The Witcher – Stagione 2

Si è fatta attendere molto la seconda stagione di The Witcher, ben due anni prima di poter rivedere in azione Geralt, Yennefer e Ciri in uno dei mondi fantasy meno incantevoli di sempre. Nel frattempo ho ingannato l’attesa iniziando a leggere i libri di Andrzej Sapkowski, ma ti rivelo subito che i primi tre non sono sufficienti a essere in pari con la serie dal momento che il colpo di scena con cui si chiude la stagione ne Il Sangue degli Elfi non era ancora stato rivelato; pazienza, non me ne faccio un dramma, ma se sei tra quelli, come generalmente sono io, a cui piace leggere la materia originale prima di vederla sullo schermo assicurati di avere anche Il Tempo della Guerra prima di iniziare i nuovi episodi.

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La serie ricomincia più o meno dove la prima stagione si era interrotta: Ciri e Geralt si sono finalmente incontrati, mentre Yennefer ha guadagnato la vittoria alla battaglia di Sodden contro l’esercito di Nilfgaard, rimanendo però privata dei suoi poteri. Geralt porta Ciri a Kaer Morhen, la fortezza in cui i witcher sono creati somministrando loro una sorta di pozione da bambini, e insieme a Vesemir e i suoi compagni inizia l’addestramento della ragazza – che inizia subito a dimostrare di possedere poteri enormi. Nel frattempo Yennefer, Fringilla e l’elfa Francesca entrano in contatto con la Madre Immortale, una strega sigillata nella propria capanna dai witcher moltissimi anni prima, che promette di esaudire un loro desiderio; così, mentre Fringilla riorganizza Cintra per dare rifugio agli elfi perseguitati in tutto il continente, Yennefer si mette alla ricerca di Ciri, il prezzo da pagare alla Madre per riavere i suoi poteri.

La prima stagione di The Witcher mi era piaciuta molto, e se possibile la seconda ha superato tutte le mie aspettative! La struttura è completamente diversa, dal momento che adotta una narrazione orizzontale molto più tradizionale rispetto al racconto a tratti sconnesso della prima stagione, frutto della sua origine episodica nei libri di Sapkowski; con una timeline molto più ordinata, la serie riesce ora a seguire in maniera più coerente i suoi personaggi e le loro evoluzioni, facendoceli, in un certo senso, conoscere per bene soltanto adesso. Geralt, soprattutto, è un personaggio che si arricchisce moltissimo in questa seconda stagione grazie al suo rapporto con Ciri, che ce lo mostra nella veste inedita di un protettore e di un mentore laddove prima era presentato quasi esclusivamente come un guerriero, per quanto di buon cuore. Anche i personaggi secondari hanno adesso la possibilità di emergere finalmente e rendersi memorabili, con Fringilla a capo di una storyline tutta sua in cui finalmente tocchiamo con mano il razzismo subito dalle razze non umane, un elemento fondamentale dei libri ma secondo me troppo trascurato nella prima stagione, e il complesso gioco politico dei regni del continente a pretendere un’attenzione molto maggiore di quanto avvenuto in precedenza. È insomma una stagione molto più ricca e molto più densa della prima, che appare ora solo come un lungo preambolo utile per per preparare il territorio ma, in definitiva, molto poco decisiva sul piano narrativo.

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Accennavo all’inizio al fatto di leggere i libri per essere preparato alla serie, eppure non è del tutto vero: Il Sangue degli Elfi, sebbene abbastanza lungo come volume, è anche narrativamente piuttosto esile e appare evidente fin da una prima lettura che non sarebbe mai stato sufficiente per reggere un’intera stagione televisiva. Gli autori della serie rimpolpano dunque notevolmente la trama del libro attingendo anche al volume successivo e inserendo alcuni elementi originali che, nel loro sovvertire il canone ufficiale del lavoro di Sapkowski, ha fatto arricciare il naso di più di un fan; molti avvenimenti si presentano con cronologie invertite rispetto a quanto accada nei libri, e molti retroscena sono esplorati nel dettaglio, come la nascita degli Scoiattoli, i guerriglieri elfici al centro di una storyline lunga tutta la stagione che ne illustra le origini. Qui le opinioni divergono, a seconda che ci si ponga con un atteggiamento purista nei confronti del lavoro di Sapkowski, e con la pretesa di rivedere tale e quale la storia dei romanzi e dei videogiochi anche nella serie tv, o se invece sei disposto a tollerare un certo grado di infedeltà per una storia capace di prendere strade nuove e sorprenderti di tanto in tanto; sebbene spesso io faccia parte del primo gruppo, in questo caso non mi è dispiaciuto trovare qualcosa di originale nella serie e limitarmi a riconoscere, qua e là, gli elementi soltanto ispirati a Il Sangue degli Elfi e rimaneggiati dagli sceneggiatori.

