Marathon Day: Raya e l’Ultimo Drago (2021)

Confesso di aver procrastinato più o meno coscientemente questo momento il più a lungo possibile, ma alla fine eccoci qui: Raya e l’Ultimo Drago è il Classico Disney uscito nel 2021, l’ultimo della nostra lista e, di conseguenza, l’ultimo appuntamento di questa rubrica che ci ha fatto compagnia per quasi due anni. Il Marathon Day è il progetto più lungo in cui mi sia imbarcato finora, ed essere arrivato fino in fondo mi mette un po’ tristezza ma mi genera anche una certa dose di sollievo e soddisfazione. Mi mancherà, credo, essere immerso così profondamente e così a lungo in un universo fantastico che seguo e amo da quando ero bambino, ma allo stesso tempo ammetto ci sia anche la voglia di voltare pagina e dedicarmi a qualcosa di nuovo. C’è del conflitto, insomma, ma per il momento è meglio mettere da parte queste chiacchiere e dedicarsi al film.

Raya and the Last Dragon filmmakers discuss the movie's friendships -  Polygon

C’era dell’aspettativa su Raya e l’Ultimo Drago, un film che porta con sé il pesante fardello di essere il primo interamente realizzato nell’era del post-Lasseter. Come abbiamo visto, dopo le accuse che gli sono state rivolte nel 2017 in seguito allo scandalo esploso intorno alla figura di Harvey Weinstein, John Lasseter si è preso prima un periodo sabbatico per poi annunciare ufficialmente il suo ritiro per la fine del 2018, nominando sua sostituta Jennifer Lee, ancora sulla cresta dell’onda per il successo di Frozen (questo alla Disney; alla Pixar Lasseter è stato sostituito da Pete Docter). Jennifer Lee si trova dunque, di punto in bianco, a dover dirigere lo Studio d’animazione più importante del mondo, e se inizialmente la strada è abbastanza spianata, dal momento che si tratta di portare a termine Ralph Spacca Internet e Frozen II, due progetti già ben avviati, ben presto si trova di fronte al problema di ogni direttore artistico: cosa fare dopo? E che direzione prendere?

Apocalisse dentro e fuori.

Le prime notizie riguardo quello che sarebbe diventato il 59esimo Classico Disney escono già nel 2018, ma sono quanto di più criptico si possa immaginare: la Disney annuncia solo che è in lavorazione un nuovo lungometraggio fantasy, ma il titolo e la trama sono avvolti nel mistero. Il progetto è avvolto dal segreto più assoluto, si sa solamente che avrà una protagonista femminile e sarà ambientato in Asia, e nient’altro; questo totale riserbo si protrarrà a lungo e coinvolgerà non solo il pubblico e la stampa, ma gli stessi addetti ai lavori dal momento che agli attori scelti per doppiare i personaggi viene chiesto di recitare le loro battute separatamente in modo da non far sapere loro chi altri farà parte del cast. Quest’aura di mistero diventa tuttavia piuttosto in fretta un segreto di Pulcinella nel momento in cui gli attori scoprono per conto proprio, individualmente, chi altri ha lavorato al film; ma in questa fase, a questo punto già piuttosto avanzata per la verità, ancora non è permesso loro rivelare nulla.

Le prime indiscrezioni arrivano finalmente nel 2019 con il casting di Cassie Steele nel ruolo di Raya e di Awkwafina in quello del drago Sisu; alla regia troviamo invece Paul Briggs e Dean Wellins, entrambi alla loro prima esperienza alla direzione di un lungometraggio ma dall’esperienza ben più che decennale all’interno dello Studio. Queste prime, esili informazioni durano pochissimo, e vengono smentite l’anno successivo, quando ad Agosto un terremoto scuote la produzione. Briggs e Wellins lasciano la regia per passare tra i ranghi degli sceneggiatori, mentre il loro posto viene preso da un nome già di richiamo nella storia recente della Disney, ossia Don Hall, regista di Big Hero 6, Winnie the Pooh – Nuove Avventure nel Bosco dei 100 Acri e co-regista di Oceania; a collaborare con lui troviamo poi Carlos Lopez Estrada, alla sua prima esperienza nella direzione di un film d’animazione ma che aveva già avuto la possibilità di farsi le ossa con Frozen II. I cambiamenti tra gli addetti ai lavori porta naturalmente a una trasformazione della storia e dei personaggi, che cambiano al punto da rendere necessario, secondo i nuovi registi, una nuova voce per la protagonista: pensata inizialmente per essere un personaggio stoico e solitario, Raya acquista man mano una maggiore leggerezza e spavalderia, caratteristiche che la voce di Cassie Steele non era in grado, secondo i registi, di conferirle. Al suo posto è quindi convocata Kelly Marie Tran, che aveva già partecipato al primo casting per il ruolo venendo però scartata a favore della Steele.

