Biancaneve e i Sette Nani

Inizia sempre tutto con una visione; e quella che Walt Disney ebbe negli anni Trenta non era solo grandiosa, era rivoluzionaria. Proprio nel periodo in cui riempiva i cinema con i suoi cortometraggi animati, giocava con successo con il mezzo cinematografico e, non meno importante, poteva finalmente contare su una certa sicurezza finanziaria dopo anni di scommesse e investimenti, Walt vide il futuro. Immaginò un lungometraggio realizzato interamente a cartoni animati, ma non come le Silly Symphonies o le avventure slapstick di Topolino: Walt vide un film che potesse divertire gli spettatore, certo, ma anche commuoverlo, emozionarlo e, perché no, spaventarlo perfino. Un film interamente animato che suscitasse le medesime emozioni del cinema dal vero. Walt non abbandonò mai la sua fantasia ma, al contrario, investì tutto quello che possedeva per realizzarla. E la Storia gli diede ragione: il 21 Dicembre 1937 debuttava a Los Angeles Biancaneve e i Sette Nani, il primo lungometraggio d’animazione interamente realizzato con la tecnica dei rodovetri, e il suo successo, imprevisto e inaspettato dai più, aprì una nuova pagina nella Storia del cinema.

La follia di Disney

La produzione di Biancaneve fu comprensibilmente molto lunga e complessa, visto il carattere rivoluzionario del progetto. Nessuno dei produttori prese davvero sul serio l’idea di Walt Disney, e perfino la moglie e il fratello Roy, amministratore delegato della Walt Disney Company, cercarono di dissuaderlo dal gettarsi in una tale impresa. Ma Walt non era tipo da cambiare idea: caparbio per natura e con una sconfinata fiducia nella validità dei suoi progetti, Disney arrivò a ipotecare perfino la sua casa pur di portare in vita la sua creatura. Come accadrà più volte nella storia dei film Disney, divenne una questione di vita o di morte: riuscire o fallire completamente, senza vie di mezzo.

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Le prime difficoltà emersero già in fase di sceneggiatura. La prima versione del copione, pur mantenendo la struttura di base della fiaba originale dei fratelli Grimm, era caratterizzata da una spiccata vena umoristica, con una serie infinita di gag che si susseguivano senza sosta, solo alcune delle quali poi arrivarono effettivamente nel prodotto finito. I nani furono fin da subito al centro dell’attenzione di Walt, che vide fin da subito il loro potenziale comico e incoraggiò tutto lo Studio a svilupparlo al massimo.

Vedendo il risultato, tuttavia, Walt cambiò idea: pensò che un film simile non avrebbe ottenuto l’effetto che aveva sperato, e decise che la storia andava completamente ripensata. Cambiando prospettiva, spostò l’attenzione dai nani alla regina, mettendo al centro del film il rapporto tra Biancaneve e la sua malvagia matrigna, che venne ripulita da tutti gli attributi comici e grotteschi che la caratterizzavano per renderla più realistica e inquietante. Concentrando l’attenzione sul vero conflitto della storia, ossia la regina che vuole uccidere la figliastra perché gelosa della sua bellezza, Walt sentì di aver trovato il vero cuore del film, e sacrificò senza ripensamenti tutto il lavoro compiuto in precedenza dagli animatori per indirizzare Biancaneve verso questa nuova direzione.

Snow-White-and-the-Seven-Dwarfs-snow-white-and-the-seven-dwarfs-10590385-1300-1518Oltre alla scrittura, Walt dovette rivoluzionare anche lo stile artistico del suo Studio. Pensando che le immagini stilizzate dei corti animati non sarebbero stati sufficienti, Walt organizzò per la sua squadra di animatori delle vere e proprie lezioni d’arte, dove avrebbero imparato a disegnare, e successivamente animare, una figura umana convincente e che si muovesse in modo realistico, superando in questo modo i già ottimi risultati ottenuti in passato nelle Silly Symphonies. Come la sceneggiatura, anche i personaggi dovettero passare per una serie di tentativi e ripensamenti prima di trovare il loro aspetto definitivo. Le prime incarnazioni di Biancaneve, ad esempio, erano molto simili a Betty Boop, con grandi occhi dalle lunghe ciglia e il fisico cartoonesco; successivamente, per gradi, alcuni dei suoi tratti vennero ridisegnati in modo più realistico fino a riprogettare completamente la sua intera struttura fisica, resa meno gommosa ma più elegante e verosimile, simile alle illustrazioni dei libri di fiabe.

