Serie tv: Pilots Settembre 2016

Settembre è tempo di nuovi inizi: dopo la lunga pausa estiva, si torna alla normalità e alle routine, le vite si ristabilizzano sui binari quotidiani e ci si prepara ad un nuovo anno di lavoro. In televisione succede esattamente la stessa cosa. Dopo aver offerto un desolato panorama estivo, in cui è sempre quasi visibile la balletta di fieno trasportata dal vento del deserto, buono per recuperare tutto quello che non si ha avuto il tempo – o la lungimiranza – di vedere in diretta, con Settembre ricomincia la programmazione serrata cui siamo abituati, e di cui è sempre più difficile tenere il passo.

Ecco dunque un pratico vademecuum in cui ti parlo dei debutti di questo mese, ovviamente solo quelli che ho visto, per vedere cosa merita o meno la nostra attenzione; disgraziatamente, per il momento, quasi tutto.

Disclaimer: ovviamente il rischio spoiler è massivo, e se da un lato, trattandosi di premiere, non c’è ancora poi molto da rivelare, dall’altro assicurati di essere in pari con le serie di cui ti parlerò, in modo da evitare brutte sorprese.

E cominciamo!

 

Son of Zorn – Prima stagione (Fox)

Particolarissima sit-com che mescola animazione e live-action, racconta le disavventure di Zorn, guerriero (animato) in stile Conan il barbaro che lascia la sua isola (animata) per trasferirsi in California e riconnettersi con la moglie da cui ha divorziato e, soprattutto, con il figlio. E’ godibile ma non eccezionale, anche se ha ancora enormi margini di miglioramento. L’animazione è dignitosa, per lo standard televisivo, ma le interazioni con le riprese live-action talvolta appaiono molto poco fluide. Il problema fondamentale è che, almeno per ora, non sembra sfruttare per nulla il potenziale che ha. Il fatto di avere come protagonista un cartone animato non sembra generare alcun disturbo negli altri personaggi, per cui ci si potrebbe legittimamente chiedere il perché di tale scelta stilistica, mentre potrebbe essere approfondito molto di più, così come tutte le altre tematiche trattate, e sono già molte. In generale si limita a scrostare la superficie senza alcun reale impegno, fermandosi ad un livello narrativo molto convenzionale laddove il design di Zorn e il mix di stili prometteva molto di più. Rimane comunque un esperimento interessante, meritevole di un’occhiata, con la speranza che proseguendo si impegni maggiormente.

 

American Horror Story – Sesta stagione (FX)

Inaspettatamente, dopo tre stagioni noiose e squallide, è accaduto l’impensabile: American Horror Story ha riconquistato la mia attenzione! La premiere della sesta stagione è molto buona, realizzata con sobrietà e intelligenza, in grado di fungere da appropriato prologo alla storia vera e propria incuriosendo lo spettatore senza bruciarsi subito gli elementi migliori. La scelta di strutturare la stagione come una sorta di reality show, in cui accanto ai racconti dei testimoni oculari viene proposta una drammatizzazione di “fatti realmente accaduti” è stato un colpo di genio, e porta davvero aria fresca nella serie. Il ritmo sembra già ben distribuito, con i momenti di tensione ben distribuiti in modo da tenere costantemente sulle spine lo spettatore. La scelta di usare come tema uno dei più grandi misteri americani (la scomparsa di una comunità di coloni alla fine del 1500 sull’isola di Roanoke) riesce già a dare un’idea di cosa ci aspetta, e al tempo stesso ha enormi possibilità narrative, potendo andare a parare praticamente ovunque; per il momento pare si stia costruendo come una storia di fantasmi, e per uno come me che ama le ghost story è perfetto! Il cast è meraviglioso, composto in gran parte da volti storici della serie, e si dimostra perfettamente in parte fin dal primo episodio; altro punto a favore, questa volta si è scelto, giustamente, di dosare le entrate in scena degli attori più amati, riservandosi di presentarli nel momento in cui la trama lo richiederà piuttosto che per soddisfare il desierio dei fan, come accaduto gli anni passati. Pensavo di mollarlo definitivamente, e invece le aspettative sono già altissime.

