Marathon Day: Cenerentola (1950)

Cenerentola è sembra ombra di dubbio la fiaba più famosa e conosciuta al mondo: ogni epoca e ogni cultura ha avuto la propria versione della storia, che arriva così a contare centinaia di incarnazioni differenti, in tutte le lingue e in tutte le tradizioni. Questo è sicuramente esemplare degli universali che si celano dietro al suo intreccio molto semplice e lineare, sentimenti e pulsioni comuni come il desiderio di riscatto, il valore della bontà che viene alla fine premiata e, non ultimo, gli aspri conflitti famigliari con in genitori e i fratelli (o le sorelle, come in questo caso). Non è certo un caso, quindi, se Walt Disney abbia scelto proprio questa fiaba per il ritorno in grande stile dello Studio al lungometraggio. Come l’eroina omonima, dopo anni di servitù e umiliazione, riesce a ottenere una migliore condizione sociale e il riconoscimento delle qualità che possedeva, così anche Walt sperava che, dopo tanti anni di sacrificio, il suo studio d’animazione potesse ritornare ai fasti originali.

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Nel 1948 si cominciava infatti a respirare un’aria diversa. La guerra era ormai lontana, gli Stati Uniti, sebbene ormai in Guerra Fredda dichiarata con l’Unione Sovietica, si godevano il loro status di superpotenza mondiale e un ritrovato benessere faceva sembrare più roseo l’avvenire. Anche nello Studio autori e animatori iniziavano a scalpitare, desiderosi di rimettersi alla prova con qualcosa di nuovo e di ampio respiro che potesse dare loro l’occasione di dimostrare tutto il talento represso nei package film. Walt percepì che i tempi erano maturi, e decise di osare: lo Studio non avrebbe sopportato il flop di un lungometraggio, per cui avrebbero avuto una possibilità sola. Proprio come dieci anni prima, si trattava di riuscire o fallire completamente.

Tu sogna e spera fermamente…

Cenerentola è il film che, più di tutti, risente dell’atmosfera del periodo in cui è venuto alla luce, ispirazioni che sono entrate direttamente nella sceneggiatura del film e nei versi della colonna sonora. La storia di riscatto dell’eroina che, dalla cenere di un caminetto, diventa principessa, sarà parsa a Walt Disney rappresentativa di quello che avrebbe desiderato avvenisse al suo Studio e alla sua carriera, nuovamente nell’empireo dell’arte cinematografica. Oltre a questo, nel film si respira il medesimo ottimismo e la stessa fiducia nel futuro che permeava gli Stati Uniti verso la fine degli anni Cinquanta: il mondo non faceva più paura e si poteva guardare all’avvenire con la consapevolezza che, nonostante un passato e un presente difficili, qualcosa di buono sarebbe sicuramente successo. Una totale identificazione tra l’eroina e il suo autore, quindi, in un film che è tra i più carichi di speranza mai prodotti dallo Studio.

Tra le centinaia di versioni disponibili della fiaba, Walt Disney scelse quella dello scrittore francese Perrault, seguendone pedissequamente la trama. Il risultato fu un film molto lineare, dallo storytelling semplice e immediato: i personaggi sono molto pochi, il tempo narrativo è molto contenuto e in generale gli autori decisero di non arricchire eccessivamente l’intreccio così da evitare di compromettere il messaggio della storia. Ma allora, come rendere personale e originale il film? Se la vicenda non poteva essere toccata, gli autori decisero di agire sui personaggi.

