MerMay #5: Tidelands – Stagione 1

Questo è il primo grande NO del MerMay, la prima cosa che ti sconsiglio assolutamente di guardare se anche solo un minimo valorizzi il tempo a tua disposizione – e non solo perché è stato cancellato, si tratta proprio di una brutta serie. In realtà mi dispiace un sacco perché la premessa era molto intrigante e l’ho iniziato pieno di aspettative, ma fin dal primo episodio mi sono reso conto che c’erano cose che non giravano molto bene e proseguendo lungo la stagione (breve, come nello standard di Netflix: sono solo 8 episodi) questa sensazione si è confermata e aggravata. In questo caso non siamo nemmeno davanti a qualcosa di defaticante, da guardare a cervello spento: siamo solo di fronte a qualcosa di fatto male

Calliope “Cal” McTeer (Charlotte Best) ha appena finito di scontare una lunga pena in carcere e torna a casa nel piccolo villaggio di pescatori di Orphelin Bay. Come tutte le cittadine che si rispettino, anche Orphelin Bay ha i suoi segreti, ma il più grande è a tutti gli effetti un segreto di Pulcinella, che tutti conoscono ma di cui pochi parlano volentieri: in una magione in riva al mare risiede una comunità chiamata Tidelanders, discendenti dalle sirene e per questo in grado di respirare sott’acqua e manipolarla entro certi limiti. La tribù è guidata dalla loro regina Adrielle (Elsa Pataky), che nel corso degli anni ha stipulato accordi con le bande criminali di Orphelin Bay facilitando il traffico di droga in cambio di grosse somme di denaro che spende per acquistare dei misteriosi cocci di terracotta. Cal, appena giunta in città, si scontra immediatamente con gli infiniti scheletri nell’armadio di tutti gli abitanti, scoprendo infine anche delle verità sorprendenti sul proprio conto. 

Il problema principale di Tidelands è che, a dispetto di tutto, delle premesse, dell’azione, dei colpi di scena, si tratta di una serie noiosa. Ci sono momenti in cui sembra non dover procedere mai e girare sempre intorno alle stesse cose, e altri in cui, al contrario, ci sono talmente tanti voltafaccia talmente rapidi da farti passare, a un certo punto, la voglia di tenere il filo di quello che sta succedendo: tanto, nel giro di un episodio, gli schieramenti cambieranno ancora. Ho perso il conto di quante volte la gang di Augie (Aaron Jakubenko) cambi fedeltà, di quanti agguati a quante persone diverse vengano fatti di volta in volta, di quanti piani dentro a piani dentro ad altri piani, tutti rigorosamente segreti e svelati solo quando conviene farlo, ovviamente, ci siano a ingarbugliare sempre di più una trama che non ne avrebbe bisogno affatto, dal momento che il punto della storia è da tutt’altra parte. 

Tidelands dovrebbe essere una storia sul senso si appartenenza e soprattutto sul non sentirsi appartenere a nessun luogo, sull’essere abbandonati, non amati, non voluti. Tutti i Tidelanders condividono questo trauma collettivo, che come tutti i traumi dei personaggi televisivi non viene rielaborato mai, ossia di essere stati abbandonati appena nati dalle proprie madri, che li hanno lasciati a riva per poi tornare a immergersi nel mare per non farsi più vedere. C’era spazio per una buona riflessione sull’idea di maternità e la figura idealizzata della madre in una tribù che è cresciuta priva di questa figura e ha scelto come madre putativa una regina sanguinaria che esercita il proprio potere uccidendo o mutilando i suoi sudditi come le pare. La stessa Cal, una volta tornata a casa, dimostra di avere enormi problemi con la madre, una donna dura, cinica e infida, in una decostruzione meticolosa del mito della madre come portatrice di vita che si immola in nome dell’amore per la sua prole. Le sirene, in questo caso, rappresentano proprio una figura materna distante fisicamente ed emotivamente, una figura desiderata, quasi venerata, dai figli ma che non ha alcun interesse nella propria progenie e nel colmare il vuoto lasciato dentro i figli: le sirene non vengono mai volontariamente a riva, e quando lo fanno, attirate dal sangue umano, il loro aspetto alieno ne dimostra senza alcun margine di errore la diversità rispetto agli esseri umani.

