-8: Marathon Day: La Bella Addormentata nel Bosco (1959)

Ogni bel sogno, prima o poi, finisce, ma purtroppo non è sempre un principe azzurro a dare il bacio che spezza l’incantesimo: è il 1959, e l’animazione Disney subisce il peggior colpo della sua carriera, una catastrofe che mette Walt Disney di fronte a una scelta terribile: evolvere e cambiare completamente, o chiudere. La Bella Addormentata nel Bosco è il film che avrebbe dovuto compiere un’ideale triade di principesse, dopo Biancaneve e Cenerentola. Walt Disney, però, non si rassegnava a ripetere per la terza volta lo stesso copione, e decise, per la sua terza principessa, di puntare decisamente alto realizzando il film più magniloquente che si fosse mai visto. E lo fu: con i suoi quasi dieci anni di lavorazione e i sei milioni di dollari di budget, La Bella Addormentata nel Bosco divenne il Classico più costoso mai realizzato, al punto da impedire agli incassi, peraltro buoni, di rientrare completamente dalle spese. Ci furono licenziamenti di massa, cambi repentini di politica aziendale e una radicale trasformazione dello stile e della poetica dei film che mutarono per molto tempo l’aspetto dei lungometraggi Disney. Il film più fiabesco di tutti era riuscito nell’impensabile: portare via la magia dalla Disney.

Una storia di fate e streghe

Il lavori per La Bella Addormentata nel Bosco erano iniziati già nel 1951, quando Walt, insieme a un nutrito gruppo di sceneggiatori, iniziarono a mettere insieme le idee per la storia. Nelle intenzioni, il film avrebbe dovuto prendere ispirazione dalle principali versioni che della fiaba erano state scritte, e così fu: se infatti lo scheletro narrativo riprende la versione di Perrault, come avvenuto anche per Cenerentola, gli autori ripresero spunti e idee, ad esempio, anche dalla celebre fiaba dei Grimm, come il nome che viene dato alla protagonista quando cresce nascosta nel bosco. Nel 1952 vennero registrate le voci degli attori, la base da cui partire per il lavoro di animazione, e l’anno successivo partì la produzione vera e propria, che si sarebbe protratta fino al 1958.

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Un tale ritardo non era stato affatto messo in conto da Walt Disney, che contava di vedere il film pronto per la metà degli anni Cinquanta. Un esempio della sua sicurezza è la realizzazione del castello di Disneyland, ispirato proprio a quello di Aurora, che avrebbe dovuto funzionare da campagna pubblicitaria per il film; l’attrazione fu pronta per il 1954, perfettamente in orario sulla tabella di marcia, il film no. Diversi problemi erano infatti sorti ad allungare i tempi di lavorazione, non ultimo la distanza di Walt Disney stesso, impegnato su moltissimi fronti e progetti, e costretto a dedicare a La Bella Addormentata nel Bosco solo le briciole del suo tempo. Tutte le sue attenzioni gravitavano infatti su Disneyland, il grandioso parco dei divertimenti, ma anche sui film live-action e la produzione di corti; sembra insomma che la passione di Disney per i lungometraggi animati si fosse già raffreddata, come testimoniano i racconti degli animatori secondo i quali Walt si presentava ai testi di animazione raramente e distratto.

Come per Biancaneve e i Sette Nani, anche la storia de La Bella Addormentata nel Bosco fu ripulita di tutti gli elementi non necessari, come la coda della fiaba in cui si scopre che la madre del principe è in realtà un’orchessa, e riportata al suo nucleo principale, ossia la maledizione lanciata sulla neonata il giorno del suo battesimo, e come in Cenerentola tutti gli snodi narrativi più importanti sono problematizzati e rielaborati per renderli sempre più credibili. Tutto questo si è concretizzato in quello che è il conflitto principale del film, un conflitto che, per una volta, non riguarda la protagonista ma le aiutanti, ossia le tre fate buone. Flora, Fauna e Serena sono i personaggi che più strenuamente e più a lungo si oppongono ai piani malvagi di Malefica, in una battaglia di strategie e stratagemmi che tanto le une quanto l’altra mettono in campo per vincere.

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Si può dire che le tre fate siano le vere protagoniste del film, tre personaggi carismatici e innovativi, spesso con la testa tra le nuvole ma abilissime nell’uso dei grandi poteri di cui sono dotate. Sono loro a guidare sempre l’azione e condurre lo svolgimento della trama, prendendo sulle loro spalle la responsabilità non solo della piccola principessa, ma anche dell’intero film. Allo stesso modo, anche Malefica si può considerare un personaggio del tutto originale, dal momento che la fata malvagia, nella fiaba, compare solo all’inizio per poi sparire dal racconto. Malefica è probabilmente non solo il personaggio più riuscito del film, ma anche uno dei migliori villain mai realizzati dalla Disney: Malefica è l’incarnazione del Male puro, e in quanto tale la sua cattiveria è irrazionale, il suo rancore ingiustificato e il suo odio quasi grottesco nell’insignificanza del torto che le è stato fatto. Malefica serve comunque egregiamente al suo scopo, mettendo il suo giovane pubblico di fronte a una verità tanto scomoda quanto sempre attuale: spesso alla cattiveria delle persone non serve altro che un pretesto per scatenarsi, e purtroppo, a volte, le persone sono semplicemente cattive, solo perché possono farlo.

