The Sandman – Stagione 1

Sai quanto ho atteso la serie di The Sandman e quanto ami il fumetto originale di Neil Gaiman: penso veramente che si tratti non solo di una delle migliori graphic novel mai realizzate, ma anche di una delle più immersive, ipnotiche e suggestive esperienze narrative che mai ti capiterà di fare. Sandman non è forse un fumetto perfetto – nulla è perfetto – ma è per me impossibile da smettere di leggere quando prendo in mano un volume e la costruzione del suo mondo, così originale e fantastico sebbene prenda spunto da elementi profondamente radicati nell’immaginario collettivo da apparire immediatamente riconoscibili, è una delle più complesse, stratificate e meravigliose che abbia mai trovato su carta. Le aspettative sulla serie tv erano, dunque, comprensibilmente enormi, e credo sia anche per questo che si è rivelata, per me, un’esperienza non del tutto soddisfacente. Ho avuto bisogno di diverso tempo per digerirmela e capire cosa ne avessi pensato superando il senso di frustrazione che più volte, nel corso della visione, mi prendeva, e credo di aver raggiunto un equilibrio; cosa che, secondo me, la serie non ha.

La trama segue più o meno fedelmente quella del fumetto, ed è divisa molto nettamente in due archi narrativi. Il primo inizia nel 1916, quando lo stregone Roderick Burgess (Charles Dance), nel corso di un rituale per intrappolare la Morte non cattura la mietitrice ma suo fratello Sogno (Tom Sturridge), uno degli Eterni, creature più che divine che sovrintendono ad aspetti universali comuni a tutte le creature viventi, come il destino, la morte, il sogno, il desiderio e così via. Dopo più di un secolo di prigionia Sogno fugge e ritorna nel suo regno ritrovandolo in rovina; per riacquistare tutti i suoi poteri parte quindi alla ricerca di tre manufatti che Burgess gli ha sottratto, un sacchetto di sabbia, un elmo e un rubino, che a sua volta è stato rubato dal criminale folle John Dee (David Thewlis). Nella seconda parte, invece, seguiamo principalmente le peripezie di Rose Walker (Vanesu Samunyai), vortice onirico destinata a far collassare il mondo del sogno su sé stesso. Nel frattempo Sogno dà la caccia ai tre incubi scomparsi dal suo regno, tra cui il temibile Corinzio (Boyd Holbrook), e alle sue spalle trama Desiderio (Mason Alezander Park), un altro degli Eterni legato al fratello da un’antica inimicizia.

The Sandman è, secondo me, una serie molto diseguale nelle sue parti, capace di realizzare episodi veramente ottimi e altri, invece, molto più fiacchi, delle scene straordinarie e adattate perfettamente dal fumetto e altre, al contrario, in cui i cambiamenti apportati alla materia sono tali da farti sospettare che non ci fosse, in realtà, una motivazione solida alla loro base. In generale, se dovessi dare un’opinione a questa prima stagione, direi che si tratta di un prodotto gradevole, è una serie carina con sprazzi di vera eccellenza (soprattutto quando il dialogo arriva pari pari dal fumetto), ma a tratti claudicante e, soprattutto, troppo poco ispirata dal punto di vista della regia: non c’è nulla, nella serie, delle acrobazie mentali a cui il fumetto si divertiva a sottoporti, delle trovate sorprendenti che arricchivano le vignette, dell’effetto “WOW!” che leggendo la graphic novel ti spalancava gli occhi, la mente e il cuore nello stesso momento regalandoti una prospettiva del tutto inedita su un immaginario che credevi di conoscere molto bene e offrendotene, nel frattempo, uno completamente nuovo in cui perderti. Ecco, se il fumetto di Sandman è un’opera in cui ti perdi, in cui l’aggettivo “onirico” si applica a qualsiasi situazione e caratterizza sia la sceneggiatura di Neil Gaiman che i disegni dei vari autori, la serie di The Sandman è molto più tradizionale, molto più convenzionale nel modo di raccontare e mettere in scena la propria storia, troppo poco coraggiosa nelle soluzioni visive che avrebbe potuto adottare, e credo sia stato questo, principalmente, ad avermi deluso nel guardarla.

