Fabrizio de André – Principe Libero

Ormai neanche te lo racconto più quale sia il livello della mia cultura musicale. Se mi segui da un po’ lo sai che non ho un’approfondita conoscenza della musica, e anche di Fabrizio de André sapevo solo il minimo indispensabile; ora non so tutto, ma sicuramente, dopo aver visto Fabrizio de André – Principe Libero, ne so un po’ di più, per quanto il film si proponga come un volo d’uccello sulla sua vita, un’infarinatura generale necessariamente parziale e, in alcune parti, superficiale, per via della necessità di coprire un arco temporale così lungo. Io non amo i film biografici di così ampio respiro, preferisco quelli che si concentrano su un unico episodio significativo senza avere la pretesa di raccontare tutto, un’ambizione che, come in questo caso, spesso si concretizza nel non raccontare nulla in particolare. Ma dicendo così sembra che il film non mi sia piaciuto, cosa che non è assolutamente vera.

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Luca Marinelli è Fabrizio de André, protagonista assoluto del biopic targato Rai Fiction. Nelle sue tre ore assistiamo ai momenti più significativi della sua vita, dalla giovinezza turbolenta a Genova ai suoi primi, timidi, passi sulla scena musicale, dal matrimonio con Enrica Rignon al vero amore con Dori Ghezzi, colei che sarà la sua compagna per la vita, passando, ovviamente, per la stesura di tutti i suoi principali capolavori, che accompagnano puntualmente le immagini del film. Un arco di tempo, ovviamente lunghissimo, e denso di avvenimenti e personalità che per forza di cose, per entrare in un film, sebbene piuttosto lungo, hanno subito un pesante processo di sintesi e semplificazione, evidenti perfino a me che, ripeto, della vita del cantante non conoscevo granché. Il risultato è, appunto, una descrizione generale, a grandi linee, di de André, che solo in parte rende giustizia al suo genio di paroliere e cantautore. Pur essendo stato pensato originalmente per il cinema, e successivamente adattato per la tv, Fabrizio de André – Principe Libero risente dello stile narrativo tipico della fiction televisiva, abituata a condensare una vita intera in due puntate dando l’illusione di aver detto tutto quello che c’era da raccontare; non è così, ed è quello che è stato lasciato fuori ad attirare il mio interesse e il mio desiderio di saperne di più.

Fabrizio de André – Principe Libero è, appunto, una biografia generale e approssimativa, che si concentra sui fatti della sua vita piuttosto che sulla sua poetica, soltanto accennata. Eppure trovo davvero affascinanti le diverse personalità che de André fa parlare attraverso le sue canzoni, e soprattutto l’anima che emerge dai testi, tutte cose che non ottengono mai un reale approfondimento degno di questo nome. De André ha, per quello che ne so e ne ho capito: due anime principali, la prima lirica, che riesce a trovare la poesia in un mondo di relitti dimenticati e disprezzati dalla società, e la seconda goliardica, capace di ridere – e far ridere – con uno spirito dissacrante davvero speciale; entrambe le personalità sono impreziosite da un uso maestoso delle parole, adoperate mai con leggerezza ma sempre con un’attenzione rispettosa per il loro peso e l’importanza che ognuna ha nella composizione dei versi. De André è un poeta a tutti gli effetti, e avrei voluto che nel film rientrasse più questa sua caratteristica piuttosto che i drammi famigliari o le frustrazioni lavorative della sua giovinezza. Manca la persona, il suo spirito, l’occhio che ha il coraggio di guardare dove la società glissa e il cuore capace di amare quello che gli altri disprezzano; c’è in de André, secondo me, un grande amore verso le persone e verso il mondo, che canta in tutti i suoi aspetti sempre con un affetto commovente, e che nel film semplicemente viene dato per scontato in favore di una narrazione di fatti funzionale, certo, ma inevitabilmente fredda.

