Oscar 2021: Druk

È la prima volta che vedo un film in danese, o comunque in una lingua nordica che non sia l’inglese, e devo dire di non aver trovato la lingua particolarmente affascinante: se alcune parlate orientali mi sembrano straordinariamente musicali nonostante non riesca a capire una parola di quello che viene detto, il danese non è decisamente la lingua che fa per me. Quello che è stato fatto per me, invece, è stato il film stesso, Druk, che per me partiva con il solo punto a favore di Mads Mikkelsen ma si è rivelato molto in fretta ben ricco di lati positivi al di là del suo protagonista. 

Druk (2020)" HD italiano | AltaDefinizione Film Streaming

Martin (Mads Mikkelsen) è un insegnante di mezza età abbrutito dalla monotonia di una vita che conduce passivamente. Durante una cena con alcuni suoi amici, il gruppo decide di testare una controversa teoria, secondo la quale il corpo umano conterrebbe lo 0,5% di alcool di quanto in realtà avrebbe bisogno, rendendo necessario “integrarlo” con apposite bevande. Iniziano così un esperimento che lo porta a vivere in un periodo di ebbrezza che se da un lato sembra effettivamente portare benefici ai protagonisti, dall’altro finisce inevitabilmente ben presto per creare problemi

L’ispirazione per il film, mi insegna internet, arriva dalla figlia del regista Thomas Vinterberg, Ida, che avrebbe parlato al padre della drinking culture tra i giovani danesi; questo avrebbe ispirato il regista a realizzare una celebrazione dell’alcol, sul presupposto che, senza di esso, la Storia sarebbe stata ben diversa. A riprese iniziate, tuttavia, un incidente stradale uccide Ida, portando il padre, tra le altre cose, a rivedere il suo film, che diventa qualcosa di molto più complesso e stratificato, evolve, in un certo senso, nella sua forma perfetta. Questo fa sì che Druk abbia una sorta di doppia anima, una più goliardica e un’altra molto più esistenziale e riflessiva, che probabilmente riflettono le diverse versioni del copione che si sono succedute. Sebbene queste due anime siano molto ben visibili e isolabili, il film riesce a non risultare mai sconnesso o confuso, anzi: l’abilità di Vinterberg si vede proprio nel riuscire a incastrare così perfettamente due idee quasi contraddittorie fino a esaltarle a vicenda con un finale mozzafiato. 

Se dovessi dire di che genere sia Druk dovrei dire che si tratta di una commedia, come in effetti è. La storia prende le mosse da una di quelle idee talmente folli che potrebbero benissimo avvenire realmente e sembrare delle ottime trovate; non so quanto sia solida la base scientifica discussa nel film, ma viene presa quasi come pretesto da Martin e i suoi amici per dare una scossa a delle vite diventate forse fin troppo monotone, ordinarie, prevedibili. I nostri protagonisti attraversano una crisi di mezza età a tutti gli effetti, e trovano nell’alcol l’escapismo perfetto che stavano cercando per sentire nuovamente il sapore delle cose, il fuoco nelle vene e ritrovare un barlume di quella giovinezza che, soprattutto a Martin, viene rinfacciato di aver perso. Proprio nel punto in cui una commedia americana avrebbe con ogni probabilità assunto toni grotteschi e chiassosi, Druk riesce invece a mantenere un’invidiabile sobrietà (ironico, eh?) e soprattutto a non scadere mai nell’esaltazione gratuita dell’alcolismo, tradendo in parte i presupposti di partenza del film accennati prima: se infatti l’assunzione di una modesta dose di alcol viene vista come un aiuto per sciogliere inibizioni e ansie, non si perde mai di vista la pericolosità di quello che i protagonisti stanno facendo né è trattata con leggerezza la scelta, a un certo punto, di “allargare” ad un ragazzo la loro esperienza. 

