Nessundove, di Neil Gaiman

Una delle missioni portanti della mia carriera da lettore è quella di arrivare a leggere tutto quello che Neil Gaiman abbia mai scritto, un’impresa che, fortunatamente, è a buon punto: è vero, mi mancano ancora diversi quintali di fumetti, ma per quanto riguarda la prosa ho letto tutti i suoi romanzi, diversi libri per ragazzi e tre raccolte di racconti. Il problema è che diverse letture iniziano a perdersi nel passato remoto della mia esperienza, per cui ogni tanto vale la pena rispolverare questi libri e dargli una bella ripassata, come ho fatto ormai diverse settimane fa con Nessundove, di cui ricordavo assai poco oltre alla trama a grandi linee.

E proprio dalla trama a grandi linee partiamo. Richard è un giovane impiegato londinese che trascorre felicemente la sua placida esistenza da maschio beta, tra un lavoro che gli garantisce un discreto stile di vita e una fidanzata che lo tratta come una pezza da piedi. Una sera la vita di Richard si interseca con quella di Lady Porta, una giovane ragazza proveniente da Londra Sotto in fuga da due pericolosi killer assoldati per sterminare la sua famiglia. Richard soccorre Porta e la aiuta a ritornare nel suo mondo, solo per scoprire di aver inavvertitamente, e irrimediabilmente, superato il confine ed essere entrato lui stesso a farne parte; in cerca di aiuto, Richard inizia a esplorare la misteriosa Londra Sotto in cerca di qualcuno in grado di rimandarlo a casa, scontrandosi con una realtà magica e violenta che si trova chiaramente inadatto ad affrontare.

L’introduzione al romanzo racconta la sua genesi, che è a suo modo molto simpatica. Nessundove nasce come serie televisiva scritta da Neil Gaiman per la BBC, ma l’autore inizia molto presto a trovare frustranti le limitazioni che la produzione impone alla sua creatività e i limiti fisici che si trova di fronte, come la possibilità o meno di filmare in determinate location. Dopo aver terminato la stesura dei copioni, allora, Gaiman decide di realizzare la sua “director’s cut” della storia, la versione definitiva, sotto forma di romanzo, un formato che gli permette la totale libertà creativa ed espressiva soprattutto nella costruzione del ricchissimo monndo in cui si muovono i personaggi. La decisione di Gaiman, che forse non è stata accolta con favore alla BBC, visto che il libro è uscito mentre la serie era ancora in corso, si è rivelata vincente dal momento che il romanzo ha riscosso fin da subito grande successo e riesce ancora oggi ad accattivarsi il favore dei fan mentre della serie tv nessuno, generalmente, nemmeno si ricorda esistesse.

Il worldbuilding è sicuramente l’aspetto più interessante e affascinante di Nessundove. La storia è ambientata a Londra Sotto, una versione misteriosa, dark e magica della città di Londra, nascosta non solo sotto la città umana ma nelle pieghe stesse della sua realtà, negli angoli dove lo sguardo non arriva o su cui scivola senza mai soffermarsi con attenzione, sui tetti troppo alti per essere raggiunti, negli edifici troppo vecchi per poter essere ancora abitati – o per esistere ancora. Londra Sotto è come il negativo fotografico di Londra Sopra, simile ma completamente diversa, capace di sovrapporvisi ma impossibile da fondersi con essa; non esistono punti di riferimento fissi, a Londra Sotto, i luoghi si spostano in continuazione, il tempo e lo spazio sembrano piegarsi e avvolgersi su loro stessi, e la geografia, in generale, alza le mani e lascia che gli abitanti facciano un po’ quello che gli pare con le strade e gli edifici.