Il discorso sulla genitorialità, già al centro della storyline di Yennefer nella prima stagione, è qui nuovamente di fondamentale importanza ma dal punto di vista di Geralt: se la maga, a questo giro, è troppo concentrata sul riottenere la sua magia per preoccuparsi della propria sterilità, è il witcher a trovarsi suo malgrado genitore putativo di Ciri, un compito che non ha chiesto ma al quale si dedica anima e corpo inizialmente unicamente per dovere e in seguito per genuino affetto verso la ragazza. Allo stesso modo, a Kaer Morhen conosciamo Vesemir, che abbiamo già visto da giovane nel film animato The Witcher: Nightmare of the Wolf, il più anziano dei witcher e padre, in un certo senso, di tutti loro dal momento che li ha allevati e addestrati rimanendo sempre un punto di riferimento anche una volta adulti. Nel loro rapporto possiamo vedere Geralt coinvolto in un un rapporto con un uomo che considera un padre, un uomo che non fornisce solo saggezza e potere in combattimento ma anche sostegno emotivo, consigli e affetto, perfino, nonostante le divergenze che ben presto emergono sul modo migliore di gestire Ciri. Tutta la seconda stagione di The Witcher ruota intorno al concetto di paternità, è una riflessione sul rapporto tra un padre e un figlio osservato in entrambe le direzioni, anche e soprattutto quando la paternità non è ricercata, non è desiderata, ma è un rapporto che si forma spontaneamente nel momento in cui si è chiamati a prendersi cura di un’altra persona che dipende in tutto e per tutto da te e ritrova in te un punto di riferimento e una guida per affrontare il mondo; un rapporto che, sia per Geralt che per Vesemir, prende immediatamente la forma di una battaglia per tenere il più possibile al sicuro i propri figli, a dispetto di quanto cresciuti o forti possano essere.

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Se da un lato non è una novità vedere Geralt anteporre la sicurezza di un’altra persona alla propria – alla fine ogni sua missione prevede che succeda proprio questo – dall’altro è nuovo vederlo farlo mosso dall’affetto e dalla preoccupazione che una persona che ama possa trovarsi in pericolo o incapace di difendersi; l’amore di Geralt è piuttosto ruvido nel manifestarsi, ma è amore nondimeno e si concretizza nel preparare Ciri al meglio delle sue possibilità per affrontare le battaglie che le spettano e che lei sembra impaziente di cominciare. È anche un Geralt molto più loquace del solito quello che vediamo qui, più incline a confidarsi e raccontarsi di quanto avvenuto nella prima stagione e quindi meno misterioso, meno ombroso, ma non per questo meno affascinante, come personaggio, proprio grazie alla nuova profondità che acquista nel suo rapporto con Ciri; l’ambientazione di Kaer Morhen, circondato dal suo maestro e dai suoi fratelli, lo inseriscono in un contesto quasi domestico e famigliare in cui mostrarlo più rilassato e più aperto, sebbene le minacce non siano mai troppo lontane.

The Witcher rimane infatti una serie d’azione, e d’azione ignorante e chiassosa per giunta. C’è tanto sangue, tante frattaglie, tante persone e tanti mostri fatti a pezzi per soddisfare il palato di qualsiasi amante del gore, ma senza che questa componente action e horror prenda mai davvero il sopravvento sulla trama, diventandone al contrario soltanto una conseguenza: la bella sequenza d’azione a Kaer Morhen dell’ultimo episodio, ad esempio, non è posizionata lì solo per darci un emozionante ultimo atto, ma è conseguenza di quanto accaduto a Ciri nel suo incontro con la Madre Immortale, così come l’apparizione di mostri sempre più grossi e cattivi affonda le sue radici fin nella prima stagione e ci permette di toccare con mano, per la prima volta, l’effettiva portata dei poteri di Ciri. Mi sembra che in questa seconda stagione si sia trovato un buon equilibrio tra violenza e intimità, tra horror e commedia, tra azione e costruzione di una trama più articolata attraverso i giochi politici dei personaggi che reggono le sorti dei vari regni, sebbene quest’ultimo elemento appaia talvolta fuori posto in una serie che dà il suo meglio nei combattimenti contro i mostri. Proprio i combattimenti hanno subito un’impennata di qualità rispetto a quella, peraltro già buona, della prima stagione, con lunghe sequenze rocambolesche e mostri sempre meglio definiti da una computer grafica ottima: si nota l’iniezione di capitali e di fiducia che Netflix ha rivolto a The Witcher, sia in termini di impegno nella produzione sia ampliando il suo universo con vari spin-off, uno già uscito qualche mese fa e uno previsto tra qualche mese.