Review: 'Raya and the Last Dragon' is a dazzling adventure

La produzione del film, né eccessivamente lunga né complicata, se escludiamo l’inciampo di cui abbiamo appena parlato, deve comunque affrontare una prova che nessun Classico Disney si era mai trovato a dover superare, ossia una pandemia globale. Quando dalla Cina iniziano a circolare voci, poi confermate su scala mondiale, di un nuovo e pericolosissimo virus, la produzione di Raya e l’Ultimo Drago è ancora nel vivo del lavoro e il blocco dell’attività è un’opzione nemmeno considerata; Jennifer Lee reagisce con decisione spostando l’attività nelle case e negli studi privati degli animatori, che terminano il film a distanza coordinandosi in videochiamata con zoom. Una soluzione necessaria che sarebbe stata impensabile in passato, quando l’animazione tradizionale necessitava di decine di migliaia di disegni schizzati e inchiostrati a mano uno a uno; la digitalizzazione dell’animazione, il lavoro con la tecnica 3D e l’evoluzione della tecnologia hanno quindi permesso di concludere il film nonostante le limitazioni imposte per prevenire il contagio, dimostrando il livello di adattabilità e resilienza che all’interno dello Studio, così come in moltissime altre realtà lavorative in giro per il mondo, le persone hanno dimostrato nel bel mezzo della peggiore crisi della loro vita.

La situazione mondiale si riflette, chissà quanto volontariamente o consapevolmente, nel film stesso, che esplora un genere mai affrontato fino a questo momento dalla Disney: il fantasy post-apocalittico. Raya e l’Ultimo Drago è ambientato in un regno fantastico, Kumandra, flagellato da un’entità malvagia, Druun, che, sotto forma di una nube scura e violacea, si diffonde in maniera incontrollata e trasforma in pietra tutto quello che tocca. Questa maledizione, che può facilmente essere assimilata a un’epidemia, ha avuto conseguenze devastanti per il regno e i suoi abitanti, conseguenze che il film esplora molto attentamente sia dal lato politico, con la divisione del regno in cinque regioni separate, divise dal sospetto e dalla diffidenza reciproca, che umano, con un cast di personaggi soli, spaventati, disillusi e cinici; raramente si è assistito a una simile disperazione in un film Disney, intesa come l’impossibilità di scorgere un futuro migliore o di potersi fidare nuovamente delle persone dopo che queste, con il loro egoismo, hanno provocato letteralmente la fine del mondo. Quello di Kumandra è un mondo diviso in cui l’imminente apocalisse, anziché avvicinare le persone e favorire alleanze, le ha separate ancora di più esacerbando i conflitti tra di loro ed estremizzando le apparenti differenze, costruendo un mondo distopico inquietantemente realistico e, purtroppo, famigliare.

Raya and the Last Dragon' reviews: What critics are saying

Questa trasformazione si riflette, ovviamente, anche sui personaggi. Raya è una protagonista molto diversa dalla maggior parte delle principesse che l’hanno preceduta: è cinica e disillusa, le sue battute sono spesso velate di amarezza e agisce con la consapevolezza che non potrà mai avere un vero lieto fine. Raya desidera fermare Druun per salvare il padre, ma non si sofferma mai nemmeno per un istante sull’idea di portare la pace a Kumandra, un concetto troppo simile a una dolorosa utopia per poter essere davvero presa in considerazione; temi difficili richiedono un’eroina altrettanto dura, e Raya è, al tempo stesso, il perfetto prodotto del mondo che l’ha generata e la migliore rappresentazione che si sia finora fatta su schermo di ciò che questi difficili anni Duemilaventi ci stanno facendo diventare. Allo stesso modo anche la sua nemesi, Namaari, incarna un nuovo tipo di personaggio con cui la protagonista entra in conflitto: in un mondo flagellato da una piaga invincibile, Namaari è un’antieroina che si trova a compiere le scelte sbagliate per le motivazioni giuste. Nemica giurata di Raya per gran parte del film, Namaari è violenta e brutale, ma ama il suo popolo e desidera per esso solo prosperità e benessere, arrivando a scorgere infine anche le falle che trovano nella politica etnocentrica della madre. Proprio Namaari ha l’evoluzione maggiore, dal momento che la vista di Sisu le instilla il dubbio e la porta, dopo una serie di tribolazioni e di errori, ad abbracciare la sua filosofia di fiducia e speranza.

