Tribes of Europa – Stagione 1

Io non avevo davvero previsto di guardare Tribes of Europa, e quando mi sono scoperto a bingiarla all’ora di pranzo nel giro di pochi giorni mi sono chiesto: “come è successo?”. Vero è che stavo cercando qualcosa di leggero, da poter guardare a mente spenta, e quello che mi aveva raggiunto della serie sembrava promettere proprio questo. Insomma, per non farla troppo lunga ho visto Tribes of Europa, produzione Netflix Made in Germany e spinta nelle vele con il vento fornito dai nomi dietro a quel successo che è stato Dark. Al di là della sua paternità, però, Tribes of Europa ha una caratteristica imperdonabile: quella di essere del tutto dimenticabile

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Ci troviamo in un futuro non troppo lontano, nel quale, in seguito a una non meglio specificata calamità che ha colpito l’Europa, il continente si è politicamente diviso sempre di più fino a essere frammentato in una serie di piccole e piccolissime tribù. I nostri protagonisti sono tre fratelli, Kiano, Liv ed Elja, della tribù delle Origini: questa tribù rifiuta il progresso tecnologico e vive nei boschi a stretto contatto con la natura, uno stile di vita che, in un mondo dove la gente si ammazza come respira, capisci immediatamente che non può avere un futuro. E in effetti la tragedia è proprio dietro l’angolo: curiosando intorno al relitto di una sorta di navicella spaziale precipitata nel bosco, i tre fratelli trovano un misterioso cubo che attira su di loro le attenzioni dei Corvi, un’altra tribù decisamente bellicosa e violenta che stermina tutta la tribù delle Origini. A questo punto le strade dei tre fratelli si dividono: Kiano, il maggiore, viene portato come schiavo a Berlino (che ha un nome nuovo ma non me lo ricordo), Liv entra in un gruppo militare nella speranza di salvarlo e Elja si assume il compito di svelare il mistero del cubo portandolo ovunque fosse diretta la navicella.

Tribes of Europa non è tutto da buttare, questo lo voglio dire subito. È sicuramente una serie di grande intrattenimento, perfetta se, come me quando l’ho vista, cerchi qualcosa di poco impegnativo con cui riempire un’oretta ogni tanto. Quest’ultima frase, però, andrebbe un minimo circostanziata e mi impone di mettere alcune mani avanti: Tribes of Europa non è impegnativa nel senso che non ti impone nulla di particolarmente complesso o intellettuale, non perché sia effettivamente leggera da guardare. Ci sono momenti di violenza particolarmente efferata, di volgarità decisamente gratuita e un uso della sessualità assolutamente disinibito; è una serie che non soffre di timidezza e non si fa problemi a scadere nell’exploitation, se lo ritiene opportuno. Il mio problema con la serie, per non è tanto questo quanto uno ancora più a monte: Tribes of Europa non sa cosa vuole essere

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Come accennavo prima, tre vicende principali si snodano lungo l’arco della stagione e ci conducono a scoprire questo ennesimo mondo post-apocalittico da incubo. L’impostazione è, in questo, perfetta, dal momento che viaggiando in tre direzioni diverse, con tre avventure diverse, si riesce ad avere un ventaglio di esperienze sufficientemente vasto da avere un’idea piuttosto precisa di come funzioni il mondo della serie; il problema nasce nel momento in cui queste vicende appaiono troppo diverse tra loro. Andiamo con ordine. Kiano è il fratello maggiore, e dopo il massacro della sua tribù viene catturato dai Corvi e portato come schiavo nella loro capitale insieme al padre e altri disgraziati. Lavora inizialmente all’interno di una fabbrica, ma dopo essersi fatto notare dalla leader Lord Varvara viene scelto per diventare uno dei suoi concubini fino a quando chiederà di partecipare a un duello rituale che gli permetterà di diventare un cittadino libero. La storia di Kiano è caratterizzata da una brutalità spiazzante e spesso gratuita, è sanguinosa e a tratti disturbante: non è raro vedere ammazzare la gente nei modi peggiori, come essere impiccati con del filo di ferro che taglia la testa, ad esempio, e la sequenza del suo stupro da parte di Lord Varvara ti perseguiterà per un po’. Si respira aria di Mad Max, con i villain caratterizzati da look decisamente sopra le righe, è tutto eccessivo fin quasi al grottesco e si configura ampiamente come una storyline vietata quantomeno ai minori di 14 anni. 