The Sandman ha una regia molto pulita e molto ordinata, e se questo può applicarsi a qualsiasi prodotto non è, secondo me, sufficiente per una storia di queste proporzioni. Facendo un paragone, The Sandman avrebbe dovuto avere una regia visionaria simile a quella di Legion, la serie di FX molto liberamente ispirata ai personaggi degli X-Men. In Legion la regia ricorre a infiniti trucchi e soluzioni visive per mettere in scena le percezioni spezzate e febbricitanti del protagonista, risultando in una serie sicuramente difficile da seguire ma assolutamente imprevedibile e capace di regalare sempre stupore e sorpresa, proprio quello che è mancato in The Sandman; dispiace considerare che esistano serie visivamente molto più ambiziose quando questa, trattando di sogni, avrebbe potuto offrire mille spunti diversi per lasciare il proprio pubblico a bocca aperta, destabilizzarlo e, perché no, anche inquietarlo e spaventarlo.

So di fare un discorso antipatico, ma la sensazione che The Sandman mi ha lasciato è quella di una serie che abbassa volutamente il livello del proprio materiale di partenza per rendersi fruibile dal più ampio pubblico possibile. Il fumetto di Sandman non è per tutti: è complicato, è arzigogolato, ricchissimo di livelli di lettura e, a tratti, potenzialmente disturbante. È una storia che ti chiede tanto, in termini di attenzione, memoria e conoscenze, ma che ti offre altrettanto in termini di immaginario. La serie, al contrario, mi sembra livelli tutto verso il basso, rende tutto, in qualche modo, più semplice da seguire e meno impegnativo, meno difficile da digerire anche in termini di violenza e perversione, risultando però, in questo modo, in un prodotto decisamente meno ricco, meno coraggioso e meno interessante. È il caso, ad esempio, dell’episodio 1×05 – 24/7, che nel suo adattare la storia più crudele, violenta, perversa e disturbante di Preludi e Notturni gli toglie tutto quello che la rendeva crudele, violenta, perversa e disturbante; ne rimane lo scheletro, il messaggio di fondo, ma si perde il senso di fatale ineluttabilità e perversa malvagità che la caratterizzava sulla carta. Allo stesso modo è trattata la presentazione di Desiderio in 1×07 – The Doll’s House, che non viene presentata: capiamo di cosa si occupa perché abbiamo già conosciuto Sogno e Morte (Kirby Howell-Baptiste), ma non ci viene detto nulla di lei e appare troppo poco sullo schermo perché si possa capire la sua mentalità e le sue abitudini, come il fatto che viva in un palazzo che rappresenta il suo stesso corpo, eppure è uno dei personaggi fondamentali della serie. Un trattamento “a togliere” è stato riservato anche a Disperazione (Donna Preston) che nel fumetto è rappresentata come una donna dall’aspetto grottesco, obesa e sempre nuda; la serie sceglie di addolcire la sua figura e vestirla, lasciando come intendere che sia sconveniente mostrare il nudo di una persona grassa quando Sogno, in 1×01 – Sleep of the Just, è mostrato sempre senza vestiti senza che vi siano tracce di sessualizzazione in questo.

È tutto quindi, in qualche modo, semplificato e alleggerito, con il risultato di castrare la potenza visiva e narrativa di un fumetto che ha fatto la storia del medium e scuola per tutti gli autori che sono venuti dopo di lui. Questa operazione risalta maggiormente se confrontata con altri momenti della serie che sono adattati parola per parola dal fumetto, e che per questo motivo spiccano come una suora sulla neve, per citare Leo Ortolani. L’episodio 1×06 – The Sound of her Wings ripropone due storie del fumetto (l’omonimo #08 – The Sound of her Wings e #13 – Men of Good Fortune) in modo fedelissimo, e non a caso è stato il mio preferito: ho adorato l’interazione di Sogno con sua sorella Morte, prima, e con Hob Gadling (Ferdinand Kingsley) poi, e si sente, secondo me, la differenza nel fluire del dialogo e della storia nel modo, allo stesso tempo sintetico e approfondito, che ereditano dalle vignette. Ho adorato la breve scena tra Sogno e Nada (Deborah Oyelade) all’inferno in 1×04 – A Hope in Hell, e nello stesso episodio è stato bellissimo il duello tra il protagonista e Lucifero (Gwendoline Christie); mi sono piaciuti moltissimo Caino e Abele in 1×02 – Imperfect Hosts, le apparizioni della dea oracolo, una e trina, la bizzarra famiglia d’adozione che Rose incontra in 1×07 – The Doll’s House e come è stato rappresentato il personaggio di Gilbert (Stephen Fry) nella seconda parte della stagione.