 

Gotham – Terza stagione (Fox)

Gotham ritorna con una buona premiere, e un ancora migliore secondo episodio, che prosegue senza soluzione di continuità le vicende della seconda stagione, dando l’idea di un’unica, grande storia che si sta sviluppando davanti ai nostri occhi. Per quanto abbia trovato (e continui a trovare) molto intelligente l’uso che è stato fatto di Hugo Strange per giustificare l’esistenza dei villain più pittoreschi di Batman, non trovo eccezionale la deriva fantascientifica dell’inizio di questa stagione, con la città invasa dai mutanti; è comunque vero che la loro gestione è sempre molto intelligente, per quanto non originalissima, e il clima da caccia alle streghe che si sta impostando è molto interessante. Il punto di forte di Gotham resta in ogni caso l’atmosfera da noir metropolitano, in cui domina la vita nelle strade e la città stessa diventa un personaggio principale della storia. Il cast è sempre eccezionale e la scrittura impeccabile. Tra le new entry, Valerie Vale (interpretata da Jamie Chung) ha già catalizzato l’attenzione di tutti presentandosi come un buon personaggio, anche se provoca già sbadigli il profilarsi all’orizzonte di un ennesimo triangolo amoroso; desta qualche perplessità invece il recasting di Ivy, resa improvvisamente adulta in seguito ad uno scontro con i mutanti di cui sopra, una scelta che sembra rivelare l’imbarazzo degli sceneggiatori che non sapevano bene cosa farsene di lei. Gotham si conferma probabilmente il “telecomic” più interessante attualmente in onda, e le premesse della terza stagione sembrano ottime, quindi grandi speranze!

 

Scream Queens – Seconda stagione (Fox)

Squadra che vince non si cambia, e Scream Queens torna mutando molto poco della sua formula, giusto la location e qualche comprimario. In questa nuova stagione, Dean Munsch decide di dirigere un ospedale in cui curare malattie incurabili e assume Zayday e le Chanel come medici e infermiere, mentre un nuovo serial killer comincia a mietere vittime. Oltre al cast rimane invariato l’atteggiamento nichilista della serie, con i suoi dialoghi molto lunghi e arzigogolati, pieni di cinismo e violenza verbale che non risparmia niente e nessuno; quest’anno a maggior ragione, trattando con molta superficialità (voluta) un argomento tanto delicato, la serie sembra destinata a far parlare di sè. Eppure non tutto funziona come dovrebbe: nei primi due episodi trasmessi sembra avere perso parte della sua genuinità, e sebbene gli elementi siano gli stessi dell’anno scorso, questa volta non colpiscono sempre come dovrebbero, forse a causa della scelta di ripetere pedissequamente le medesime dinamiche della prima stagione. Rimane comunque una serie molto divertente, un perfetto guilty pleasure per i momenti di relax. Un divertissement, quindi, ma con un altissimo grado di consapevolezza: le sceneggiature molto frizzanti e complicate, i virtuosismi registici e gli spunti metacinematografici rendono Scream Queens una serie apparentemente disimpegnata ma in realtà per niente stupida o banale.

 

This is us – Prima stagione (Nbc)

Posso tranquillamente affermare, dopo due soli episodi e senza paura di essere smentito, che This is us è già una delle migliori serie dell’anno. Trattasi di un potente drama che promette abbondanti dosi di lacrime ed emozioni, scritto in maniera superba e recitato da un ottimo cast. La serie segue le storie di quattro persone a cui capita di compiere gli anni lo stesso giorno; scopriamo alla fine del pilota che si tratta di tre fratelli gemelli e dei loro genitori, e che la storia procederà sui due livelli temporali; la scelta dei flashback mi aveva inizialmente fatto storcere il naso (anni di maldestri flashback in serie come Arrow e Once upon a time mi hanno reso molto scettico al riguardo), ma già al secondo episodio appare chiaro come la loro gestione sia molto attenta ed intelligente. This is us è bellissimo: è toccante ma non stucchevole, drammatico ma non tragico, divertente ma non ridicolo, diretto con molta cura e semplicità, e direi anche con un incredibile affetto nei confronti dei personaggi che mette in scena. L’atmosfera è perfetta, molto calda, con una fotografia virata al seppia che che fa sembrare le immagini uscite da un vecchio album di fotografie. Paradossalmente, oggi, è rinfrescante vedere una serie con persone normali che affrontano problemi normali, e la consiglio assolutamente: uno dei piloti migliori dell’anno, finora.

 

Easy – Prima stagione (Netflix)

Serie antologica, in cui ogni episodio racconta una storia diversa, ognuna incentrata su un gruppo di personaggi che affrontano problematiche come l’amore, il sesso e la cultura. Attirato dal cast stellare, per ora ho visto solo il pilota, e il risultato non mi ha decisamente colpito: un episodio piuttosto noioso, che strappa qualche sorriso ma coinvolge veramente solo sul finale, con una scrittura sottotono e una regia molto tradizionale. Riempie i suoi 25 minuti senza infamia e senza lode, ma non ti attira con tutte le sue forze verso il secondo episodio.

