The Boys – Stagione 3

Che spettacolo, ragazzi! Che spettacolo che è stata la terza stagione di The Boys, una serie che richiede un certo stomaco ma che non lascia indifferenti e non mai ha paura di osare (quasi mai, ma ci torniamo dopo). Dopo le prime due stagioni sembrava impossibile poter alzare ulteriormente la posta in gioco o il livello di violenza che fino a quel momento ci era stato imposto, eppure la terza stagione riesce a fare entrambe le cose egregiamente; e mentre le ultime gocce di sangue si rapprendono sulla televisione ci dà la possibilità di vedere bruciare il mondo in quella che è una delle più feroci satire e critiche della società americana che si vedano oggi in televisione. Ma andiamo con ordine.

Dopo che l’appartenenza di Stormfront (Aya Cash) al partito nazista è stata rivelata al pubblico, la popolarità di Homelander (Anthony Starr), che non solo ne aveva caldeggiato l’ingresso tra i Seven ma aveva anche iniziato una relazione con lei, è al minimo storico. Dopo un anno di insulti e scherni, tuttavia, l’equilibrio mentale già precario di Homelander inizia a cedere del tutto redendolo più pericoloso che mai, soprattutto per Annie / Starlight (Erin Moriarty), ormai rimasta l’unica a tenergli testa all’interno della Vought. Nel frattempo anche il gruppo dei Boys se la passa male, più diviso che mai: Hughie (Jack Quaid) scopre che Victoria Neuman (Claudia Doumit), la deputata per cui lavora, è responsabile della serie di teste esplose della scorsa stagione, Butcher (Karl Urban) cerca di mantenere una parvenza di rapporto con il figlio Ryan, mentre Mother’s Milk (Laz Alonso) è costretto a tollerare il nuovo marito di sua moglie, strenuo sostenitore di Homelander. Due elementi giungono, inattesi, a dare ai Boys la speranza di poter finalmente uccidere il malvagio supereroe: l’invenzione di un Compound V che doni solo temporaneamente poteri alle persone e la notizia del ritrovamento di Soldier Boy (Jensen Ackles), predecessore di Homelander, ibernato in Russia.

Con la terza stagione The Boys firma la sua annata più densa e coraggiosa, la più brutale finora e quella in cui la critica alla società americana si fa via via sempre più esplicita e feroce: la metafora costituita dai supereroi ormai non è che un sottilissimo velo steso sopra personaggi realmente esistenti e avvenimenti accaduti sul serio, a dipingere un quadro tanto più inquietante perché sempre più realistico. Homelander è il vero protagonista della vicenda, il personaggio che porta sulle sue spalle gran parte della serie e ne garantisce in larga parte il successo grazie all’interpretazione di Anthony Starr, terrificante nel riuscire a recitare mantenendo lo sguardo morto di chi, ormai, ha solo un sottile filo a tenerlo legato alla sanità mentale. Quello che incontriamo in 3×01 – Payback è un Homelander che non ha più nulla da perdere, e forte di questa convinzione vede cadere tutti i limiti che si era imposto – e gli erano stati imposti – fino a questo momento: è un Homelander più terrificante che mai quello che incontriamo qui, apparentemente imbattibile anche grazie alla nutrita schiera di fan che, nonostante tutte le rivelazioni sul suo conto, continuano a seguirlo.

L’aspetto più terrificante della serie, infatti, non è tanto nelle perverse azioni dei Supes, quanto nell’approvazione che comunque continuano ad avere da parte della popolazione: il massimo della celebrazione, per Homelander, avviene in 3×08 – The Instant White-Hot Wild, in cui uccide un uomo di fronte a una folla che, dopo un istante di sorpresa, lo acclama come un eroe. È ormai impossibile non riconoscere il riferimento alla politica e alla propaganda trumpiana nelle azioni di Homelander, così come è evidente il richiamo alla divisione netta della popolazione tra i suoi sostenitori e i suoi avversari, qui rappresentati dal fronte di Starlight. Entrambi gli schieramenti usano gli stessi mezzi, ossia i social e il video, per diffondere le proprie idee e la propria verità, rendendo sempre più teso un clima che pare sull’orlo della guerra civile; mantenendo questa impostazione, e considerando la storyline politica su Victoria Neuman, non è difficile prevedere come la serie si svilupperà, e immaginare che, magari verso il finale, ci potrà essere spazio anche per l’assalto a Capitol Hill, uno scenario troppo succulento – e coerente con la direzione della serie – perché gli autori se lo lascino scappare.