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Insomma, il fenomeno The Witcher sembra sulla cresta dell’onda più che mai, nonostante l’attesa di due anni prima della seconda stagione che avrebbe potuto allontanare gran parte del pubblico; fortunatamente non è stato così, e possiamo aspettarci di seguire ancora per un po’ Geralt e la sua strana famiglia di personaggi. Negli ultimi episodi è stata introdotta la Caccia Selvaggia, che da quello che ho capito dovrebbe essere il grande villain della serie, e tutte le storyline sembrano puntare su un assedio sempre più stretto intorno a Ciri, autentico perno di tutte le storie di The Witcher; sono curioso di sapere come andrà avanti la storia, per cui penso che romperò gli indugi e inizierò finalmente Il Tempo della Guerra, che ho comprato mesi fa ma non ho ancora iniziato – l’ho detto che faccio schifo con le saghe! L’unica cosa che mi dispiace è che non si sia riusciti a trovare una nuova hit al livello di Toss a Coin to your Witcher; Burn Butcher Burn è una bella canzone e molto ben inserita nella trama della serie, ma è molto inferiore a quella della prima stagione che, secondo me, resterà un brano imbattuto.

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Altre cose per restare nel mondo di Geralt:

5 pensieri riguardo “The Witcher – Stagione 2

  1. Concordo con quanto scrivi al 100%. Come già sai io le serie le guardo poco ma, da affezionato al videogioco (già…), non sono riuscito a resistere alla possibilità di ripiombare nel mondo di Geralt. Anche io ho trovato la seconda stagione più lineare e godibile rispetto alla prima (troppi salti e linee confuse). E, soprattutto, ci sono più mostri e “avventure” classiche, che apprezzo molto di più degli intrighi di palazzo. Anche se, a quanto mi pare di capire, ultimamente le versioni di Beautiful con corone, troni e armature vanno moltissimo…

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    1. Ahahah purtroppo Game of Thrones ha definito uno standard e tutti quanti cercano, bene o male, di adeguarvisi – o di copiarlo, a seconda di come la vedi. Qui per fortuna la componente Beautiful è ridotta abbastanza al minimo, e meno male perché anche nei libri predomina la componente action (non so come sia nei videogiochi, non li ho mai provati).
      A me era piaciuta la costruzione a flashback della prima stagione, ma sono contento che non sia stata ripetuta visto che non serve più; per fare un esempio contrario, Westworld ha mantenuto sempre la stessa impostazione anche quando non era più necessaria, risultando in qualcosa di inutilmente contorto che mi ha perso per strada.

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      1. Eh io la serie di Westworld non l’ho vista ma, se vale, sono un grande fan del film di Crichton con Yul Brynner!
        Il videogioco è davvero fantastico (giocherò con l’XBOX un titolo all’anno, non di più), ma così mi hai incuriosito sui romanzi, li proverò…

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  2. Anche a me la seconda stagione è piaciuta molto più della prima. Ti confesso che ero pure tentata di non vedere la seconda tanto la prima non mi era sembrata niente di che. Meno male mi sono ricreduta! E meno male Netflix ha fatto uscire il video su YouTube con il riassunto delle puntate precedente, perché dopo così tanto tempo ne avevo bisogno prima di continuare la visione, visto che non ho letto i libri!😅

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  3. La prima stagione, con la sua cronologia aggrovigliata, mi aveva messo in grande difficoltà; questa scorre più liscia, anche se, per chi come me non ha letto i libri, a volta non è facile raccapezzarsi nelle trame politiche o belliche. In ogni caso la serie mi è piaciuta perchè Geralt è un bel personaggio che si fa apprezzare e seguire volentieri (la prestanza di Hanry Cavill forse aiuta). Il tono cambia molto rispetto alla prima stagione, meno scanzonato, c’è più azione ma restano comunque parti interessanti sui personaggi e i loro rapporti. Hai ragione: Toss a Coin to your Witcher non si batte!

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