 

MacGyver – Prima stagione (Cbs)

Reboot della serie cult, segue le avventure del giovane MacGyver, chiamato a salvare la situazione con le sue graffette. Una serie che non sembra avere eccessive pretese, salvo quella di divertire, e questo obiettivo lo centra abbastanza: i dialoghi sono interessanti, le scene d’azione temerarie come ci si aspetterebbe e il punto cruciale, gli escamotage ideati dal protagonista, molto interessanti e quasi del tutto credibili. Eppure non brilla particolarmente; è godibile, ma sembra già avere i giorni contati. Per quanto mi riguarda, è già in stallo in attesa di tempi in cui non ci sarà altro da vedere, ma già temo che anche allora avrò cose più interessanti a cui dare la precedenza.

 

The Exorcist – Prima stagione (Fox)

Remake televisivo del film cult, The exorcist è il secondo asso pigliatutto di Settembre, presentandosi con un pilota impeccabile. La storia e i personaggi sono già noti, sebbene differiscano per dei dettagli: un prete in crisi mistica si trova ad affrontare il caso di possessione di una ragazza nella sua comunità, e chiede aiuto ad un esorcista prostrato fisicamente e psicologicamente dal fallimento del suo ultimo esorcismo. Il primo episodio si occupa di mettere in posizione tutte le pedine che si muoveranno nel corso della storia e di costruire un’atmosfera di inquietudine e attesa, mostrando inoltre l’antefatto che riguarda il prete esorcista, chiarendo fin da subito quale sia la posta in gioco. Molto atteso e molto criticato a priori, la serie si presenta invece come un adattamento moderno della storia, che non sembra cercare, per il momento, il confronto con il classico cinematografico, ma svolge il suo lavoro con onestà e talento. I personaggi già interessanti e molto ben interpretati, l’intreccio di storie che si articola fin da subito tra pubblico e privato, terreno e paranormale, e i momenti di tensione perfettamente realizzati, sebbene non estranei ad una certa iconografia di genere ormai comune, fanno di The exorcist una serie decimante interessante e uno dei debutti migliori del mese. Assolutamente da tenere d’occhio.

 

Marvel’s Luke Cage – Prima stagione (Netflix)

Terza miniserie frutto della partnership tra Netflix e Marvel, Luke Cage si trova a sostenere una eredità sempre più pesante sulle sue spalle, visto il successo di Daredevil e Jessica Jones; le aspettative erano, comprensibilmente, enormi, ma la serie le ripaga solo in parte. Sorretto da una sceneggiatura poco ispirata, il pilota compie il suo lavoro senza spremersi più del necessario, scivolando innocuo per tutta la sua durata e provocando ben poca emozione nello spettatore. Luke ripropone molto poco del carisma che aveva dimostrato in Jessica Jones, dando per il momento l’impressione di essere un ottimo comprimario ma un protagonista appena sufficiente; l’antagonista inoltre percorre un terreno già ampiamente battuto dal personaggio di Wilson Fisk in Daredevil, senza distanziarsene significativamente. Ottime le scene d’azione, ma a questo punto non sono assolutamente sufficienti per salvare un prodotto. A fronte di un debutto sottotono e piuttosto dimenticabile, si auspica un deciso miglioramento per il proseguo della serie.

 

Crisi in six scenes – Prima stagione (Amazon)

Negli ultimi anni sono sempre di più i registi e gli attori di cinema d’autore che decidono di confrontarsi con la televisione, e qui assistiamo al debutto sul piccolo schermo di Woody Allen, il quale, qui anche in veste di attore protagonista, ripropone personaggi e situazioni tipici della sua cinematografia. Crisis in six scenes si propone come una commedia raffinata che parla di coloro lasciati fuori dalla storia: il protagonista, borghese nevrotico, assiste al passare degli anni 60 intoccato dall’ondata rivoluzionaria del periodo, in una torre d’avorio dove continua a perpetrare i meccanismi sociali del decennio precedente. Il tema è interessante, ma la realizzazione lascia qualche dubbio soprattutto sulla fase di sceneggiatura, non sempre n grado di trattenere l’attenzione dello spettatore, che rischia in un paio di scene di scivolare nella noia e nell’indifferenza. Il pilota non si presenta come un lavoro imprescindibile, resta da vedere quali saranno gli sviluppi del resto della stagione, peraltro molto breve.

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