She-Hulk: Attorney at Work – Stagione 1

In queste settimane sta giungendo al termine tutto quello che sto seguendo, dal momento che prima si è (grazie al cielo) conclusa questa ennesima serie Marvel, seguita a ruota da Rings of Power e, tra due settimane, dovrò dire addio anche a House of the Dragon – e quello sarà il vero lutto, l’idea di allontanarmi da Rhaenyra, Daemon, Alicent e tuti gli altri mi è talmente insostenibile che sto considerando l’idea di leggere Fuoco e Sangue. Ma, per il momento, non siamo ancora costretti a piangere per i draghi quanto, piuttosto, per questo piccolo disastro che segna uno dei più clamorosi capitomboli del Marvel Cinematic Universe: ho provato a difenderlo in tutti i modi, ma credo che She-Hulk: Attorney at Work sia la singola cosa più insulsa mai uscita dalla mente del MCU, insieme agli ultimi due Thor. Perché io non dimentico e non perdono. 

Jennifer Walters (Tatiana Maslany) è la cugina meno spigliata e, soprattutto, meno supereroistica di Bruce Banner (Mark Ruffalo), ma combatte le sue battaglie un’udienza alla volta lavorando come avvocata a Los Angeles. Un giorno, in seguito a un incidente, il suo sangue si mischia per errore a quello di Bruce, contaminandola con le stesse radiazioni che provocano la mutazione del cugino e causandole lo stesso effetto: da questo momento, Jennifer è in grado di trasformarsi in She-Hulk, il suo alter-ego verde e sotto anabolizzanti, mantenendo però fin da subito il controllo della propria mutazione. Non saprei come riassumere il resto della serie, per cui dirò semplicemente che seguono cose

She-Hulk: Attorney at Work è talmente piena di problemi che non so nemmeno da che parte cominciare, sebbene probabilmente dovrei partire dal domandarmi quali problemi abbia avuto io nel portare fino in fondo la visione di quello che potrebbe tranquillamente essere paragonato a un disastro ferroviario. Si è discusso molto, sull’internet, circa il tono della serie, tra chi ne criticava la comicità talvolta demenziale e chi, invece, la difendeva argomentando che anche i fumetti dedicati all’eroina sono caratterizzati da una comicità molto sopra le righe e dalla rottura della quarta parete. Come spesso ripeto io non sono un lettore di fumetti di supereroi, per cui non conosco la She-Hulk cartacea e posso basarmi solo su quello che ho visto sullo schermo per decidere se la serie mi è piaciuta oppure no. Ebbene, stando solo a quello che ho visto She-Hulk: Attorney at Work non mi è piaciuto, e anzi, ancora peggio, l’ho trovata uno spreco di tempo soprattutto alla luce del suo finale. 

Tante cose che mi hanno dato fastidio erano state ampiamente annunciate dai trailer e dalle dichiarazione dei produttori, e confermate dal primo episodio. She-Hulk: Attorney at Work è a tutti gli effetti una commedia, motivo per cui cercare epicità o eroismo al suo interno sarebbe stato inutile; lo sapevo, l’ho accettato, ed ero molto curioso di vedere questo nuovo approccio al tema del supereroe – nuovo per modo di dire, dal momento che la maggior parte dei prodotti MCU sono commedie. Il problema di She-Hulk: Attorney at Work, che secondo me condivide con Thor: Ragnarok, non è tanto che sia una commedia, quanto che finisca sistematicamente per perdersi nella propria demenzialità visto che si supera sempre quella linea sottile e fragile che divide un prodotto dall’essere simpatico all’essere idiota. Se il primo episodio funziona nel presentare la protagonista con una serie di battute e di gag genuinamente divertenti, man mano che gli episodi proseguono il senso dell’umorismo della serie diventa sempre più grossolano, sempre più invadente e sempre più delirante, al punto che non è più possibile prendere sul serio nulla di quello che viene detto. La comicità, in questa serie, non è un linguaggio messo al servizio di una storia coerente, personaggi solidi e un messaggio da trasmettere, ma è il fine stesso della narrazione: tutto nasce e muore nella battuta, tutto è costruito in funzione della gag, non viceversa, e non aiuta il fatto che la sceneggiatura sia stata scritta su post-it appiccicati insieme per sembrare, se la guardi da lontano e stringendo gli occhi, una trama. Cosa che la serie, comunque, non ha. 