Raya e l’Ultimo Drago è dunque una grande epica fantasy, e in quanto tale recupera tutti i tropi tipici del genere. Tuttavia lo sviluppo narrativo del film è ben lontano dall’essere perfetto, con una struttura procedurale che si sarebbe adattata meglio a un formato seriale piuttosto che a un lungometraggio: la missione di Raya è esplorare gli altri quattro regni di Kumandra per recuperare i frammenti della Gemma Drago, custoditi dai rispettivi leader, e nel farlo incontra una serie di personaggi secondari e situazioni che avrebbero potuto essere esplorate molto più nel dettaglio di quanto effettivamente fatto nel film. Dopo un inizio ottimo, il film inizia a svilupparsi troppo rapidamente senza valorizzare adeguatamente la minuziosa costruzione che è stata fatta del mondo di Kumandra, arricchito da dettagli sulle usanze, i riti e le abitudini dei personaggi che difficilmente trovano posto in un film. La sensazione è che il soggetto di Raya e l’Ultimo Drago avrebbe dato il suo meglio su più capitoli, offrendo alla vicenda quell’ampio respiro di cui l’epica ha disperatamente bisogno per realizzare tutto il suo potenziale, un’epica che deve anche subire un costante ammorbidimento del suo linguaggio per rendere il prodotto fruibile dal più vasto pubblico possibile: se gli intermezzi comici o ironici sono benvenuti a intervallare le scene d’azione, è l’inserimento della neonata Noi a spostare il registro del film verso una comicità surreale che rischia di compromettere la coerenza dell’opera e la riuscita del risultato finale.

Raya And The Last Dragon: The Main Characters, Ranked By Intelligence

Nonostante i difetti, quello che resta di Raya e l’Ultimo Drago è una storia edificante e ricchissima di influenze, ispirazioni e personaggi multisfaccettati, ognuno caratterizzato da una pregevole scala di grigi che rende sempre più difficile distinguere tra eroi e villain. Il messaggio finale, l’importanza di dimostrare la propria fiducia alle altre persone per guadagnarsi la loro e poter costruire un futuro migliore insieme, è trattato in maniera forse fin troppo esplicita fin dalle prime battute del film, ma non di meno è trasmesso senza melensaggini e in cui è quantomai fondamentale ricordarsi dell’importanza di credere non solo nelle proprie capacità ma soprattutto nel valore della collaborazione e del fare affidamento sulle altre persone.

Viaggio a est.

Già le prime notizie su Raya e l’Ultimo Drago identificano l’ambientazione come ispirata alle regioni del sud-est asiatico, una zona molto vasta che comprende un gran numero di nazioni, come Thailandia, Vietnam, Cambogia, Birmania, Indonesia, Filippine e Laos; per dichiarazione dei registi, il film attinge elementi e suggestioni da tutti questi Paesi. Come di consueto i filmmakers e il team produttivo hanno svolto un lungo viaggio nella regione, sfruttando inconsapevolmente l’ultima possibilità di viaggiare all’estero prima del lockdown, per assorbire il più possibile l’atmosfera e l’anima dei luoghi; i risultati di questo viaggio si notano molto superficialmente nel film, che concedendo pochissimo tempo a ogni regione impedisce agli artisti di sfruttare fino in fondo le loro potenzialità artistiche, dando infine vita a un mondo che riesce a essere, al tempo stesso, incredibilmente dettagliato nella sua costruzione ma altrettanto generico nella sua rappresentazione.

