Coco

Fresco fresco di Golden Globe, Coco è l’ultimo film Disney – Pixar, destinato a rappresentare agli Oscar la Casa del topo e ad aggiudicarsi probabilmente la statuetta come Miglior Film d’Animazione. Mentre la Disney sembra essere precipitata in un nuovo periodo di crisi creativa, con un lungometraggio originale cancellato e un prossimo futuro costituito quasi esclusivamente di remake e sequel dei suoi film più famosi, la Pixar dimostra di godere come sempre di ottima salute, e di essere la vera autrice all’interno della coppia, capace di reinventarsi costantemente senza mai tradire la sua poetica fondamentale.

Ancora più importante, con Coco trova seguito il nuovo indirizzo della Casa, iniziato due anni fa con Inside Out, di affrontare temi complessi e molto importanti in film capaci di parlare a tutto il suo pubblico indistintamente, toccando quelle corde comuni a tutti gli esseri umani che rendono i film Pixar davvero universali. Se Inside Out parlava del difficile processo della crescita mettendo in scena l’odissea delle sue emozioni alle prese con un radicale cambiamento che non sanno gestire, Coco tratta ora un argomento ancora più grande e difficile: la morte.

La morte e il ricordo

E’ uno strano argomento, la morte. Specialmente se trattato in un film d’animazione viene spesso considerato un tabù, o affrontato come qualcosa da esorcizzare, di cui ridere e allontanare; la morte riguarda sempre i cattivi, non è qualcosa che ci tocchi da vicino e, soprattutto, non in prima persona. Anche quando un protagonista muore, infatti, spesso la sua morte non è definitiva, esiste sempre un rimedio che possa assicurare un per sempre felici e contenti.

E’ stato forse Tim Burton il primo a chiamare in causa l’universalità della morte nei suoi film, mettendola spesso al centro di storie surreali e coloratissime, ricche di musica e umorismo, ma sempre con un messaggio ben chiaro: come canta la band di scheletri ne La Sposa Cadavere, dovremo infine morir tutti quanti. Se nei suoi film la morte non sembra comunque da temere, diventa tuttavia un elemento quotidiano e sul quale è giusto e necessario riflettere e interrogarsi; in questo modo si riescono a introdurre discorsi molto grandi e complessi anche a un pubblico molto giovane, che può trovare nelle immagini dei suoi film un’iniziazione verso domande che ancora non si era posto.

Coco sembra impostarsi su questa linea riflessiva, sebbene scelga, ovviamente, una sua impostazione personale per trattare l’argomento. Nel film Pixar al centro della questione sta il ricordo, la memoria, l’unica azione umana che si dice sia in grado di rendere veramente immortale una persona, modo di dire che qui diventa letterale. Lungi dal vivere una vita eterna dopo la morte, anche gli spiriti relegati nell’aldilà vivono una situazione di caducità che li porterà a morire nuovamente quando non resterà più nessuno al mondo che li ricordi, in una situazione che ricorda le divinità di Neil Gaiman nel suo romanzo American Gods. E dopo? Bè, ovviamente nessuno sa cosa succeda. Qui si entra nel cuore emotivo del film, in cui l’amore trascende il tempo e la vita stessa mantenendo in vita antichissimi ricordi e speranze mai sopite sulle note di una canzone capace di collegare passato e futuro, vita e morte, dolore e gioia. L’importanza del ricordo si coniuga con l’importanza degli affetti, soprattutto quelli famigliari, visti come il nucleo fondamentale della vita umana. E’ alle famiglie che gli spiriti ritornano durante il Dia de Muertos, ed è al loro interno che avviene la principale celebrazione della vita con l’allestimento di quegli altari pagani consacrati alla memoria dei defunti.

La morte viene quindi trattata in Coco con grandissima dolcezza e malinconia, vista soprattutto come un confine che separa le persone piuttosto che come una fine. A contrapporsi alla morte, infatti, subentra uno dei simboli più potenti al mondo: un ponte, che collega il mondo dei morti con quello dei vivi, due realtà diverse ma complementari che si trovano collegate invece di restare ermeticamente divise. Un chiaro messaggio e una fine metafora della situazione politica che gli Stati Uniti stanno attraversando in questi anni.

Uno dei migliori film Pixar di sempre

Al di fuori delle sue metafore e dei messaggi che intende trasmettere, Coco è un film eccezionale, forte di una sceneggiatura solida e molto articolata, capace di adattarsi a una serie di registri molto diversi, dal comico demenziale al lirico, senza cadute di stile o inciampi nella scrittura. Il mistero su cui si basa la trama viene svelato a poco a poco in modo indiretto, offrendo allo spettatore un numero sempre maggiore di indizi al punto da permettergli di svelare il segreto del film un attimo prima che Miguel lo annunci esplicitamente. Questo ha paradossalmente l’effetto di esaltare il mistero invece di banalizzarlo, ponendoci allo stesso livello del protagonista e offrendoci tutti gli strumenti necessari per capire ciò che Miguel deve sapere per risolvere la situazione, in un’interpellazione onesta e perfettamente riuscita dello spettatore che si sente chiamato in causa a svelare i segreti del mondo dei morti e non lasciato ad assistervi passivamente.