Questa contrapposizione sempre più netta tra gli schieramenti, e tra Homelander e Starlight, porta come conseguenza alla violenza cui si accennava sopra, una violenza che è sia fisica (ma a questo ormai siamo abituati) che soprattutto psicologica ed emotiva. Mai si era assistito, in The Boys, a una tortura emotiva così efferata, soprattutto nei confronti del personaggio di Starlight, costantemente ricattata e minacciata da Homelander per assecondare i suoi capricci e, quel che è peggio, le narrative con cui intende manipolare l’opinione pubblica. Maeve, un personaggio che questa stagione ha molto poco spazio, purtroppo, subisce anche lei la sua parte di violenza nel momento in cui viene rinchiusa nei sotterranei della Vought e le viene annunciato che i suoi ovuli saranno espiantati e fecondati per dare una prole a Homelander, mentre A-Train è costretto a confrontarsi finalmente con quella stessa arroganza e cattiveria che contraddistingueva anche lui nel momento in cui deve fermare la minaccia di un Supe razzista che attacca le persone di colore; in questo caso la violenza è doppia perché, dopo essere apparentemente morto per un attacco cardiaco, A-Train viene salvato con un trapianto ottenendo proprio il cuore di quel supereroe che aveva lottato per fermare. Si soffre tantissimo e non c’è un attimo di pace per nessuno, eppure è proprio per questo che amo The Boys, perché non ha paura di affrontare la brutalità del potere inteso non soltanto come brutalità fisica, che oltre allo shock iniziale lascia ben poco, ma soprattutto come violenza psicologica, come prevaricazione del più forte sul più debole, mettendo in scena dei personaggi che si macchiano delle peggiori perversioni semplicemente perché possono farlo e nessuno può impedirglielo.

In The Boys i supereroi sono infatti sempre stati utilizzati come metafora per rappresentare la corruzione, il vizio e la depravazione degli uomini potenti, abituati a compiere le peggiori malefatte consapevoli di essere intoccabili e di avere qualcuno alle spalle pronto a coprire i danni che hanno provocato. La terza stagione prosegue su questa linea, ma modificando in parte il tiro e giungendo a una conclusione molto più cinica e disperata: i poteri (il potere) amplifica soltanto gli effetti di una depravazione che è insita per natura all’interno dell’uomo. Due personaggi dimostrano, con i loro percorsi antitetici, questa tesi, ossia Hughie e Kimiko (Karen Fukuhara): Hughie assume il Compound V temporaneo diventando per breve tempo un supereroe e ha così la possibilità di sfogare tutta la rabbia e la frustrazione repressa che si trascina dietro diventando un personaggio decisamente sgradevole, mentre la seconda, privata dei suoi poteri da Soldier Boy, scopre di aver comunque mantenuto il brutale istinto omicida che la caratterizza, che è pertanto parte della sua personalità e non conseguenza dei suoi superpoteri. Insomma, i poteri (il potere), da soli, non sono positivi o negativi, ma il loro valore dipende unicamente dall’utilizzo che ne viene fatto; il fatto che quasi tutti i personaggi dotati di superpoteri, con la sola eccezione di Starlight, siano degli stronzi narcisisti, sembra volerci parlare di una intrinseca malvagità dell’uomo, che appena ne ha la possibilità ne approfitta per sopraffare i più deboli. Uno scenario decisamente pessimista, quindi, che tuttavia ti mette di fronte alle tue responsabilità: da un lato la responsabilità del male che compi è unicamente tua, e non dei mezzi che hai a disposizione per farlo, mentre dall’altro è sempre necessario valutare con attenzione a chi viene affidato un grande potere, perché uno squilibrato con il potere di sterminare la gente è lo scenario di un incubo fin troppo reale.

