Oscar 2020: Best Animated

So che nel post introduttivo, quello a cui rimando in ogni articolo e che contiene l’indice per navigare più facilmente questa batteria di recensioni dedicati agli Oscar 2020, avevo detto che ogni film avrebbe avuto il suo post dedicato, ma il tempo stringe, gli impegni sono stati tanti, e io sono rimasto indietro; per questo motivo ho deciso di raggruppare insieme tutti i film candidati al Miglior film animato in un unico post. Sempre per risparmiare sul tempo, oggi pomeriggio uscirà anche l’articolo dedicato a Star Wars – Episodio XI, che ci interessa solo per due premi tecnici.

In realtà ho già parlato di due dei film nominati, Toy Story 4, alcuni mesi fa quando uscì in sala, e Klaus, che è rientrato nel countdown per la fine dell’anno. Qui sotto ti metterò dunque i link agli articoli dedicati, e passerò subito a parlare degli altri tre. C’è da dire che si tratta, quest’anno, di una selezione piuttosto strana, con dei titoli decisamente variegati e talmente diversi tra loro che non so come faranno a scegliere. Oltretutto, quest’anno spiccano l’assenza sia di qualsiasi prodotto orientale che, soprattutto, della Disney: Frozen II non ha infatti ottenuto la nomination, giustamente, secondo me, e rientra tra i candidati solo per la canzone originale, Into The Unknown. L’assenza di questi due grandi concorrenti ha certamente aperto le porte ad altre produzioni decisamente più particolari, come I Lost My Body, che spicca tra gli altri come una suora nella neve. In senso positivo, ovvio.

Toy Story 4

Toy Story 4 - recensione film pixar

Klaus – I Segreti del Natale

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Dragon Trainer 3 – Il Mondo Nascosto

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Io ho adorato la saga di Dragon Trainer, l’ho amata fin dal primo capitolo del 2010. Il Mondo Nascosto è un’ottima conclusione che porta a compimento sia la narrazione del rapporto tra uomini e draghi sia l’evoluzione di Hiccup, che da eroe riluttante è diventato un ottimo capo e una guida sicura per Berk. In questo capitolo troviamo una Berk sovrappopolata di draghi, dal momento che Hiccup e suoi amici hanno deciso di salvare tutti i draghi catturati dai cacciatori, e urge una soluzione; Hiccup decide così di lasciare la loro isola, e tutti insieme partono alla ricerca di una misteriosa nuova terra, incalzati dal malvagio cacciatore Grimmel. Durante il viaggio, lui e Sdentato fanno anche la conoscenza di una Furia Chiara, la controparte femminile delle Furie Buie, e tra i due scocca immediatamente la scintilla.

Va detto che lo sviluppo della trama non è certo la parte più interessante di un film che, sate alcune premesse, puoi già immaginare come andrà a finire con un ristretto margine di errore; personalmente mi era bastato il trailer per capire già dove il film sarebbe andato a parare. Quello che conta, però, è, come in tutte le migliori storie, il viaggio che si compie per arrivare alla destinazione, e anche questa volta Dragon Trainer ne costruisce uno speciale. Lo sviluppo della storia e dei personaggi è sempre molto logico, appare sempre come l’ovvia conseguenza di quanto accaduto in precedenza, e i tre film nel complesso disegnano un ottimo arco narrativo che finalmente possiamo vedere nella sua compiutezza, soprattutto per quanto riguarda i personaggi. Se il primo film era incentrato sulla nascita dell’amicizia tra Hiccup e Sdentato e il secondo parlava di come entrambi riuscivano, insieme, a rivelare il proprio potenziale, Il Mondo Nascosto porta a compimento il viaggio dei due protagonisti facendo loro trovare il posto che spetta loro nel mondo; anzi, nei mondi. La sequenza finale è senza dubbio la più commovente, con queste geometrie di movimenti fatti per rispecchiare quelli con cui il ragazzo e il drago avevano fatto la loro prima, impacciata conoscenza, e riesce a chiudere perfettamente il cerchio.

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L’animazione è straordinaria, è fluida e rocambolesca nelle scene di volo e costruisce dei personaggi incredibilmente espressivi anche quando non parlano, come i draghi. Il design della Furia Chiara è bellissimo, con dei colori perlacei meravigliosi, e l’intera sequenza del corteggiamento, con Hiccup nelle vesti di un’improbabile Cyrano, riesce ad essere divertente, emozionante e dolcissima allo stesso tempo. È un finale perfetto di una bellissima trilogia; non credo abbia alcuna possibilità di vincere l’Oscar, ma me lo porterò per sempre nel cuore.

Missing Link

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Lo stesso non si può dire di Missing Link, in quinto film dello Studio Laika. Io ho amato tutti i film della Laika, Coraline, ParaNorman e Kubo sono tra i miei cartoni animati preferiti di sempre, e devo dire che questa nuova opera non è, secondo me, all’altezza dei predecessori. Il protagonista è sir Lionel Frost, un avventuriero vittoriano che desidera più di ogni altra cosa essere ammesso in un esclusivo club di cacciatori, il cui presidente, chiaramente, non lo vuole. Per convincerli, Lionel decide di dare la caccia a una creatura leggendaria, e quando riceve notizie dell’esistenza di un Sasquatch negli Stati Uniti si mette subito sulle sue tracce solo per scoprire, una volta arrivato, che ad averlo chiamato è stato il Sasquatch stesso. Ribattezzato Mr. Link, inteso come anello mancante nell’evoluzione umana, Mr. Link afferma di voler abbandonare la su avita di solitudine per raggiungere gli Yeti, i suoi simili sull’Himalaya; Lionel decide di aiutarlo, pensando di ottenere così le prove che gli servono per entrare nel club.