Ogni luogo di Londra Sotto prende ispirazione da un quartiere, una strada, una fermata della metropolitana di Londra Sopra, ma rivisitati con un’associazione di idee, un gioco di parole o, in generale, un’invenzione capace di trasfigurarla completamente: ecco allora che Knightsbridge, per assonanza, credo, con “night’s bridge”, diventa un lungo ponte sospeso nell’oscurità dove cose mostruose si nascondono, o Shepherd’s Bush un posto popolato effettivamente da pericolosissimi pastori da evitare a ogni costo se non vuoi diventare, inconsapevolmente, parte del loro gregge. Proprio Shepherd’s Bush, che non appare nel romanzo quanto nel racconto Come il Marchese Riebbe il suo Cappotto, è stata una delle mie location preferite insieme al Mercato Fluttuante, un gigantesco mercato che cambia posto di volta in volta e dove è possibile mettere in vendita e comprare letteralmente qualsiasi cosa. La costruzione del mondo di Nessundove è il momento in cui Neil Gaiman flette i muscoli della sua fantasia e fa quello che gli riesce meglio, ossia rielaborare la realtà per presentartela in modo del tutto inedito, trovare il fantastico nascosto appena oltre la porta di casa, costruire dei mondi in cui lo sguardo sembra voler catturare tutto nello stesso momento e il cor si spaura per le dimensioni e l’imprevedibilità di ciò che ha creato. Il mondo di Nessundove è uno dei migliori e più originali creati da Neil Gaiman, e da solo vale la lettura del libro.

Anche perché il resto, tutto sommato, appare molto molto tradizionale, perfettamente inserito all’interno del genere urban fantasy in cui il romanzo si colloca. Richard condivide molti aspetti con Ciccio Charlie, il protagonista di I Ragazzi di Anansi, facendo sorgere il dubbio che rappresenti l’ideale, per Gaiman, dell’inglese medio, dell’uomo ordinario sulla trentina che si trova, suo malgrado, invischiato in storie e mondi molto più grandi di lui. Richard è l’avatar del lettore nel mondo di Londra Sotto, la persona comune in cui possiamo identificarci e rispecchiarci nelle reazioni che ha di fronte ai bizzarri personaggi con cui si trova a interagire; non è sicuramente il personaggio più memorabile della storia, dal momento che è messo costantemente in ombra dall’irresistibile galleria di protagonisti che lo affiancano nella storia a partire da lady Porta, capace di aprire varchi e passaggi ovunque e verso qualsiasi luogo. Più passivo che elemento attivo all’interno della vicenda, Richard subisce gli eventi più che prenderne parte, segue il gruppo nella missione vendicatrice di Porta, cerca di sopravvivere come può e anche quando gioca effettivamente un ruolo decisivo, come nel recupero di una chiave centrale per il proseguimento della trama, è quasi per caso che si ritrova in quella situazione piuttosto che per autentica convinzione o iniziativa.

Eppure è anche per questo che non si può non voler bene a Richard e fare il tifo per lui, dal momento che rappresenta ognuno di noi alla ricerca della propria strada e del proprio posto da chiamare casa. Vissuto sempre a rimorchio, vittima della routine e delle angherie di personalità più decise della sua, il viaggio di Richard a Londra Sotto è un viaggio alla scoperta delle sue potenzialità verso una versione finalmente davvero adulta e matura di sé, capace di compiere le proprie scelte, assumersi le proprie responsabilità e decidere finalmente, in maniera autonoma, cosa sia meglio per lui, anche a costo di perdere tutto quello che aveva costruito nella sua vita precedente. Nessundove diventa, in questo modo, non soltanto un emozionante e strabiliante urban fantasy, ma anche un romanzo di formazione che ti racconta di come non sia mai troppo tardi per trovare la propria strada e riuscire a scorgere la meraviglia che si nasconde nel mondo nemmeno troppo lontano da noi.

Mi sono accorto solo adesso di non aver parlato molto della trama, e credo che vada bene così: Nessundove è talmente ricco di sorprese che non vale la pena sia io a rovinartele. È scritto con un umorismo che davvero non ti aspetti, tra l’ironia a tratti autodenigratoria di Richard e le scene da commedia degli equivoci in cui spesso il protagonista cade a causa del candore con cui si approccia alle situazioni. Che questo non ti tragga in inganno, però: si tratta di un romanzo a tratti molto violento, con il sangue che scorre a fiumi, ma la narrazione è sempre molto leggera e ironica in modo da bilanciare la brutalità degli eventi raccontati. È uno stile di narrazione che mi ha ricordato Rivers of London, di cui ho parlato QUI, ugualmente capace di combinare ironia e violenza splatter con un risultato davvero gustoso; inizio a pensare che sia un talento tutto inglese, mescolare con tale naturalezza le risate e il sangue. Una scelta autoriale forse insolita, nel panorama dell’urban fantasy, ma che permette a Neil Gaiman di parlare con leggerezza e attraverso furbe metafore di povertà ed emarginazione: gli abitanti di Londra Sotto, intuiamo, sono tutti coloro che a Londra Sopra si ritovano esclusi, abbandonati e ignorati, gli ultimi che non degnamo di uno sguardo o che notiamo solo nel momento in cui ci suscitano timore o disagio. Sono tutti coloro costretti a vivere di espedienti e alla giornata, e sotto la patina coloratissima e magica della storia si avverte molto chiaramente l’empatia e la solidarietà che l’autore nutre nei confronti di queste persone, una solidarietà che inevitabilmente diventa anche tua portandoti ad approcciare con maggiore umanità tutti gli invisibili che ormai ci siamo abituati ad eliminare quasi automaticamente dal nostro campo visivo, lasciando che lo sguardo scorra su di loro senza soffermarvisi mai davvero. Se anche questo risultato dovesse essere raggiunto, allora Nessundove avrà ottenuto un altro grande successo oltre a quello di averci intrattenuto e divertito per alcune centinaia di pagine.