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È evidente, a un’attenta visione, che Cenerentola sia un film eccezionalmente character driven: ogni svolta narrativa, ogni colpo di scena, ogni avvenimento è la diretta conseguenza della caratterizzazione dei personaggi e dei rapporti che li legano, così da giustificare anche i punti narrativi meno credibili, come la scelta di far provare la scarpetta a tutte le fanciulle del regno. Ecco allora che, ad esempio, il ballo è organizzato dal re unicamente per soddisfare il proprio desiderio di trovare una moglie al figlio (che per la verità non sembra così ansioso di accasarsi) e diventare finalmente nonno, stessa motivazione che lo spinge, più avanti, a costringere il granduca Monocolao a provare la scarpina di cristallo a tutte le ragazze del regno: il re è consapevole dell’assurdità della cosa, ma la sua intenzione è di prendere la prima ragazza a cui la scarpa entra e farla sposare al principe, che aveva promesso esattamente questo. Allo stesso modo anche il finale è arricchito da questa attenzione sui protagonisti: la scena della prova della scarpetta, che nella fiaba originale occupa qualche paragrafo, qui è costantemente complicata dai tentativi della matrigna di nascondere Cenerentola e impedirle di calzare la scarpa, arrivando infine a romperla, finché alla fine sarà Cenerentola stessa a fornire al granduca la scarpetta necessaria, firmando la propria salvezza. Un lavoro che riesce a rendere, nello stesso tempo, la trama più solida i personaggi molto più tridimensionali di quanto fossero nella storia originale, e di quanto fossero in Biancaneve e i Sette Nani, il precedente che più si avvicina a Cenerentola; ognuno dei protagonisti ha un obiettivo, un sogno o un progetto molto chiaro in mente, e fa di tutto per realizzarlo, in un esempio tra i più brillanti di originalità narrativa e ispirazione di scrittura.

…dimentica il presente…

Cenerentola segnò la promozione a tutti gli effetti dell’artista Mary Blair, che si vede assegnare la realizzazione dei fondali. Walt Disney voleva che il film avesse un aspetto completamente diverso da Biancaneve e i Sette Nani, così da non dare l’erronea impressione che lo Studio intendesse ripetersi, e il lavoro della Blair, di cui avevamo giù avuto degli assaggi nei package films, era quanto di più differente si potesse immaginare dal bucolico e morbido fotorealismo del loro primo capolavoro. I concept art dell’artista, riprodotti fedelmente dagli animatori, dipingono un mondo dai tratti surreali e talvolta astratti, capace di trasfigurarsi seguendo le emozioni dei personaggi. Ecco allora che l’elegante e accogliente casa di Cenerentola si fa cavernosa e labirintica nel momento di maggior disperazione della ragazza, mentre il castello diventa enorme, titanico, quasi, davanti agli occhi stupiti e meravigliati della protagonista e il cortile in cui danza con il principe quasi un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. Un ruolo fondamentale giocarono poi i colori, con la scelta caduta su toni molto freddi a cui si alternano gli improvvisi e luminosissimi sprazzi d’oro del palazzo reale.

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Un look originale e inedito al tempo stesso, che però non coinvolse anche il design dei personaggi: Walt non voleva tirare troppo la corda, e temendo che il film potesse risultare eccessivamente sperimentale decise di ricorrere a un tratto più tradizionale per i personaggi, umani e animali. A Cenerentola lavorarono tutti i componenti del gruppo che sarebbe poi diventato noto come i nine old men, artisti e animatori che riuscirono a realizzare un lavoro superbo nonostante le limitazioni, prima di tutte quelle economiche, che li costrinsero a ricorrere al rotoscopio per i movimenti dei personaggi in modo da ridurre al minimo il margine di errore. Tutti i personaggi presentano un aspetto unico e personale capace di renderlo indimenticabile; tutti, a parte il principe, che a causa di un’inesperienza non ancora colmata nell’animazione umana presenta un look anonimo e appare solo per il minutaggio essenziale.

La protagonista offrì una sfida particolare, dal momento che nacquero subito diverse obiezioni riguardo la sua personalità tra chi la voleva semplice ed educata e chi, invece, più arguta e sfacciata. Il risultato fu, convenientemente, un compromesso tra le parti, dando vita a un personaggio umano e tridimensionale, gentile e buona ma mai sottomessa e capace di resistere alle angherie della matrigna e delle sorellastre con frecciate di pungente sarcasmo e, soprattutto, con una grandissima dignità. Non altrettanto convincente risulta invece il suo aspetto fisico, piuttosto classico e fin troppo derivativo: i lineamenti di Cenerentola e la sua chioma bionda sono sospettosamente simili a quelli di Katrina van Tassel, apparsa l’anno precedente in Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad, e rappresentano più un’ideale di bellezza e femminilità che l’aspetto di una persona vera. Un ottimo lavoro fu invece realizzato nel delineare l’aspetto delle villain, Lady Tremaine e le sue due figlie, Anastasia e Genoveffa. Le sorellastre sono un villain secondario e dai tratti comici, e rappresentano chiaramente due figlie capricciose e viziate; sono due personaggi dai tratti grossolani e grotteschi, chiassose e volgari, tutti tratti esagerati nella loro animazione e nella resa anatomica.