Come già accennato, Kumandra è un regno diviso in cinque regioni (Cuore, Coda, Artiglio, Dorso e Zanna), e ogni regione è caratterizzata da un ambiente naturale e antropico diverso. Cuore, regione d’origine di Raya, è ad esempio una lussureggiante foresta tropicale in cui si riconoscono le grandi giungle dell’Indonesia dominata dai colori freddi del blu e del verde, da cui si passa, per contrasto, al riarso deserto di Coda con i suoi monoliti di roccia e i suggestivi templi scavati nella roccia, un’estetica, anche in riferimento alle attività umane messe in scena, ispirate dalle rive del fiume Mekong. Il gusto pittorico degli artisti si rivela in Coda con dei bellissimi campi lungi in cui l’ambientazione arida e inospitale si tinge di meraviglia, con paesaggi dominati dalle tinte calde dell’oro. Artiglio è un enorme mercato galleggiante su palafitte, difesa naturale contro Druun, e ha tutto il sapore di una città cosmopolita e tentacolare, piena di luce, colori, persone di ogni tipo ed età, merci, cibo… Tra le sue contorte strade si vive la vibrante energia dei mercati in Paesi come Laos, Thailandia e Indonesia, trasfigurati dall’immaginazione degli artisti che, con gusto pittorico non indifferente, virano tutto sui toni del rosa e del viola.

Raya and the Last Dragon and Southeast Asian Representation | Time

Proseguendo, Dorso è rappresentato da una fitta foresta di bambù immersa nella neve, una regione dai forti contrasti visivi grazie alle foglie rosse del bambù che danno una nota sanguigna al candore della neve e alla massiccia fortezza degli abitanti affiancata alle strutture verticali e slanciate della vegetazione; in questo caso, l’ispirazione è alle foreste di bambù del Vietnam. Zanna, infine, è la regione più avanzata ed elaborata tra tutte quelle che compongono Kumandra: ispirata alla regione dei templi il Cambogia, Zanna è dominato dall’eleganza dei marmi bianchi e delle decorazioni in oro che danno forma a un palazzo su terrazze circondato da canali e fossati, un’estetica raffinata e forte come la sovrana e la principessa che lo governano. La ricchezza dei fondali e la quantità di dettagli che caratterizza ogni location non riesce però a dissipare la sensazione di aver appena grattato la superficie di Kumandra, di aver sorvolato fin troppo velocemente un mondo le cui meraviglie e i cui ambienti avrebbero potuto essere esplorati e sfruttati molto più a fondo. Colpa della frettolosità della sceneggiatura, ovviamente, che costringe a ridurre al minimo la caratterizzazione degli ambienti riducendola a rapide, sebbene ben progettate, pennellate approssimative.

Di natura ben diversa è invece l’animazione dei personaggi, fiore all’occhiello del film. Raya è un’ottima protagonista, la cui personalità ambivalente e complessa emerge anche dalla recitazione che le viene assegnata: la sua animazione è naturale e credibile, quasi completamente priva dei virtuosismi comici che rischiavano di rendere macchiettistiche alcune delle principesse precedenti e dotata di una flessuosità e una forza nei movimenti raramente vista, recentemente, in un personaggio femminile. L’aspetto di Raya è ispirato a quello delle popolazioni del sud-est asiatico, presumibilmente indonesiana, dal momento che “raya” è la parola indonesiana per “celebrazione”, con la pelle olivastra, gli occhi allungati e lunghi capelli neri; oltre a ciò presenta un fisico slanciato e muscoloso che si presta perfettamente ai combattimenti e alle acrobazie in cui si cimenta nel corso del film. Tratti simili sono esibiti anche da Namaari, che combina la forza di un fisico allenato e poderoso con raffinati tratti quasi felini capaci di renderla, a seconda delle occasioni, minacciosa o vulnerabile.

Disney Animation on Twitter: "Get your first look at the characters of Raya  and the Last Dragon. Meet the street-savvy entrepreneur Boun and formidable  giant Tong…… https://t.co/YcyIRPu3Sq"

Discorso a parte merita Sisu, l’ultimo drago del titolo. Dalla personalità bizzarra e spesso autodenigratoria, la figura di Sisu è ispirata alla figura dei draghi orientali, con un lungo corpo serpentino dotato di zampe massicce e una grossa testa con corna e zanne; la sua natura di drago acquatico è rappresentata, oltre che dal colore azzurrino della pelliccia che la ricopre, dalla presenza di pinne caudali e dorsali che usa per nuotare ad altissima velocità. A prima vista Sisu può ricordare un gran numero di personaggi disneyani, da Mushu, con cui condivide l’origine, al Genio, per il colore azzurro e la personalità costantemente sopra le righe; in realtà sia per caratterizzazione che animazione Sisu si distingue nettamente da altri personaggi simili, presentandosi come uno spirito guida e un’innocente da proteggere, una creatura magica e un essere indifeso quando confrontato da un mondo umano che non comprende più fino in fondo. La sua personalità si traduce perfettamente nel suo design, elegante e comico allo stesso tempo, e nella sua recitazione, deliziosamente esagerata creando un simpatico contrasto comico con la serietà e la risolutezza di Raya.

