Dieci Bellissimi Coetanei (I miei 10 film preferiti del 1989)

Siccome da qualche tempo le visioni, e di conseguenza gli articoli, a tema cinema latitano ringrazio GramonHill per avermi coinvolto in questo simpatico tag (puoi leggere il post originale, sul suo blog, QUI). Il punto è spulciare la filmografia del proprio ani di nascita per scoprire quanti di quei film hai visto e, soprattutto, di quanti sei fan. Devo dire di essere piuttosto fortunato perché, come tutti quelli nati negli anni Ottanta, ancorché agli sgoccioli, ormai, il mio anno è ricco di film diventati immortali e ancora ricordati con affetto anche dai meno appassionati di cinema. Di seguito, quindi, i dieci film del 1989 che preferisco.

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1.

Batman, di Tim Burton

Quando ancora il termine “cinecomic” non era così diffuso, l’uomo pipistrello faceva il suo debutto cinematografico in questo classico dei film sui supereroi. Dopo la sgargiante e a tratti kitsch serie televisiva dedicata al cavaliere oscuro, Burton ritorna alle radici del personaggio recuperando la sua caratterizzazione da giustiziere della notte, terrore dei criminali e cacciatore dei malviventi. Batman è un noir cupo e dall’estetica gotica, ambientato in una città perversa dominata, oltre che dalla criminalità dilagante e senza freni, dalle soverchianti architetture dei palazzi. A dominare la scena, però, sono proprio i due protagonisti, Batman e il Joker, un duo inscindibile che qui dà probabilmente il meglio di sé. Due facce (eh eh) della stessa medaglia, Batman e Joker danno vita a un duello senza esclusione di colpi, senza rendersi conto di essere l’uno il riflesso speculare dell’altro: maledetti e condannati a una vita di solitudine, i due arcinemici sono votati alla mutua distruzione nel panorama misterioso e inquietante di una Gotham City mai più così labirintica e minacciosa. Jack Nicholson dà vita a uno dei migliori Joker mai visti sullo schermo, con la sua espressione luciferina e il sinistro ghigno perennemente stampato sul volto, mentre Michael Keaton sorprende tutti con l’ottima interpretazione di Bruce Wayne / Batman: sebbene privo del phisique du role, Keaton dimostra una poderosa presenza scenica capace di catalizzare l’attenzione e un carisma eccezionale, raramente eguagliato dagli attori che, successivamente, si sarebbero cimentati con il personaggio.

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2.

L’Attimo Fuggente, di Peter Weir

Non c’è film con Robin Williams che non meriti di essere visto e amato, ma L’Attimo Fuggente rappresenta una delle vette più alte mai raggiunte da Williams. Ambientato in un collegio maschile alla fine degli anni Cinquanta, L’Attimo Fuggente è un vibrante ritratto di una gioventù che trova nella poesia la soddisfazione di quella fame di vita che nemmeno sapeva di avere. John Keating risveglia, attraverso le sue lezioni anticonformiste, lo spirito assopito dei suoi ragazzi, insegnando loro la lezione più importante, quella di vivere in pieno ogni momento e fare della loro vita un capolavoro. Molto drammatico e interpretato con una passione commovente sia da Robin Williams che dai giovani attori nei ruoli dei suoi studenti, il film mette in scena l’inizio della fine di un patriarcato che con i suoi modelli non è più in grado di soddisfare le aspettative e le esigenze della gioventù americana, segnando l’inizio di quella rivoluzione che si sarebbe compiuta solo un decennio dopo con le rivolte studentesche del ’68.

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3.