C’è quindi del buono, ovviamente, si vede che la serie è stata portata in vita da una squadra appassionata e piena di rispetto e affetto verso il fumetto che si apprestavano a tradurre sullo schermo, un atteggiamento che si nota anche nell’attenzione con cui sono accuratamente disseminati spunti che saranno approfonditi più avanti. La prima parte della stagione, quella che adatta il primo volume Preludi e Notturni, funziona molto meglio della seconda, che traduce Casa di Bambola, anche per via, credo, della sua natura episodica: ogni capitolo di Preludi Notturni presenta un’avventura diversa, ed è quindi più semplice da adattare in un formato altrettanto episodico di una storia così orizzontale come è, al contrario, Casa di Bambola. Il ritmo della storia è sempre molto zoppicante (il primo episodio è quasi letargico nella lentezza con cui si sviluppa), ma mi sembra che verso la fine la storia si sfilacci ancora di più, perda completamente il passo e proceda quasi per inerzia, con una fiacchezza del tutto inspiegabile se consideriamo quale storia incalzante si sta raccontando; il finale, 1×10 – Lost Hearts, non ha energia e non ha passione, non senti nulla della rabbia che prova Rose e del disprezzo che Unity dimostra verso Sogno, e la risoluzione, che nel fumetto appare perfettamente logica e sensata, qui in qualche modo non funziona allo stesso modo. Per come è stata costruita la vicenda, poi, viene anche a mancare la riflessione sul potere del desiderio e la risposta, a tratti violenta, che Sogno ha quando non si sente in controllo della situazione, quando si accorge di essere mosso da una forza che neppure lui può controllare; ne abbiamo un assaggio in 1×06 – The Sound of her Wings nel modo in cui tratta Hob Gadling quando gli offre la sua amicizia, ma venendo a mancare la vicenda di Nada e semplificando troppo quella di Rose e il personaggio di Desiderio l’intero arco narrativo di Casa di Bambola perde di significato e chi non ha letto il fumetto potrebbe legittimamente domandarsi quale fosse il punto della storia.

The Sandman è, in definitiva, il tipico prodotto Netflix: grande budget, grandi nomi, molto bello da vedere ma alla portata di tutti, dolorosamente mainstream in modo da poter raggiungere senza difficoltà il più ampio pubblico possibile. Questo non è un male, anzi, sono il primo a essere felice che molta più gente si avvicini a Sandman e magari arrivi anche a conoscere il fumetto incuriosita dalla serie, ma mi dispiace veramente vedere non del tutto realizzate le infinite potenzialità che la serie avrebbe potuto avere, soprattutto perché i limiti sono più che altro creativi. Penso tuttavia che sia un buon punto di partenza, e questa prima stagione è stata così ben accolta dal pubblico e dalla critica da rendere praticamente certo l’adattamento del resto del fumetto; non si è ancora letto nulla su una seconda stagione, ma non mi pare improbabile che possa contenere i volumi Terre del Sogno, Stagione delle Nebbie e Il Gioco della Vita, anche perché abbiamo già visto in questi episodi la preparazione per i loro archi narrativi – non ti dico esattamente cosa per non fare spoiler. Continuerò sicuramente a seguire The Sandman e attenderò notizie sul suo destino come un assetato attende acqua fresca, ma mi auguro che, dopo questa stagione in cui comprensibilmente tutta la squadra ha avuto bisogno di farsi le ossa sul mondo e i personaggi della storia, nella seconda si possa trovare quella scintilla che ha reso così speciale il fumetto per migliaia di lettori. E se non l’hai fatto, corri assolutamente a leggere il fumetto!

