Marathon Day: I Tre Caballeros (1944)

Saludos Amigos si era rivelato un piccolo successo su tutta la linea: era stato gradito dal pubblico e dalla critica, aveva raggiunto gli obiettivi prefissati da Roosevelt di instaurare buoni rapporti tra il Nord e il Sud del continente americano e aveva permesso a Walt Disney di tirare una gran boccata d’aria fresca in un momento di notevole tensione. Il viaggio nei Paesi latini, subito replicato da Walt in compagnia della moglie e di una nuova, nutrita schiera d’artisti, aveva fornito notevoli ispirazioni allo staff di Disney, ispirazioni che solo in parte si concretizzarono nei lungometraggi poi effettivamente approdati nel film; per dare una distribuzione a tutto il resto, e alle altre idee nate durante il secondo viaggio, venne subito messo in produzione I Tre Caballeros, seguito ideale e parte centrale di un ideale trittico dedicato all’America del Sud.

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Sebbene nato dalle medesime premesse, I Tre Caballeros appare notevolmente diverso da Saludos Amigos, soprattutto nella forma che viene data ai segmenti che lo compongono. Se in Saludos Amigos i quattro cortometraggi erano considerati come delle cartoline animate provenienti da altrettanti Paesi visitati e introdotte da brevi scene live-action, ne I Tre Caballeros si assiste a una struttura meno organica, meno organizzata, ma allo stesso tempo più libera e aperta ad associazioni astratte. Anche il contenuto cambia molto, sia in confronto al film precedente sia tra i vari segmenti: a brevi cortometraggi narrativi si affiancano infatti segmenti più folkloristici e spezzoni interamente musicali, in cui i brani si riversano l’uno nell’altro senza soluzione di continuità in un andamento fantasioso ma, a tratti, confusionario.

Paperino protagonista.

Filo conduttore del film, questa volta interamente animato, è Paperino, che assume sulle sue spalle il ruolo di padrone di casa e guida dello spettatore. Si tratta di un’autentica promozione che arriva dopo il successo dei due segmenti di cui il papero era protagonista in Saludos Amigos, e Paperino svolge al meglio il suo lavoro nell’unico ruolo da protagonista che avrà all’interno di un lungometraggio: tornerà di nuovo in vari segmenti, ma non avrà più un ruolo così di primo piano come ne I Tre Caballeros. Nella cornice del film, Paperino si prepara a festeggiare il suo compleanno, e riceve una serie di regali che lo condurranno nel continente sudamericano per una serie di avventure in compagnia di José Carioca, al suo ritorno in un lungometraggio dopo aver goduto un’inattesa fortuna in Brasile, e Panchito, new entry del film, un galletto messicano che avrebbe dovuto rappresentare il suo Paese all’interno del film ma che avrebbe avuto molto meno successo del pappagallo brasiliano.

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Il primo regalo di Paperino è un videoproiettore, che il nostro protagonista usa per vedere un documentario, Aves Raras (“uccelli rari”). Il documentario contiene due segmenti, Il Pinguino a Sangue Freddo e Il Gauchito Volante, entrambi deliziosi. La prima storia è il racconto umoristico e paradossale di un pinguino freddoloso che, stanco di tremare al Polo Sud, decide di trasferirsi ai tropici per godersi il calore del sole. Si tratta di un segmento simpaticissimo e pieno di gag esilaranti, incentrato sui tentativi sempre più disperati del pinguino Pablo di lasciare il suo ghiacciaio accompagnato dai saluti sempre meno convinti dei suoi compagni; nel mentre, gli animatori hanno l’occasione di mettere in scena le bellezze della costa sudamericana, sempre però viste da lontano con un cannocchiale. Con Il Gauchito Volante si torna invece in Argentina, già visitata in Saludos Amigos insieme a Pippo e ora al centro di una nuova storia di vaccari. Un gaucho ormai anziano racconta un’avventura della sua infanzia, quando ha scoperto un asinello volante e l’ha addestrato per vincere una competizione alla fiera. Anche in questo caso il corto è molto divertente, con una serie di trovate al limite del demenziale, ma anche insospettabilmente dolce per via del forte legame di amicizia che si instaura tra il piccolo gaucho e Burrito, come battezza l’asino. Tra i due segmenti, un breve mockumentary presenta alcuni bizzarri uccelli sudamericani, introducendo tra gli altri l’uccesso Aracuan, la prima delle new entry del film. L’uccello Aracuan è un piccolo volatile iperattivo e chiassoso che spunterà fuori senza preavviso in diversi punti del film, più o meno a sproposito, in piccoli siparietti molto divertenti.

