Something Wicked This Way Comes, di Ray Bradbury

Mi sento di iniziare con un consiglio: se non hai una più che buona padronanza dell’inglese, per carità, non leggere Bradbury in lingua originale! Io sono diversi anni, ormai, che leggo in inglese, e nel tempo ho guadagnato una certa fluidità e scorrevolezza, ma mai come in questo caso mi è sembrato di inciampare su ogni parola e di dovermi faticosamente guadagnare ogni volta il punto successivo per finire la frase. Il che è veramente un peccato, perché mi ha tolto, in parte, il piacere di un libro molto bello: Something Wicked This Way Comes, tradotto in italiano con Il Popolo dell’Autunno e dai chiari riferimenti Shakespeariani, è forse uno dei romanzi minori di Ray Bradbury, principalmente conosciuto per Fahrenheit 451 e i suoi racconti di fantascienza, ma non per questo meno meritevole di attenzione – o meno bello, del resto, perfetto da leggere in questo periodo, in prossimità di Halloween.

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Protagonisti del romanzo sono i giovani Will Halloway e Jim Nightshade. Durante una scorribanda notturna, i due bambini assistono all’arrivo di un circo misteriosamente fuori stagione che impone fin da subito la sua influenza sulla città – e su Jim, che si dimostra particolarmente sensibile alle lusinghe dei giostrai. Già, perché sotto le spoglie dei freaks si nascondono esseri ben più sinistri guidati dal tenebroso Mr. Dark, l’Uomo Illustrato dal corpo interamente coperto di tatuaggi, che viaggia con il suo circo itinerante alla ricerca di anime da corrompere e dolore di cui nutrirsi. La sua arma più pericolosa: un carosello in grado di invecchiare o ringiovanire le persone, sogno e maledizione di tutti coloro che si trovano a interagire con i mostruosi giostrai.

 

Something Wicked This Way Comes è a tutti gli effetti un romanzo per ragazzi, un fantasy teso e dalle sinistre sfumature horror che può contare su un’ambientazione suggestiva e un cast di personaggi tanto variegato e accattivante quanto azzeccato. Will e Jim hanno quattordici anni, e si trovano in quell’età particolare in cui non sei più un bambino ma non sei ancora adulto, in quella zona liminale dove ti sembra di non appartenere a nessun mondo. Tra i due, Jim è quello già rivolto verso il futuro, desidera diventare grande, diventare adulto, mentre Will è ancora, in qualche modo, legato alle fantasie e bisogni più infantili e rassicuranti, sogna ancora di passare tutto il suo tempo con l’amico quando lui già desidera le donne, e ha il terrore non solo di restare indietro rispetto a lui, ma di essere lasciato indietro, volontariamente, da Jim. Accanto a loro sta Charles Halloway, il padre di Will, già avanti con gli anni e ancora più vecchio nel cuore, che sente di essere inadeguato, a causa della sua età, a crescere un figlio e inizia a presagire la morte più di quanto assapori la vita.

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E’ evidente che l’argomento principale del romanzo è il tempo, che passa e ci trasforma, e i tentativi che possiamo mettere in atto per illuderci di poterlo fermare o accelerare. La presenza prominente di Charlse rende Something Wicked This Way Comes molto più di un romanzo di formazione o di un coming-of-age, e lo trasforma in una storia sull’accettazione del tempo che passa e del giusto tempo che esso necessita per scorrere, senza salti in avanti o ritirate verso un passato che non può più tornare. Un’accettazione difficile da contemplare e raggiungere, dal momento che essa implica l’accettazione della propria mortalità, e che viene ottenuta solo una volta compresa quella che si rivela essere la verità di fondo del romanzo: bisogna saper ridere di sé stessi e della propria vita, delle nostre paure e delle nostre speranze, dei nostri ricordi e dei nostri sogni, per non diventare loro schiavo e vivere come un fenomeno da baraccone, una metafora qui quantomai azzeccata.

 

Sopra al messaggio del libro, però, è costruita un’avventura magistrale, che inizia forse ad apparire datata, ormai, ma comunque ancora in grado di stuzzicare la fantasia a dimostrazione che certi immaginari continueranno sempre ad avere fascino sulle persone. Il cast di freaks del luna park è eccezionalmente inquietante, come ci si aspetterebbe, e Mr. Dark è un villain perfetto; già apparso come elemento unificante dei racconti raccolti ne Il Gioco dei Pianeti, l’Uomo Illustrato è al tempo stesso affascinante e inquietante, padrone di un potere, quello del tempo, che somministra con luciferina malvagità per accrescere sempre di più la sua itinerante corte dei miracoli. Si respira il gusto per l’avventura nascosta dietro ogni angolo, per il fantastico che si cela appena fuori dalla porta di casa e per il mostro in agguato sotto ogni volto apparentemente innocuo. L’immaginario cui Bradbury fa riferimento è inevitabilmente datato, provenendo probabilmente dalla sua stessa infanzia, ma mantiene saldo il potere della fiaba di dimostrarsi sempreverde nel modo che ha di raccontare, attraverso una storia, ciò che si annida più profondamente nel nostro cuore.

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Come già detto all’inizio, la scrittura di Bradbry non è semplice, sebbene molto bella. La sua prosa è barocca, fiorita, che ti impedisce di correre attraverso le frasi ma ti impone, al contrario, di prenderti il tuo tempo per passare di parola in parola, così come i suoi protagonisti devono imparare a non aver fretta di crescere, che tutto arriverà a suo tempo. Anche il linguaggio è molto spesso ricercato, e mi ha molto positivamente sorpreso: credo dovremmo recuperare il gusto per una scrittura elaborata anche nella letteratura per ragazzi, troppo spesso caratterizzata, oggi, da un linguaggio semplificato e una sintassi poco più che elementare. Bradbury se ne frega di abbassare il suo standard, esibendosi in una scrittura suggestiva e ricca di atmosfera, per quanto non sempre semplice da seguire per un lettore non madrelingua. L’andamento del racconto ha molto spesso un gusto quasi cinematografico, con la scansione dei paragrafi quasi a indirizzare un montaggio che riesci a vedere svolgersi nella tua mente, con abbondanza di piani e inquadrature che sospendono quasi il tempo in attesa di qualcosa che sta per accadere: ho avvertito questa cosa soprattutto nel finale, nella scena al luna park tra Charles e la strega: Bradbury sembra descrivere volta per volta le immagini per come gli si presentano nella fantasia, e a distanza di cinquant’anni siamo ancora in grado di seguirlo passo dopo passo.

Dal libro è stato tratto anche un film, prodotto dalla Disney con Jonathan Pryce nel ruolo di Mr. Dark. Il fatto di avere Bradbury stesso alla scrittura della sceneggiatura gli garantisce una fedeltà assoluta al messaggio del libro, del quale però non riesce a mantenere l’incanto; è un buon riassunto, e poco più.

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