American Horror Story Roanoke – Bloody Mary Challenge #1

Reduci da una terribile esperienza, Shelby e Matt decidono di lasciare Los Angeles e acquistano una magione nel North Carolina, per poi scoprire di trovarsi in mezzo a selvatiche famiglie cannibali e terrificanti apparizioni del passato. Fortunosamente sopravvissuti a questi incidenti, acconsentono di rivivere l’esperienza ripresi da un programma televisivo che aveva precedentemente messo in scena la loro disavventura.

Il mio rapporto con American Horror Story è stato per un po’ molto complicato. Ho adorato le prime due stagioni, Murder House e Asylum, che trovo molto ben scritte e confezionate, con dei buoni personaggi, degli attori eccellenti e un discreto dosaggio di tutti gli effetti che costituiscono le storie dell’orrore; soprattutto Asylum l’ho trovata molto disturbante, per via dell’ambientazione in un manicomio, la fotografia molto cupa e opprimente, e il senso di strisciante perversione che contraddistingue ogni singolo personaggio. Non erano storie perfette, ma mi erano piaciute molto.

Poi venne Coven, e con lei l’inizio della caduta proseguita sempre più rovinosamente con le successive due stagioni. In queste tre storie americane dell’orrore, l’horror lascia spazio al melodramma da quattro soldi, e il gore sempre più accentuato non riesce a dissipare la sensazione di noia che troppo spesso assale lo spettatore. Le necessità della trama e lo sviluppo dei personaggi vengono assoggettate al volere dello spettatore, al punto da concedere screen-time sproporzionati agli attori più desiderati, con un conseguente livello di fanservice sempre più esagerato; il livello di squallore raggiunto è stato tale che non ho nemmeno finito la quinta stagione, Hotel.

Per quanto mi riguardava, quindi, la serie debuttava quest’anno con la sesta stagione sotto i peggiori auspici: l’intenzione era di mollarla immediatamente senza nemmeno vedere la premiere, e l’avrei fatto, se non fosse che tutto il resto era ancora in pausa. Così ho visto il primo episodio, e mi sono ricreduto. Intendiamoci, Roanoke non è perfetta, ci sono momenti in cui la trama fatica vistosamente a procedere e i personaggi compiono scelte e azioni al limite dell’inverosimile, ma finalmente lo spettacolo è tornato ad un livello accettabile di sensatezza.

Fin dal primo episodio si rivela interessante la scelta di raddoppiare le linee narrative attraverso la ricostruzione romanzata del racconto che i sopravvissuti fanno in studio. Questo meccanismo porta finalmente una ventata di innovazione in uno show narrativamente ormai stanco, sperimentando un nuovo tipo di racconto che ricalca il meccanismo televisivo, senza lesinare le ridicolizzazioni di quello stesso sistema che sfrutta. E’ evidente che lo show “My Roanoke Nightmare” non è tv di qualità, ma uno di quei programmi che rimestano nel torbido per proporre storie di sicuro effetto attraverso una messa in scena che indugia volentieri nella spettacolarizzazione del dolore attraverso i dettagli più scabrosi e macabri. Eppure, in qualche modo il meccanismo funziona. Accettando ed esibendo con orgoglio la propria natura di programma televisivo commerciale, AHS Roanoke si fa beffe dei suoi detrattori e gioca con i meccanismi dell’orrore e della televisione, tornando a costruire un intreccio interessante, se non innovativo, e capace di trattenere lo spettatore episodio dopo episodio.

Il fatto che a raccontare la storia in studio siano i protagonisti stessi della vicenda, interpretati da due cast diversi nella realtà e nella drammatizzazione, fa sì che la conclusione della vicenda sia subito ben chiara, soprattutto per quanto riguarda il punto cruciale di ogni horror, ossia la sopravvivenza dei protagonisti; dato per scontato questo punto assume più interesse il contorno della vicenda e le storie personali dei personaggi, discretamente caratterizzati e interpretati da un cast ormai molto affiatato e ben consolidato, in cui il fanservice è ridotto (volontariamente?) al minimo, facendo apparire i diversi attori per il tempo necessario allo svolgimento della trama: spiccano in questo caso la presenza molto contenuta di Lady Gaga, la grande delusione dell’anno scorso, che appare in un ruolo molto marginale, e quella di Evan Peters, volto storico della serie che ha preso parte ad un numero molto ridotto di episodi.

Ovviamente il fatto che i protagonisti non muoiano non impedisce che si versino diversi litri di sangue nel corso degli episodi. La grande villain della stagione, The Butcher, interpretata da Kathy Bates, armata di mannaia e furia compie in maniera ottima il suo dovere, regalando decapitazioni, sgozzamenti e una eviscerazione che difficilmente si farà dimenticare. La famiglia che vive nelle campagne vicino alla casa, lontano da ogni civiltà e completamente in preda alla follia, provvedono inoltre ad una discreta dose di torture per tutto l’arco della stagione.