La Sirenetta, di Ron Clements e John Musker

Cambiamo completamente genere e atmosfera per addentrarci in quella che è una delle più importanti fiabe prodotte dalla Walt Disney, capace di risollevare lo studio dopo un decennio di coma vegetativo che sembrava irreversibile: non solo La Sirenetta sarà un enorme successo di pubblico e critica, ma inaugurerà anche un altro decennio d’oro, quegli anni Novanta passati alla storia come Rinascimento Disney. Ispirato all’omonima fiaba di Hans Christian Andersen, La Sirenetta è un coloratissimo e imponente musical che si regge essenzialmente su una colonna sonora maestosa fin dalla breve overture e si articola in una serie di brani da antologia che ricordo ancora a memoria uno per uno. L’animazione è di altissimo livello, con un’attenzione maniacale dedicata agli ambienti sottomarini e all’interazione tra i personaggi e l’ambiente acquatico: sembra un dettaglio di poco conto, ma i capelli di Ariel che fluttuano senza peso sono quel tocco da maestro che rende speciale un film. Un grandissimo lavoro è stato fatto anche sull’espressività dei personaggi, caratterizzati da grandi occhi vivaci così da permettere alla giovane sirena di comunicare anche quando senza voce, come nella bellissima sequenza musicale in cui esplora il regno insieme Eric. Criticato spesso, secondo me ingiustamente, come maschilista perché racconta di una giovane donna interessata unicamente a sedurre un uomo, La Sirenetta insegna invece a darsi da fare per ottenere quello che si desidera e mettere in gioco tutto sé stessi per realizzare i propri sogni, sebbene, magari, non in modo così sconsiderato come fa Ariel.

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4.

Ritorno al Futuro – Parte II, di Robert Zemeckis

A mio parere il migliore della trilogia, Ritorno al Futuro – Parte II esplora ancora più a fondo le implicazioni del viaggio nel tempo saltando dal futuro al passato e in una cupa versione alternativa del presente, rimaneggiata da Biff grazie all’aiuto del sé stesso proveniente dal 2015. Ormai il cast è già ben noto e affiatato, e può permettersi di catapultarsi avanti e indietro lungo l’arzigogolata timeline della saga sicuri del fatto che il fan fedele li seguirà, chiudendo un occhio sulle incongruenze – cose di minori importanza che ovviamente non compromettono in alcun modo la riuscita del film. La sceneggiatura è ancora una volta brillante, il cast in perfetta forma e la regia di Zemeckis ottima anche nel suo ripercorrere alcuni momenti del primo film visti da un’altra prospettiva. Un cult indimenticabile che tutti dovrebbero conoscere a memoria.

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5.

Kiki – Consegne a Domicilio, di Hayao Miyazaki

Quarto lungometraggio prodotto dallo Studio Ghibli e diretto da Hayao Miyazaki, Kiki – Consegne a Domicilio è una tenera storia di crescita e maturazione personale, un coming-of-age lo chiameremmo oggi. Kiki è una giovane strega di tredici anni che, come vuole la tradizione, deve lasciare la sua famiglia per compiere un anno di apprendistato in un altra città; lì la bambina dovrà affrontare molte sfide e difficoltà che le permetteranno però di abbandonare l’infanzia ed entrare nell’età adulta. Kiki – Consegne a Domicilio è un film molto lineare e convenzionale, se lo consideriamo inserito nell’archetipo del viaggio dell’eroe: come tutti gli eroi della tradizione, Kiki è costretta ad abbandonare una casa che conosce e una famiglia che ama per addentrarsi in un luogo sconosciuto e potenzialmente pericoloso, e deve superare una serie di sfide per dimostrare il proprio valore. Al contrario della maggior parte delle storie di questo genere, però, nel film non è presente alcun avversario, alcun nemico, con l’attenzione posta unicamente sulla protagonista e il suo difficile e prolungato rito di iniziazione. Tutto sommato molto più spensierato della maggior parte degli altri film dello Studio, Kiki – Consegne a Domicilio contiene quasi tutte le ossessioni principali di Miyazaki, a partire dalla passione per il volo, protagonista qui di lunghe scene spettacolari e divertenti, ed è il film che diede davvero successo al marchio Ghibli al di fuori del Giappone.

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6.