Il problema principale di She-Hulk: Attorney at Work (perché poi, sui problemi secondari, si potrebbe discutere per ore) è che non va da nessuna parte: inizia, si accartoccia continuamente su sé stessa e poi termina senza alcuna conclusione. L’unico filo narrativo che può essere rintracciato è il percorso di accettazione che Jennifer deve compiere per accettare il suo alter-ego e la sua nuova doppia vita, un lavoro su sé stessa che, a dire la verità, non è neanche fatto male; ovvio, non è nulla di inedito né di straordinario, però è un piccolo viaggio di crescita personale che ha un inizio, uno sviluppo e una conclusione coerenti, cosa che, purtroppo, non si può dire di tutto il resto. Raramente si è vista una comedy così narrativamente incasinata, così sconnessa nel suo racconto e così confusa sulla storia che vorrebbe esporre, come se fosse il frutto di continui ripensamenti e riscritture avvenuti senza correggere il resto. Ci sono personaggi, come Titania (Jameela Jamil), che compiono un percorso schizofrenico, che non si capisce da dove saltino fuori né cosa vogliano, e vengono trattati, di volta in volta, come minacce, semplici scocciature o presenze insignificanti da tollerare, in un delirio di caratterizzazioni che, alla lunga (ma nemmeno poi troppo), esaurisce l’effetto curiosità per diventare soltanto noioso: dopo un po’ non te ne frega più niente, perché tanto hai capito che nulla avrà mai senso, niente avrà mai delle conseguenze, quello che ti raccontano oggi domani non vale più ma paradossalmente, in definitiva, vale sempre tutto. She-Hulk: Attorney at Work è il lavoro di un pazzo, di qualcuno che non ha idea di come scrivere una serie tv, ma la scrive lo stesso, il lavoro di una persona che sembra aver deciso di testare fino a che punto può sfidare la pazienza del fandom prima che questa si incrini. Oppure è il lavoro di un’intelligenza artificiale

Il finale di stagione è tutto un casino che meriterebbe un articolo a parte, dal momento che rappresenta la summa di tutto ciò che non va in She-Hulk: Attorney at Work. Verso la fine dell’ultimo episodio, la natura metanarrativa della serie prende il sopravvento e Jennifer, che fino a quel momento si era limitata a fare a pezzi la quarta parete, esce dalla serie per andare incontrare gli sceneggiatori responsabili di quello che perfino lei considera un clusterfuck di rare proporzioni. Jennifer esige che il finale prenda una piega del tutto diversa da quella prevista, e K.E.V.I.N., l’IA responsabile delle trame e degli intrecci di tutti i prodotti MCU, la accontenta; quello che noi vediamo, però, è l’annullamento totale di qualsiasi cosa sia mai stato raccontato nel corso della serie, che, all’improvviso, non vale più! Titania, l’evoluzione ballerina di Abominio (Tim Roth), i crimini di Intelligencia, la vicenda del sangue rubato a Jennifer… tutto giù nel cesso, come se nulla fosse mai accaduto! Tutti i fili narrativi della serie, blandi eppure ingarbugliati come raramente si è visto, vengono troncati di netto per saltare alla conclusone tarallucci e vino che Jennifer desiderava insieme a Matt Murdock (Charlie Cox) – perché sì, in mezzo a tutto questo, si è assistito all’ingresso ufficiale di Daredevil nel MCU, una delle pochissime cose che, secondo me, sono stare gestite con rispetto e un minimo di competenza. 