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A fronte di questo difetto generale, Fabrizio de André – Principe Libero può contare su una sceneggiatura abbastanza solida, colpevole, qua e là, di alcune sbavature, scene che si dilungano eccessivamente o che rischiano di scadere nel melodramma. Un copione che avrebbe giovato di una drastica operazione di asciugatura, rendendo più scorrevoli alcune parti (decisamente troppo lunga la parte sul rapimento, quasi un film nel film) così da permettere l’inserimento del materiale di cui parlavo prima. I personaggi sono scritti tutti molto bene, sia tra i principali che i secondari, con solo una generale fiacchezza nella scrittura dei bambini e degli adolescenti, personaggi pigri e prevedibili che raramente offrono qualcosa di interessante o innovativo. Ottimi, invece, i secondari, a partire dal padre di Fabrizio, Giuseppe, un personaggio fantastico e molto articolato, capace di interagire sempre in modo diverso con Fabrizio disattendendo in continuazione le aspettative che la trama ci suggerirebbe. E’ stato bellissimo, all’inizio, vedere il giovane Fabrizio parlare al padre aspettandosi, come probabilmente facevamo noi, di avere davanti un antagonista, qualcuno che cercasse di tarpargli le ali, solo per trovarsi di fronte a un uomo desideroso solo di incoraggiarlo e vederlo spiccare il volo, mentre compie il suo mestiere di padre tenendolo saldo alle sue responsabilità. Una scrittura fresca e nuova, capace di articolare sempre nuove dinamiche tra i due e costruire un personaggio ricco di tratti e amabile.

A rafforzare questi personaggi interviene un cast eccezionale, che riscalda il cuore: finalmente si riesce a vedere un buon cast corale capace di recitare come si deve! Non conoscendo davvero la figura di de André non posso dire quanto Luca Marinelli sia fedele nella sua interpretazione, ma posso valutarla così come al vedo, e mi ha convinto sempre di più man mano che il film procedeva. Il suo lavoro migliora sensibilmente ogni volta che è in scena con un comprimario, come se i rispettivi talenti si rafforzassero a vicenda: Gianluca Gobbi è un ottimo Paolo Villaggio, mentre Valentina Bellè stupisce con la sua interpretazione di Dori Ghezzi, una recitazione naturale e appassionata, mai smisurata anche nei momenti più intensi, come nella sequenza del rapimento. Su tutti, poi, domina Ennio Fantastichini con il suo ritratto di Giuseppe de André, giustamente candidato al David come Miglior attore non protagonista.

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Alla fine, forse, Fabrizio de André – Principe Libero mantiene quello che promette, una descrizione della vita del cantante adatta a tutti, ma soprattutto ai neofiti. Difficile che i veri appassionati, quelli che collezionano tutti i suoi dischi e lo conoscono approfonditamente, possano uscire soddisfatti dalla visione, ma resta comunque un film che con la sua natura piacevole e, mi duole dirlo, innocua può comunque essere apprezzata dal pubblico generalista e da quello specializzato. Forse poco coraggioso e sicuramente poco approfondito, la biografia di de André avrebbe potuto offrire molto di più, se adeguatamente sfruttata. Non è un’occasione del tutto persa, ma si poteva senza dubbio fare meglio.

Fabrizio de André – Principe Libero è candidato a tre David: Miglio regia esordiente, Miglior attore protagonista e Miglior attore non protagonista. Se i primi due sicuramente verranno mancati, il terzo potrebbe avere qualche possibilità di vittoria. Chiudo come sempre lasciandoti QUI il link al post contenitore con tutti gli articoli dedicati ai David, e ti do appuntamento tra qualche giorno con Loro l’ultimo film di cui, purtroppo, riesco parlare all’interno di questa selezione.

6 pensieri riguardo “Fabrizio de André – Principe Libero

    1. In realtà questo è uscito a Gennaio 2018, quasi un anno prima di Bohemian Rhapsody, per cui credo che i due non abbiano nulla a che fare.

      Il tuo discorso si può applicare, e lo condivido, sui film in arrivo su Elton John e David Bowie. Prepariamoci, sarà una stagione con molti biopic musicali…

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  1. Non conoscevo questo film! Da come lo descrivi non mi attrae tantissimo, anche io preferisco biopic che si concentrino su qualcosa di interessante e puntuale ai biopic che si propongono come dei quasi-documentari… bella recensione!

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    1. Grazie!
      Alla fine è piacevole, si guarda senza fatica, ma perfino ai miei occhi di non esperto sull’argomento appare superficiale e generico. Di sicuro non lascerà alcun segno, e trattando di una figura come de André è davvero un peccato.

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