Quattro Dopo Mezzanotte, di Stephen King

Siamo alla fine di Giugno, e sto ancora leggendo i libri che mi sono stati regalati a Natale. Non che fossero tanti, è solo che trovo sempre qualcos’altro che devo leggere assolutamente e che supera tutto il resto della pila, lasciandomi accumulare un indecente ritardo sulla tabella di marcia. Apro una parentesi sul Natale: mia sorella ha 15 anni e mi ha regalato I Langolieri, prima delle novelle raccolte in Quattro Dopo Mezzanotte, adesso ripubblicate separatamente per puri motivi di profitto economico, immagino, con una copertina che grida Stranger Things con tutto il fiato che ha in corpo. Mia sorella non sa nulla di Stephen King, a parte il fatto che è il mio scrittore preferito, per cui me la immagino, ben intenzionata e decisa a farmi un regalo che possa piacermi, percorrere su e giù lo scaffale della Giunti dedicato a King cercando di ricordare cosa avessi letto e cosa no, e poi prendere un libro a caso basandosi unicamente sulla sensazione che gli dava la copertina.

Una scelta che, in fin dei conti, è stata felice visto che mi ha portato a leggere un libro che in realtà non è che ispirasse granché e che altrimenti avrebbe probabilmente atteso ancora a lungo. Quattro Dopo Mezzanotte è una raccolta di quattro novelle piuttosto lunghe e non tutte ugualmente riuscite, secondo me. Probabilmente anche King ne ha avuto il sospetto, visto che alcune di queste storie sono più lunghe di alcuni romanzi, come Carrie, ma ha deciso di non rischiarne la pubblicazione autonoma; ho il sospetto che, se insieme possono dare vita a una buona raccolta, da sole queste storie sarebbero state giudicate dei brutti romanzi brevi. In realtà Quattro Dopo Mezzanotte non è il libro che più mi ha esaltato di Stephen King: trovo che il livello delle storie sia molto diseguale, e che alcune di esse avrebbe avuto bisogno dell’intervento di un editing molto più severo di quanto probabilmente sia avvenuto. Nessuno dei quattro racconti, per quanto quasi tutti piacevoli da leggere, è davvero memorabile, e probabilmente non consiglierei questo libro a chi già non conosca bene King e il suo lavoro; è qualcosa per i fan già appassionati, ma sicuramente non un punto di partenza per conoscere Stephen King.

I-langolieri-1995-di-Tom-Holland

Sull’onda della lettura di On Writing, però, è stato molto interessante ritrovare nel testo scritto alcune delle regole che King ha enunciato nella sua autobiografia, soprattutto per quanto riguarda lo stile di scrittura; ad esempio, ho finalmente fatto caso alla rarità degli avverbi, una crociata in cui King sembra essersi buttato e di cui ho preso coscienza solo adesso (a quanto questo dica dell’attenzione con cui leggo preferisco non pensare). Credo che una volta scoperto il percorso che ha portato il giovane Stephen a diventare Stephen King non sia più possibile non notare come alcune cose ritornino sempre tratte dalla sua giovinezza: in Finestra Segreta, Giardino Segreto, ad esempio, il protagonista racconta di quando inviava i suoi racconti a varie riviste sperando in una pubblicazione, e il link mentale a un King adolescente che fa esattamente lo stesso con le stesse riviste è immediato. Il name-dropping è vastissimo e gustoso, creando quel senso di universo condiviso che rende ancora più saporita la sua narrazione; ne Il Fotocane, ad esempio, ritornano gran parte dei personaggi di Castle Rock, preparando il terreno per Cose Preziose, mentre ne Il Poliziotto della Biblioteca un personaggio viene sdegnosamente descritta come una a cui piace leggere i libri di Paul Sheldon, mentre un’anziana bibliotecaria afferma di non sopportare i romanzi di Stephen King. Si vede quando un autore si sta divertendo, e non ho potuto fare a meno di immaginare King ridacchiare alla scrivania mentre scriveva.

