Marathon Day: Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949)

Con Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad si chiude questo secondo capitolo della storia dell’animazione Disney, dal momento che il film, uscito nel 1949, sarà l’ultimo a episodi prima del ritorno in grande stile del lungometraggio con Cenerentola, l’anno successivo; per vedere di nuovo un film a episodi si sarebbe dovuto attendere il delizioso Le Avventure di Winnie the Pooh, del 1977.

Per l’occasione, il formato episodico si congeda con quello che è probabilmente il suo risultato migliore fino a quel momento, un film dallo storytelling ambizioso e inusuale e caratterizzato da animazioni molto diverse tra loro ma ugualmente suggestive e affascinanti. Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad è il primo film Disney a raccontare una storia ancorata al presente, fatta di leggi, tribunali e prigioni, ma è anche il primo a dipingere esplicitamente dei protagonisti moralmente ambigui, ben lontano dall’ideale divisione in buoni e cattivi che aveva contraddistinto i film precedenti – come avrebbe fatto anche con molti dei successivi, del resto. Tutto questo rende Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad un prodotto inusuale per l’epoca in cui è stato prodotto, e dimostra meglio di qualsiasi dichiarazione il ritrovato coraggio dello Studio: si può dire che con questo film Walt Disney abbia voluto finalmente dire al mondo che i tempi erano maturi per nuove storie più articolare e complesse, personaggi più sfaccettati, narrazioni più coraggiose; tutte cose che, effettivamente, avrebbero visto la luce nel decennio successivo.

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Se Lo Scrigno delle Sette Perle riprendeva la struttura di Musica, Maestro!, presentandosi come una compilation musicale, Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad recupera il modello di Bongo e i Tre Avventurieri: due storie autonome legate insieme da un filo conduttore più o meno solido. In questo caso, lo spunto di partenza è un confronto tra la letteratura inglese e americana, portando come esempi rispettivamente Il Vento tra i Salici di Kenneth Grahame e La Leggenda di Sleepy Hollow, di Washington Irving. Le due storie non possono certo dirsi particolarmente rappresentative né dell’una né dell’altra, ma Walt Disney era alla ricerca solo di un pretesto per legare le due storie, e ci si dovette accontentare; ecco allora che la cornice narrativa, questa volta, è ambientata in una biblioteca, dove, una volta scovati i volumi, il narratore comincia a raccontare…

Il Vento tra i Salici

La produzione de Il Vento tra i Salici risaliva alla fine degli anni Trenta, a quel periodo di frenesia creativa che aveva preso lo Studio dopo il successo di Biancaneve e i Sette Nani. Il romanzo di Grahame fu proposto a Walt Disney per un lungometraggio animato, dal momento che la presenza di animali antropomorfi si sarebbe prestata alla perfezione per un cartone animato; Walt non ne era del tutto convinto, ma alla fine cedette e ne acquistò i diritti progettando di renderlo un film a basso budget come Dumbo. Un progetto che, tuttavia, non si concretizzò: le limitazioni della guerra e le finanze in rosso costrinsero lo Studio a sospendere la produzione del film, sebbene una buona mezz’ora di animazione fosse già stata terminata, tra l’altro ad opera del prestigioso team che aveva portato in vita Bambi.

Il film fu recuperato nel 1945. Rivedendolo, Walt si dichiarò insoddisfatto dell’animazione già realizzata, e decise di apportare profondi tagli e rimaneggiamenti alla sceneggiatura così da poter completare il film con il minor lavoro possibile e distribuirlo come segmento in un package film: il film avrebbe dovuto essere distribuito insieme a Topolino e il Fagiolo Magico, ma poi quest’ultimo fu affiancato a Bongo, e la storia del povero Taddeo Rospo dovette attendere ancora. Tutte le scene non ancora animate furono tagliate senza pietà, e Disney ordinò che ci si concentrasse unicamente a terminare il materiale già iniziato e a produrre lo stretto indispensabile per concludere la storia. Inaspettatamente, il risultato fu qualcosa di davvero innovativo.

