Sono Tornato

Partivo con infinite perplessità di fronte a questo film, soprattutto per le reazioni che avevo letto e sentito, in giro, reazioni che si dividevano, piuttosto nettamente, nel definirlo uno sconfortante ma realistico spaccato dell’Italia di oggi o, in alternativa, una pagliacciata. Mentre scrivo mi sento come se camminassi sulle uova, come se sentissi, chissà poi perché, di dover soppesare ogni parola; è vero che si parla di un personaggio storico molto delicato, che solleva, ancora oggi, accesi dibattiti, ma è altrettanto vero che si tratta solo di un film. Un film, però, che genera inevitabilmente, e giustamente, delle riflessioni e dei dibattiti, inestricabilmente legati all’attualità del presente. Ecco, se dovessi dire cosa ho trovato di oggettivamente buono in Sono Tornato è la sua tendenza a problematizzare qualsiasi questione, senza cercare di fornire alcuna risposta. Per il resto, non riesco a levarmi di mente quello che mi è stato detto alla mia prima lezione di regia: tutto il cinema è finzione, sempre, fin dal momento in cui scegli dove piazzare la telecamera e cosa ritrarre in quel rettangolo di immagine che conterrà il tuo messaggio. Ed è qui che nascono i miei problemi con Sono Tornato.

La tesi del film è lampante, fin dalle sue prime immagini: l’Italia è un Paese in una profonda crisi di valori e cultura, popolata da gente sempre più abbrutita e ignorante, incapace di pensare e interessarsi ai complessi eventi nazionali internazionali. Come scrivevo anche in occasione di Vice, si tratta di un atteggiamento accondiscendente e paternalistico che mi manda sempre in bestia, ma non è questo il punto. A sostegno dell’idea centrale, Luca Miniero e Nicola Guaglianone costruiscono un racconto surreale e grottesco, narrato in un mix di film sceneggiato e spezzoni ripresi di nascosto, improvvisati da persone comuni che interagiscono con un redivivo Benito Mussolini (interpretato da un Massimo Popolizio superbo). Quello che ne esce, è, inevitabilmente, sconfortante, un j’accuse ferocissimo a una società al limite della bestialità. A volerlo prendere sul serio, però, perché, lo ammetto, io non ci sono riuscito del tutto.

Ho avuto l’impressione, guardando il film, che gli autori siano partiti non con l’idea di realizzare un reportage incuriositi da cosa avrebbero trovato, ma avessero iniziato con già un’idea ben chiara di cosa avrebbero voluto trovare; diventa una sorta di profezia che si autoavvera, insomma: se pensi che troverai una serie di bifolchi che inneggeranno al Duce e alla sua dittatura, con a disposizione un campione abbastanza ampio di persone sicuramente, alla fine, qualcuno c’è. Il film non dice quanto fosse grande il campione di persone intervistate, e con quale criterio siano state scelte, se casualmente o esplorando ambienti diversi per un ventaglio di reazioni molto diverse tra loro. Non si tratta, oltretutto, di interviste neutre, ma di domande poste di fronte a un attore vestito da Mussolini, una cosa che, credo, nessuno prenderebbe sul serio: Miniero vorrebbe farci preoccupare mostrando una serie di persone che acclamano Mussolini, ridono o si fanno i selfie con lui, ma la verità è che si tratta di una situazione talmente goliardica che perfino io, molto lontano dagli ideali fascisti, probabilmente sarei stato al gioco.

Ecco, stare al gioco è l’espressione che, secondo me, centra il problema che ho con Sono Tornato: quanto si possono davvero prendere sul serio le parole delle persone, e quanto invece sono frasi dette con la consapevolezza, più o meno forte, di essere parte di un gioco, di una recita? A questo si aggiunge la natura non sempre chiara delle diverse scene, per cui, a volte, è difficile distinguere i momenti “reali” da quelli sceneggiati per via di una grande varietà di punti camera e, soprattutto, di una forte continuity che lega tutte le parti del film. Quanto le persone prese in esame sono genuine, e qual è, invece, il loro livello di consapevolezza di essere ripresi, per un film o qualsiasi altra cosa? E’ chiaro che una consapevolezza limitata anche solo al punto di un sospetto rischia di minare la sincerità della risposta, e in questo caso mi sembra che il problema sia fin troppo candidamente ignorata da registi e sceneggiatori; vogliono che tu prenda per buono quello che vedi, un invito che fa immediatamente scattare l’allarme nel mio cervello.