Society – The Horror, di Brian Yuzna

Ottimo esempio di B-Movie a cavallo del fantasy e dell’horror impreziosito da alcune perle deliziosamente grottesche, Society – The Horror è un film che si fa ancora oggi ricordare per le sue bizzarre trovate finali ma che mantiene un messaggio satirico ancora molto attuale. Protagonista del film è il giovane Bill, adottato da bambino da un’agiata famiglia di Beverly Hills e ora tormentato dalla paranoia: e se la sua famiglia non fosse veramente chi dice di essere? Incoraggiato da un amico, che gli fornisce prove sempre più concrete sulla natura disumana delle loro famiglie, Bill approfondisce sempre di più la questione fino a scoprire la verità: l’élite di Los Angeles è costituita da mostri che sopravvivono divorando membri delle classi sociali più povere. Il messaggio arriva forte e chiaro, e si scaglia contro la dominante cultura wasp americana, rappresentata come una tribù di mostri cannibali autoreferenziali, cinici e sadici. La lunga sequenza finale in cui i corpi dell persone si sciolgono e uniscono in un superorganismo mutante e grottesco in un’esplosione di body horror è ancora ricordata con affetto dagli estimatori del genere.

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7.

Fa la Cosa Giusta, di Spike Lee

Uno dei più grandi capolavori di Spike Lee, Fa la Cosa Giusta è un grandioso film corale ambientato a Brooklyn durante la giornata più calda dell’anno e incentrato su un’esplosione di violenza a sfondo razziale tra gli abitanti del quartiere. Duro e polemico tanto quanto il suo regista, il film non risparmia alcun colpo pur di far giungere a destinazione la sua forte critica sociale, ottenendo però critiche contrastanti proprio per questo motivo: se da un lato se ne colse subito l’innegabile valore, dall’altro venne considerato anche un’opera provocatoria e progettata per incoraggiare i disordini tra la popolazione. Al di là delle polemiche, Lee scrive una sceneggiatura ricchissima che punta il dito sulle forti tensioni razziali all’interno del quartiere di Brooklyn, e costruisce un crescendo di tensione che esplode nel conflitto finale in cui l’ampissimo cast è coinvolto in una lotta fratricida e senza quartiere.

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8.

Cimitero Vivente, di Mary Lambert

Tratto dal romanzo Pet Sematary di Stephen King e protagonista quest’anno anche di un mediocre remake, Cimitero Vivente è un B-Movie non invecchiato troppo bene ma che conserva ancora alcune frecce al suo arco. Il film segue pedissequamente la trama del romanzo: nella vasta proprietà dei Creed si trova un cimitero dedicato agli animali domestici, e poco oltre un altro camposanto il cui terreno è in grado di riportare in vita i morti, sebbene un po’ cambiati. Non si tratta di un film di grande qualità, diciamolo subito: sia come scrittura che come regia mostra più volte il fianco fino a scadere in un comico involontario del tutto fuori luogo, ma nel tempo ha saputo costruirsi una fedele e nutrita schiera di fan che lo ha elevato al rango di cult. Alcune scene, poi, sono davvero ben gestiti, come il cupo finale o i momenti dedicato a Zelda, per non parlare, ovviamente, della sequenza sul ritorno di Gage: il piccolo Miko Hughes dà vita a un personaggio inquietante e minaccioso nonostante l’aspetto angelico.

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9.

Harry, ti presento Sally…, di Rob Reiner

Rob Reiner ha sicuramente dimostrato un’enorme versatilità nel corso della sua carriera, e con Harry, ti presento Sally… firma probabilmente quello che è diventato il sinonimo di commedia romantica. Brillante e divertente, Harry, ti presento Sally… è un film su un amicizia che lentamente si trasforma in amore sconvolgendo le vite dei due protagonisti per come se le erano programmate; un soggetto abusato e poco originale, ma che nelle mani di Reiner e, soprattutto, portato in scena da Billy Crystal e Meg Ryan dà vita a un film dolce e frizzante allo stesso tempo, ricco di trovare esilaranti pur restando saldamente ancorato alle convenzioni del genere. La chimica tra i due attori è palpabile, ed è sicuramente uno dei tanti motivi del successo di un film che ha permesso loro di sfondare definitivamente a Hollywood.

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10.