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Esattamente il contrario verrà fatto per la matrigna, che incarna ancora oggi uno dei villain più inquietanti e realistici mai concepiti. Lady Tremaine è una donna di mezza età caratterizzata dalla compostezza, un personaggio subdolo che non alza mai la voce e non si abbandona a comportamenti esagitati come le figlie, che aizza costantemente contro Cenerentola per distruggerla senza mai sporcarsi direttamente le mani. La matrigna appare spesso in pose ieratiche con un ghigno sprezzante sul volto, si esprime in modo ricercato e con tono impostato senza mai perdere la calma ma senza per questo apparire inoffensiva: è evidente che Cenerentola la teme molto, come appare nel momento in cui la donna le si avvicina prima di andare al ballo o quando la ragazza viene convocata nella sua camera da letto, dove la matrigna la aspetta avvolta nell’ombra. Una presentazione magistrale per un villain sinistro e realistico.

… e il sogno…

Come Biancaneve, anche Cenerentola è stata, soprattutto in anni recenti, al centro di numerose polemiche guadagnandosi una nutrita schiera di detrattori che cercano di farla passare come il simbolo dell’oppressione patriarcale contro le donne. Secondo questa visione, Cenerentola sarebbe l’ideale di donna passiva e docile, priva di alcun controllo sulla propria vita e bisognosa di un uomo che la porti in salvo dandole finalmente la libertà che merita. Niente di più falso.

Come Biancaneve era un personaggio che faceva della propria bontà il suo tratto principale, così Cenerentola fa lo stesso con l’ottimismo e la speranza. Sicuramente influenzati dall’atmosfera del periodo, gli autori tratteggiarono un ritratto inedito della protagonista, che resta una serva, certo, ma non più umile o sciatta. La Cenerentola della Disney non dorme nella cenere del camino, non è mai sporca e vive in una stanzetta che, sebbene umile, è ordinata e pulita. Ma soprattutto, Cenerentola è una serva che non si è mai sottomessa psicologicamente alle sue padrone, mantenendo sempre intatta non solo la propria dignità di fronte ai soprusi di cui è vittima, ma anche la fede nella possibilità che il futuro le possa riservare qualcosa di positivo.

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Qualcosa di positivo che non deve necessariamente essere interpretato come un matrimonio. Nel film, Cenerentola non fa mai menzione di volersi sposare o di cercare un uomo; fantastica sul principe, certo, ma come una ragazza che sogna ad occhi aperti di incontrare una celebrità, non come l’arrampicatrice sociale che viene spesso rappresentata. Un altro elemento che non viene mai sottolineato abbastanza, infatti, è che Cenerentola non va al ballo per incontrare il principe, del quale non conosce nemmeno la faccia: Cenerentola va al ballo unicamente per divertirsi, e solo per caso viene scorta e avvicinata dal principe. Cenerentola è una ragazza che si sarebbe accontentata di una sola notte di svago prima di tornare a lavorare, esattamente come molti di noi fanno ogni giorno.

Cenerentola, tra tutte le principesse, è in realtà la più simile a ognuno di noi. Quanti di noi sono convinti di non ricevere il trattamento che meritiamo, di essere costretti a lavorare per persone ingrate e malevoli? Quanti di noi sperano in un futuro migliore, non necessariamente di agiatezza, ma di serenità e felicità? E a quanti di noi non è mai successo di dover rinunciare a una serata a ballare a causa di un turno imprevisto al lavoro, come accade a Cenerentola per colpa della matrigna? Cenerentola ci insegna che tutto questo può succedere, e che un futuro migliore è effettivamente a portata di mano, se siamo in grado di riconoscere e afferrare le occasioni quando si presentano: alla fine non viene trovata dal granduca, ma è lei stessa a farsi riconoscere, a esibire l’altra scarpetta vanificando finalmente le trame della matrigna.

… realtà diverrà.