Il resto è una minestra insalvabile in cui nemmeno gli ingredienti di partenza erano buoni. C’è un’aria di misandria vergognosa lungo tutta la serie, quasi tutti gli uomini che incontriamo sono dei criminali, dei bastardi, o, in generale, delle persone sgradevoli, viscide e misogine, con tanti cari saluti a qualsiasi pretesa di parità tra uomo e donna. Si sollevano argomenti delicatissimi solo per trattarli con la delicatezza di un trattore, come l’episodio di revenge porn che Jennifer subisce nel penultimo episodio e che viene trattato con una superficialità e una noncuranza veramente dolora per un prodotto datato 2022. E non apriamo nemmeno il discorso CGI, vero, che se avessero colorato una pellicola con i pennarelli avrebbero forse ottenuto un effetto più credibile di quello che abbiamo visto qui. 

Mi dispiace tantissimo, perché l’idea di un procedurale i cui casi riguardassero persone con superpoteri mi gasava tantissimo e, in astratto, avrei voluto 15 stagioni di questo ideale Law & Order soprannaturale; mi dispiace tantissimo anche per Tatiana Maslany, un’attrice che apprezzo moltissimo (se non hai mai visto Orphan Black metti in pausa tutto e guarda Orphan Black), che qui si è spesa al 1000% per salvare il salvabile ed è sempre stata adorabile in tutti gli episodi, e che mi ha addolorato davvero tanto vedere costretta in un ruolo e un prodotto così mediocri se non proprio brutti. She-Hulk: Attorney at Work non credo sia salvabile sotto nessun punto di vista, e segna un ulteriore passo falso in questa Fase 4 così discontinua i cui esperimenti, purtroppo, il più delle volte sono stati un buco nell’acqua. 

Marvel Cinematic Universe: Fase 4

22 pensieri riguardo “She-Hulk: Attorney at Work – Stagione 1

  1. Ci sei andato giù leggerino.
    Posso dire che l’ho trovata molto problematica, ma non noiosa? E’ talmente breve che te la guardi in una serata, non richiede attenzione, non ha un ritmo lento. E’ un prodotto usa e getta che non aggiunge molto, ma non l’ho trovato sgradevole (finale escluso).
    Mi sembra eccessivo parlare di misandria. Gli uomini che si vedono nella serie non sono poi così rari. Da quando lavoro, ho dimostrazioni continue e costanti che le donne vengono trattate esattamente come viene dipinto nella serie. Non è un’esagerazione.

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    1. Certo che puoi!
      Io l’ho trovata noiosa nel senso non che mi abbia fatto dormire, ma nel senso che, dopo aver capito che nulla avrebbe mai avuto conseguenze e che non si stava andando davvero da nessuna parte, ho smesso di provare qualsiasi investimento sia nella serie che nei personaggi; magari sorridevo alle battute, ma, per dire, spesso mi dimenticavo perfino che l’episodio fosse uscito e me ne accorgevo solo per i post che trovavo su Instagram.
      Non è questione di rarità di uomini, ma della loro rappresentazione. Quasi tutti gli uomini presenti nella serie sono persone sgradevoli (i tizi con cui esce Jennifer, il dottore con cui esce She-Hulk che poi, in tribunale, svilisce Jennifer, quelli connessi ai vari casi delle settimane, lo stilista – che, concedimelo, è uno stereotipo ambulante -, tutta la folla raccolta nell’ultimo episodio). Gli uomini positivi sono personaggi impalpabili, come Pug, con un ruolo marginassimo. L’unico personaggio maschile davvero positivo è Daredevil, ma solo perché, essendo un futuro protagonista, non potevano materialmente presentarlo come uno stronzo. Insomma, c’è un panorama maschile davvero sconfortante, avrei preferito un maggiore equilibrio.
      Sul trattamento delle donne non ho nulla da dire, anzi: purtroppo sono d’accordo con te.