Vediamo adesso uno per uno i quattro racconti.

I Langolieri

image004I Langolieri è un racconto catastrofico che coinvolge alcune persone su un aereo di linea: risvegliatisi all’improvviso, si rendono conto che tutti coloro che non erano addormentati a un certo punto sono spariti nel nulla. Questo però è solo l’inizio, perché una volta atterrati un pericolo ben più minaccioso li attende. I Langolieri inizia con un buon mistero, interessante e coinvolgente che ti costringe, quasi fisicamente, a girare le pagine per sapere come si risolverà. Come spesso accade, però, la soluzione del mistero non è all’altezza delle aspettative generate, per cui il racconto sconta una seconda parte che crea meno dipendenza ma risulta lo stesso emozionante. Ci sono, secondo me, diversi buchi di trama, ma il soggetto di uno scalcagnato gruppo di personaggi alle prese con un mistero più grande di loro è molto ben gestito con dei protagonisti ben delineati e ognuno con qualcosa da dire. La fantascienza impiegata qui è decisamente fantasiosa, ma dipinge in modo originale il viaggio del tempo e offre una visione inedita sulla natura del tempo e del passato, qualcosa a cui è difficile, poi, non tornare a pensare in continuazione. In generale è una storia non eccezionale ma buona.

Finestra Segreta, Giardino Segreto

11096496_1592905307616281_7328038660075196764_nProbabilmente è il mio preferito della raccolta, sebbene il soggetto non sia inedito e il mistero diventi abbastanza chiaro molto prima che l’autore decida di svelarlo (e non solo perché avevo già visto Secret Window). King torna ancora una volta a interrogarsi sul mestiere dello scrittore attraverso una storia di plagio e ricatto, attingendo alla sua esperienza personale e rimettendo ancora una volta in scena quei conflitti che devono essere parte integrante del suo pensiero e che avevano già costituito il fulcro di opere come La Metà Oscura e Misery. È evidente che King continuerà a tormentarsi su questo argomento per tutta a vita, osservandolo da decine di punti di vista diversi finché non se lo sarà cavato del tutto, ed è sempre illuminante vedere un artista interrogarsi così profondamente sul suo lavoro e il ruolo che la sua arte ha nella sua vita e nel mondo. Come già detto il mistero non è così oscuro da non poter essere risolto dal lettore verso la metà della vicenda, e il finale non risulta troppo convincente, ma la tensione è molto ben costruita soprattutto nei momenti di confronto tra il protagonista e la sua nemesi.

Il Poliziotto della Biblioteca

20140606_111054Al contrario, questo è sicuramente quello che mi è piaciuto di meno. Il Poliziotto della Biblioteca parte da un’idea molto suggestiva: cosa succederebbe se le biblioteche avessero dei poliziotti che danno la caccia a chi non restituisce i libri in tempo? E cosa succederebbe se tale distratto cliente avesse perso i libri in questione? Per me, che dimenticavo sistematicamente di riportare i libri in tempo, era uno spunto molto promettente che poteva dare il via a un buon thriller teso e a tratti anche spaventoso; invece è una storia di fantasmi. Sia chiaro, non ho nulla contro le storie di fantasmi, anzi, le adoro, ma credo che in questo caso abbia decisamente annacquato il sapore che la storia avrebbe potuto avere. Oltretutto è davvero troppo lungo: ci sono situazioni trascinate per un numero incredibile di pagine e vorresti solo che finissero per passare ad altro, alcuni momenti di flashback, di nuovo, troppo lunghi e dettagliati (uno, poi, decisamente superfluo alla narrazione) e un finale che non arriva MAI. Si assiste inoltre a un momento di pedofilia particolarmente cruento che potrebbe risultare difficile da leggere. No, davvero, quando è arrivata la parola fine ho solo tirato un sospiro di sollievo, non ne potevo più di questa storia.