Anche la regina cattiva subì un processo simile. Dai primi bozzetti grotteschi in cui erano esaltati i suoi difetti fisici per motivi comici, la regina divenne una donna altera, fredda ma bellissima, dai tratti duri e pronunciati in contrapposizione ai lineamenti morbidi della protagonista. Una fonte di ispirazione per l’antagonista fu una statua che Walt ebbe occasione di vedere durante un viaggio in Germania. La scultura, conservata nella cattedrale di Naumburg, rappresenta Uta, moglie del re Ekkehard II, vissuta nel XII secolo: Disney rimase talmente colpito dalla sua bellezza fiera e dall’atteggiamento freddo e distaccato da decidere di usarla come modello per la sua prima villain. Dopo aver lavorato così strenuamente sui personaggi femminili, gli animatori trovarono la loro Caporetto disegnando il principe. Dopo numerosi tentativi apparve chiaro che non erano ancora in grado di animare in modo convincente un personaggio maschile, e Walt fu costretto a tagliare il suo personaggio dalla sceneggiatura, limitando le apparizioni del principe all’inizio del film, quando incontra Biancaneve, e alla fine, con la scena del bacio.

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I problemi dell’animazione non si esaurirono con il design dei personaggi. Per la prima volta si chiedeva agli animatori di far interagire in maniera convincente e prolungata personaggi e ambienti in uno scenario tridimensionale, mentre anche la tecnologia richiese di essere migliorata per l’occasione: un problema apparentemente di poco conto ma decisivo fu, ad esempio, decidere lo spessore della carta su cui disegnare. Allo stesso tempo la preoccupazione di Walt si rivolgeva anche al ritmo del film: sebbene non sia ufficialmente accreditato alla regia, Disney si prese il diritto di avere sempre l’ultima parola si ogni questione, arrivando a tagliare personalmente le singole inquadrature fino a ottenere un fluire della storia e dell’animazione il più scorrevole possibile.

Contemporaneamente, ci si dovette preoccupare della colonna sonora. Essendo Biancaneve e i Sette Nani un film musicale, Walt Disney progettò una sontuosa colonna sonora che avrebbe compreso musica e canto in sincronia con il labiale dei personaggi. Non possedendo però uno studio di registrazione, Disney dovette commissionare la colonna sonora, di cui, visto il successo, non riuscirà mai a ottenere i diritti.

La prima principessa.

Biancaneve rappresenta il prototipo, e al tempo stesso il capostipite, delle Principesse Disney, la categoria di personaggi che comprende molte delle eroine principali dei Classici Disney. Si tratta una serie di personaggi femminili, spesso le protagoniste dei film in cui appaiono, caratterizzate da tratti sempre positivi, offrendo in questo modo una sorta di modello di comportamento a cui le giovani spettatrici (ma non solo) avrebbero potuto ispirarsi. Uno degli aspetti più interessanti delle Principesse è il loro essere sempre perfettamente inserite nell’epoca in cui il rispettivo film è stato distribuito: al contrario degli altri personaggi le Principesse riflettono il tempo in cui sono nate nel comportamento, nelle aspettative, nei desideri e nel ruolo che ricoprono, dimostrandosi un ottima cartina tornasole dei cambiamenti sociali avvenuti nel corso dei decenni. Questo ha però portato anche a una serie di incomprensioni e pregiudizi nei confronti delle prime Principesse, tra cui, appunto, Biancaneve, accusate di offrire un modello di passività e inerzia, subordinate al potere maschile.

Biancaneve non è passiva; è gentile. La cortesia, la dolcezza e la bontà d’animo sono le caratteristiche principali della sua personalità, virtù oggi considerate sorpassate, demodé, ma virtù nondimeno; anzi, la cosa negativa sta proprio nel considerare queste virtù dei difetti, oggi. La bontà disinteressata di Biancaneve risalta in più occasioni, dall’aiutare un uccellino caduto dal nido all’invitare in casa la regina trasformata in vecchia per offrire un sorso d’acqua, facendo risaltare in questo modo la malvagità della regina, pronta ad approfittare di un atto di carità per colpire la sua vittima.

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In realtà tutte le azioni di Biancaneve sono perfettamente coerenti con la trama e il personaggio. Biancaneve è una principessa, molto giovane per di più, e in quanto tale ha poca o nulla esperienza del mondo. Nel momento in cui scopre la minaccia della regina l’unica soluzione che le rimane è fuggire e nascondersi, trovando riparo nella casetta dei nani. Anche in questa situazione l’apparente sottomissione della protagonista ai nani non è altro che uno sdebitamento della principessa nei confronti di chi le sta salvando la vita: in cambio di un rifugio, Biancaneve fa per loro tutto quello che è in grado di offrire, in questo caso tenere in ordine la casa e cucinare. Nel fare questo, però, Biancaneve dimostra di possedere del carattere: invece di obbedire ai nani è lei a impartire gli ordini, costringendo i padroni di casa a una routine a loro sconosciuta fatta di pulizia ed educazione.

