prende spunto dalla festività di Halloween per indagare i modi con cui gli uomini hanno, nel corso del tempo, affrontato l’idea della morte e della vita nell’aldilà, scoprendo punti di contatto tra le varie credenze e di contaminazione tra di esse; ammetto che certi punti non mi hanno del tutto convinto, ma si tratta sicuramente di un soggetto affascinante. Guidati da Mr Moundshroud, i bambini protagonisti viaggiano dall’antico Egitto fino in Grecia, da Roma ai villaggi Celti, da Parigi al Messico per assistere alle diverse cerimonie funebri e di commemorazione dei defunti, un soggetto potenzialmente morboso ma che Bradbury riesce a trattare con leggerezza e intelligenza, privilegiando l’aspetto meraviglioso e sorprendente piuttosto che quello macabro o spaventoso. La tesi di Bradbury è che l’uomo avrebbe cominciato a riflettere sulla morte proprio nel momento in cui questa ha cessato di essere una presenza quotidiana nella sua vita: quando l’uomo ha potuto contare su un riparo, un fuoco per scaldarsi e proteggersi e del cibo a sua disposizione, ha iniziato a interrogarsi sulla natura della sua vita e sulla sua finitezza.

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Da questo spunto si diramano quindi tutte le credenze e le superstizioni legate all’aldilà e al possibile ritorno dei morti nel mondo dei vivi, un’occasione temuta da quasi tutti i popoli visitati. L’occulto e il soprannaturale diventano anch’essi delle conseguenze di questa paura atavica dell’uomo, con la stregoneria rappresentata, giustamente, come il residuo di credenze e rituali pagani e i fantasmi definiti come il ricordo insistente di persone che ci hanno lasciato. Non tutti i viaggi appaiono ugualmente affascinanti, ma il risultato che si compone piano piano davanti ai nostri occhi è davvero interessante, e ti invoglia a saperne sempre di più e approfondire questioni spesso trascurate o presentate come semplici curiosità. Si tratta sicuramente del lato più riuscito e interessante del libro, offrire uno sguardo a volo d’uccello su una questione antica quanto l’umanità stessa e che l’umanità ha affrontato in decine di modi di versi. Bradbury non ha alcuna pretesa di completezza, ovviamente, ma se il suo intento era quello di aprire gli occhi ai suoi giovani lettori e portarli a guardare con occhi diversi quello che sta loro intorno, ivi compresa una festa popolare come Halloween, allora direi che ha raggiunto il suo scopo.

In fin dei conti non so se consiglierei a tutti L’Albero di Halloween. È scritto molto bene e presenta alcuni brani molto interessanti, ma si tratta davvero di un libro scritto per un pubblico molto giovane, e al contrario di altre storie analoghe non tutti potrebbero davvero apprezzarlo; per dire, anche io ho dovuto ripetermi più volte cosa stavo leggendo per moderare un giudizio che si faceva forse troppo severo. Non credo sia una delle sue cose migliori, comunque, per cui lo suggerirei a chi è già fan di Bradbury e desidera completarne la bibliografia come vorrei fare io.

7 pensieri riguardo “L’Albero di Halloween, di Ray Bradbury

  1. Bella recensione! Io me lo segno per quando mio figlio raggiunga l’età adatta, sarei felice se si avvicinasse alla lettura con autori come Bradbury! E poi da grande potrebbe godersi le sue opere più mature… Ma sto sognando ad occhi aperti! X–D

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  2. Normalmente mi stupisco quando trovo un post dedicato a Ray Bradbury. Mi stupisco ancora di più quando si parla di uno dei suoi lavori minori, come appunto L’albero di Halloween, e la cosa mi rende molto felice. Per anni nelle librerie ho visto solo Fahrenheit 451 e Cronache marziane, quindi appena trovo titoli diversi li compro senza pensarci due volte; cosa che ho fatto anche con questo libro. Condivido praticamente tutto quello che hai scritto. È vero che ad oggi appare molto vecchio, ma a me non dispiace questa cosa. C’è un altro suo libro che si intitola Addio all’estate, in cui questo aspetto si avverte ancora di più. Complice il fatto che si tratta del suo ultimo romanzo scritto nel 2006, quando lui aveva ormai 86 anni. Ti consiglio di leggere (un po’ alla volta) Cento racconti. È un tomo bello pesante, impegnativo da maneggiare e non molto economico, ma è una delle cose più belle che abbia mai letto.

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