Al centro si trova Aurora, protagonista di nome ma che di fatto diventa oggetto della contesa tra le forze del Bene e quelle del Male. Spesso criticata per la sua caratterizzazione piuttosto generica e per lo screen-time risicato che le è riservato, Aurora dimostra però come sia cambiata la percezione dei personaggi femminili nel corso del decennio che la separa da Cenerentola: se questa dimostrava momenti di sarcasmo che teneva però prudentemente nascosti alla matrigna e alle sorellastre, Aurora è una ragazza molto più sfacciatamente maliziosa e disinvolta. È ironica e intelligente, non si beve nessuna delle maldestre bugie delle fate e le prende bonariamente in giro, arrivando a disobbedire apertamente ai loro consigli. Come si conviene a una principessa Disney, comunque, anche Aurora sogna l’amore, e l’amore arriva nelle vesti di Filippo, il primo principe Disney ad ottenere un ruolo da protagonista e una caratterizzazione che vada oltre il suo titolo nobiliare. Come la sua amata, anche Filippo è ironico e sfrontato, come si deduce dall’irriverenza con cui si rivolge al padre, re Uberto, ma a questo si aggiunge anche un’irruenza che lo porta sia a cogliere tutte le occasioni che gli si presentano, come danzare con una bella fanciulla sconosciuta in un bosco, ma anche a cadere in una trappola ordita da Malefica.

Arazzi in movimento

Per La Bella Addormentata nel Bosco, Walt Disney voleva qualcosa che fosse completamente diverso dai suoi film precedenti, e la sua voglia di rivoluzione si concentrò anche sulla grafica del film, ancora oggi unica all’interno della della filmografia Disney, e non solo: La Bella Addormentata nel Bosco è un film raffinato ed incredibilmente elegante, sebbene molto meno immediato dei precedenti, motivo per cui, probabilmente, fu accolto così tiepidamente alla sua uscita. Per questo film, Walt decise di accantonare il tipico stile morbido e arrotondato che aveva caratterizzato gli anni Cinquanta a favore di un disegno più rigido, spigoloso, fatto di linee rette e bruschi angoli. Lo stile del film, infatti, avrebbe dovuto ispirarsi all’arte medievale, periodo storico in cui si svolge la vicenda, e Walt desiderava che apparisse come un’illustrazione vivente; le stilizzazioni e le forme quasi geometriche sono quindi progettate per ricordare le miniature e le vetrate del Quattordicesimo secolo, una dichiarazione resa esplicita fin dall’apertura del film, nella scena del battesimo di Aurora, in cui ambienti e personaggi sembrano uscire direttamente da arazzi medievali.

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Gran parte del merito per la riuscita di questo progetto senza precedenti spetta a Eyvind Earle, che ricreò alla perfezione il feeling dell’arte medievale grazie alle sue forme imprevedibili e all’uso originale del colore; Earle realizzò in completa autonomia gli sfondi de La Bella Addormentata nel Bosco, trovando spesso soluzioni anticonvenzionali che lasciarono perplessi gli animatori, come la scelta di disegnare una foresta di alberi dalle chiome quadrate, mozzafiato anche grazie all’utilizzo del formato panoramico già sperimentato con Lilli e il Vagabondo. L’autonomia di Earle, però, creò una serie di malumori all’interno dello Studio, dal momento che mai prima di quel momento un artista aveva goduto di tanta libertà e autonomia creativa: se prima il lavoro di animazione era svolto collettivamente, ora gli animatori dovevano limitarsi a seguire le indicazioni e gli ordini di Earle, con pochissimo margine di libertà creativa personale.

I personaggi subirono lo stesso trattamento dei fondali, presentando un innovativo design capace di risultare tridimensionale e piatto allo stesso tempo. Il più grande traguardo del film, probabilmente, è Malefica, un personaggio in grado, con la sua sola presenza, di dominare qualsiasi scena. I primi bozzetti della villain la rappresentavano con il design tipico di una megera, ma questi disegni preliminari vennero immediatamente scartati perché troppo simili alla strega di Biancaneve e i Sette Nani. Al loro posto, venne costruita una figura elegante e statuaria, avvolta da un lungo mantello nero che ne rendono quasi ieratici i movimenti e teatrali le pose. La figura di Malefica è emblematica delle sue contraddizioni: il suo abito è al tempo stesso sacrale e diabolico, così come lei appare sempre pacata ma capace di imprevedibili e violenti attacchi di collera.