In definitiva, Nessundove è un romanzo che consiglio assolutamente, che tu sia già un fan di Neil Gaiman o che voglia diventarlo. Se proprio dovessi trovare un difetto direi che è troppo lungo per la storia che racconta, ma è una caratteristica di cui non ti rendi conto mentre sei immerso nella storia. Penso sia un buon punto di ingresso per iniziare a conoscere lo stile e il lavoro del Gaiman romanziere, un buon assaggio di cosa è in grado di offrire prima di affrontare le sue opere più impegnative come American Gods o Sandman. Come già accennato, oltre al romanzo esiste anche una storia breve, Come il Marchese Riebbe il suo Cappotto, che funziona un po’ come sequel e un po’ come spin-off della storia incentrato sul personaggio del Marchese, probabilmente uno dei migliori dell’intera storia, mentre è notizia ormai di alcuni anni fa la preparazione di un sequel ufficiale dedicato alle Sette Sorelle, personaggi introdotti di sfuggita come comprimari nel libro, intitolato, appunto, The Seven Sisters, sebbene a oggi non si abbia una data di uscita.

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14 pensieri riguardo “Nessundove, di Neil Gaiman

    1. Sì, è un tipo di racconto che usa spesso e che si vede lo diverte molto! Poi secondo me dà sempre il suo meglio quando crea ambientazioni quasi astratte e misteriose, a metà tra la veglia, il sogno e l’incubo, e Nessundove ne ha tantissime!

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  1. Sono anche io un grande fan di Gaiman e un giorno vorrei poter dire pure io di aver letto tutto di suo…ma è un’impresa XD Quell’uomo ha scritto molto e un po’ di tutto.
    Ad oggi comunque la sua opera che più ho amato è American Gods che lessi ormai anni fa (e ogni tanto ho la tentazione di riprendere in mano per una rinfrescata).
    Nessundove non l’ho mai letto ma questa recensione mi ha incuriosito parecchio!

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    1. Ha avuto molti anni piuttosto intensi, però studiando la sua bibliografia ho visto che da diverso tempo ha rallentato molto il ritmo: dal 2017, quando è uscito Norse Mithology, ha pubblicato solo un saggio e ha lavorato alle sceneggiature di Good Omens e The Sandman. Spero che The Seven Sisters possa segnare il suo ritorno in grande stile!

      La seconda lettura di American Gods (che anche per me inizia a essere lontana, l’ho ripassato prima che iniziasse la serie di APV) è stata ancora meglio della prima: forse sapendo già dove si andava a parare mi sono goduto di più il viaggio e ho apprezzato anche quei momenti che alla prima lettura mi avevano annoiato, come la parte di Lakeside.
      Nessundove, purtroppo, secondo me è molto meno celebrato di tante sue opere ma l’ho trovato davvero molto bello; te lo consiglio parecchio, visto che Gaiman ti piace sicuramente ti piacerà anche questo!

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      1. Miti del Nord non è rappresentativo del modo di scrivere di Neil Gaiman, dal momento che racconta dei miti ha avuto, secondo me, un margine molto ristretto in cui inserire sia la sua poetica che il suo stile – che in genere vanno molto a braccetto.
        American Gods è un romanzo molto molto ambizioso ma sicuramente imperfetto, che io mi sono goduto di più a una seconda lettura; ci sono scene che ho amato tantissimo, ma alcune parti del libro sembrano girare a vuoto.
        Stardust invece è puro Gaiman al 100%, e a me è piaciuto molto. Se vuoi riprovare con lui ti suggerisco, invece di Nessundove, una lettura più agile, come Coraline o Il Figlio del Cimitero; ha poi dato il suo meglio con i fumetti, per cui se ti piacciono ti consiglio ovviamente di provare a leggere Sandman, che credo sia universalmente riconosciuto come il suo capolavoro.

