Harry Potter e la maledizione dell’erede

DISCLAIMER: Questo articolo tratterà solo della sceneggiatura dell’omonimo spettacolo teatrale, a cui non si farà in alcun modo riferimento, dal momento che non l’ho visto (ed essendo io stato a Londra proprio durante i giorni della prima ti lascio immaginare quale tortura possa essere stato).

Albus Silente, secondogenito di Harry e Ginny, al suo arrivo a Hogwarts viene smistato nella casa di Serpeverde, dove stringe amicizia con Scorpius Malfoy. Il rapporto conflittuale con le rispettive, ingombranti, figure paterne spinge i due ragazzi ad intraprendere una pericolosa avventura per aggiustare un torto del passato, mentre oscuri presagi si addensano nuovamente sul mondo magico.

Fin dalla pubblicazione di Harry Potter e i doni della morte, l’ultimo capitolo della saga, i fan di Harry Potter hanno imporato J.K. Rowling di non abbandonare il mondo di Hogwarts e di attingere all’enorme bagaglio di storie e personaggi che popolanoil suo mondo per scrivere nuove avventure. Finalmente il desiderio dei fan è stato esaudito, e in un evento senza precedenti debutta a teatro l’ottava storia della saga; a noi fan italiani è concesso conoscere questo nuovo episodio grazie alla pubblicazione del copione, ed è grazie a questo che possiamo dire finalmente che La maledizione dell’erede è forse il capitolo peggiore delle avventure di Harry Potter.

Il copione, scritto da Jack Thorne su una storia originale di quest’ultimo, J.K. Rowling e John Tiffany, anche regista, fallisce sia nel proporre una storia che possa essere interessante in sè, sia nel proseguire in maniera sensata una delle saghe letterarie più amate degli ultimi anni. In generale, la propensione a ricercare il dramma a tutti costi nelle dinamiche più trite, la decisione di rivolgere lo sguardo al passato piuttosto che al futuro o al presente del mondo magico, e alcuni colpi di scena decisamente discutibili rendono quest’opera un mediocre tentativo di rivitalizzare il franchise di Harry Potter, che dopo l’ottima conclusione del settimo capitolo non meritava il trattamento che qui le è stato riservato.

Le diverse voci dei personaggi storici, qui riuniti quasi tutti tra protagonisti e comprimari, non hanno in comune nulla con quelle autentiche dei romanzi, e le personalità dei protagonisti risultano inevitabilmente stravolte, non tanto per effetto degli anni passati all’interno della narrazione, effetto che sarebbe stato auspicabile trovare, ma per l’inevitabile differenza di sensibilità tra gli autori.

La delusione peggiore forse risiede proprio in Harry, che rimane per tutto il tempo fuori dal suo personaggio. Non è cresciuto, non è evoluto, è semplicemente un personaggio completamente diverso, aggrappato a vecchissimi rancori e perseguitato da ansie e convinzioni che non gli sono proprie: non ha senso, ad esempio, il suo comportamento nei confronti di Albus, verso il quale ci si aspetterebbe un attegiamento molto diverso, dal momento che si trovano a vivere e subire esperienze e pregiudizi molto simili.

Gli altri membri del cast non fanno differenza: Ron appare in un ruolo marginalissimo come una tristissima spalla comica, mentre Hermione non spicca per personalità o battute di dialogo. Paradossalmente finisce per riscuotere maggior simpatia Malfoy, perseguitato da infondate maldicenze che coinvolgono la sua famiglia e che rendono la sua vita miserabile in una sorta di legge del contrappasso. E’ interessante anche la sua confessione dell’invidia che provava per il trio di protagonisti durante gli anni di Hogwarts e della solitudine che lo affliggeva, rivelazioni che esplicitano dei sottotesti presenti nella saga originale piuttosto che inventare nuovi elementi, ma che ciononostante arricchiscono molto il personaggio di Draco.

La trama presenta un tale numero di forzature ed incongruenze con il mondo di Harry Potter da far sospettare un totale disinteressamento di J.K. Rowling nei confronti della sua creatura: regole sovvertite, procedimenti magici ignorati, forzature di avvenimenti passati che vengono piegati alle esigenze di una nuova trama. Tutti questi dettagli sbagliati finiscono per rendere ancora meno credibile un intreccio già pretestuoso di suo, in cui avvenimenti paticolari sembrano congiurare fin dall’inizio per portare a conclusioni predeterminate, invece di permettere alla storia di svilupparsi in maniera naturale dalle sue premesse, con l’immancabile profezia che viene rivelata al momento giusto per far quadrare il cerchio di una trama che rischiava di non andare a parare da nessuna parte.

E qui arriviamo all’elefante nella stanza. Delphi è quanto di più sbagliato potesse essere inserito nel canone di Harry Potter. Al di là di ogni considerazione circa la sua ragionevolezza narrativa, che ricorda troppo i cheapquel direct-to-video della Disney anni 2000, l’esistenza di Delphi è concettualmente sbagliata perchè non ha senso nella qualità di figlia di Voldemort. Voldemort è un personaggio che incarna l’egoismo assoluto e l’esaltazione dell’individualismo, oltre ad un estremo livello di misantropia, per cui non è credibile che possa anche solo pensare di mettere al mondo una discendenza. In primo luogo non ha sufficiente rispetto per l’esistenza altrui per immaginare di donare la vita a qualcuno che non sia lui stesso, e in secondo luogo il suo disprezzo nei confronti delle altre persone e il suo patologico rifiuto di contatto umano dovrebbero precludergli la possibilità, anche fisica, di mettere al mondo un figlio; infine non ha senso nemmeno che abbia considerato Delphi come una specie di piano B, dal momento che fino alla conclusione di I doni della morte Voldemort si considera perfettamente al sicuro grazie ai suoi Horcrux, che hanno già dimostrato di funzionare.

La maledizione dell’erede vorrebbe proporsi come una storia sulle colpe dei padri, e sulle eredità ingombranti che il nostro passato può imporci di dover sopportare. Una riflessione su chi non è stato scelto dal destino e sui sacrifici che chi è rimasto ai margini deve sopportare senza ottenere alcun riconoscimento. Spunti interessanti, anche se, nuovamente, non originalissimi (mi viene in mente un episodio di Buffy the vampire slayer in cui tutto questo viene esposto molto meglio in poche, mirate linee di dialogo), che rimangono però soffocati da uno sviluppo maldestro e inaccurato.

Se questo è il trattamento che l’eredità di Harry Potter deve subire, allora forse è preferibile che non si prosegua oltre nell’ampliamento del suo franchise.

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