MerMay #2: La Sirenetta, di Hans Christian Andersen

Non si poteva che cominciare con questa fiaba, probabilmente il racconto più celebre, conosciuto e amato riguardo le sirene – nonché la più grande fonte di ispirazioni più o meno esplicite in tutti i media nel corso degli anni dal momento che lo ritroveremo un sacco di volte nel corso dei prossimi giorni. Pubblicata nel 1837, La Sirenetta è una delle opere più conosciute di Hans Christian Andersen anche prima dei numerosi adattamenti che ne sono stati fatti, grazie alle descrizioni suggestive e alla natura prepotentemente metaforica dei personaggi e della storia, definita quasi un’autobiografia dello scrittore danese. 

La storia è quella di una giovane sirenetta che, curiosa di scoprire cosa si celi al di sopra della superficie del mare, sogna in trepidante attesa di compiere quindici anni per avere il permesso di uscire dall’acqua. Quando il tanto sospirato momento arriva, la sirenetta si innamora a prima vista di un giovane principe che salva dal naufragio della nave sulla quale si trovava; incapace di pensare ad altro, e ossessionata dall’idea di non possedere un’anima immortale come gli esseri umani, la sirenetta si rivolge alla strega del mare, che le propone un patto terribile: in cambio della lingua le avrebbe preparato una pozione che l’avrebbe resa umana, ma ogni passo compiuto sulla terra le avrebbe provocato dolori atroci; in più, qualora non fosse riuscita a sposare il suo principe, sarebbe morta per trasformarsi in schiuma di mare. La sirenetta accetta, sicura di poter conquistare l’amore del principe, ma le cose non vanno come aveva pianificato. 

Parlare de La Sirenetta oggi sembra facile o scontato, ma in realtà, come nel caso de La Regina delle Nevi, leggendo la fiaba ci si rende conto di quanto di non detto ci sia tra le parole, quanto Andersen abbia nascosto tra le righe del suo racconto, nascosto ma perfettamente visibile come un viso che ti osserva da appena sotto il pelo dell’acqua. Come molte delle storie più riuscite, anche La Sirenetta può contare su una doppia lettura, una più letterale che racconta la tragica storia d’amore tra la giovane sirena e il suo principe, e una più metaforica, da interpretare, e per questo molto più ricca e capace di parlare, io credo, a chiunque. Due letture che comunque non si escludono a vicenda, dal momento che la fascinazione della sirenetta per gli uomini e il suo successivo amore per il principe sono essi stessi metafore, così come lo è il sospirato desiderio della protagonista di fare parte di un mondo che non è il suo. 

Proprio questa è la chiave di lettura per interpretare La Sirenetta, secondo me, il senso di esclusione della protagonista e i suoi tentativi sempre più disperati per essere integrata nel mondo di cui ha sempre desiderato fare parte. La sirenetta è un’esclusa, non è mai emarginata dalle persone o dalle sirene che la circondano ma non riesce mai a sentirsi veramente a casa in nessuno dei due mondi in cui vive: se il mondo sottomarino inizia ad apparirle come una prigione, e una trappola la sua condizione di sirena destinata a sciogliersi in schiuma senza poter contare su una vita dopo la morte, vivere nel mondo degli umani è una costante tortura in cui al dolore fisico costante e lancinante si accompagna il dramma di non potersi mai davvero aprire con nessuno, non poter mai parlare e comunicare nemmeno con il principe che ama. La sirenetta è un personaggio che cerca costantemente un’appartenenza ma è destinato a non trovarla mai, a restare sempre sola a causa del conflitto tra chi è e chi vorrebbe essere, un’aspirazione destinata a rimanere frustrata nonostante ce la metta tutta per essere felice. 