La terza stagione è quindi estremamente densa e molto ben scritta e costruita… fino al suo finale. È già stato detto in lungo e in largo, ma il finale di stagione sembra segnare un passo indietro rispetto a quanto raccontato negli episodi precedenti, come se a un tratto gli autori non avessero avuto il coraggio di portare fino in fondo la propria storia, non del tutto; all’ultimo momento è venuto meno il coraggio di sovvertire davvero gli equilibri di forza all’interno della serie, è venuto meno il coraggio di cambiare, e il risultato è che l’intera annata perde improvvisamente di valore. Soldier Boy, ad esempio, non è servito a nulla: recuperato per fermare Homelander, uccide alcune comparse nella sua ricerca di vendetta ma, quando si arriva alla resa dei conti, non gli viene permesso di svolgere il lavoro per cui è stato introdotto. Gli schieramenti sono ancora così come li abbiamo incontrati, con un Homelander più forte che mai e i Boys, ancora una volta, senza alcuna idea chiara di come ucciderlo, e la prospettiva è quella di ripartire con una quarta stagione sulle stesse premesse che avevano sorretto queste. Certo, c’è stato un lavoro enorme sui personaggi: abbiamo visto il lato oscuro di Hughie, abbiamo visto il Compund V temporaneo avvicinare moltissimo Butcher a Homelander, abbiamo visto Kimiko scegliere autonomamente di riottenere i suoi poteri trovando finalmente quella pace interiore che le era sempre mancata, e abbiamo visto i nuovi abissi di degradazione in cui i Seven sono in grado di sprofondare. Narrativamente, però, ben poco è cambiato di sostanziale, nonostante le premesse per una rivoluzione, e l’aroma di potenziale gettato alle ortiche è molto difficile da ignorare; sarebbe stato sufficiente privare Homelader dei suoi poteri per concludere la stagione in maniera coerente e aprire degli scenari, per la quarta stagione, davvero inediti e per questo interessanti.

Nonostante la caduta sul finale, The Boys rimane la miglior rappresentazione della corruzione del potere che ci sia in questo momento in televisione, e riabilita il genere supereroistico, anestetizzato da quindici anni di rassicuranti e gigioni film Marvel, rimettendo in scena tutta la carica metaforica di cui i supereroi possono essere capaci. È violento, è volgare, è doloroso, a tratti, da guardare per la la sofferenza che mette in scena, e sebbene talvolta rischi di rimanere vittima del suo stesso autocompiacimento (basta vedere la campagna pubblicitaria che ha preceduto 3×06 – Herogasm, che ha promesso l’episodio più disturbante di sempre, e invece poi no) dimostra un livello di scrittura non ancora raggiunto da altri prodotti dello stesso genere – e che lo stesso fumetto di partenza si sogna. Non è una serie che consiglierei a scatola chiusa a chiunque, ci sarebbero un sacco di trigger warnings da fare, ma se non ti disturba la vista del sangue o il linguaggio da taverna ti consiglio di dare una possibilità a The Boys – quantomeno per sorridere quando si prendono gioco di Superman, Capitan America e compagnia bella!

13 pensieri riguardo “The Boys – Stagione 3

  1. Sono indietrissimo. Ho finito la prima stagione durante il lockdown poi non l’ho più ripresa. Purtroppo ho scarsissima forza di volontà e ogni volta che apro Prime Video finisco sempre per riguardare “The Office”. Credo di avere un problema.

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    1. Hai una dipendenza da The Office! Non è grave, ma rischia di diventare seriamente debilitante, soprattutto se ti impedisce di guardare The Boys.
      Ho visto qualcosina di The Office con mio fratello, che invece l’ha seguito tutto, ma non mi ha fatto ridere quasi mai… non so, forse sono io che non ho capito il punto e il tipo di comicità.

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      1. Prima o poi lo recupererò. Con mio fratello ogni tanto facciamo dei veri e propri tour de force dove ci prendiamo un giorno per finire l’intera stagione di una serie TV (con Ash vs Evil Dead è stato più di un giorno e più di una stagione, ma comunque).
        Qualche tempo fa avevo letto alcuni volumi del fumetto da cui era stato tratto e la serie TV devia parecchio dalla storia originale, però l’adattamento mi sta piacendo.

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    2. Avevo scritto una risposta, poi il pc è imploso e ho perso tutto; ripeto.
      Ash vs Evil Dead me lo sono goduto un sacco! Bellissimo, mi ci sono divertito un mondo!
      Con mio fratello ho visto alcune serie, ma è più comune per noi andare al cinema insieme: ormai è quasi un rito! Volevo che vedessimo insieme il finale di Stranger Thing, ma lui lo guarda in italiano e io in inglese, nessuno voleva cedere per cui la cosa non poteva funzionare.

