Midnight Mass

Come ho già avuto modo di scrivere in più occasioni, a me piace molto il lavoro di Mike Flanagan e credo che sia una delle migliori voci tra quelle che si sono affacciate recentemente nel panorama dell’horror e del dark fantasy. Altrettanto mi stanno piacendo i suoi progetti in collaborazione con Netflix, che ci hanno regalato negli anni passati The Haunting of Hill House, che secondo me resta il migliore, e The Haunting of Bly Manor, e ai quali si aggiunge adesso Midnight Mass, nuova miniserie horror che ci prepara il palato per il mese di Ottobre e l’atmosfera di Halloween ormai incombente. Certo che Midnight Mass si configura come un prodotto molto diverso da The Haunting, primo tra tutti per non essere una storia di fantasmi, sicuramente meno mainstream e capace di accontentare un po’ tutto il pubblico della piattaforma, che potrebbe a tratti trovarsi spiazzato davanti a una miniserie in cui l’orrore è molto più sottile e strisciante di quanto mostrato in precedenza; a me, neanche a dirlo, è piaciuto moltissimo.

La miniserie è ambientata nell’isoletta di Crockett Island, abitata da una piccolissima comunità di un centinaio di anime. Mentre seguiamo l’inserimento sull’isola di Reily (Zack Gilford), ex galeotto colpevole di aver provocato la morte di una ragazza in un incidente stradale, la comunità, composta quasi interamente da ferventi cattolici, è infiammata dal nuovo parroco, Padre Paul (Hamish Linklater), che si rivela in grado di compiere degli autentici miracoli. Mentre la febbre religiosa si espande a macchia d’olio e la Pasqua si avvicina, alcuni abitanti dell’isola iniziano a sparire e altri sospettano che dietro i miracoli di Padre Paul potrebbe non esserci Dio ma qualcosa di molto più sinistro.

Midnight Mass - Netflix: occhio che questa può essere una bomba

Sebbene sapessi dell’arrivo di Midnight Mass e l’attendessi anche con una certa impazienza non mi sono informato molto prima che debuttasse, con la conseguenza di non sapere bene cosa aspettarmi dalla miniserie una volta iniziata; ho quindi avuto il piacere di gustare il mistero puntata dopo puntata scoprendo una vicenda di cui non sapevo assolutamente nulla e che ha avuto il merito di prendermi in contropiede quando, andando contro ogni mia previsione, si è dimostrata essere una storia di vampiri. Flanagan si avvicina dunque al mito del vampiro e lo rielabora a modo suo, riscrivendo non tanto il canone del mostro, che rimane tutto sommato rispettoso della tradizione, ma il modo in cui l’uomo si approccia al mostro, lo percepisce e coesiste con esso. In Midnight Mass non si parla mai esplicitamente di vampirismo e il vampiro non è mai chiamato come tale dai personaggi perché, guidati dalla perversa visione della realtà di Padre Paul, nessuno lo percepisce mai come un mostro ma come una benedizione, un salvatore; nelle parole del parroco e, di conseguenza, agli occhi della comunità, il mostruoso vampiro è un angelo del Signore giunto a portare la salvezza ai fedeli, una salvezza che passa ovviamente attraverso l’immortalità.

Proprio l’immortalità, e di conseguenza anche il suo contrario, ossia la natura intrinsecamente mortale dell’uomo, sono gli argomenti principali di Midnight Mass, su cui la miniserie riflette a lungo e in profondità esplorando tutte le sfaccettature del lutto, del dolore, della morte e, per contrasto, di chi sopravvive. Punto di vista privilegiato per questa riflessione, che finisce inevitabilmente per caratterizzare l’intero racconto, è quello religioso, ugualmente al centro dell’attenzione nella scrittura di Mike Flanagan. È sempre pericoloso, secondo me, approcciare un argomento come la religione, dal momento che esiste il rischio concreto di trattarlo in maniera semplicistica, superficiale o, peggio ancora, offensivo nei confronti di chi guarda; ancora più della politica la religione e la fede sono argomenti molto personali, molto intimi, e il mondo del cinema e delle serie tv tende troppo spesso a ipersemplificare la questione proponendo dei luoghi comuni ormai sempre più stantii. Mike Flanagan rifiuta questo approccio, rifiuta di dare risposte semplici a problemi e interrogativi che non lo sono affatto e affronta invece la questione religiosa, secondo me, con grande lucidità mettendone in mostra sia i pregi che i difetti, la religiosità autentica e benefica e quella fanatica e distruttiva.