Cenerentola fu il successo che tutti speravano, rappresentando il miglior incasso dai tempi di Biancaneve e i Sette Nani. Tutti amarono la fiaba dell’umile serva piena di fiducia per il futuro, e Walt Disney potè finalmente tirare un sospiro di sollievo: non solo il suo studio era salvo, ma poteva finalmente tornare a contare su quella solidità economica che tanto gli era mancata nel corso dell’ultimo decennio. Con Cenerentola si apriva una nuova era per la Disney, una vera e propria età dell’oro fatta di grandiosi successi con film ancora oggi tra i più amati di sempre.

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Walt Disney stesso sarebbe rimasto per sempre legato a questo film, che contiene anche la sua singola scena preferita di sempre, ossia la trasformazione dell’abito di Cenerentola ad opera della fata madrina. Un successo e un riconoscimento che arrivava proprio nel momento, però, in cui Walt stesso iniziava a mettere distanza tra sé e l’animazione. Gli altissimi rischi, le cocenti delusioni e l’atmosfera ormai sempre più industriale che regnava nello Studio lo allontanarono progressivamente portandolo a dedicarsi ad altri progetti, come i film live-action o la progettazione di un altro suo grande sogno: Disneyland.

Marathon Day

19 pensieri riguardo “Marathon Day: Cenerentola (1950)

    1. Il film con Drew Barrymore è molto bello! Se non altro ha provato a fare qualcosa di originale senza copiare il cartone animato, come invece ha fatto Kenneth Branagh. Con quel film ho anche il problema dell’attrice protagonista, che non mi sta troppo simpatica, però ha dei costumi bellissimi: quelli di Cate Blanchett sono stupendi, e anche l’abito blu da principessa.

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    2. Brutto il remake di Kenneth Branagh?? Mi spiace, ma non sono per niente d’accordo… È il miglior live action che la Disney abbia realizzato finora (almeno tra quelli che ho visto)! Certo, il film con Drew Barrymore è bellissimo, ma io credo che Branagh abbia fatto un lavoro eccezionale… e non era facile, considerando che la storia di Cenerentola è stata rifatta in tutte le salse.

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      1. Il film di branagh riprende il carattere del film con drew ma alla fine la rende troppo quieta. Perché canta al posto di essere attiva nella storia come quando ha conosciuto il principe a cavallo? Dov’è tutta la sua forza d’animo?
        I personaggi proprio brutti.

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      2. Dissento. I personaggi non mi sembrano brutti, ma semplici e allo stesso tempo ben caratterizzati. Comunque, si tratta soltanto di un’opinione personale e non la impongo a nessuno^^
        Riguardo al perché Cenerentola canti, suppongo che tu ti sta riferendo al momento in cui è stata rinchiusa in soffitta e sotto si sta svolgendo la prova della scarpetta. Bene, lo dice chiaramente la voce narrante: “Ella non sapeva chi ci fosse al piano di sotto”. Lei era ignara che il Granduca e compagnia fossero arrivati. Sono stati i topini a intuire che c’era qualcosa di strano, infatti hanno aperto la finestra e il canto di Ella è potuto arrivare fino alle orecchie del Principe e del Capitano. Inoltre, in una scena del film che poi è stata tagliata, Ella scriveva una lettera al Principe per chiedergli di rivedersi, solo che il Granduca la intercettava e non la consegnava come avrebbe dovuto.
        Al di là di quest’ultimo particolare (la scena eliminata), a me sembra che la protagonista del live action, in generale, abbia una gran forza d’animo. Se poi a te ha dato un’impressione diversa, pazienza…

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      3. Il remake di Kenneth Branagh per me non è IL MALE, ma lo considero un film superfluo: si vede che alla fine ha avuto delle buone intuizioni, come la matrigna che trama per impedire a Cenerentola di diventare principessa, ma per me non è stato sufficiente a dargli una personalità del tutto sua. Mi dispiace anche che la protagonista non riesca ad avere lo stesso carisma dell’originale animato, sebbene apprezzi che sia comunque riconoscibile come Cenerentola e non l’abbiano stravolta come, ad esempio, Belle (odiosa nel live action) o le ultime Biancaneve, tutte inevitabilmente destinate a diventare guerriere. E’ un film carino, per me, ma che mi ha lasciato molto poco, purtroppo.

