Il Tempo della Guerra, di Andrzei Sapkowski

Estate è anche tempo di recuperi e aggiornamenti, per cui eccoci con una nuova incursione nell’oscuro mondo di Geralt di Rivia con il quarto volume della sua saga, quello centrale, il giro di boa che può farti intravedere il traguardo – più o meno: mancano ancora tre libri e non sono certo più sottili di quelli che li hanno preceduti. Se la settimana scorsa, scrivendo di Joe Hill, ho sottolineato come, indipendentemente dalla mia volontà, finisca per leggerne soltanto un libro all’anno, con quelli di Andrzej Sapkowski succede esattamente lo stesso, come puoi verificare girovagando tra i link che trovi in fondo. Non lo faccio apposta, non è premeditato ed è anche un modo piuttosto lento di leggere una saga, ma mi conforta che piano piano stia andando avanti invece di lasciarla a marcire come tante altre che ho iniziato e poi lasciato sullo scaffale (I Fiumi di Londra, sigh…). Comunque, venendo a Il Tempo della Guerra; com’è? Grazie per averlo chiesto.

Il mondo in cui si muovono Geralt e i suoi alleati è più in crisi che mai: l’impero di Nilfgaard preme dai confini meridionali i Regni del Nord e gli incidenti sono all’ordine del giorno, gli Scoiattoli continuano a insanguinare le strade e i boschi mentre gli uomini, dal canto loro, proseguono la pulizia etnica delle razze non umane, tutti vogliono morta Ciri per un motivo o per l’altro e in mezzo sta Geralt, lo strigo, che cerca di portare a casa la pellaccia sua e di quelli che ama mantenendo la sua neutralità. Il cuore del racconto, questa volta, è costituito da una riunione dei maghi dei Regni del Nord a cui partecipa anche Yennefer accompagnata da Geralt, con il quale si è appena riappacificata, e da Ciri, che la maga intende lasciare come allieva ad Aretuza per sviluppare i suoi poteri e garantirne la sicurezza. Durante una notte fatale, però, nel palazzo scoppia un colpo di stato in cui più fazioni si scontrano mettendo alla prova le reciproche lealtà; i nostri eroi si ritrovano nel mezzo, e finiscono tutti divisi: Geralt, ferito, si rifugia nel bosco di Brokilon, Yennefer scompare e Ciri, dopo essere fuggita con un portale difettoso, viene accolta da un gruppo di fuorilegge chiamato i Ratti, mentre l’imperatore di Nilfgaard, Emhyr var Emreis non si arrende e continua a inviare i suoi sicari per cercarla e portarla da lui.

Giunti al cuore del racconto, Sapkowski comincia a tirare i fili che ha iniziato a disseminare già nei primi due volumi di racconti facendo finalmente esplodere i conflitti che fino a questo momento avevamo visto prepararsi. Il Tempo della Guerra è un romanzo dalla trama molto più articolata di quanto fosse Il Sangue degli Elfi, che manteneva una struttura ancora molto episodica, tutti i personaggi che già conosciamo e le tante new entry finalmente si scontrano dando vita a un intreccio di cui a volte è difficile tenere il filo: gli schieramenti, gli inganni, i tradimenti e i giochi politici sono tanti e tali da risultare a volte confusionario, così come può essere complicato tenere il segno di chi siano tutti i personaggi, di chi siano alleati e di chi siano nemici. È insomma una lettura che ti richiede molta attenzione e un buon esercizio di memoria, visto che Sapkowski non ama ripetere quello che ha già detto una volta, e mi sono molto sentito preso in causa in una scena quando qualcuno chiede a Geralt “hai capito cosa è successo?” e lui risponde “no”. È bello vedere che il protagonista è confuso quanto te.

