A Casa Tutti Bene

A volte mi chiedo se io sia l’unico ad avere una famiglia normale che quando si incontra fa festa e non cerca di scannarsi. Gabriele Muccino dà qui la sua versione della famiglia disfunzionale, mettendo insieme un cast superbo per un film corale incentrato su una grande famiglia allargata che si riunisce per celebrare le nozze d’oro dei patriarchi. A conti fatti, però, A Casa Tutti Bene è un colossale melodramma, al limite della sceneggiata, in cui le situazioni più disparate si accumulano velocemente portando il tutto al punto di ebollizione molto velocemente – forse troppo per poter essere davvero credibile. Ma andiamo con ordine.

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Il cast, si diceva, è enorme, e non solo quantitativamente. Muccino chiama a raccolta una serie di nomi tra i più importanti del panorama cinematografico, mettendo insieme un gruppo da far venire l’acquolina in bocca solo a guardare il poster; come si riesca a far recitare male un cast simile, non me lo spiego, soprattutto perché si tratta di nomi che dovrebbero, ormai, essere quasi in grado di dirigersi da sé, non essendo esattamente alle prime armi. Eppure, in qualche modo, tutti si esibiscono, prima o poi, in una maestosa prova di cattiva recitazione, spesso a causa di una dolorosa tendenza all’overacting, penosa e ridicola da vedere; come direbbe Renè Ferretti, “facciamola un po’ più alla cazzo di cane”. Qui si scherza, ovviamente, ma il risultato di A Casa Tutti Bene è, in alcune scene, davvero inguardabile: urla scomposte, fughe teatrali da eroine romantiche, ogni gesto e ogni battuta calcata all’estremo, tutto è congiura per fare sì che la credibilità di quanto mostrato precipiti inesorabilmente fin dall’inizio, annullando qualsiasi pretesa di verosimiglianza. E’ una farsa, in cui le emozioni sono così brutalmente buttate in faccia allo spettatore da ottenere il risultato opposto a quello desiderato, ossia azzerare qualsiasi empatia nei confronti dei personaggi, i quali, oltretutto, subiscono un altro imperdonabile crimine: la sceneggiatura.

Il soggetto non è dei più originali, anzi: la famiglia disfunzionale che si riunisce e si vomita addosso anni di rancore è un canovaccio praticamente abusato, ma che riesce comunque ad essere ancora interessante. I microcosmi sono sempre affascinanti, dal momento che in essi riusciamo a vedere sempre qualcosa di noi stessi, e se il gruppo in questione è una famiglia l’immedesimazione può essere immediata: tutti abbiamo una famiglia e tutti abbiamo in famiglia qualcuno che non sopportiamo, per cui guardare su schermo questi conflitti famigliari che vengono sfogati e risolti è quasi catartico per noi. Al netto di un soggetto non innovativo, la differenza la fa la sceneggiatura, e quella di A Casa Tutti Bene è davvero deplorevole. Muccino non si sforza nemmeno di trovare qualcosa di originale da dire, limitandosi a costruire una serie di personaggi stereotipati immersi in dinamiche già viste e fiacche, che non riservano alcuna sorpresa e finiscono per svilupparsi e concludersi esattamente come hai immaginato all’inizio. C’è il cugino che nessuno ama ma che si rivela il migliore di tutti, il fratello artista maledetto che decide di mettere la testa a posto, la ex moglie e quella attuale che si contendono il marito, quello con l’amante, quello malato… un campione di personaggi talmente disastrati da apparire inevitabilmente artificioso e artificiale, tanto nelle loro premesse quanto nelle evoluzioni, si fa per dire, che subiscono nel corso del film, un’evoluzione che avviene in un tempo troppo breve, senza alcuna autentica preparazione. Non c’è tensione, non fa in tempo a costruirsi alcuna suspence perché da una scena all’altra i conflitti esplodono con la violenza di un odio irrefrenabile e, purtroppo, ridicolo proprio a causa di questo estremismo; un astio e una cattiveria che non sono mai davvero giustificati, mancando di un’adeguata preparazione che ci avrebbe consentito di entrare in sintonia con tutti i protagonisti. Forse la verità è che c’è davvero troppa gente, e sarebbe stato meglio avere un cast più ristretto ma meglio a fuoco, invece di un’attenzione dispersiva su una dozzina di personaggi diversi.

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C’è davvero poco da salvare in A Casa Tutti Bene, un’altra prova da dimenticare di un regista quantomeno discontinuo. La direzione di Muccino è inutilmente vanagloriosa, con virtuosismi superflui che sembrano voler compensare, senza riuscirci, le mancanze del copione alla ricerca di una pretesa di autorialità e artisticità: non sono sufficienti i lunghi piani sequenza per far brillare una scena, se questa è stata scritta in modo superficiale e banale. Nonostante tutto questo, A Casa Tutti Bene è nominato a tre David, oltre ad aver già vinto il nuovo David dello spettatore, il premio istituito quest’anno per il film che ha totalizzato il maggior numero di presenze in sala.

QUI, infine, trovi la playlist con gli altri film candidati ai David di Donatello. Una playlist che, ho paura, non potrà allungarsi ancora molto: devo parlare ancora di Loro e Fabrizio de André – Principe Libero, mentre tutti gli altri film nominati non riesco a trovarli da nessuna parte. Ti confesso che la cosa mi scoccia da morire; li cercherò fino all’ultimo, ma ho il timore che siamo arrivati al capolinea.

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6 pensieri riguardo “A Casa Tutti Bene

  1. Mi hai solo confermato quanto il cinema italiano attuale mi faccia schifo. L’altro giorno ho visto il pluripremiato La tenerezza, noioso prevedibile e tronfio.
    Molto meglio quello straneriero, con preferenze americane, inglesi e francesi

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    1. Sì, La Tenerezza non aveva fatto impazzire nemmeno me, e la Ramazzotti mi piace solo fino a un certo punto.

      Il problema del cinema italiano è che mancano i generi: il cinema straniero, soprattutto quello anglosassone, è molto più diversificato, e un film di genere può essere anche molto apprezzato; qui questo non avviene, e ci restano solo le commedie e i drammoni.

      Anche così, però, non è proprio tutto da buttare, dai; ti consiglio, ad esempio, se non l’hai fatto, di recuperare i film candidati a Miglior Film ai David di quest’anno, sono tutti molto belli, e a quelli aggiungerei Dogman e Sulla Mia Pelle; alcuni li trovi liberamente su Netflix e Amazon Prime, se sei abbonato.

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  2. “Come si riesce a far recitare male un cast simile non me lo spiego”
    Bellissima 😂
    Penso che tu abbia detto tutto.
    Quando ho visto il trailer ho sperato di sbagliarmi, ma la prima impressione era proprio: cast stellare che reciterà male.
    E infatti…

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    1. Anche a me il trailer puzzava tanto, quando ho scoperto di doverlo vedere per completare la lista dei David ho perso un battito.
      E’ strano, perché Muccino alterna cose anche piuttosto belle ad altre davvero inguardabili. Mi sa che bisogna un po’ prenderlo come viene!

      Piace a 1 persona

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