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      2. Volevo leggere Nessundove, in realtà , American Gods mi ha deluso tantissimo, perché proprio ho visto tanto tanto potenziale buttato via. Stardust non mi ha convinta del tutto, gli mancava qualcosa.

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  2. Ehi ciao, “anonimo”! 🙂 Hai abbandonato “Fairy Tale”?
    Di Gaiman ho letto proprio solamente “Nessundove” e ricordo che mi aveva regalato quelle sensazioni che descrivi: leggerezza e ironia su temi forti. Tuttavia la trama è sfumata nel tempo (e nella mia memoria colabrodo).
    Avevo apprezzato anche il film “Coraline” tratto dal suo racconto, che era cupo e coinvolgente al punto giusto.
    Ho da parte “American Gods” ma non ho mai avuto quel “qualcosa” che mi spingesse a iniziarlo, forse proprio il fatto di aver dimenticato così facilmente “Nessundove” non ha aiutato. Leggo che lo inserisci tra le sue opere più impegnative, quindi ci proverò, magari a breve…

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    1. Non ancora, Nessundove è quello che ho letto subito prima di iniziare Fairy Tale – che comunque è fermo sul comodino con il segnalibro a metà; adesso sto leggendo alcune cose per i post da far uscire nel conto alla rovescia per capodanno, ma con l’anno nuovo vedrò di riprenderlo e, con la morte nel cuore, finirlo per non pensarci più.
      Secondo me avvale piuttosto spesso che le trame di Neil Gaiman sbiadiscano e rimangano proprio le impressioni e le sensazioni che la storia regala; è successo anche a me. Adesso, per esempio, vorrei rileggere Stardust perché ricordo la trama solo a grandi linee, ma le sensazioni come se le provassi in questo momento.
      Il film di Coraline è bellissimo, anche se secondo me corre il rischio di diluire una storia che, nel libro, è affilata e precisa come un bisturi. Ma è davvero troppo scarna per diventare un lungometraggio per cui capisco che si sia dovuta arricchire in qualche modo.
      American Gods si prende molto più sul serio di qualsiasi sua altra opera, secondo me, e rischia di risultare un po’ pesante. Però è anche quello un viaggio straordinario, magari non uscito alla perfezione ma molto ambizioso e interessante.

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  3. Applausi applausi e ancora applausi! Neverwhere è una meraviglia, la seconda cosa che ho letto di Gaiman dopo American Gods (i romanzi li ho letti tutti pure io!). :–D

    Gran bel post ricco di spunti, dici bene dell’ironia e della violenza, e concordo anche sul non poter voler bene a Richard! Io guardai pure un paio di episodi BBC… Meno male ha scritto il romanzo il buon Neal!

    Serve più Gaiman alla blogosfera, noi ci stiamo impegnando, dai! :–)

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    1. Nel nostro piccolo facciamo quello che possiamo un post alla volta! Ti confesso che credevo di trovare molti più estimatori del lavoro di Neil Gaiman, in genere tra le community di lettori e amanti del fantasy è un nome che salta fuori spesso; qui invece non arrivo a dire che è accolto con freddezza ma sicuramente non sempre con l’entusiasmo che mi aspetterei verso un autore come lui.

      Avevo trovato la miniserie, una volta, su un sito pirata di serie tv, ma alla fine non l’ho mai vista; però sarei molto curioso di farlo, quantomeno per vedere la sua versione originale. Per i libri, invece, credo che il prossimo sarà I Ragazzi di Anansi, per rispolverare come si deve anche quello, e ovviamente Terre del Sogno per andare avanti con Sandman.

      Non si molla!

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      1. Io oggi ho finito di scrivere del volume 2 (post nel 2023 di sicuro) e ho messo sul comodino Dream Country per studiarlo per poterci scrivere su. :–D

        Dovrò cominciare anche io a scrivere dei romanzi, magari finisco prima con le raccolte di racconti brevi prima, visto che ho cominciato dal terzo saltando Fragile Things e Smoke and Mirrors!

        Si, comunque sono i post meno letti che scrivo, ma non mi importa, mi dà grande soddisfazione ragionare su quanto scritto da Gaima, ci si trovano così tanti spunti!

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