Il Fotocane

fotocIl Fotocane è probabilmente il racconto più semplice, il meno ambizioso della raccolta, ma che nella sua semplicità riesce a risultare molto delizioso. La storia ruota intorno a una misteriosa macchina fotografica polaroid dai poteri paranormali: le sue foto, infatti, non ritraggono il soggetto inquadrato ma sempre lo stesso cane appartenente a una realtà parallela, un cane che lentamente si prepara a saltare contro l’obiettivo della macchina fotografica e fuori dalla polaroid. Si tratta di una buona commedia soprannaturale, con una serie di personaggi sopra le righe, una scrittura brillante e ricca di energia e un mistero che strizza l’occhio alle avventure fantastiche per ragazzi che oggi, purtroppo, non si fanno più. Anche lo stile di scrittura è molto diverso rispetto alle storie precedenti, è più leggero e divertito, più incline all’umorismo e alle battute; purtroppo i dialoghi non sempre sono davvero realistici, soprattutto tra i membri della famiglia di Kevin, ma è qualcosa su cui si può soprassedere. Il Fotocane costituisce il punto di passaggio tra La Metà Oscura e Cose Preziose, presentando velocemente parte del cast che ritroveremo nel romanzo successivo, l’ultimo ambientato a Castle Rock nelle intenzioni dello scrittore (in realtà apparirà ancora diverse volte). Non è nulla di memorabile o rivoluzionario, ma è una buona storia, divertente e coinvolgente, perfetta per passare un po’ di tempo.

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15 pensieri riguardo “Quattro Dopo Mezzanotte, di Stephen King

    1. Pet Sematary l’ho letto un sacco di tempo fa, ma ci sta che abbia uno stile diverso: è una storia dalle proporzioni molto più ridotte di It, che a suo modo è un’epica. Ecco, diciamo che Quattro Dopo Mezzanotte assomiglia di più a Pet Sematary che a It.

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    1. Ahahah lo so, ne ho visto qualche spezzone ed è davvero trash! Un brutto Z-movie con degli effetti speciali che sicuramente anche allora facevano sanguinare gli occhi!
      Grazie per i complimenti! Se non conosci molto bene King non ti consiglio di partire da qui, ci sono cose molto più meritevoli del tuo tempo

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      1. Anche io ero nella stessa situazione, in parte ho risolto con l’investimento del Kobo. Non costa troppo e gli ebook si possono acquistare per una sciocchezza (e con vari mezzi più o meno leciti si possono avere anche gratis…). So che non è la stessa cosa, ma in tempi di carestia…

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  1. Interessante che tu abbia notato le regole lette in On Writing.
    Io da quando ho appreso determinate regole sulla scrittura, ogni volta che leggo un libro ci faccio sempre caso.
    Per quanto riguarda il libro non è molto il mio genere.
    Di King ho letto solo un libro per ora ed è quello scritto con uno pseudonimo. Ora mi sfugge il titolo 🤔

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    1. In realtà secondo me i libri scritti sotto pseudonimo non sono i migliori che abbia scritto. Se vuoi provare a leggere Stephen King ma non ti piace l’horror ti consiglio Stagioni Diverse: è una raccolta di quattro novelle che non hanno nulla a che vedere con il soprannaturale o l’orrore. Tre sono diventate anche dei bellissimi film (Stand by me, Le ali della libertà e L’allievo).

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      1. Come ho spiegato nella mia recensione di questo libro, sia in Christine che in Buick 8 c’è il tema della macchina infernale, ma per il resto i 2 libri sono totalmente diversi, non preoccuparti. Tra i suoi libri migliori citerei anche 22/11/’63 e The Dome: tuttavia, per quanto belli siano, non valgono una scureggia di Buick 8. E questo la dice lunga sull’immenso valore di questo romanzo. Grazie per la risposta! 🙂

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