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Messo in confronto con i film precedenti della Laika appare evidente che Missing Link ha una trama molto più semplice e lineare, come semplici sono gli argomenti che sceglie di trattare; è un film molto più rassicurante dei precedenti, ma, mi viene da dire, anche più innocuo e dimenticabile. Se Coraline o ParaNorman, ad esempio, si presentavano a una molteplicità di chiavi di lettura, Mr. Link è invece solo un racconto gradevole, proprio una storia per bambini senza alcun tipo di ambizione; il che va benissimo, intendiamoci, ma dalla Laika mi aspettavo di più. L’umorismo è molto elementare e si basa essenzialmente su gag fisiche e incomprensioni, le evoluzioni dei personaggi molto evidenti e, di nuovo, prevedibili e rassicuranti. Te lo confesso, io mi sono annoiato guardando Missing Link. L’animazione, al contrario, è stupefacente, con un’attenzione per i fondali maniacale; i movimenti non sono sempre fluidi, ma adoro quando nella stop-motion si notano gli scatti tra un frame e l’altro, è come se si riuscisse a intravedere uno scorcio dell’estenuante lavoro dietro al film, un po’ come avveniva negli anni Settanta con i film Disney, quando personaggi e fondali avevano disegni sporchi con le smatitate degli animatori.

È un film carino, ma non riesco a capire come abbia fatto a vincere un Golden Globe; sicuramente, come si sarà capito, non lo reputo meritevole dell’Oscar.

I Lost My Body

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Perché il mio favorito è proprio lui, I Lost My Body, una produzione francese che è la mosca bianca di questa edizione. Mentre tutti gli altri possono essere definiti dei film per bambini, questo è chiaramente rivolto a un pubblico più adulto, per gli argomenti trattati, per la crudezza di alcune scene e per uno stile di animazione che potrebbe apparire non del tutto accattivante. Nei disegni assomiglia a un libro illustrato, o a una graphic novel, con dei personaggi molto realistici e a tratti grotteschi; è animazione tradizione, ed è un’animazione bellissima, evocativa, a tratti ipnotica.

Il film segue due storie parallele, quella di Naoufel, un giovane con un tragico avvenimento alle spalle, e quella della sua mano mozzata che si rianima inspiegabilmente e cerca di ricongiungersi con il resto del suo corpo. In mezzo a queste due storie assistiamo ai flashback sul passato di Naoufel, in cui assistiamo alla sua storia d’amore con Gabrielle, che conosce come voce sena corpo attraverso il citofono e cerca in tutti i modi di ritrovare e conquistare.

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Ritrovarsi e tornare integri è proprio il punto della storia, che parla di persone interrotte, persone spezzate nel corpo e nello spirito che cercano disperatamente di raccogliere i pezzi e rimetterli insieme al meglio che possono. Naoufel avrebbe tanto voluto fare il musicista, ma un incidente automobilistico lo ha reso orfano e costretto a trasferirsi da uno zio che non solo non lo ha aiutato a coltivare i suoi talenti, ma lo ha indirizzato verso un lavoro precario che il ragazzo svolge con scarsa passione solo per raccimolare il denaro necessario per ripagare i parenti per la loro ospitalità. Una frattura che, ovviamente, diventa anche fisica nel momento in cui il Naoufel perde la mano, che, con una trovata che riesce a dare un tono fantastico alla vicenda, cerca di tornare da lui. Le scene dedicate alla mano sono sicuramente le più affascinanti, soprattutto per il modo eccezionale in cui l’animazione è riuscita ad animare l’arto e gli permette di esprimersi senza parole ma semplicemente con i movimenti delle dita. È un film molto introspettivo, un film che ti spinge a guardarti dentro per scoprire quali siano le fratture che inevitabilmente hanno condizionato il corso della tua vita. Sicuramente I Lost My Body è la mia scommessa per questi Oscar, per quanto riguarda l’animazione, per via del suo storytelling così raffinato e delle sue animazioni a tratti grezze ma che riescono a diventare sempre più affascinanti man mano che il film procede.

Oscar 2020

10 pensieri riguardo “Oscar 2020: Best Animated

    1. Pensa che ho pure riletto! Ma l’ho impaginato a notte fonda quando sono tornato a casa, per cui qualcosa mi deve essere sfuggito!

      Io te li consiglio tutti, quale più quale meno; sicuramente la trilogia di Dragon Trainer, che ho amato tantissimo!

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      1. Fidati, fidati. Il secondo è quello che mi ha convinto meno, ma è comunque molto bello, e il terzo è stupendo. Adesso volevo iniziare le serie animate che, da quello che ho capito, rientrano nella continuity dei film.

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    1. Missing Link è quello che è piaciuto meno anche a me; è carino, ma davvero nulla di che.
      Dragon Trainer invece l’ho amato fin dall’inizio, te lo consiglio davvero tanto perché per me è uno dei lavori migliori della DreamWorks insieme a Shrek e Kung-fu Panda.

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