Midnight Mass: Teaser trailer della nuova serie di Mike Flanagan -  ScreenWEEK.it Blog

Un fanatismo che diventa, in Midnight Mass, il vero mostro a dispetto della creatura assetata di sangue che infesta l’isola. Il volto del Male non è quello del vampiro, del mostro importato da Padre Paul con lo scopo egoistico di sconfiggere la morte, ma quello di Beverly Keane, la perpetua dell’isola, incarnazione di tutto il peggio che una fede fanatica è in grado di generare. Ipocrita, accondiscendente, sottilmente razzista e manipolatoria, Beverly rappresenta una religiosità soffocante e prevaricatrice, il bigottismo più sfrenato che impone la propria ottusa visione del mondo a una comunità intera condizionandone inevitabilmente il destino prima e dopo la mostruosa rivelazione della notte di Pasqua. In Beverly si ritrova l’orrore di una fede tossica e malsana, una fede che divide esaltando il sospetto, la paranoia e la rabbia invece di unire sotto un simbolo che promuove la pace e l’amore tra tutti gli uomini; è questo il vero orrore di Midnight Mass, un orrore tutto umano e realistico messo in atto non da un vampiro, non da una creatura soprannaturale, ma da una donna che si sente in diritto di giudicare e manipolare i suoi concittadini arrogandosi una virtù ipocrita, un orrore che troppo facilmente possiamo trovare nella nostra vita quotidiana, dove non è raro incontrare, purtroppo, personalità soverchianti e autoindulgenti.

Una religiosità malata, dunque, e pervasiva nella mente dei suoi più accaniti accoliti da renderli ciechi di fronte all’evidenza del Male e comunque non sufficiente per permettere loro di affrontare con serenità e fiducia un argomento come quello della morte. Il vampiro, trasfigurato dalla fede cieca del parroco in un angelo per via della sua immortalità che è in grado di donare a chi infetta con il suo sangue, è dunque solo uno strumento usato da un uomo spaventato per sfuggire al suo inevitabile destino, un destino su cui molti dei protagonisti, a un certo punto, si interrogano. La morte è al centro di tre lunghi monologhi recitati da Riley ed Erin (Kate Siegel), che nel momento di massima disperazione si interrogano su cosa si aspettano di provare nel momento in cui la loro vita finirà; il terzo monologo è anche l’ultimo della serie, sul concludersi del settimo episodio, e con le sue parole riesce a chiudere un racconto così disperato, spaventoso e doloroso con una nota di beatitudine nel momento in cui Erin realizza di essere parte di un universo che è al tempo stesso parte di lei, e di cui lei è solo un’incarnazione momentanea prima di ritornare al tutto dal quale proviene – dal quale tutti proveniamo e a cui ritorneremo. Un finale che esalta dunque il sentimento panico di fusione con il mondo, l’universo, la realtà e tutto ciò che di imperscrutabile esiste al suo interno, che prefigura un ritorno a un tutto dal quale, in realtà, non ci siamo mai davvero separati dal momento che siamo tutti parte dello stesso spirito universale, dello stesso Dio, se vogliamo chiamarlo così; una serenità finalmente guadagnata che culla Erin nei suoi ultimi istanti di vita, mentre intorno a lei i fedeli, quelli autentici, intonano un inno al Signore aspettando l’alba fatale che li ucciderà tutti e dall’altra parte dell’isola Beverly attende da sola quello stesso Sole con disperazione; la giustizia divina, infine, è arrivata, anche se non nel modo in cui tutti si sarebbero aspettati.

Midnight Mass: un'epopea sulle ossesioni

Figlio di altre celebri storie di vampiri come Dracula o Le Notti di Salem, i cui influssi sono molto ben visibili nello svolgersi del racconto, Midnight Mass è un prodotto atipico per gli standard di Netflix, dal momento che non sembra essere destinato al grande pubblico mainstream come le altre serie della piattaforma. È uno slow-burner, una miniserie dal ritmo molto lento a cui devi concedere il tempo di prendere il proprio passo sapendo che l’orrore, come già detto, non sarà quello dei mostri ma degli uomini. È anche una serie molto parlata, con dialoghi lunghissimi e talvolta eccessivamente verbosi e prolissi, dal momento che non esitano a usare cinque parole quando due sarebbero state sufficienti; di nuovo, anche in questo caso devi avere la pazienza di ascoltare quello che i personaggi dicono, che si tratti delle continue manipolazioni e stravolgimenti del messaggio biblico da parte di Beverly per controllare la comunità o delle profonde riflessioni di Riley ed Erin, la sceneggiatura offre sempre qualcosa di interessante da ascoltare e portare con te, soprattutto grazie all’ottimo cast che si è speso fino all’ultimo in ruoli talvolta non facili e discorsi potenzialmente controversi. Resta comunque un’ottima miniserie, ottimamente scritta e girata, che dimostra ancora una volta il talento di narratore di Mike Flanagan e la sua abilità nello spaventarci mostrandoci come l’unica cosa di cui avere davvero paura debba essere solo noi stessi.

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