      Anche io ho letto i primi due volumi del fumetto, ma poi ho mollato: l’ho trovato troppo autocompiaciuto nel suo crogiolarsi nella violenza, nel sesso e nelle parolacce. Secondo me la serie ha un livello di scrittura molto più elevato, e mi piace infinitamente di più. E’ un problema che ho avuto anche leggendo Preacher, per cui credo semplicemente che Garth Ennis non sia lo scrittore che fa per me.

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  2. Serie strepitosa e terza stagione da paura. Ma, come dici, il finale sembra riportare un po’ tutto indietro, come se la storia non fosse andata avanti e gli episodi possano riprendere dalla stagione precedente. Io spero solo che gli sceneggiatori non cerchino di allungare il brodo senza sviluppare una vera storia.

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    1. Alla luce del finale mi è sembrato che questa stagione possa essere considerata un allungamento del brodo visto che tutto l’arco narrativo di Soldier Boy, alla fin fine, non è servito a niente.
      La vera storia, secondo me, diventerà quella della Neuman e della contrapposizione tra le fazioni di Homelander e Starlight; credo si potrebbe arrivare al colpo di stato e alla guerra civile, proseguendo su questa linea, bisogna vedere se effettivamente è questa l’idea che gli autori hanno. Comunque non credo possa andare avanti ancora molto, sono d’accordo con chi prevede al massimo 5 stagioni: oltre non credo sarebbe tollerabile trascinarla.

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      1. La serie ormai non ha già quasi più nulla a che vedere con il fumetto: ci sono personaggi che nel fumetto sono fondamentali per il finale che nella serie sono già morti, e storyline completamente modificate rispetto all’originale cartaceo. Però ti dirò che secondo me non è un male, e visto come in generale sta uscendo mi piace che ci sia la sorpresa di non sapere dove andranno a parare.

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  3. e io boh
    mai guardato la serie (ma lo hai capito dal mio ultimo articolo) ma mi ricordo chiaramente che il trailer della PRIMA STAGIONE mostrava come il capo del boys volesse uccidere Homelander e i vari supereroi; tre stagioni e non ci sono riusciti?

    sarà figa ma la trovo paradossale nella trama

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    1. In realtà no se consideriamo che Butcher è un uomo e Homelander praticamente Superman – senza una criptonite, oltretutto. Nessuno, nemmeno tra i supereroi, è forte quanto lui, per questo è così difficile ucciderlo. Il mio problema con il finale di questa stagione è che avevano in mano l’arma per renderlo finalmente vulnerabile e non l’hanno usata; capisco, credo, dove vogliano andare a parare gli sceneggiatori, ma allora tutto l’arco narrativo su Soldier Boy è stato inutile, e la cosa mi ha fatto un po’ storcere il naso.

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  4. Anche io ho trovato il finale di stagione traballante, mi sono cascate le braccia quando ho capito dove volessero andare a parare con Soldier Boy e Homelander. Avrei preferito vedere Soldier Boy come nuova minaccia nella stagione successiva, piuttosto che azzerare del tutto il suo arco narrativo. Poi chissà, forse sarò solo di parte perché Jensen Ackles mi è sempre piaciuto dai tempi di Supernatural ^^
    Guarderò sicuramente la prossima stagione, sperando che le diano una conclusione degna.

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    1. Dean Winchester è stato un modello di vita, che non sono mai riuscito a seguire ma è sempre stato lì a indicare la via; purtroppo come temperamento sono più un Sam, per cui diciamo che invece di partire ad accoltellare cose mi perdo ore e ore a leggere la lore.
      L’avrei visto molto bene Soldier Boy come nuova minaccia, e non sarebbe stato impossibile: se avesse usato i suoi poteri per toglierli a Homelander avrebbe potuto tranquillamente prendere il suo posto nei Seven, se non altro la sua presenza avrebbe avuto un senso e ci aspetterebbe una quarta stagione con delle premesse davvero nuove e interessanti.
      Sulla conclusione sono abbastanza fiducioso: secondo me sanno già dove vogliono arrivare, mi dispiace solo che abbiano fatto questo passo falso adesso.

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  5. Penso anche io che sia stata una grande stagione, con un episodio più bello dell’altro. Peccato il finale che ha ripristinato lo status quo di partenza per allungare ancora il brodo. Però al netto di questo difetto The Boys rimane la serie televisiva migliore in circolazione.

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