È difficile non provare simpatia per la sirenetta, una “diversa” in tutti i modi in cui questa parola può essere interpretata e nella quale riverberano tutte le nostre ansie di appartenenza e il dramma di non avere un’identità che coincida con quella che si desidera. Nella piccola protagonista si rispecchia e ritrae continuamente Andersen stesso fin dalle prime pagine della fiaba, quando il carattere ombroso e a tratti lunatico della sirenetta rispecchiano la natura introversa, schiva e solitaria dello scrittore che, proprio come la protagonista, mai riesce a integrarsi in nessuno dei mondi in cui ha messo piede e che, sempre come lei, non potrà mai soddisfare il suo sogno d’amore a causa del suo orientamento sessuale, ritenuto inaccettabile all’interno della società danese. Una diversità, quella della sirenetta, che è totalizzante, un marchio indelebile, e che la perseguita continuamente, anche dopo il terribile incantesimo che la tramuta in un’umana, provocandole una sofferenza che qui si fa fisica e le piaga i piedi a ogni passo che compie sulla terra, a rappresentare come quel mondo non le appartenga e non ne potrà mai davvero fare parte.

Il finale della fiaba merita un discorso a parte, dal momento che si presenta come una brusca frenata da parte dello scrittore e una decisa virata verso una conclusione più felice di quante le pagine precedenti lasciavano immaginare: proprio nell’attimo in cui la sirenetta si getta nel mare accettando di diventare schiuma si trasforma nuovamente in uno spirito dell’aria, una creatura spirituale che, compiendo buone azioni, può dopo 300 anni ottenere un’anima ed entrare in Paradiso. Questi ultimi paragrafi del racconto modificano enormemente il significato della storia, perché se è vero che La Sirenetta è una tragedia, è anche vero che si tratta di una tragedia con un lieto fine – per quanto questo possa sembrare un ossimoro. Un finale drammatico, in cui la sirenetta diventa schiuma di mare, sarebbe stato più coerente con quanto raccontato in precedenza, e soprattutto con il discorso pessimista sull’impossibilità per lei – e di conseguenza per il suo autore – di riuscire a far parte di un mondo che sembra destinato a essere solo guardato e sospirato da lontano; con l’ennesima metamorfosi della sirenetta, Andersen sembra volersi ritagliare uno spazio di rassicurante ottimismo, spostando nel remoto futuro quella felicità che ora gli è preclusa. Un finale molto più rassicurante, quindi, che dà finalmente alla sirenetta il potere di diventare l’artefice della sua felicità dal momento che l’acquisizione di un’anima dipende solo dalle sue azioni e non più dal matrimonio con un essere umano, ma che nondimeno si presenta come una sorta di ricatto morale verso i lettori: la sirenetta può infatti vedere scontati o aggiunti degli anni alla sua pena in base a quanti bambini, rispettivamente, buoni e obbedienti o cattivi e capricciosi veda nel corso dei 300 anni, in una sorta di manipolazione emotiva verso i bambini che avrebbero letto la storia; è come dire, al posto di “fai il bravo o arriva l’uomo nero”, “fai il bravo o la sirenetta dovrà soffrire ancora più a lungo”, e onestamente non saprei dire quale delle due versioni sia peggio. 

Si tratta quindi di una storia molto articolata e complessa, ricchissima di simbolismi e metafore a dispetto della sua relativa brevità, ma anche, come accennavo all’inizio, di una storia incredibilmente suggestiva, a tratti ironica e spaventosamente sinistra quando serve. La descrizione della vita sottomarina, per quanto composta solo da piccole pennellate, è molto affascinante e costruisce immediatamente un mondo fantastico in cui molti elementi a noi familiari sono trasfigurati in una loro versione acquatica, come i pesci a ricoprire il ruolo degli uccelli; il mondo della sirene è uguale al nostro, quasi un doppio del nostro mondo ma avvolto da una spettrale luce azzurra che domina tutto. La descrizione della casa della strega del mare e del paesaggio che la circonda, poi, dipinge un affresco inquietante e macabro, con mostruose creature a metà tra il mondo vegetale e quello animale a braccare qualsiasi malcapitato capiti loro a tiro e la dimora della strega costruita con le ossa dei marinai morti in mare; lo stesso personaggio della strega, sebbene non costituisca un antagonista per la sirenetta, dipinge una creatura sgradevole alla vista – per quanto non sia mai davvero descritta – ma soprattutto dall’indole sadica che gode all’idea di ciò che la sirenetta dovrà soffrire dopo aver bevuto la sua pozione e anzi, proprio da questo motivata a realizzare il suo desiderio. 