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      4. Be’, alla fine sono gusti. Sono d’accordo sul fatto che il film sia superfluo, ma almeno è un buon remake, a mio parere… al contrario di “Maleficent”, che trovo orribile, o de “La Bella e la Bestia”, che è tutto fumo e niente arrosto. Non parliamo poi de “Il Re Leone”, che personalmente mi sono rifiutata di vedere.
        Comunque, se per caso vuoi sapere qualcosa in più su quello che penso del film di Branagh, c’è un articolo del mio blog che lo riguarda: https://soloperdirelamia.wordpress.com/2018/10/26/il-potere-della-gentilezza-e-il-valore-dellumilta-cenerentola/
        Magari ti interessa approfondire il mio punto di vista, anche se sicuramente resterai della tua opinione 🙂

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      5. Non importa, lo leggerò comunque volentieri!
        Sono d’accordissimo su Maleficent e La Bella e la Bestia, che ho trovato davvero fastidioso come film: Emma Watson mi è stata davvero antipatica in quel film, e mi dispiace perché Belle è sempre stata una delle mie eroine preferite.
        Hai fatto bene a saltare Il Re Leone, un film inutilissimo che non si avvicina nemmeno a quel capolavoro che è il film originale. Ma tanto mi sa che con questi remake ormai ho chiuso: Mulan mi incuriosiva, ma dopo le ultime uscite dei registi ho deciso che i miei soldi e il mo tempo non li avranno!

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  1. Davvero interessante! Complimenti per tutto il lavorone di questo articolo, è riuscito benissimo. Ho scoperto un sacco di cose di cui non avevo idea
    Da bambina adoravo il cartone, oggi devo dire che la storia non è proprio la mia preferita, ma rimane un grande classico.

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  2. Recensione interessantissima! Quanto hai ragione su Cenerentola… Spesso viene denigrata, ma è una delle migliori principesse della Disney, a mio avviso! Poco più di un anno fa, l’attrice Keira Knightley ha fatto una polemica – del tutto fuori luogo – proprio su questo personaggio, facendo passare il film d’animazione come diseducativo per le bambine 😦

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    1. Spesso purtroppo si parla per dare aria alla bocca senza pensare a quello che si sta per dire, e la Knightley ha dimostrato tutta la sua superficialità e ignoranza sull’argomento. Purtroppo è un prodotto del “nazifemminismo” di oggi, del volere sempre, a tutti i costi, personaggi femminili “guerrieri”, cosa assurda oltre che irrealistica: non tutte le persone nascono per combattere, ci sono persone, come Cenerentola o Biancaneve, che hanno virtù diverse ma non per questo disprezzabili. Cenerentola è un grande esempio di ottimismo e soprattutto dignità, riesce a mantenere alto lo spirito e a vedere il lato positivo, un lieto fine, anche nelle situazioni più buie, lavora duramente senza che le angherie della matrigna e le sorellastre la cambino e le tolgano la speranza. Per me è davvero un bellissimo personaggio, e lamentarsi del fatto che non si ribelli significa non aver capito nulla di lei e della storia (oltre a proporre l’impensabile: dopo essersi ribellata, esattamente, cosa avrebbe fatto?).
      Purtroppo oggi queste fiabe più vecchie sono spesso malinterpretate, e temo volontariamente, per farne un bersaglio da combattere senza pensare che potrebbero fornire un modello valido e in cui identificarsi ancora oggi.

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      1. A me Frozen è piaciuto molto, certo ce ne sono tantissimi che gli preferisco ma non riesco a odiarlo come invece leggo tantissimi fare. Penso che Elsa sia uno dei migliori personaggi creati ultimamente dalla Disney.

        Però sì, sono d’accordo sull’incapacità di leggere le metafore: oggi si vuole tutto esplicito, non c’è più spazio per il non detto, mentre, d’altra parte, si tende a rimuginare fin troppo sul nulla fino a trovare significati e intenzioni nascoste anche dove non ce ne sarebbero.

        Insomma, siamo diventati del tutto schizofrenici, secondo me!

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      2. No bè, sulla propaganda sono assolutamente d’accordo: perfino a me, che è piaciuto molto, dopo un po’ è quasi venuto in antipatia trovandomelo dappertutto! Spero che dopo il mediocre Frozen II decidano di metterlo nel cassetto e andare avanti, anche se il timore di un terzo capitolo c’è ed è forte…

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