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    1. Ahahah, oddio che ricordi! OUAT mi ha regalato momenti di trash e cringe pazzeschi, anche se ho mollato circa a metà della quarta stagione. Entrambi, secondo me, hanno lo stesso problema, ossia di avere potenzialità talmente enormi da perdercisi dentro.

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    1. Purtroppo sì… avesse almeno avuto una seria ragione di esistere, ma a parte inserire Daredevil e il figlio di Hulk (l’ennesimo eroe teen, tra un po’ faranno sicuramente un crossover anche se ufficialmente non credo sia ancora stato annunciato), cosa di cui avrei fatto anche a meno, non ha aggiunto niente di valido all’universo.
      Bah, meno male che almeno è durata poco.

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  2. Concordo su tutto (tranne sul fatto che sia la cosa peggiore del MCU finora, per me c’è un prodotto che lo batte).
    La serie è tutta così abbozzata e mal gestita che è inconcepibile pensare che qualcuno abbia dato l’ok per mandarla in onda. E il problema non è la commedia, il fatto di essere leggero, il fumetto originale (dopo 20 anni di cinecomics moderni ancora bisogna fare il distinguo tra fumetto e live-atcion? E il fatto che una cosa che funziona da una parte non necessariamente funziona nell’atra?) e potrei anche sorvolare sul fatto che non abbia una trama portante (in fondo le comedy non hanno mai chissà che trame principali, il più delle volte sono episodi autoconclusivi e ci stava fosse così anche She-Hulk). Il problema non sono le premesse quindi ma come è stato messo giù. Senza criterio, senza testa. Titania è un personaggio che non ha alcun senso, appare dal nulla senza motivo e se ne va senza tante motivazioni, così come pure la squadra di demolizione, i casi legali sono solo 3/4 (su 8 episodi), i comprimari sono usati malissimo (ci sono, non ci sono, alla fine non ricordo nemmeno che fine fanno a fine stagione) e anche la rottura della quarta parete è gestita male secondo me (e questo ben prima dell’ultimo episodio).
    Ci sono anche delle cose positive, per carità, ma il problema è proprio la gestione della serie che sembra una cosa affidata a dilettanti e il problema come dici tu è che finisci per non affezionarti a nessuno e quindi a fregartene di tutto quello che succede. E per una serie questo è male…

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    1. Qual è il prodotto che lo batte? Per me ce n’è uno più o meno allo stesso livello, ma una sensazione così di tempo buttato via con il MCU non l’avevo ancora mai provato così forte.
      E niente, vedo che siamo d’accordo su tutta la linea. E mi scoccia, perché la premessa di un procedurale giudiziario a tema supereroi è una cosa di cui avrei guardato 15 stagioni da 24 episodi l’una!

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      1. Per me Moon Knight la batte. Non tanto per la qualità di per se ma perché a contrario di She-Hulk, MK cerca di essere super serio e introspettivo ma alla fine la scrittura è abbozzata e dispersiva proprio come She-Hulk (che in quanto comedy da 20 min circa, “pesa meno” la visione). Sarà che sono anche di parte perché amo il personaggio e l’ho trovato trattato malissimo rispetto a quello che poteva essere ma per me, ad oggi, Moon Knight è la serie Marvel peggiore.
        Per quanto riguarda She-Hulk sono d’accordo, o facevano episodi più lunghi (non dico 1 ora ma nemmeno 20 min) oppure più episodi, magari trasmessi due alla volta.