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Le origini letterarie di Sandman:

11 pensieri riguardo “The Sandman – Stagione 1

  1. Posso dire che concordo con te per quanto riguarda la regia. È troppo quadrata e non si sposa perfettamente con la storia di Sandman. Però posso anche dire che ero partito spaventato, visto che è una serie Netflix e so bene quanto Netflix possa rovinare certe serie in un batter d’occhio. So però che Gaiman era dietro al progetto, quindi immagino che abbia detto la sua. Se c’è una cosa che ho apprezzato profondamente è stato il casting. Penso che sia stato fatto veramente bene e tra tutti penso che Morte fosse la più azzeccata (l’attrice è straordinaria a mio avviso). A mio avviso ci voleva un regista fuori dalla media, qualcuno capace di rappresentare bene i sogni per quello che sono. Ammetto che mi viene sempre in mente Lynch a riguardo.

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    1. Il cast è stato effettivamente straordinario, mi sono piaciuti tutti! All’inizio, dalle foto, non ero molto convinto di Sogno, mi sembrava troppo fotomodello, però poi, invece, mi è piaciuto molto; anche Morte, giustamente, è stata bravissima, è stato come vedere il personaggio cartaceo prendere vita con la stessa dolcezza, lo stesso affetto materno che deve avere. Il mio unico vero problema è stato con Jenna Coleman, ma lei mi sta antipatica fin dai tempi di Doctor Who per cui ho un po’ di bias nei suoi confronti.

      Senza arrivare a scomodare David Lynch (che comunque ha fatto Dune, perchè non Sandman?) sono sicuro che ci fossero mani molto più coraggiose a cui affidare la regia. La mano di Neil Gaiman si sente molto, secondo me, nel modo in cui nella serie sono arrivati dettagli apparentemente trascurabili ma in realtà fondamentali per la serie, come l’ossessione di Sogno nel seguire protocolli, procedure e regolamenti.

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      1. Riguardo alla Coleman sento molto spesso questo commento. Io non seguo molto Doctor Who quindi non posso capire il livello di antipatia che provate XD
        In ogni caso dubito che Lynch farà mai progetti di questo tipo. Dune per lui è stato un brutto ricordo, soprattutto per via degli scontri avuti con la produzione e penso che farà solo progetti in cui abbia la sua libertà creativa. In ogni caso sì, a mio avviso dovevano chiamare qualcuno di più autoriale per Sandman.

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    1. Anche io ho letto opinioni generalmente molto positive, infatti non nego che possa essere unicamente un problema mio e di aspettative che mi ero creato.
      Si, ci sono molte cose che mi sono piaciute, mi auguro che nelle prossime stagioni possano essere sempre di più!

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  2. Ricordo benissimo David Thewlis, aveva un ruolo importante in uno dei miei film di fantascienza preferiti (anzi, in uno dei pochi film di fantascienza che ho apprezzato, perché non sono un grande appassionato del genere). Il film in questione è “L’isola perduta”: se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.
    P.S.: Ironicamente, pur non amando la fantascienza, adesso sto leggendo un romanzo di questo genere: è l’ultimo Urania uscito in edicola, “Soft Apocalypse” di Will McIntosh. Sono all’incirca a metà, e per ora mi sta piacendo molto.

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    1. Anche per me la fantascienza non è in cima alle preferenze: mi diverte ma è difficile che me ne nutra con costanza – e infatti non conosco nè il film nè il libro! L’Isola Perduta però lo cercherò, anche solo per Thewlis che mi piace molto: io lo conosco principalmente per Harry Potter, ma ha preso parte anche alla terza stagione di Fargo, la migliore secondo me, interpretando un personaggio repellente. Te la consiglio, tanto ogni stagione è una storia a sè per cui non è necessario aver visto le altre.

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    1. Leggilo assolutamente! La serie si segue e si capisce anche senza il supporto del fumetto, ma è una lettura che, secondo me, tutti dovrebbero provare a fare almeno una volta – ma preferibilmente di più, visto che con il senno di poi ti rendi conto di un sacco di cose che alla prima lettura inevitabilmente ti perdi.

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