Miguel è un protagonista eccellente, un personaggio al quale non si può davvero non volere bene. Miguel ha soprattutto il pregio di essere caratterizzato con una serie di abilità e talenti perfettamente credibili e che gli torneranno sempre utili nel corso della storia, primo tra tutti la sua passione per la musica, che lo aiuterà a superare tutti gli snodi principali del racconto. Come lui, anche tutti i personaggi di contorno presentano un’altissimo livello di scrittura, presentandosi come un cast perfettamente corale in cui ogni ruolo spicca nel confronto con gli altri, riverberando l’uno sull’altro ed esaltandosi a vicenda. Non ci sono piccole parti o ruoli da comparsa, tutti i personaggi introdotti sono funzionali alla vicenda e ognuno ha il suo piccolo arco di crescita e cambiamento; alla fine del film sembra di aver passato con loro molto più tempo di quanto effettivamente trascorso, e di considerarli quasi parte della propria famiglia.

Il livello dell’animazione è come al solito eccezionale, con una quantità di dettagli impressionante e una fluidità nei movimenti sempre stupefacente. Il mondo dei morti è coloratissimo e surreale ma al tempo stesso molto credibile, sorretto da una serie di regole e norme che gli conferiscono verosimiglianza, oltre che servire a complicare la trama. Tra i mondi creati dalla Pixar appare sicuramente come uno dei più ampi e originali, nonostante il senso di famigliarità dato dall’inserimento di situazioni molto simili a quelle quotidiane e mondane.

Qualche perplessità aveva fatto sorgere la colonna sonora, considerata inizialmente troppo Disneyana per la grande quantità di canzoni presenti; in realtà, sebbene il numero di brani cantati sia in questo caso superiore rispetto a qualsiasi altro film Pixar, ogni momento canoro è perfettamente giustificato dalla trama, e i brano sono talmente diversi tra loro da suscitare sempre l’attenzione dello spettatore. Spiccano tra tutte sicuramente Remember Me, il tema principale del film che ritorna più volte nel corso della storia, Poco Loco, un frizzantissimo brano decisamente orecchiabile, al punto da correre seriamente il rischio di diventare un earworm, e Everyone Knows Juanita, la struggente e malinconica ninna nanna cantata da Hector sul letto di morte di uno spirito dimenticato.

Coco ha sicuramente tutte le carte giuste per diventare uno dei migliori film della Pixar, una frase che non uso molto alla leggera visto che i film Pixar non sono sempre tra i miei preferiti; in questo caso, però, ci troviamo di fronte a un piccolo capolavoro che merita di essere celebrato e visto da tutti. Al contrario del corto iniziale, Olaf’s Frozen Adventure, insopportabilmente lungo e banale, che al netto di qualche gustosa battuta corre fin troppo il rischio di abusare della nostra pazienza.

10 pensieri riguardo “Coco

  1. non ho visto nessuno dei film d’animazione candidati al golden globe e quindi non posso giudicare…
    però ti dirò che tifavo per Loving Vincent, pur non avendolo visto, perché è il film che più mi sono pentito di non aver visto al cinema lo scorso anno…
    spero lo ripropongano, dato che ha avuto questa diffusione a macchia di leopardo (cronologicamente parlando)…
    quanto a Coco conto di recuperarlo entro la notte degli Oscar, perché immagino che sarà protagonista anche lì…

    "Mi piace"

    1. Guarda sono d’accordo su tutto. Ho visto solo degli estratti di Loving Vincent ed effettivamente è impressionante, meriterebbe davvero un riconoscimento come l’Oscar e sotto sotto un pochino ci spero. Però spesso la Disney e la Pixar vincono a scatola chiusa, in piú stavolta c’è anche il sottotesto politico sul Messico per cui ho idea che Coco abbia già la statuetta in tasca.
      Loving Vincent è già stato riproposto un paio di volte, per cui ho paura che se nn l’abbiamo visto finora non lo vedremo piú al cinema; io mi sa che ricorrerò per forza a Torrent.

      Piace a 1 persona

    1. Credo di sí, se ricordo bene in USA fu ritirato dai cinems perchè la gente non lo voleva piú vedere!
      A me generalmente i corti prima dei film sono sempre piaciuti, ma questo mi ha davvero asciugato dopo pochi minuti. Probabilmente è anche per via del soggetto: a suo tempo mi è piaciuto Frozen, però adesso magari anche basta.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...