Indiana Jones e l’Ultima Crociata, di Steven Spielberg

Terzo, e originariamente ultimo, capitolo dedicato all’archeologo Indiana Jones, Indiana Jones e l’Ultima Crociata chiude il suo ciclo di avventure ritornando, dopo la cupa parentesi indiana di Indiana Jones e il Tempio Maledetto, a combattere contro i nazisti per il controllo di una nuova reliquia soprannaturale, il celeberrimo Santo Graal. Il film chiude il cerchio iniziato nel primo capitolo introducendo un nuovo personaggio d’eccezione, il padre di Indy interpretato da Sean Connery, voluto fortemente da Spielberg come omaggio a James Bond, ispirazione originale per Indiana Jones; in questo modo, Indiana Jones e l’Ultima Crociata si incentra soprattutto su un rapporto padre e figlio da sanare, un tema ricorrente nella filmografia del regista. Per certo versi più maturo dei precedenti film, grazie a una rappresentazione più sinistra dei nazisti e l’inserimento di una femme fatale impegnata in un doppio gioco, Indiana Jones e l’Ultima Crociata riesce comunque a mantenere l’anima divertente e divertita dei precedenti film presentandosi come un’irresistibile avventura che si è guadagnata il titolo di Classico.

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Ed ecco fatto, questi sono i miei dieci film preferiti usciti nel 1989. Se hai letto fin qui puoi considerarti ufficialmente taggato o taggata, ma seguendo il galateo del tag nomino alcuni blogger per proseguire questo giochino:

Imlestar

Il Lettore Curioso

Serial Escape

 

12 pensieri riguardo “Dieci Bellissimi Coetanei (I miei 10 film preferiti del 1989)

  1. Fantastica lista e ottimi commenti! Sempre bello vedere Brian Yuzna nominato in posti simili, specialmente se accanto a mostri sacri come Spielberg e Zemeckis! E poi il divertentissimo Kiki, il gran debutto di Spike Lee… insomma, bellissima lista, complimenti!

    Ora ti linko nella mia che ho fatto nel weekend! :—)

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    1. In realtà da quello che ricordo è solo l’ultima sequenza che vira decisamente sull’horror grottesco, il resto è un buon thriller soprannaturale. Però sì, la fine può essere considerato rivoltante.

      Non vedo l’ora di leggere i tuoi dieci film! Non so che anno sia, ma sicuramente ce ne saranno di bellissimi, siamo nati in decenni che erano ancora molto fortunati in questo senso.

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    1. Lethal Weapon 2 è stato lì lì per entrare, poi alla fine l’ho escluso all’ultimo momento anche se mi è dispiaciuto. Invece The Abyss, mea culpa, non l’ho mai visto (le malelingue insinuano che abiti già nel mio hard disk, per cui a breve potrei recuperare)

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      1. nel caso, io eviterei la versione estesa (la tensione del montaggio là si annacqua [e certo, visto anche il soggetto] un po’ più di un pochetto), che vedrei successivamente solo per curiosità… ma, in fin dei conti, chi se ne frega di quello che farei io 🙂

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  2. Una bella decina… ricca di scelte per niente banali. Non li ho visti tutti, ma di certo metterei ai primi posti Batman, Indiana Jones e L’attimo fuggente. Fa la cosa giusta purtroppo mi manca. Tra i film “vecchi” di Spike Lee, l’unico che ho visto è Clockers, e l’ho amato alla follia, tant’è che l’ho visto due volte nel giro di pochissimi giorni. Se anche Fa la cosa giusta è così bello allora credo che impazzirò.

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    1. A me invece manca Clockers (ma in realtà me ne mancano tanti di Spike Lee, ed è strano perché è un regista che mi piace molto)! Fa la cosa giusta lo vidi veramente per caso un giorno in televisione, l’ho beccato che iniziava mentre facevo colazione e poi sono rimasto a vederlo fino alla fine; alla fine quella mattina ho concluso poco o niente, ma mi ha fatto conoscere un film bellissimo!

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  3. eh beh, il Batman di Burton al primo posto ci sta tutto!!
    una buona annata anche la tua…
    tra quelli che non hai citato, sempre di quell’anno, segnalerei Crimini e misfatti di Woody Allen, un film che mi piace moltissimo…

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    1. Non l’ho mai visto, ma io ho un rapporto altalenante con Woody Allen: a volte mi piace, altre mi fa semplicemente venire i nervi!

      Il 1989 ha avuto la fortuna di essere ancora una buona annata, mi sa che se dovessero fare questo giochino persone nate negli ultimi dieci-quindici anni si troverebbero più in imbarazzo

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