Questo ovviamente, non vuole dire che tutto quello mostrato in Sono Tornato sia falso, intendiamoci; sono convinto che persone con le idee di Mussolini, là fuori, ci siano eccome, ma non riesco a farmi convincere, da Luca Miniero come da chiunque altro, che si tratti della maggior parte. Semplicemente non lo credo, o non voglio crederlo; ho un livello di fiducia, o di illusione, forse mal riposto, ma che mi porta a credere che siamo molto meglio di come ad alcuni piace dipingerci, come un popolo incattivito e violento, ignorante e degradato. Una visione a volte dettata da interesse, come quando a proporla sono alcuni politici, ma spesso dettata da genuina e legittima preoccupazione, come, mi sembra, in questo caso; il problema, è che, secondo me, finisce per vedere solo ed esattamente quello che si aspetta di trovare, e nel farlo ricade in un circolo vizioso che in Italia non si riesce a spezzare: denunciare il fascismo e paventare il suo spettro, ma, così facendo, continuare ad alimentarlo e dargli forza invece di lasciarlo morire, finalmente, nel passato a cui appartiene. Il che non significa dimenticarlo, questo mai; significa consegnarlo alla Storia, e, così facendo, liberarsi di un senso di colpa che è diventato quasi atavico per noi Italiani, in una tendenza tutta nostra a dipingerci sempre peggio di ciò che siamo, che sia per malcostume innato o per cinico interesse ad avere un’arma morale da brandire nel momento in cui l’accusa di fascismo diventa l’unica argomentazione all’interno della tribuna politica. Ecco, credo che, almeno in parte, Sono Tornato si inserisca proprio qui.

Un film che, al di là dei pensieri che stimola, è molto bello. La regia di Mineri è dinamica ed energica, con una macchina da presa mobilissima e un uso intensivo dello zoom come mezzo espressivo che ci porta ad avvicinarci sempre di più ai personaggi e ai loro volti; a questo si aggiunge un montaggio molto serrato, velocissimo e molto abile a dare al film, piuttosto sconnesso, talvolta, nelle sue parti, un ottimo ritmo che tiene sempre desto l’interesse. La scrittura è ottima, con una sceneggiatura intelligente e arguta, capace perfino di farmi rivalutare, entro certi limiti, Frank Matano, una persona che trovo repellente come poche; invece, vuoi la verità? Secondo me non se la cava neanche male.

Sono Tornato nasce evidentemente come una provocazione, e in questo il suo obiettivo è centrato, se non altro per tutto il tempo che ho passato a pensarci dopo averlo visto. Mi è difficile però prendere sul serio il suo avvertimento, quando, pensandoci, probabilmente anche io sarei corso a farmi un selfie con Popolizio (e poi, siamo sicuri che nessuno lo abbia riconosciuto? O se non lui, sicuramente Matano). Credo nasca con ottime intenzioni, ma che il suo metodo sia viziato da una serie di problemi che annacquando molto, ai miei occhi, la portata di quanto intende mostrare. O forse sono solo il mio ottimismo e la mia cieca fiducia nell’umanità a parlare.

Sono Tornato è candidato a un solo David, alla Miglior sceneggiatura non originale; per me potrebbe avere serie possibilità di vittoria. Per tutti gil altri film ti rimando, come al solito, alla consueta playlist QUI. Ormai il tempo stringe, e la possibilità di parlare di tutti i film si fa sempre più remota; eppure mi sembrava di avere tanto tempo a disposizione, che fine ha fatto Marzo?!

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Un pensiero riguardo “Sono Tornato

  1. Bella recensione! Soggetto non semplice, effettivamente… come te, ho molte perplessità su questa operazione, anche a me sembra troppo goliardica per far capire quale sia il reale sentimento là fuori riguardo al fascismo (e mi sa che ho molta meno fiducia di te nei nostri connazionali).

    Comunque si tratta di un adattamento di un film dal titolo simile del 2015, Er ist wieder da, ovviamente tedesco e ovviamente con Hitler al posto di Mussolini!

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