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Difficilmente accenno alle colonne sonore, ma quella de La Bella Addormentata nel Bosco non può passare sotto silenzio. Desideroso di osare sempre di più, Walt decise di cestinare le partiture originali già scritte in favore di una rielaborazione personale delle musiche che Pyotr Ilych Tchaikovsky aveva scritto per l’omonimo balletto ispirato alla fiaba. Il musicista George Bruns si occupò di adattare al film i brani del compositore russo, adottando un metodo di lavoro molto poco filologico e più dettato dalle sensazioni che la musica gli trasmetteva. Ecco allora che, ad esempio, il sognante valzer tra il principe e la principessa diventa il tema principale del film e base per la canzone Once Upon a Dream, uno dei brani, e delle sequenze, migliori dell’intera produzione Disney, mentre quello che nel balletto è l’insospettabile motivo del Gatto con gli Stivali diventa il sinistro tema di Malefica.

La fine di un’era

Non c’è modo di addolcire la pillola, La Bella Addormentata nel Bosco fu un flop; non solo, fu il più clamoroso flop della Disney, al punto da costringerli a dichiarare la prima perdita annuale in un decennio. L’incasso, in realtà, fu ben più che soddisfacente, con i suoi quasi otto milioni di dollari, ma i costi di lavorazioni erano talmente lievitati nel corso del decennio di tempo che aveva richiesto da rendere questa performance insufficiente per rientrare nei costi. Solo con le continue riedizioni il film riuscì a ripagare i suoi folli costi di produzione, ma nel frattempo lo Studio, per salvarsi dalla bancarotta, dovette operare licenziamenti di massa e fu sul punto di dover chiudere il reparto animazione.

La verità, purtroppo, era che i tempi stavano velocemente cambiando, una cosa che Walt Disney, generalmente così avanti rispetto al suo tempo, questa volta non riusciva a cogliere. L’intrattenimento televisivo iniziava già allora a rosicare il pubblico delle grandi sale cinematografiche, e il pubblico rimasto iniziava a essere troppo smaliziato per continuare a incantarsi di fronte alle fiabe Disney. La salvezza venne da Ub Iwerks, storico amico e collaboratore di Walt, che gli propose una soluzione: Iwerks aveva messo a punto un processo, denominato Xerox, capace di trasferire i disegni degli animatori direttamente sui fogli di celluloide, saltando il processo di inchiostrazione manuale dei disegni. Walt era estremamente scettico nei confronti della macchina xerografica, soprattutto per il look grezzo delle animazioni, che, non essendo state ripulite, presentavano anche sui rodovetri le smatitate dei disegnatori.

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Consapevole di non avere alternative, Disney decise comunque di mettere alla prova la tecnica Xerox, sacrificando così il suo ideale estetico. La Bella Addormentata nel Bosco rappresentava tutto quello che per Walt Disney un film d’animazione avrebbe dovuto essere, e vederlo fallire in modo così clamoroso fu uno shock per lui, che si sentì rifiutato e tradito dal pubblico. Quando pochi anni dopo La Carica dei 101, il primo film realizzato con il processo Xerox, si dimostrò un grandioso successo, Walt prese atto della realtà: era passato, senza accorgersene, dall’anticipare il futuro all’essere relegato nel passato, e prese completamente le distanze dall’animazione; da questo momento, fino alla sua morte, si sarebbe limitato ad approvare o respingere i progetti, senza più prendere attivamente parte al processo creativo.

Con La Bella Addormentata nel Bosco si chiude quindi non solo l’Età d’Oro dell’animazione Disney, ma anche la prima grande fase della sua storia; il trentennio successivo sarebbe stato caratterizzato da storie molto diverse, sia per tono che per estetica, e sarebbe stato necessario attendere la fine degli anni Ottanta, con La Sirenetta, prima che nello Studio qualcuno trovasse di nuovo il coraggio di osare con una nuova fiaba.

Marathon Day

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-10: Marathon Day: Lilli e il Vagabondo

-9: Streghe

 

4 pensieri riguardo “-8: Marathon Day: La Bella Addormentata nel Bosco (1959)

    1. Il segreto è che sono andato a dormire all’una passata per finirlo! Comunque da venerdì sono in vacanza per cui ho molto più tempo libero e posso permettermi questa follia di un post al giorno; inoltre La Bella Addormentata è un film che amo, per cui avevo già gran parte delle informazioni.

      L’ho sentita quando è uscito il film, e mi era piaciuta tantissimo! Per me era una delle poche cose buone di Maleficent!

      Piace a 1 persona

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