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Il Vento tra i Salici è il primo film Disney a usare una narrazione non lineare, spezzata da ellissi e flashback durante la scena del processo. Meccanismi narrativi già noti al cinema, ma che per la prima volta fanno la loro comparsa in un prodotto animato destinato anche a un pubblico infantile, testimoniando il grado di consapevolezza e dimestichezza che gli autori dimostrano di avere con il mezzo e che rendono ancora più memorabile un segmento dalla storia già inedita. Al contrario dei film precedenti, ambientati in paesi molto molto lontani e incentrati su tematiche universali in cui chiunque avrebbe potuto riconoscersi, Il Vento tra i Salici racconta una storia molto particolare e ben legata al mondo concreto e quotidiano. Taddeo Rospo è un ereditiere che ama dilapidare il suo denaro in folli avventure, fin quando incappa in una truffa ordita alle sue spalle da un gruppo di donnole. Il rospo viene quindi incarcerato, e dopo una rocambolesca evasione deve dimostrare in un’aula di tribunale la sua innocenza. Un soggetto decisamente lontano dalle fiabesche avventure di Biancaneve o dall’idilliaco bosco di Bambi per riflettere, invece, sul mondo contemporaneo, i suoi difetti e i suoi pericoli, incarnati dalle donnole che diventano il simbolo di un’umanità cinica pronta ad approfittarsi dell’innocenza e della fiducia del prossimo.

Nonostante le perplessità di Walt Disney, anche l’animazione è di altissimo livello, e non potrebbe essere altrimenti visti i nomi coinvolti nel progetto. Il Vento tra i Salici presenta ancora le caratteristiche dei primi film dello studio, con un’animazione sontuosa sia nei personaggi che nei fondali, sebbene priva di quella profusione di mezzi che era stata garantita ai primi Classici. Gli sfondi sono bucolici e ricchi di dettagli, mentre nell’animazione degli animali si assiste a un particolare confronto con le figure umane: nel mondo de Il Vento tra i Salici, infatti, animali antropomorfi ed esseri umani coesistono tranquillamente, in un bizzarro melting pot perfettamente riuscito, anche graficamente.

Il Mistero della Valle Addormentata

L’origine di Il Mistero della Valle Addormentata fu invece molto più tarda, dal momento che iniziò nel primo dopoguerra. Caso unico, questo fu il primo film nato espressamente con l’intenzione di essere inserito come segmento di un film a episodi, dal momento che gli autori ne decretarono l’impossibilità di diventare un lungometraggio a causa della scarsità di materiale originale su cui lavorare. Il film fu quindi abbinato a Il Vento tra i Salici, riuscendo in questo modo a trovare una casa a due prodotti in un colpo solo.

La storia segue in modo molto fedele quella del racconto di Washington Irving, presentando, per la seconda volta, un prodotto innovativo e mai tentato prima dalla Disney: un racconto dell’orrore. Un horror molto all’acqua di rose, certo, e che solo nel finale irrompe con la sua carica spettrale, ma che non di meno ha il pregio di tentare una strada nuova e aprire una via che, purtroppo, molte poche volte sarà ripresa in futuro. La maggior parte della vicenda, però, è costruita su un inedito triangolo amoroso all’interno del villaggio, un triangolo che si basa su presupposti molto traballanti dal momento che a ogni vertice si trova un personaggio di dubbia moralità.

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Il protagonista è Ichabod Crane, un insegnante appena giunto in città che punta subito gli occhi sulla giovane Katrina Van Tassel, la più bella ragazza della valle che, sebbene sia fidanzata con il rozzo Brom Bones, si comporta come una civetta giocando con i sentimenti del nostro protagonista. Se Katrina e Brom possono dirsi dei personaggi tipizzati, Ichabod è al contrario un protagonista perfettamente tridimensionale, con tantissime abitudini e caratteristiche talvolta in contraddizione tra loro a creare una personalità tanto bizzarra quanto sgradevole. Ichabod è un uomo innegabilmente colto e raffinato, è dotato di grande carisma e piace molto alle persone, ma è anche un approfittatore e un cinico, è superstizioso e codardo; un personaggio con tantissimi tratti nel suo carattere che ci viene presentato in pochissimi minuti, del quale però resta impresso per lo più un ritratto negativo. Non va meglio per Katrina, che gioca con gli uomini a suo piacimento e sfrutta l’infatuazione di Ichabod per ingelosire Brom, il quale, dal canto suo, è un bullo, un uomo che sfrutta la sua forza fisica per sottomettere uomini meno prestanti di lui.