La vicenda di Liv è piuttosto diversa. Creduta morta durante l’attacco dei Crovi, la ragazza è fortunosamente sopravvissuta e accolta tra i ranghi dei Crimson, un esercito che mira a riunire la Germania e, successivamente, l’Europa in un unico Paese per riportare il continente allo stato precedente al black-out che ha causato la regressione dell’umanità. Liv si accoda con entusiasmo alla loro causa, soprattutto perché le viene promesso di andare a Berlino per recuperare il fratello e il padre. La storia di Liv è un classico young adult, che recupera molto le atmosfere, i personaggi e lo svolgimento di film rivolti a un pubblico adolescente come Hunger Games o Divergent, al punto che non è difficile rivedere, in Liv, molti tratti caratteristici di Katniss, come l’opportunismo e la resilienza. Liv ha un obiettivo molto chiaro in mente, e per raggiungerlo non si fa scrupolo a tradire l’una e l’altra fazione, a manipolare le persone che si fidano di lei e sfruttare a proprio vantaggio ogni occasione favorevole; è sicuramente un personaggio discutibile sul piano etico, ma assolutamente comprensibile e anzi, fare il tifo per lei è pressoché inevitabile. Infine Elja, il fratello più giovane, è coinvolto in una storia ancora diversa: il suo viaggio alla ricerca degli Atlantidei per consegnare loro il misterioso artefatto è ricca di sense of wonder, di magia, di avventure rocambolesche ma raramente letali, quantomeno per lui. C’è quel minimo di violenza necessaria per rendere il tutto coerente, ma altrimenti potrebbe tranquillamente essere un’ottima avventura per ragazzini, guidati in un mondo suggestivo e misterioso da un protagonista giovane ma in gamba e un mentore burbero ma dal cuore d’oro. 

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Tre storyline, quindi, con tre stili completamente diversi indirizzate, apparentemente, a tre target completamente diversi. Passando da una vicenda all’altra non è raro provare un senso di straniamento, come se fossero stati fusi insieme i soggetti di tre serie diverse, costrette a convivere sotto il medesimo titolo. A chi si rivolge Tribes of Europa? Qual è il suo pubblico? Sono i ragazzi preadolescenti che devono immedesimarsi in Elja, i teenagers che si appassioneranno alle vicissitudini di Liv o gli adulti a cui è esplicitamente diretta la storia di Kiano? La serie non lo sa, finge di poter parlare indifferentemente a qualsiasi pubblico e che sia possibile mischiare trame e atmosfere per rivolgersi simultaneamente a ogni fascia d’età, quando è vero l’esatto contrario: i ragazzini a cui si rivolge Elja non possono assistere alla storyline di Kiano, e lo spettatore che cerca un surrogato di Mad Max probabilmente si annoierà con la storia di Elja e troverà fastidiosa Liv. Tribes of Europa è una serie senza pubblico perché la serie per prima non riesce a decidere quale sia il suo pubblico, e nel tentativo di coprire tutte le demografiche finisce per correre il rischio di allontanarle tutte. 

Peccato, perché il potenziale c’è ed è anche sfruttato in modo dignitoso. Lo sviluppo della trama è tale da sembrare tratto direttamente da un libro, con il classico modello del viaggio dell’eroe applicato come da manuale a tutti e tre i personaggi; il racconto è fluido e procede a ritmo sostenuto, forse eccessivamente rapido nel suo prediligere gli eventi al wordlbuilding, di cui si sa effettivamente assai poco. Il mondo di Tribes of Europa è particolarmente nebuloso, e se in parte questo si può imputare alla scarsa conoscenza che i personaggi stessi hanno del mondo al di fuori della loro tribù, il passaggio verso dei veri e propri buchi di sceneggiatura è molto breve e non andrà trascurato in una seconda stagione; in particolare sarà fondamentale gettare luce sulla catastrofe che ha colpito il continente e sul modo in cui le strutture politiche hanno collassato fino a tornare a un’organizzazione tribale, un’organizzazione che sarebbe bello vedere ancora più approfondita di quanto sia stato nella prima stagione. 

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Di chiara derivazione statunitense, al punto che appaiono perfettamente riconoscibili le ispirazioni che lo hanno portato in vita, Tribes of Europa non aggiunge granché al panorama della fantascienza speculativa post-apocalittica, genere che, al contrario, segue nei suoi topoi in maniera abbastanza pedissequa senza cercare mai di rivoluzionarli o reinterpretarli in maniera personale. Non è un pezzo imperdibile di televisione, è piuttosto prevedibile nel suo sviluppo e non credo diventerà qualcosa di cui sentiremo parlare con clamore. È tuttavia una serie capace di intrattenerti con grande facilità, ha una trama adrenalinica e piena di colpi di scena, alcuni orchestrati meglio di altri, e un talento criminale per i cliffhanger. Credo che la tua esperienza con Tribes of Europa dipenderà in gran parte da cosa ti aspetti da una serie, se ti accontenti di una storia avventurosa e violenta o cerci qualcosa che ti sfidi maggiormente anche da un punto di vista intellettuale; personalmente me la sono goduta molto, ma te lo assicuro, c’è molto meglio in giro da vedere.  

2 pensieri riguardo “Tribes of Europa – Stagione 1

  1. Personalmente mi sono fermato alla prima puntata, non mi ha preso per niente. Ho visto banalità e cliché ripetuti. Quando la ragazza è “resuscitata” alla fine della prima puntata ho chiuso tutto 🙈

    Interessante la questione delle storyline differenti, ma comunque non la continuerò. Peccato, perché il genere mi piace molto

    Piace a 1 persona

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