Insomma, di materiale potenzialmente buono e interessante Tidelands ne avrebbe avuto, peccato che sia rimasto soffocato da una sovrabbondanza di cose superflue che rischiano di far perdere del tutto di vista la linea narrativa principale della serie. Oltre alla confusione che a tratti regna sovrana, Tidelands sembra una di quelle serie che preferisce ricorrere allo shock, alla violenza e alla morte per sconvolgere lo spettatore piuttosto che costruire una trama solida e interessante; è un errore che talvolta si vede fare, si crede che farcendo la propria storia di morti ammazzati si generi tensione nello spettatore, ma a volte è semplicemente cattiva scrittura e questa in Tidelands non manca mai. La qualità della scrittura precipita ancora, se possibile, nella caratterizzazione dei personaggi, con una Cal che è semplicemente insopportabile: Calliope dovrebbe essere una donna forte, volitiva, che non ha paura di nessuno e non si lascia mai mettere i piedi in testa, ma risulta semplicemente arrogante, strafottente e talvolta imbarazzante da guardare nell’ostentata disinvoltura con cui adotta le sue pose da badass. Un personaggio veramente fastidioso portata in vita da un’attrice mediocre che in alcuni momenti non sembra nemmeno provarci a recitare quello che ha trovato scritto sul copione, con una resa delle battute talmente piatta e anonima da far sorridere. Allo stesso modo fanno talvolta sorridere le scene d’azione, con momenti di omicidio talmente finti da sfiorare il ridicolo: subito nella prima sequenza del primo episodio un marinaio viene ucciso da una Tidelanders che gli infila le dita negli occhi, ma si vede benissimo che ha appoggiato i pollici sulle palpebre chiuse dell’uomo mentre intorno è stato messo un po’ di sangue finto. 

Tidelands è una serie che ci crede moltissimo, si prende un sacco sul serio, ma nulla di quello che la compone ha un qualche valore; non è nemmeno divertente, cosa che avrebbe potuto salvare una scrittura e una messa in scena mediocre. Non sorprende dunque che Netflix non l’abbia mai rinnovata per una seconda stagione nonostante il cliffhanger con cui si chiude l’ultimo episodio – c’è da dire che avrebbe dovuto rinnovare una serie in cui 3/4 dei personaggi principali sono già morti – lasciando incompiuto questo tentativo di esplorare da un’angolazione diversa, e per questo potenzialmente interessante, il mito delle sirene. Chiaramente te la sconsiglio, ma se dovessi guardarla lo stesso o l’avessi già vista fammi sapere cosa ne pensi: diamo un senso a queste ore che abbiamo sprecato e divertiamoci a demolire questa serie!

MerMay

6 pensieri riguardo “MerMay #5: Tidelands – Stagione 1

  1. “Sceneggiatori di Boris ai tempi di Nerflix”. I cocci di terracotta sono chiaramente i pezzi che srviranno a forgiare l’anello del Conte.
    Invece che Alt+F4 basito qua sembra “Alt+F4 sangue finto”.

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    1. In realtà Tidelands non ha una grand estetica: ha una fotografia piuttosto anonima da serie tv, senza infamia e senza lode Twilight, almeno da quel punto di vista, dimostra che qualcuno ci ha lavorato per tirarne fuori qualcosa di vagamente artistico, il primo film con il viraggio verso il blu e gli ultimi con una fotografia patinata e spersatura che rende tutto artificioso.

      Il problema su Streghe è che lì un solo episodio è a tema sirene; almeno questa serie, e le altre che arriveranno, sono nel bene o nel male interamente dedicate all’argomento, per cui le ho preferite alle Charmed-Ones quantomeno per restare in tema. Poi il rischio di beccarsi delle sole c’è sempre.

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    1. Ce le aveva, così come aveva un potenziale enorme, secondo me, ma si perde davvero troppo in giri di trama inutili e in una violenza che, alla lunga, diventa grottesca e non più credibile. Capisco perché non lo abbiano mai rinnovato per una seconda stagione!

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