MerMay #4: The Sea Lady, di H. G. Wells

Era davvero tantissimo tempo che volevo approfondire la conoscenza di Herbert G. Wells, uno scrittore che conosco quasi esclusivamente in modo indiretto e del quale, fino a questo momento avevo letto solo L’Isola del Dottor Moreau; ho quindi colto l’occasione al volo nel momento in cui ho scoperto l’esistenza di The Sea Lady, un breve romanzo – oggi lo definiremmo probabilmente una novella – che vede una sirena interagire con l’inamidata società inglese di fine Ottocento. Il risultato, alla fine, non è stato esattamente in grado di soddisfare tutte le aspettative, ma si è rivelato comunque una lettura molto piacevole che mi ha convinto ad andare avanti con la sua opera. 

Ci troviamo, appunto, sulla costa inglese nel 1899, dove la famiglia Bunting è in villeggiatura insieme ad alcune giovani protégée tra cui Adeline Glendower. Un giorno i Bunting salvano dalle acque del mare una giovane donna che sembra annegare, ma una volta portata a riva si accorgono che la ragazza, al posto delle gambe, ha una coda di pesce; mantenendo il tipico aplomb inglese, i Bunting portano la sirena a casa e, seguendo i suoi desideri, progettano di introdurla in società. Ma la sirena ha altri piani segreti, e in particolare ha messo gli occhi su Harry Chatteris, promessa della politica inglese e promesso sposo di Miss Glendower; piano piano, la signora del mare ha intenzione di sedurre il ragazzo e portarlo con sé nel suo mondo sottomarino. 

Quello che meno mi aspettavo di The Sea Lady è lo stile della scrittura di Wells, che, da quello che ricordo, è diversissimo dal cupo L’Isola del Dottor Moreau – ma, a onor del vero, anche il soggetto e l’intento è diversissimo. Il romanzo è costruito in maniera piuttosto contorta, con un narratore intento a scrivere una sorta di resoconto degli avvenimenti riportatigli dal cugino Melville, riempiendo qua e là i buchi con le sue congetture e le sue supposizioni; a sua volta Melville stesso non assiste a tutti gli eventi, per cui deve attenersi spesso a quello che gli viene detto da altre persone, alle ricostruzioni che riceve o a quelle che compie autonomamente. The Sea Lady è insomma un romanzo di narratori inaffidabili, una storia raccontata per sentito dire e supposizioni più che per effettiva conoscenza degli avvenimenti raccontati; la stessa descrizione del mondo sottomarino e della vita della sirena prima del suo arrivo sulla spiaggia potrebbero essere del tutto falsi, dal momento che Miss Doris Thalassia Waters, come viene ribattezzata, non è mai un personaggio esattamente sincero e trasparente, anzi. 

È quindi un romanzo che cerca di attualizzare una leggenda, quella delle sirene, mantenendo intatta proprio la caratteristica principale delle leggende, ossia la sua natura di racconto orale collettivo tramandato di persona in persona unendo elementi reale e immaginari. Una leggenda moderna, dunque, quasi più simile alle leggende metropolitane di oggi che a quelle popolari raccontate di generazione in generazione, dalle quali si discosta anche per il tono della scrittura. The Sea Lady è infatti anche un romanzo incredibilmente ironico, in cui l’elemento satirico sulla società tardo-vittoriana prende spesso il sopravvento sul racconto fantasy con siparietti ancora oggi molto ben riusciti e capaci di ritrarre in modo ben poco lusinghiero una mentalità e uno stile di vita che era ancora anche quello dei lettori, separati dai protagonisti solo da una manciata di anni. C’è una grande attenzione, ad esempio, sull’ossessione per la rispettabilità che muove Mrs. Bunting e sulla sua rappresentazione come una donna dal forte polso in confronto all’inefficace marito, e l’idea stessa di educare una sirena per permetterle di entrare nell’alta società inglese offre uno spunto irresistibile al salace commentatore sociale intenzionato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. 