La prima parte della stagione prosegue con una certa coerenza, nonostante qualche inciampo durante il percorso soprattutto per quanto riguarda alcune scelte assolutamente senza senso dei protagonisti, come lottare per portare vivere con sé la figlia in una casa che ormai sanno essere infestata e visitata di notte da spettri assetati di sangue. Con il giro di boa del midseason, le cose cambiano in maniera significativa.

La fine del programma “My Roanoke Nightmare” comporta la sospensione del doppio racconto che aveva retto la narrazione, e dopo un episodio di transizione adotta un nuovo meccanismo, oggi molto popolare all’interno del genere horror: il found footage. Ai protagonisti della storia e agli attori che hanno impersonato i loro ruoli nello show viene richiesto di trascorrere i giorni della Luna Insanguinata nella casa, per l’occasione piena di telecamere nascoste per riprendere ogni singolo momento, e ai partecipanti stessi viene richiesto di usare le videocamere dei cellulari. Questa moltiplicazione esponenziale dei punti di vista garantisce alla regia di poter sfruttare ogni angolazione e ogni prospettiva per riprendere la scena, una prerogativa non sempre resa disponibile da questa modalità espressiva, vincolata al numero di dispositivi di ripresa ammessi all’interno della narrazione; in questo caso si alternano invece ampi grandangoli e dettagli molto stretti, riprese fisse e traballanti camere a mano, che se da un lato arricchiscono il racconto dall’altro vanificano quello che poteva essere un notevole – e prolungato – esercizio di stile, senza contare che la costanza da parte dei personaggi di riprendere quanto accade si fa sempre più inverosimile man mano che la storia procede.

In questa seconda metà della storia avviene il gioco al massacro: con l’unica eccezione di Lee, tutti gli altri personaggi incorrono in una morte orripilante, ad una velocità tale che ad un ceto punto si rende necessario introdurre nuova carne fresca da macellare; è il momento meno convincente della stagione, in cui si recupera il meccanismo dei momenti meno ispirati della serie, quando introduceva elementi superflui col solo scopo di allungare la vicenda e regalare dell’orrore senza autentiche conseguenze sulla storia.

Tutta la seconda metà della stagione finisce per convincere molto meno rispetto all’inizio, per le dinamiche della storia, che si adagia su sentieri già ampiamente collaudati, e dei personaggi, apparentemente indirizzate più all’exploitation dei lati più grotteschi della vicenda che ad una loro coerente descrizione e analisi; la show che sfrutta e deride la tv spazzatura diventa, in questo momento, tv spazzatura essa stessa, alla ricerca del clamore e del sensazionalismo a scapito di tutto il resto. La conclusione, infine, prende forma in una coda non necessaria e scarsamente coinvolgente, facendo sorgere il sospetto di essere nata solo per riempire un episodio rimasto vuoto.

A conti fatti American Horror Story Roanoke è sicuramente migliore rispetto alle tre stagioni precedenti, offre uno spettacolo interessante in cui si è evidentemente cercato di rinnovare la formula dello show attraverso alcune variazioni stilistiche; un tentativo non sempre riuscito, ma che resta comunque lodevole e lascia ben sperare ad una replica per le prossime stagioni già confermate.

NOTE: Questa è la prima delle tre recensioni a tema horror che compongono la “Bloody Mary Challenge” proposta da BloodyIvy sul suo blog, che mi ha nominato.

Le regole della Challenge (che puoi trovare più in dettaglio QUI):

Nomina il creatore della Challenge e chi ti ha nominato.
Scrivi tre recensioni (una recensione = una invocazione a Bloody Mary) a libri o film horror spiegando il perché ti hanno colpito.
Avverti Bloody Ivy tramite un commento nel suo blog per la condivisione fb e inserimento link del post nell’indice.
Nomina per ognuna delle tre recensioni 6 blogger:

Wwayne

Le pillole di Dave

Giorgia Penzo 

Seidicente

Vita dolceamara

L’occhio del cineasta

4 pensieri riguardo “American Horror Story Roanoke – Bloody Mary Challenge #1

  1. ottima scelta! sì questa serie di american horror story era davvero particolare e la tua recensione è da… professionista del settore!
    grazie per aver accettato la challenge.
    spero continuerai con le altre due 😉

    "Mi piace"

    1. Certo continuerò con le altre due, ho già iniziato quella di un libro!
      Grazie per il complimento! Non so mai come rispondere quando mi si dicono queste cose, ma è sempre bello leggerle!
      Ho visto il tag, e mi sento particolarmente chiamato in causa perchè proprio la settimana scorsa ho comprato impulsivamente un libro ad una bancarella anche se ne ho già un sacco ancora da leggere (e non parliamo nemmeno della montagna di ebook che ho scaricato, vero?).

      Piace a 1 persona

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