Ciclo delle Fondazioni, di Isaac Asimov

Il 2019 non è iniziato benissimo, per quanto riguarda la lettura. Tra un lavoro completamente nuovo che mi assorbe quasi ogni ora di veglia, e la maratona degli Oscar ho avuto davvero poco tempo da dedicare ai libri, con il risultato di averne letti solo tre in due mesi; davvero un record negativo, almeno negli ultimi anni. L’ultimo che ho finito è uno dei capisaldi della fantascienza, un volume che ho comprato di getto alla Feltrinelli per la curiosità di affrontare finalmente Asimov (e perché era la stessa edizione delle mie copie di American Gods e I Ragazzi di Anansi, e non so resistere a una fila di libri dalla copertina uguale). Il Ciclo delle Fondazioni è un romanzo che mi ha più volte preso in contropiede, sicuramente divertendosi un sacco a disattendere ogni tipo di aspettativa mi creassi, una caratteristica che apprezzo sempre nei libri; non capisco allora perché abbia fatto così fatica a finirlo, mi è sembrato di dover combattere contro ogni singola pagina per guadagnare la fine di ogni capitolo e, infine, del volume.

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La storia è ambientata in un futuro lontanissimo, in una galassia che viene lasciato intendere sia la Via Lattea colonizzata dall’uomo e governata da un Impero Galattico. Ci troviamo, ovviamente, in un momento di crisi, con un Impero che si affaccia, inconsapevole, sulla propria decadenza e rovina; solo Hari Seldon, uno scienziato, si è reso conto del declino inevitabile e irreversibile dell’Impero, e ha messo a punto un piano. Consapevole di non poter impedire il crollo dell’Impero e l’avvento della barbarie, Hari progetta un Piano per ridurre drasticamente il nuovo Medioevo che attende la galassia, così da favorire l’avvento di un nuovo impero nell’arco di soli mille anni, invece dei trentamila previsti. Per fare questo istituisce una Fondazione su Terminus, un pianeta nella periferia estrema della galassia che, secondo i suoi calcoli, dovrebbe funzionare come punto di partenza per la costruzione del nuovo ordine. Il Piano ha successo, ma prima che possa essere compiuto un elemento imprevisto rischia di mettere a repentaglio il progetto di Seldon; si inizia così a parlare di una Seconda Fondazione, nascosta e misteriosa, che dovrebbe supervisionare con discrezione il lavoro della Prima.

Il Ciclo delle Fondazioni è molto diverso da qualsiasi cosa abbia letto o visto di fantascienza finora; non che mi consideri un grande esperto del genere (non ho mai visto un solo episodio di Star Trek, per dire, e sono un fan molto tiepido anche di Star Wars), ma la mia buona dose di pianeti e alieni l’ho presa anch’io. L’originalità di Asimov non è tanto nelle ambientazioni o nella storia, tutte cose che, anche a una conoscenza superficiale come la mia appare evidente, sono state ampiamente saccheggiate da chi è venuto dopo di lui con la conseguenza di risultare oggi già viste, ma nelle premesse su cui si basa la trama dei romanzi. Sebbene il Ciclo delle Fondazioni sia una storia di esplorazioni spaziali e guerre galattiche, di pianeti esotici e creature dai poteri misteriosi, il punto cruciale non è niente di tutto questo ma la scienza, e in particolare la psicostoria, una disciplina teorizzata da Hari Seldon che si impegna a descrivere i moti sociali in termini matematici, rendendoli quindi prevedibili e, in certa misura, manipolabili. Tutti gli eventi che accadono nel romanzo sono filtrati attraverso il linguaggio di questa nuova scienza, e raccontati più in termini matematici che narrativi, come in un documento di analisi scientifica piuttosto che come un’opera di narrativa.

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Probabilmente è per questo che ho trovato una specie di muro di vetro che mi ha impedito di restare davvero incantato dal romanzo. Nel Ciclo succedono moltissime cose, visto anche l’arco di tempo preso in esame, ma molto poche di queste sono davvero raccontate. Asimov ignora la regola del show, don’t tell, e invece di mostrarci quello che accade ce lo fa riassumere dai protagonisti, che progettano interventi, pianificano strategie, calcolano rischi e possibilità e, in seguito, analizzano le conseguenze delle loro azioni. Un modo molto particolare di raccontare, che ha sicuramente il pregio, ancora oggi, di differenziarsi da un panorama fantascientifico che si concentra più sugli effetti speciali per stupire il lettore (o lo spettatore) piuttosto che sulle idee; Asimov fa invece esattamente il lavoro inverso, se ne infischia di intrattenerci con mondi colorati e aggeggi futuristici (sebbene questi ultimi siano molti e fondamentali per lo svolgimento della trama) e costruisce un racconto molto lungo e rigoroso, che procede con la precisione di un’equazione matematica arricchita dal fascino inevitabile dell’ambientazione galattica.