Altro che principessa debole sottomessa all’uomo in attesa di essere salvata! Biancaneve impone la sua autorità su sette uomini, di cui uno apertamente misogino, nel giro di poche ore, mettendosi perfettamente a suo agio e riorganizzando la vita dei nani secondo i suoi desideri. Non tutti nascono per essere guerrieri, ma un’indole cortese ed educata non significa, evidentemente, debolezza e passività.

Il primo Classico Disney.

Biancaneve e i Sette Nani venne proiettato in anteprima il 21 Dicembre 1937 al Carthay Circle Theatre di fronte a una nutrita platea di star e addetti ai lavori, molti dei quali decisamente scettici nei confronti dell’opera di Disney. Durante la proiezione, tuttavia, il pubblico reagì esattamente come Walt aveva sperato: il pubblico partecipava attivamente alle vicende di Biancaneve, rideva alle gag e, nel momento della trasformazione della regina, trattenne il fiato. Alla sua conclusione, il film ottenne una standing ovation, e questo fu solo l’inizio del successo di quello che sarebbe diventato il primo dei Classici Disney, la serie di lungometraggi animati, o al massimo in tecnica mista, prodotti dallo Studio che avessero protagonisti diversi da quelli della banda Disney che vivevano nei cortometraggi (sebbene Topolino e Paperino sarebbero apparsi più volte all’interno dei Classici anche in ruoli da protagonista).

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Anche alla distribuzione in sala il film ebbe un successo clamoroso, venendo premiato anche alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e facendo vincere a Walt Disney il premio Oscar alla carriera nel 1939. Contemporaneamente, Biancaneve e i Sette Nani funzionò come manifesto dell’ideale di animazione di Walt Disney, che guadagnò istantaneamente il rispetto dei produttori Hollywoodiani che fino a quel momento non avevano mai creduto in lui e poté contare su un appoggio molto più solido in futuro; permise inoltre a pubblico e produttori di rendersi finalmente conto dell’immenso potenziale dell’animazione, fino a quel momento sfruttato solo per cortometraggi comici.

Eppure, il futuro per Walt Disney sarebbe stato tutt’altro che roseo: Biancaneve e i Sette Nani sarebbe stato l’unico vero successo nel campo dei lungometraggi animati di cui sarebbe per sempre andato fiero. Negli anni successivi si impegnò a puntare sempre più alto, ma i suoi film non ottennero mai più il successo travolgente di questa opera prima. Il flop di Fantasia, la sua opera più ambiziosa, unito alle limitazioni imposte dalla Seconda Guerra Mondiale e allo sciopero degli animatori del 1941, che cambiò per sempre l’atmosfera all’interno degli Studios, portarono Walt a disaffezionarsi progressivamente all’animazione, che avrebbe definitivamente abbandonato all’inizio degli anni Sessanta dopo il successo de La Carica dei 101, ai suoi occhi la negazione dell’ideale di animazione a cui aveva dato vita con Biancaneve e i Sette Nani.

12 pensieri riguardo “Biancaneve e i Sette Nani

    1. E’ vero! In realtà moltissime storie dietro alle produzioni Diney potrebbero essere il soggetto di un film, come ad esempio lo sciopero degli animatori cui accenno nel post, che cambiò per sempre le dinamiche all’interno dello studio, o il fatto che la prima regista donna di un Classico abbia preso in mano una storia che nessuno in più di 50 anni era riuscito a domare e ne abbia tratto il più grande successo nella storia della Disney, Frozen. Ce ne sarebbero davvero un sacco da raccontare

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  1. Avevo promesso che avrei commentato… ed eccomi qua, anche se a distanza di settimane e settimane!
    Che dire, bellissima ricostruzione della lavorazione per nulla facile di un film che ha fatto la storia… “Biancaneve e i sette nani” è un vero caposaldo dell’animazione, non c’è dubbio. Io l’ho rivisto non troppo tempo fa, ed è stato sorprendentemente meraviglioso rendersi conto di come sia invecchiato con grazia. Come tutti i classici che si rispettino, riesce a essere godibile anche a distanza di molti anni!
    Per quanto riguarda le critiche rivolte al personaggio di Biancaneve… mamma mia, quanto hai ragione! Tutta questa insistenza a considerarla una donna debole e passiva è davvero fastidiosa…

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