Verso il futuro.

La pandemia di Covid-19 non coinvolge solo la produzione del film, ma anche la sua distribuzione: inizialmente programmato per Novembre 2020, Raya e l’Ultimo Drago è posticipato prima a Marzo 2021 e, successivamente, al mese di Maggio con la doppia uscita al cinema e, con accesso Premium, su Disney+. Il contesto globale finisce inevitabilmente per penalizzare la resa del film al box office, che ne esce dignitosamente ma con soli 20 milioni di profitto; migliore la performance in streaming, diventando, dopo il rilascio senza costi aggiuntivi, il secondo titolo più visto su piattaforma dopo Lucifer. Le riproduzioni domestiche sono significativamente aumentate una volta azzerato il costo d’acquisto, passando da 115 milioni di minuti totali a oltre un miliardo. Anche la critica ha accolto molto positivamente il film, lodando la rappresentazione di culture e ambientazioni fino a questo momento ignorate dallo Studio Disney e la costruzione del personaggio di Raya, giudicata come una notevole aggiunta al franchise delle Principesse in grado di dimostrarne la vitalità dei valori di base e, al tempo stesso, gli ampi margini di evoluzione che ancora dimostra di avere; Raya è stata molto apprezzata anche per essere una persona normale che cerca di fare la differenza, invece di un’eroina dotata di poteri magici.

Raya e l’Ultimo Drago non è un film perfetto, soprattutto a causa della sua trama poco organica, ma che avrebbe potuto esserlo con pochissimo sforzo. È però un film importantissimo per la dimostrazione di resistenza a fronte delle impensabili e imprevedibili difficoltà che la produzione si è trovata ad affrontare, e costituisce un nuovo tassello di questo folgorante revival disneyano che si dimostra sempre più in grado di esplorare culture e generi diversi per trovare sempre linfa nuova da infondere nei Classici. Al netto degli inevitabili difetti, il primo vero esame di Jennifer Lee alla direzione artistica della Disney può dirsi grandemente superato.

Raya e l'ultimo drago, quando sarà disponibile senza costi extra

Approfitto di questo spazio per ringraziarti di cuore per l’entusiasmo, l’interesse e la partecipazione che di settimana in settimana hai dimostrato per questo progetto. Come ho detto all’inizio, questa Maratona è stato il progetto più lungo in cui mi sia imbarcato finora sul blog, ed essere riuscito a concluderlo mi dà una soddisfazione enorme, che non sarebbe stata la stessa senza il tuo feedback continuo, ogni volta; come sempre, una parte fondamentale del blogging è la discussione che si apre sotto i post, e gli articoli sul Marathon Day hanno sempre acceso dei dibattiti interessanti e ricchi di opinioni.

È stato un viaggio molto lungo, che mi ha divertito moltissimo fare e che spero abbia divertito e interessato anche te. Sarà strano, ora, non avere più l’ansia di dover uscire, settimana dopo settimana, con il post su un Classico Disney, ma non nego che ci sia anche del sollievo e della leggerezza nella consapevolezza di potermi spostare altrove. Non abbiamo comunque sicuramente finito di parlare di Disney, dal momento che sicuramente, qua e là, torneranno fuori: la rubrica resterà un progetto in divenire, come avrebbe dovuto essere Fantasia nelle intenzioni originali, in attesa che nuovi film siano rilasciati, mentre in occasione dei post natalizi ho già progettato un’uscita extra del Marathon Day.

Se nel frattempo avessi ancora voglia di leggere sui Classici Disney ti suggerisco di dare un’occhiata al blog My Mad Dream, dove The Butcher ha iniziato il suo percorso lungo la lista dei Classici (ti lascio il link a Bambi, l’ultimo uscito), mentre noi ci rivedremo tra un po’ con una nuova maratona, in cui affonderemo tra le pagine di un fumetto.

Intanto, per l’ultima volta, qui sotto trovi la lista, ora completa, di tutti i Classici Disney con i link ai miei articoli.