Allo stesso modo anche la prosa di Asimov si concede molto raramente di cedere al lirismo, preferendo una narrazione asciutta e chiara, che riporta i fatti e le parole senza troppe decorazioni e abbellimenti. Gli aggettivi sono limitati a quelli essenziali, così come le descrizioni, spesso più interessate a riportare dati statistici che l’aspetto fisico di una persona o un territorio; un pianeta, ad esempio, è più spesso descritto per i suoi commerci e rapporti diplomatici piuttosto che per l’ambiente naturale o urbano che i visitatori si trovano di fronte, spesso generico e lasciato all’immaginazione del lettore. Si fa sentire, probabilmente, la formazione scientifica di Asimov, che tratta i suoi personaggi e il suo universo come termini di un’operazione, calcolando ogni volta variabili e incognite fino a trovare la soluzione. Si tratta sicuramente di un modo molto personale di scrivere narrativa, completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai letto, e per quanto l’abbia spesso trovato ostico è stato davvero affascinante seguire Asimov nel racconto che, lentamente, costruiva davanti a me.

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Il Ciclo delle Fondazioni è una storia di eminenze grigie, di personalità pubbliche od occulte che guidano il corso della storia, spesso senza che la maggior parte della popolazione ne sia consapevole. E’ una storia che sicuramente ti fa riflettere su questioni come la libertà personale e il libero arbitrio, e ti fa chiedere in che misura questi effettivamente esistano o non siano solo un’illusione, quando il nostro destino è in realtà governato da forze collettive che, da soli, non siamo in grado di controllare o modificare. Propri qui si trova l’aspetto più spaventoso nella teoria di Seldon (e quindi di Asimov), ossia che, di fronte a determinati stimoli, la massa reagisca sempre allo stesso modo rendendo il suo comportamento matematicamente rilevante e prevedibile. Non sono sicuro di essere d’accordo con una visione così “massificata” dell’umanità, in cui l’individuo è considerato ininfluente, e mi sembra che qui ci sia anche una contraddizione fondamentale nel racconto: sebbene il Piano Seldon ragioni in termini di masse, sono sempre i singoli uomini a decidere la soluzione delle molte Crisi che si susseguono, spesso attraverso decisioni o azioni che con la massa della popolazione hanno poco a che fare.

Il Ciclo delle Fondazioni è un romanzo che unisce il fascino della speculazione fantascientifica con un rigore matematico verosimile, dando vita quasi a un mix inconsueto ma rinfrescante. Non si tratta forse della lettura più piacevole che abbia mai fatto, ma Asimov costruisce una buona serie di personaggi e situazioni, per non parlare di intricati misteri, a cui è impossibile restare immuni e che hanno continuato a riverberare nella mia mente anche molto tempo dopo averlo finito.

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12 pensieri riguardo “Ciclo delle Fondazioni, di Isaac Asimov

  1. Non sono un appassionato di fantascienza ma Asimov, e in particolare questo libro, mi ha sempre incuriosito. Avevo in wishlist la vecchia edizione Mondadori ma ho visto che dallo scorso anno è uscita quella nuova. Dopo il tuo post penso proprio che leggerò Asimov presto!

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    1. Grazie! Sto insegnando alle elementari, e purtroppo adesso ho solo un contratto a tempo determinato fino alla fine dell’anno scolastico. Mi trovo benissimo, ma è un lavoro in cui la gavetta da precario va fatta (anche se ci sono alcuni buoni auspici per avere un rinnovo l’anno prossimo).
      Buona domenica!

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      1. Mi fa piacere che tu sia disposto a fare tutta la gavetta necessaria: in un mondo di persone che vogliono tutto e subito, trovare qualcuno che abbia la pazienza di aspettare e faticare per raggiungere i propri obiettivi non è cosa da tutti i giorni.
        Colgo l’occasione per dirti che ieri ho pubblicato un nuovo post, in cui oltre a recensire un film racconto anche una mia esperienza molto importante e molto personale… spero che ti piaccia! 🙂

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    1. In effetti i due libri si assomigliano molto, per l’ampio respiro che ha la storia e il continuo succedersi di personaggi da un capitolo all’altro (la cosa che ho trovato più frustrante sia nell’uno che nell’altro). Forse il Ciclo delle Fondazioni si riprende nella seconda parte, dove la trama si fa più sostanziosa con l’inserimento di un ottimo villain e di un bel mistero, elementi che danno maggiore coesione alla storia, anche se il modo in cui è scritto resta comunque piuttosto pesante.

      Al massimo, se ti incuriosisce, puoi cercare un file gratuito su internet e iniziarlo, poi se vedi che ti intriga comprare la copia cartacea (o l’ebook) per finirlo; io faccio spesso così.

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  2. Bell’articolo, grazie!

    Sono tanti anni che voglio rileggere questi libri di Asimov che divorai da adolescente. Ora ce li ho nel Kindle che mi aspettano e spero di poterli riprendere presto perché mi ricordo troppo poco!

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