Peccato che l’operazione non riesca davvero, non del tutto. L’impressione è che Wells non sapesse bene cosa fare con The Sea Lady, cosa volesse che diventasse, dal momento che il romanzo assume toni e atmosfere di volta in volta molto diversi nell’arco della sua breve durata. Se nella prima parte domina la satira e la commedia di costume, proseguendo la lettura ci si sposta verso un romanzo più più psicologico ed esistenziale che passa quindi per una breve parentesi di mistero e si conclude con alcune pagine in cui è preponderante il lato soprannaturale e sinistro della vicenda. Un susseguirsi di sapori e suggestioni che rendono il romanzo molto ricco, sicuramente, ma che rendono anche difficile rispondere alla domanda “di cosa parla The Sea Lady?”. Tutte le parti di cui è composto non solo non si integrano mai davvero, ma rimangono sempre piuttosto abbozzate: così è per la satira sociale, che non giunge mai davvero a compimento mostrando Miss Waters in un altro contesto che non siano i Bunting, e così è per l’epifania che coglie alcuni personaggi nel loro confronto con la signora del mare. 

In questa versione la sirena è una creatura affascinante e ammaliatrice che intende rappresentare la liberazione dall’opprimente stile di vita inglese, il simbolo di un’esistenza priva degli obblighi e delle imposizioni di una società castrante. Con la sua frase ricorrente “ci sono sogni migliori” la sirena lascia intendere continuamente a Melville e Chatteris quanto grande possa essere il mondo al di fuori dell’Inghilterra, e quanto diversa potrebbe essere la loro vita se solo avessero il coraggio di cogliere la sfida che lei pone loro e seguirla negli abissi, dove è lasciato intendere li aspettino meraviglie ultraterrene. Questo, ovviamente, mette in crisi completamente la visione del mondo dei due uomini e li porta a interrogarsi se davvero abbia senso l’affannarsi quotidiano e le loro insignificanti preoccupazioni mondane, ponendoli in definitiva di fronte a un dilemma che tutti quanti, a un certo punto, ci chiediamo: è davvero questo quello che voglio dalla mia vita? Anche in questo caso, tuttavia, la conclusione lascia piuttosto l’amaro in bocca, dal momento che viene scoraggiato qualsiasi tentativo di cercare un’alternativa allo stile contemporaneo e il desiderio di Chatteris di seguire la sirena nel mare finisce, è lasciato intendere, con la sua morte in un conservatorismo finale, un’esaltazione dello status-quo che contrasta molto con la carica sovversiva che la prima parte da commedia lasciava intravedere. 

Alla fine, dunque, non mi sento di dire che si tratti di un romanzo pienamente riuscito. È molto divertente da leggere, e si legge molto in fretta anche in lingua originale, è di intrattenimento, ma persino io, con la mia scarsa conoscenza dell’opera di Wells, riesco a capire che non si tratta del suo lavoro più riuscito. Avrebbe avuto bisogno, forse, di essere messo meglio a fuoco nelle sue intenzioni, e probabilmente di qualche pagina in più per portare a compimento tutti discorsi che apre e poi lascia incompiuti; così invece è una lettura piacevole ma che rischia di lasciare molto poco una volta chiuso il volume. 

MerMay

5 pensieri riguardo “MerMay #4: The Sea Lady, di H. G. Wells

  1. sembra un libro molto interessante
    poi è sempre interessante quando la narrazione è inaffidabile; per esempio, credo sia questo il tipo di trama di Batma Arkham Knight: sono curiosissimo di arrivare alla fine per vedere se il flashforward iniziale fosse vero o se tuttto ciò che sto vedendo come eventi è questo reale!

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    1. Non lo conosco, non ci ho giocato; però sì, è un modo di raccontare molto interessante anche se talvolta lo trovo frustrante. Preferisco quando, a un certo punto, si capisce cosa sta succedendo, e le ambiguità dopo un po’ mi stancano. Io voglio risposte! 🤣

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  2. Ammetto di essere rimasto molto colpito da questa storia e dal modo in cui cerca di diversificarsi dalle opere precedenti di Wells. Mi piace la satira, mi piace anche l’atmosfera ma ammetto di essere rimasto molto dispiaciuto per il finale. Poteva essere una prova di grande coraggio quello di distruggere le status-quo delle cose, andare contro i canoni della società. Poteva essere davvero incredibile. Un vero peccato.

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    1. Come dovrei aver scritto, purtroppo non conosco abbastanza Herbert Wells per contestualizzare come si deve The Sea Lady nella sua produzione, ma mi sembra un libro molto acerbo. Mi è sembrato anche, a un certo punto, che avesse ripensato a cosa volesse raccontare e poi non avesse risistemato la parte iniziale. Davvero, proprio un peccato.

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