Terminato il documentario, e con esso i segmenti rimasti esclusi da Saludos Amigos, il film cambia decisamente impostazione, concentrandosi unicamente su Paperino che, da questo momento in avanti, è ufficialmente il protagonista assoluto del film. Il secondo regalo è un libro dal quale sbuca José Carioca, intenzionato a portare Paperino con sé in un nuovo viaggio alla scoperta delle bellezze del Brasile, in particolare Bahìa, città che raggiungono proprio attraverso le pagine del libro. Si tratta, stavolta, di un segmento decisamente lungo ed elaborato, soprattutto dal punto di vista musicale, con una lunga serie di brani a susseguirsi nel corso del viaggio dei due protagonisti. A dominare la scena, oltre alle notevoli ambientazioni brasiliane, è la sequenza a tecnica mista, i cui Paperino e José interagiscono con la popolazione locale e in particolare con Yayà, bellissima venditrice di dolci interpretata dalla cantante Aurora Miranda. Si tratta sicuramente del momento più alto di tutto il film, eccezionalmente complicato se visto nell’ottica di un prodotto realizzato negli anni Quaranta ma in cui la tecnica non perde un colpo, permettendo a personaggi in carne ed ossa e animati di interagire alla perfezione per mettere in scena i tentativi di Paperino di sedurre la bellissima donna.

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Si passa quindi in Messico, Paese che avrebbe dovuto essere il piatto forte del film come fu per il Brasile in Saludos Amigos, guidati dal galletto Panchito. Questa ultima parte del film appare decisamente meno rigida delle precedenti, con una successione di situazioni, musiche e tematiche prive di veri e propri confini formali, in una libertà associativa e creativa che rischia, però, di apparire semplicemente come disordine: la cornice e il contenuto dei segmenti finiscono per coincidere, e porre una distinzione da un segmento e l’altro diventa un esercizio puramente teorico.

Si comincia con un breve segmento in cui Panchito rievoca la tradizione di Las Posadas, in cui un gruppo di bambini rievocano il viaggio di Maria e Giuseppe alla ricerca di un alloggio in cui passare la notte nel loro viaggio verso Betlemme. La scena non è veramente animata, dal momento che consiste in una successione di immagini ad acquerello, ma è comunque molto suggestiva ed evocativa grazie alla canzone tradizionale eseguita come accompagnamento e al tremolio delle fiammelle che risalta sulla staticità dei disegni. A seguire, Paperino rompe la pignatta, il regalo di Panchito, e le sorprese che ne escono scandiscono i tempi del successivo viaggio in Messico; come già accennato, si tratta della parte più disordinata della pellicola, privo di qualsiasi vera struttura e in cui le idee e le suggestioni si susseguono senza soluzione di continuità finché, semplicemente, finiscono. Nel bel mezzo di una scena, Paperino viene caricato da un toro giocattolo riempito da Panchito e José di fuochi d’artifico che, esplodendo, compongono la parola “Fine”. Una conclusione brutale e improvvisa che sembra quasi tagliare il film invece di condurlo verso un finale vero e proprio, lasciando l’impressione di un’opera monca.

Il miracolo non si ripete.

Come per Saludos Amigos, anche I Tre Caballeros venne presentato prima in Sudamerica, in Messico, ma l’accoglienza che gli fu riservata fu ben diversa: la reazione al film fu piuttosto fredda e non incassò quanto previsto, spingendo Walt ad annullare in fretta e furia l’episodio conclusivo del trittico latino per dedicare la sua attenzione ad altre tematiche. In molto criticarono soprattutto proprio la scarsa struttura data al film e la confusione che lo caratterizza nella seconda parte, lamentando una coesione praticamente inesistente tra le sue parti. Altrettante perplessità fece sorgere l’inedito ritratto di un Paperino più sessualizzato che mai e i suoi tentativi di sedurre non un personaggio animato, come avveniva nei cortometraggi con la sua storica fidanzata Paperina, ma una donna in carne e ossa.

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Nemmeno i personaggi nati con questo film avrebbero avuto molta fortuna, con Panchito e l’uccello Aracuan che avrebbero dovuto accontentarsi di comparsate occasionali in pubblicazioni e prodotti animato incentrati su altri personaggi molto più famosi. Con I Tre Caballeros si chiude la breve stagione latina della produzione Disney, che con il film successivo avrebbe mantenuto intatta la struttura episodica ma dai contenuti molto diversi, rispolverando, per l’occasione, il modello di Fantasia.

Marathon Day

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