Another Round (Druk) – .05% - Le Petit Septième

Druk è la storia di un disastro annunciato ma estremamente lento nel suo realizzarsi: sai benissimo che non potrà finire bene, e con ogni probabilità lo sanno anche i personaggi, e vedi arrivare chiaramente la tragedia che avviene sul finale come su una macchina che, nonostante tutto il tempo per frenare o sterzare, va comunque a schiantarsi contro un muro. Lo stato di sempre maggiore e prolungata ebbrezza dei protagonisti, ha l’effetto di portare a galla tutto ciò che di represso c’era in loro, nel bene e nel male: se Martin, da un lato, si trova più a suo agio in classe e, almeno all’inizio, riesce finalmente a riconnettersi con la sua famiglia, Tommy vede esasperarsi sempre di più la strisciante depressione che già all’inizio del film cominciava ad avvicinarsi, fino a guidarlo verso il suicidio. L’alcol funziona quindi come un catalizzatore esasperando il meglio e il peggio che si trova dentro di loro, ma senza creare nulla: niente, sembra dirci Vinterberg, accade davvero per colpa dell’alcol, che al massimo ha il potere di far emergere dei problemi già presenti ma fino a quel momento ignorati o repressi. C’è una certa insistenza, nel corso del film, sulla figura di Kierkegaard, richiamato nella didascalia di apertura del film e nella discussione di maturità alla fine; purtroppo non ricordo nulla del filosofo, che ho studiato in quinta superiore ormai diversi anni fa, e devo farmi bastare quello che viene ricordato all’interno del film, ma sono sicuro che una più approfondita conoscenza del suo pensiero possa aprire diverse ulteriori chiavi di lettura per il film. 

Un film che trova la sua ragione di esistere e il suo senso soprattutto nella bellissima scena finale, che richiama, rovesciandola, quella iniziale, così da incorniciare tutta la storia tra due momenti di gioiosa festa alcolica. Se la scena iniziale è però un momento effettivamente di festa, un rito goliardico che coinvolge i ragazzi della scuola in cui insegna Martin, quella finale è ben più drammatica nella sua interpretazione. Martin e i suoi amici sono a pranzo per celebrare il ricordo di Martin, e in quel momento passa un camioncino su cui festeggiano i loro alunni appena diplomati – con fiumi di alcol, ovviamente. Martin e gli altri vengono coinvolti nei festeggiamenti, dando vita a un momento di comunione intergenerazionale davvero speciale nella sua genuinità. Ma se i ragazzi festeggiano per una vita che si apre davanti a loro, Martin ricorda una vita che è appena finita e un’altra, la sua, appena uscita distrutta dall’esperimento che avevano intrapreso, In entrambi i casi ci celebra una fine, ma se in un caso si annuncia un nuovo inizio nell’altro questa rinascita non sembra essere tra le opzioni immediatamente percorribili. Ecco allora che il ballo in cui si lancia Martin, quello stesso ballo che si era sempre negato di fare per tutto il corso del film, non è tanto, o solo, l’espressione di una liberazione finalmente raggiunta dei suoi desideri e dei suoi impulsi, ma soprattutto un’esplosione di energia in cui si fondono la vita e la morte, la gioia e il dolore, la speranza e la disperazione in una danza che culmina nel fermo immagine con cui si conclude il film. Druk termina quindi su una nota profondamente ambigua, con l’immagine congelata nel tempo di un uomo nel bel mezzo di un salto, in procinto di spiccare il volto o di precipitare nello stesso mare che poco tempo prima si era preso il suo amico. Il film sceglie di non dare una risposta, ma di lasciare allo spettatore l’onere di dare un significato all’immagine e, con essa, anche all’intero percorso di Martin: se sia uscito liberato o sconfitto dall’esperienza, sta a te decidere. 

Un altro giro (Druk) - La Recensione | JAMovie

Druk è candidato a due premi Oscar, per la Miglior regia e il Miglior film internazionale. Sono piuttosto certo che possa scordarsi il premio per la regia, ma faccio sicuramente il tifo per lui nella categoria dei miglior film internazionali – un po’ alla cieca, forse, visto che è l’unico della categoria che ho visto e che probabilmente vedrò, almeno per il momento. È però sicuramente un bellissimo film, che difficilmente, temo, arriverà in Italia e che per questo ti consiglio di cogliere l’occasione e recuperare, fosse anche solo per sapere cosa pensi del finale e di quale sia stato il destino del protagonista. 

Oscar 2021

4 pensieri riguardo “Oscar 2021: Druk

  1. Visto da poco al cinema e… Sono completamente d’accordo con te, davvero un filmone questo! Ho già pronto il post (altrimenti non avrei letto il tuo per non farmi influenzare!), ma è decisamente sulla tua stessa lunghezza d’onda! :–)

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