Un protagonista che, a dirla tutta, sembra sempre meno in controllo di quello che sta succedendo intorno a lui. Geralt è un personaggio dal codice etico ferreo, un uomo che fa gola a molti per i suoi poteri da strigo e la sua abilità di combattimento e che proprio per questo difende a tutti i costi la propria neutralità: Geralt sa che potrebbe essere determinante per spostare l’ago della bilancia condizionando così il destino di migliaia di persone, ed è una scelta che non vuole fare, una responsabilità che non intende addossarsi perché, giustamente, non gli compete. Il suo compito, come ripete a tutti coloro che lo molestano per ottenere la sua fedeltà, è difendere le persone dai mostri, non supportare questo o quel sovrano massacrando i suoi nemici; Geralt vuole essere libero di scegliersi le battaglie da combattere di volta in volta, tenendo sempre come obiettivo centrale il benessere e la sicurezza delle persone che ama. Una posizione estremamente idealista, quindi, che tuttavia non sembra più un’opzione praticabile: come tutti, maghi e nobili, gli ripetono, il tempo del disprezzo si sta avvicinando e Geralt dovrà scegliere da che parte stare vedendo venire meno il margine di libertà e autodeterminazione che è sempre riuscito a ritagliarsi per mantenere la sua umanità a dispetto della sua natura mutante. Geralt è quindi un protagonista che, nel suo idealismo, sta rimanendo indietro rispetto al mondo che ha intorno, e rischia di non essere più in grado di svolgere il suo compito semplicemente perché, comprensibilmente, non ha intenzione di giocare secondo le ciniche regole imposte dagli altri partecipanti; prendendo una metafora da un’altra saga, nessuno è mai davvero fuori dal Gioco del Trono, e sebbene Geralt si sforzi in tutti i modi di allontanarsi immagino che in un futuro molto prossimo sarà costretto a schierarsi, quantomeno per poter continuare a proteggere Ciri.

Proprio Ciri è nuovamente il personaggio chiave della saga, il singolo elemento decisivo che, grazie al sangue che scorre nelle sue vene e alle profezie che la riguardano, tiene in mano il destino del mondo. Ne Il Tempo della Guerra incontriamo una Ciri più insofferente che mai, una ragazza che inizia a crescere e a pretendere di dettare anche lei le regole del gioco smettendo, finalmente, di essere solo una pedina; la realtà, però, è molto più complicata di così, e la nostra eroina è nuovamente vittima di una serie di atrocità anche nel momento in cui immagina di trovarsi al sicuro. Non c’è nulla che vada per il verso giusto a Ciri, in questo romanzo, eppure compie un enorme passo avanti nella conoscenza dei suoi poteri e del mistero che la avvolge: i suoi poteri di preveggenza si fanno sempre più forti ed evidenti, al punto che nemmeno lei può più evitare di riconoscerli, così come il suo addestramento da striga dà i suoi risultati nel momento in cui affronta e batte finalmente il cavaliere dall’elmo alato che dalla notte dell’assedio di Cintra perseguita i suoi incubi. Come già detto tutti cercano Ciri, chi per sfruttare i suoi poteri e chi per ucciderla, e per la prima volta non solo gli esseri umani sono sulle sue tracce: durante una notte di tempesta la ragazza è infatti inseguita dalla Caccia Selvaggia, un esercito di spettri che vola nel cielo temuta come portatrice di sventura. Solo l’intervento di Yennefer e della sua magia riesce a disperdere la Caccia Selvaggia, che tuttavia sembra solo aver rimandato il suo appuntamento con la ragazza.

Insomma, la carne al fuoco è sempre moltissima per un romanzo che, come il precedente, non sembra davvero concludersi: anche in questo caso manca un terzo atto alla storia, un finale che chiuda questo capitolo prima di passare al prossimo, preferendo invece troncare il racconto proiettando il lettore verso il quinto volume per sapere come andrà avanti. La trama è sempre più avvincente, ma i personaggi e le storyline sono talmente tante che perdere l’orientamento è molto facile – e la scrittura di Sapkowski non aiuta: l’autore scrive molto bene, ma a tratti ho trovato la narrazione molto confusa, come nel racconto del colpo di stato che costituisce il cuore del romanzo. Ho l’idea che spesso Sapkowski dia troppe cose per scontate, e se da un lato è bello trovare uno scrittore con una considerazione del suo pubblico talmente alta da non ritenere necessario ripetere sempre le stesse cose, dall’altro con un universo così ricco di personaggi, alleanze e inimicizie talvolta farebbe comodo qualche paragrafo in più per ricordare come sono costituiti gli schieramenti. Si tratta comunque di un mio problema, perché Il Tempo della Guerra è davvero un altro capitolo molto buono di una saga, quella di Geralt di Rivia, che non fa altro che migliorare di volume in volume.

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Tutte le altre incarnazioni di Geralt di Rivia di cui ho parlato:

2 pensieri riguardo “Il Tempo della Guerra, di Andrzei Sapkowski

    1. Io te la consiglio, ci ho messo una vita a decidermi ma ho fatto molto male ad aspettare. Se non altro è un modo diverso (non per forza inedito, ma diverso senza dubbio) di considerare il fantasy. Ci trovo dei alcuni difetti piuttosto macroscopici, però in definitiva mi piace molto.

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