Leggendo la fiaba originale è divertente scoprire quanti dettagli siano effettivamente stati ripresi nella versione Disney della storia, dalla statua del principe che la sirenetta adora alle creature marine che popolano il giardino della strega del mare, dall’atmosfera a tratti lugubre che caratterizza l’ambientazione marina allo spettacolo di fuochi artificiali che affascina la sirenetta alla sua prima incursione sulla superficie del mare. Quello disneyano è però soltanto uno delle decine di adattamenti che la fiaba ha avuto nel corso del tempo, ognuno più o meno fedele, ognuno più o meno interessato a riproporre tale e quale il messaggio di Andersen o a riprenderne soltanto i punti principali da rielaborare a proprio piacimento; il successo della fiaba, paradossalmente, ha fatto sì che la tragica storia della sirenetta in cerca di un’anima venga data spesso per scontata, ormai quasi sottovalutata come accade a tutto ciò che entra nella cultura pop e finisce rimasticato ancora e ancora fin quasi a stancarsi di sentirsela ripetere. Eppure La Sirenetta è una fiaba potente e molto profonda, una storia disperata come può essere solo il grido di dolore di una persona emarginata, sola e sofferente che cerca, attraverso una creazione della propria immaginazione, di raccontarsi, di farsi finalmente ascoltare e capire da quel mondo di cui non si è mai davvero sentita parte. 

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Altre cose che senza Andersen non avremmo mai avuto:

MerMay

7 pensieri riguardo “MerMay #2: La Sirenetta, di Hans Christian Andersen

    1. Se non le hai mai lette te le consiglio: io ho letto recentemente solo questa e La Regina delle Nevi, e le ho trovate entrambe molto suggestive e affascinanti. Si vede che sono molto diverse dalle fiabe dei Grimm, che sono creazioni propriamente letterarie, ma sono davvero belle.
      Il sottotesto del suo orientamento sessuale è ovunque nella fiaba, anche nel fatto di avere un interesse amoroso che la sirenetta non può avere, esattamente come Andersen. La Sirenetta potrebbe essere la più autobiografica delle fiabe che ha scritto.

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  1. La storia in Andersen mi ha sempre commosso. Mi ha sempre colpito per il modo in cui riusciva a trasmettermi tali emozioni e a volte mi domando se lo stesso autore si sia rivisto nella Sirena (dato che lui era omosessuale e a quei tempi potevi finire molto male se le persone venivano a saperlo). Andersen comunque è sempre stato un autore con una grande sensibilità e le sue storie hanno molte chiavi di lettura, anche per questo sono ricordate e apprezzate ancora oggi.
    E ora sto pensando a quanti tuoi post devo recuperare! Chiedo scusa XD

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    1. Ahahah non preoccuparti, rimangono tutti qui anche per recuperarli piano piano!

      Il personaggio della sirenetta mi sembra costruito apposta per essere un avatar di Andersen attraverso cui raccontarsi e confessare cosa provasse e cosa significasse, per lui, vivere nella società danese del XIX secolo – uno schifo.
      E’ un autore straordinario, dopo La Regina delle Nevi e La Sirenetta voglio mettermi d’impegno e leggere per bene anche tutte le altre fiabe!

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    1. Grazie! Sul tema dell’omosessualità ho speso pochissime parole sia perché è un’interpretazione già universalmente condivisa da tutti sia perché non è la cosa principale che mi è rimasta dalla lettura della fiaba, che mi ha colpito soprattutto per il disperato tentativo della sirenetta di trovare un’appartenenza sentendosi però sempre esclusa in entrambi i mondi; cosa che, comunque, non è slegata dal tema dell’omosessualità, anzi, purtroppo.

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