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  3. Condivido sentitamente ogni tua parola di disprezzo per questa serie, insalvabile da qualunque punto di vista la si guardi. Nemmeno io conosco i fumetti perciò posso parlare solo della serie in se stessa, che mi ha fatto sentire presa in giro e infastidita per tutta la sua durata senza arrivare a concludere un bel niente di niente. Io sono pur una donna, ma non apprezzo nessuna delle istanze pseudo-femministe messe in campo qui e non sono divertita da questo umorismo grossolano. Mi ha divertito molto Thor: Ragnarok (di Love and Thunder posso parlare solo col mio psichiatra) ma qui si va ben oltre ogni parete immaginabile del buon senso, della logica e del buon gusto..

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    1. La cosa che mi dispiace di più è vedere i fan così disillusi e schifati dai prodotti che stanno offrendo. Dovrebbero essere una festa e un’occasione di divertimento, ormai sono più che altro un momento di sconforto per tutti.

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  4. Ovviamente non l’ho vista ma, come al solito, quando si parla di Marvel vuoi o non vuoi alla fine ne senti parlare. Non essendo un fan i continui trailer quasi che mi avevano ispirato come serie da tenere in sottofondo mentre si fa altro (cosa cui spesso lascio l’onere a robe tipo “Il castello delle Cerimonie” o “Il banco dei pugni”, giusto per far capire il livello), però non sono abbonato a Disney+ e non intendo farlo per She Hulk.
    Continuo ad avere questa impressione che ormai stiano tirando a mungere da una vacca magra con la mastite, come a sperare di trattenersi il pubblico in attesa di un prodotto decente.

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    1. Purtroppo la tua impressione non è così lontana dalla realtà, anzi: se prima i film MCU erano mediocri nel senso di film nella media, che non avrebbero mai vinto un Oscar ma che, per lo meno, erano di intrattenimento, adesso siamo inondati di prodotti semplicemente brutti. La cosa che mi rattrista è che, in questa Fase 4, c’è ben poco che mi abbia fatto innamorare: se penso ai protagonisti del MCU ripenso a Iron Man, Cap e tutti gli Avengers che non ci sono più, e secondo me, nonostante l’affollamento, non c’è nessuno che abbia il loro stesso peso e il loro stesso carisma. Torno a dire quello che dicevo qualche anno fa: avrebbero dovuto avere il coraggio di chiudere tutto con Avengers: Endgame.

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  5. Pingback: T come… Tag
    1. Assolutamente! Purtroppo l’ho visto in molto poche cose oltre ai prodotti Marvel, ma ogni volta mi è piaciuto davvero tanto. Mi dispiace che possa correre il rischio di rimanere stritolato dal personaggio di Hulk e non riuscire più a uscirne, un po’ la situazione da cui spero riesca a venire fuori Robert Downey Jr con i suoi prossimi film.

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      1. nel commento al tuo post ho scritto una cavolata: il film è ancora in programmazione oggi e domani, per cui facile che stasera ci vada!
        Questo comunque non smentisce il trattamento folle che questo cinema ha della sua programmazione: se non becchi qualcosa al day one capace che non lo vedi più.

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      2. Sono convinto che Amsterdam piacerebbe moltissimo anche a te. Se vai a vederlo, poi fammi sapere come l’hai trovato, per favore. Corro a risponderti nel mio blog! 🙂

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  6. Una tragedia a mio avviso. Non riesco a concepire come siano riusciti a scrivere qualcosa del genere. Una commedia che non fa ridere è sempre una tragedia e cose peggiore era una serie che non sapeva dove andare. E quel finale che pretendeva di essere geniale invece è stato tremendo. Io ho letto i fumetti di She-Hulk ed è vero che rompeva la quarta parete, talvolta parlando con il lettore oppure lo stesso scrittore, però ci sono modi e mondi rompere la quarta parete o di scrivere storie comiche. Con questa serie hanno preso le idee simpatiche del fumetto e le hanno spogliate di tutto ciò che le rendeva piacevoli. A livello di scrittura e commedia è terrificante e se dovessi fare anche il confronto con i fumetti, bè io confronto non regge per niente, i fumetti erano scritti in maniera migliore nonostante non fossero perfetti.

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