Marathon Day

7 pensieri riguardo “Marathon Day: Raya e l’Ultimo Drago (2021)

  1. Non ho visto la maggior parte dei classici Disney (credo, dovrei fare due conti), quindi il mio parere conta il giusto.
    Per me “Raya e l’ultimo drago” è stato un piacevole intrattenimento, inficiato però da una notevole prevedibilità della storia. Forse è colpa del fatto che l’abbiamo visto in quattro in tv e ci facevamo un sacco di battute dietro, ma ricordo ancora le parole di un mio amico a inizio film “Non mi fiderei troppo di una così esageratamente socievole” e poi, “Lui ha l’aria di stare per venire pietrificato… e lei di stare per essere buttata giù da un ponte”. Ok, è un film per un pubblico giovane che non desidera chissà quali trame, ma non ho potuto fare a meno di pensare alla sua estrema attinenza a ciò che ci si aspetta debba accadere, passo dopo passo.
    Sul finale, poi, ci siamo fatti delle risate dicendo cose tipo “Il film insegna che puoi fidarti degli altri. O meglio, che quando il mondo è stato interamente pietrificato, e il tuo avversario di prima è l’unico rimasto e fare quello che faresti tu (unire i frammenti) è letteralmente l’unica cosa che può fare… allora puoi fidarti di lui)”.
    Ripeto, abbiamo approcciato il film con eccessiva goliardia, immagino, però in effetti…
    Belle comunque le animazioni e non mi sono dispiaciuti né i personaggi né le ambientazioni, purtroppo come dici tu sacrificate per esigenze di “dobbiamo portare avanti la storia”.

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    1. È verissimo: purtroppo si adagia fin troppo a dei luoghi comuni già usatissimi, per cui è facile prevedere come si svilupperà la storia. E anche sulla morale, forse un po’ cinicamente, avete assolutamente ragione: sarebbe stato più efficace se Namaari avesse avuto una scelta, messa lì alle strette cos’altro avrebbe potuto fare?
      Sicuramente non è perfetto, ma anche per me è stato un buon intrattenimento.

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  2. Prima di tutto i miei più sentiti complimenti per essere riuscito a completare questa lunga maratona! È stato un viaggio lungo e interessante e ti faccio i miei complimenti per averlo portato a termine!
    In ogni caso io ho il blu ray del film, ma ancora non l’ho visto. La tua recensione è stata molto interessante e ho apprezzato il modo in cui hai parlato dei personaggi e delle loro sfaccettature. Però non è la prima volta che sento una critica rivolta alla comicità del film. In molti se ne sono lamentati, dicendo che in molti punti entrava in contrasto con la storia. In ogni caso ho intenzione di vederlo assolutamente. Complimenti ancora!

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    1. Grazie mille! È stato un lungo viaggio, e diciamo che sono contento di essere arrivato!

      In realtà la comicità non è neanche eccessiva, ma i momenti in cui è presente risaltano parecchio. Ci sarebbero poi da fare alcuni distinguo: alcuni personaggi la usano come reazione a quello che hanno vissuto, e l’ho apprezzato, altri invece sono proprio elementi stonati che non c’entrano nulla con il resto del film (tipo Noi, a cui ho accennato) e a me hanno disturbato.
      Ti consiglio di vederlo, comunque, a me nonostante tutto è piaciuto; certo però che credo di avertelo in parte spoilerato!

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  3. Innanzitutto complimenti per aver portato a termine questo progetto così impegnativo, bravissimo! Ho cercato di vedere Raya ma mi sono addormentata verso la metà, tra un “salviamo il pianeta” e un “fidiamoci tutti di tutti”. Già solo il prologo iniziale è troppo lungo, secondo me, poi il film ha mille altri difetti per cui non mi sono proprio appassionata, quindi sono doppiamente contenta di aver letto il tuo post per colmare in parte la lacuna. Non vedo l’ora di seguirti nel tuo prossimo progetto (ma prima fai un po’ di vacanze, te le meriti!)!

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    1. Grazie mille!!!
      A me, nonostante i difetti evidenti, è piaciuto, e anzi rivedendolo più volte per scrivere il post ho anche addolcito il mio giudizio che, alla prima visione, era molto più critico (esempio, alla prima visione Raya mi era piaciuta molto poco, rivedendolo ho iniziato ad apprezzarla anche nei suoi momenti più sciocchi – per fortuna rari).
      Sisi, mi prenderò una lunga pausa dalle maratone: l’idea è di partire con il nuovo anno, e nel frattempo portarmi avanti preparando già un po’ di articoli per non ritrovarmi sempre all’ultimo momento come mi è accaduto più volte scrivendo dei film Disney.

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