Marvel’s Jessica Jones II

Comincia oggi con questo post una breve sequenza di articoli dedicati alle serie tv, che negli ultimi mesi ho messo un po’ in pausa e sto riprendendo in questo periodo; oltretutto, dopo un inverno particolarmente magro, ad Aprile ricominciano un sacco delle mie serie preferite, per cui non vedo l’ora di parlarne! Sempre nell’ultimo mese, poi, ho sottoscritto finalmente l’abbonamento con Netflix, che mi ha permesso di recuperare alcune cose che avevo perso e mi ha già intasato la lista di cose da vedere procurandomi un’ansia da prestazione e scadenza autoimposta che sta divorando le mie già troppo brevi giornate. Ma una cosa alla volta.

Dopo il crossover di The Defenders, che a me era piaciuto moltissimo, l’universo televisivo Marvel è entrato in un’ideale seconda fase: la prima serie di questo nuovo periodo è stata The Punisher (di cui ti parlerò breve), seguita, ora dalla seconda stagione di Jessica Jones. Io amo Jessica Jones, la serie, il personaggio e anche l’attrice che la interpreta, Krysten Ritter; ho difeso a spada tratta la prima stagione contro i detrattori, e farò lo stesso anche con la seconda che, per quanto mi riguarda, ho trovato pari o addirittura superiore alla prima annata.

Ritroviamo Jessica alcuni mesi dopo i fatti di Defenders (e di Captain America: Civil War, cui vengono fatti dei piccoli riferimenti): smessi i panni del supereroe, la nostra protagonista è tornata alla sua vita quotidiana, non proprio soddisfacente ma adeguata alle aspettative che crede di avere e meritare. I guai, però, non tardano ad arrivare, e, come nella prima stagione, provengono nuovamente dal suo passato, dai mesi che la ragazza non riesce a ricordare tra l’incidente che ha ucciso la sua famiglia e il suo risveglio all’ospedale dotata di superpoteri. Questa volta, però, Jessica è piuttosto reticente ad affrontare quello che è un momento molto doloroso della sua vita, e sarà solo l’azione combinata delle indagini di Trish e di un misterioso killer che dà la caccia ad altre persone che hanno subito la sua stessa sorte a spingerla a indagare più a fondo, scoprendo terribili verità [musica ansiogena].

Jessica si conferma un personaggio superbo. Cinica e disillusa, ma nonostante questo così legata alle poche persone che ama con un affetto incondizionato, per quanto decisamente brusco e molto poco carezzevole. Jessica ha il pregio, non comune tra i Defenders, di avere un passato molto lungo che continua a condizionarla facendo riverberare i suoi effetti nelle azioni della protagonista, portandola spesso a comportamenti contraddittori nel tentativo di armonizzare il suo passato e il suo presente, i suoi desideri e le sue paure. Secondo me, Jessica è l’unico personaggio completamente tridimensionale dell’universo televisivo Marvel.

La seconda stagione di Jessica Jones è molto diversa dalla prima, mantenendo come unica costante il fatto di poter contare su un cast quasi interamente femminile. Se la prima stagione aveva potuto contare su un villain eccezionale (Kilgrave, magistralmente interpretato da David Tennant) e sulla perversa chimica tra lui e Jessica che aveva reso esplosiva la storia fin dai primi episodi, stavolta si assiste a qualcosa di molto diverso: per la prima volta una serie Marvel/Netflix non ha un vero e proprio cattivo, e la trama procede spinta più dai personaggi che dagli eventi. Questo ovviamente non rende la narrazione meno interessante o coinvolgente, al contrario: ci troviamo di fronte a un lento fuoco che si prende tutto il tempo necessario per bruciare quello che trova sulla sua strada ingrandendosi sempre di più, fino a distruggere tutto quello che si trova sul suo cammino. Si tratta di una stagione molto lenta ma molto ben focalizzata, che nonostante l’apparente mancanza di azione riesce a non annoiare mai grazie soprattutto alle ottime sceneggiature e al cast sensazionale, su cui spicca Krysten Ritter nei panni di Jessica.

Il personaggio fulcro, questa volta, è quello della madre di Jessica, che si scopre essere ancora viva. È sufficiente inserire questo elemento, con tutte le conseguenze emotive e narrative che si porta dietro, per destabilizzare tutti gli equilibri su cui si fondavano i personaggi della serie. Ognuno dei protagonisti arriva a desiderare disperatamente qualcosa, non solo: arrivano tutti ad averlo a portata di mano. Il problema quindi diventa come fare per ottenerlo e a quale prezzo. Quanto è disposta a spendersi Jessica per proteggere quello che resta della sua famiglia? Fin dove è disposta a spingersi Trish per diventare un eroe? Quanto può arrivare a pagare, in termini economici ed emotivi, Jeri per guarire dalla terribile malattia che le viene diagnosticata? Sono tutti problemi che si pongono lungo il corso della narrazione e che smontano pezzo per pezzo tutti i personaggi per mostrarceli sotto una luce inedita e rivelatrice, in grado di evidenziare le luci e le ombre dentro di loro. Tutti loro compiono un percorso lunghissimo e molto doloroso, attraversando una sorta di Purgatorio da cui escono irrimediabilmente cambiati nel corpo e nell’anima ma, forse, anche migliori di quanto erano in precedenza.

Trish è stato probabilmente il personaggio più controverso quest’anno, quello che più ha diviso il pubblico a causa delle sue azioni non proprio disinteressate e non sempre condivisibili. Secondo me il percorso di Trish è stato perfettamente coerente sia con il suo personaggio che con il tema della stagione. Insicura e con un soverchiante complesso di inferiorità, Trish pensa che avere dei poteri la renderà più forte senza capire che la forza che desidera è quella che può venire solo da dentro di sé, e che inconsapevolmente già possiede. Sempre alla ricerca di un modo di dimostrare il proprio valore, prima attraverso i soldi, che distribuisce profusamente, poi buttandosi in prima linea nelle indagini di Jessica, Trish vuole essere un eroe, dimostrando però, proprio in questo modo, di non sapere cosa effettivamente un eroe sia: qualcuno che utilizza i propri doni, quali che siano, per aiutare le persone che ha intorno. Trish pecca sicuramente di egoismo, ma non mi sento di giudicarla troppo duramente.

Alla fine della stagione, tutti ottengono effettivamente quello che desiderano, anche se non nel modo che avevano immaginato. Trish ha, forse, dei poteri. Malcolm trova la sua strada. Jeri si reinventa e trova un modo efficace di investire gli anni che le rimangono da vivere. E Jessica trova una famiglia, decidendo di smettere di esistere e cominciare a vivere davvero. Un finale pieno di speranza, quindi, che lascia ben sperare per un terzo atto che possa portare davvero a compimento il viaggio della nostra protagonista.

Il 2018 sarà un anno ancora molto ricco per quanto riguarda l’universo televisivo Marvel/Netflix. Il 22 Giugno ci aspetta infatti la seconda stagione di Luke Cage (speriamo sia meglio della prima…), mentre manca ancora una data certa per la terza di Daredevil, che dovrebbe comunque arrivare entro l’anno, e sono in lavorazione le seconde stagioni di The Punisher e del controverso Iron Fist.

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