Un trio di personaggi ben lontani dagli stereotipi Disney, componendo così uno dei cast più particolari dell’intera filmografia, in cui il confine tra i buoni e i cattivi sfuma e cessa di esistere per lasciare spazio invece a una scala di grigi: nessuno è un eroe e nessuno è un villain, perfino il mostruoso cavaliere senza testa della bellissima sequenza finale forse non esiste, dal momento che viene lasciata aperta l’ipotesi che si sia trattato di uno scherzo da parte di Brom per spaventare il suggestionabile Ichabod e costringerlo alla ritirata. Ci vorrà molto tempo prima di ritrovare un cast altrettanto eterogeneo e moralmente ambiguo, così che per molto tempo La Leggenda della Valle Addormentata resterà un unicum nella produzione disneyana.

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Vista la sua nascita molto più tarda rispetto a Il Vento tra i Salici, non sorprende che anche stilisticamente La Leggenda della Valle Addormentata gli sia molto diverso. Si fa sentire il contributo degli artisti che si sono unito allo Studio nel dopoguerra, come la pittrice Mary Blair, della quale non ho ancora mai parlato ma che ha già contribuito in modo decisivo nei precedenti film a episodi e si trova in questo momento al lavoro su Cenerentola: sue sono, in questo caso, le suggestioni per i fondali e i contrasti cromatici tra i caldo colori dell’autunno e le sinistre tinte scure delle scene notturne. I personaggi assumono ancora i tratti caricaturali e a volte grotteschi tipici di queste produzioni, con un Ichabod innaturalmente alto e magro controbilanciato da una bellissima Katrina, il cui design, ispirato alle eroine dei precedenti package films, sarà riutilizzato praticamente tale e quale per i lineamenti di Cenerentola. Ciliegina sulla torta è la figura del cavaliere senza testa, ancora oggi ricordato come uno dei villain più spaventosi della produzione Disney.

Il ritorno al lungometraggio.

Come tutti i film che lo avevano preceduto, Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad ebbe un’accoglienza molto tiepida alla sua uscita in sala, ma i suoi meriti furono ben presto riconosciuti dalla critica ufficiale che lo definì, a ragione, il miglior traguardo tra i film a episodi. I segmenti sono ugualmente memorabili, con delle ottime narrazioni e due stili che, sebbene molto diversi l’uno dall’altro, risultano ancora affascinanti ed evocativi di un modo di fare animazione che purtroppo quasi non esiste più. Questa fortuna, però, fu paradossalmente anche la rovina del film: reso molto celebre, fu immediatamente smembrato per essere ridistribuito separatamente nelle sue parti, trattate come due lungometraggi distinti sia al cinema che, in seguito, in home video. Il colmo si ebbe proprio da noi, in Italia, dove il film nella sua completezza fu disponibile solo all’uscita in DVD, dal momento che in precedenza erano circolate solo le versioni amputate dei due mediometraggi, sia in televisione che in videocassetta.

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L’alto livello della pellicola, però, rappresentava anche il punto di svolta per la produzione Disney. I package film avevano servito egregiamente al loro scopo di tenere a galla lo Studio in un periodo di crisi, ma i virtuosismi narrativi di questo film, sebbene dettati da esigenze economiche, testimoniavano il desiderio degli autori di rimettersi alla prova con soggetti di più ampio respiro e tentare nuovamente la strada del kolossal animato che così poca fortuna aveva avuto all’inizio. Gli anni Cinquanta avrebbero così visto rinascere la produzione animata di Walt Disney, e tale sarà la sua fortuna che il decennio viene ancora oggi visto come l’età d’oro dell’animazione Disney.

Marathon Day

8 pensieri riguardo “Marathon Day: Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949)

      1. Beh, il libro è formato da diversi “episodi”, alcuni di essi dal ritmo lento. Sarebbero comunque poco adatti a una trasposizione cinematografica. Ma se il film è capace di trasmettere l’atmosfera del libro è già un punto a suo favore.

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    1. Sai che ora come ora non mi ricordo la fine del corto su Mr. Toad? Credo di averlo visto solo un paio di volte quando ho scritto il post e basta…
      Il cavaliere senza testa è stupendo, ma tutto il corto su Ichabod a me piace tantissimo! L’inseguimento verso la fine è una delle migliori incursioni nell’horror che la Disney abbia mai fatto.

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      1. Praticamente finisce che Mr Toad invece che migliorare, rimane il solito riccone con le sue fisse. Oggi pubblicherò l’articolo e farò in modo di sottolineare questa cosa. Nel libro almeno lui cambiava e apprezzo quel tipo di storie dove personaggi negativi riescono a migliorare se stessi.

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